Perché ho i trigliceridi alti: cause e rimedi

I trigliceridi sono lipidi (grassi) presenti normalmente nel nostro sangue che provengono per la maggior parte dalla dieta. Soltanto una minima parte, infatti, è prodotta dal fegato.Quando si parla di trigliceridi si pensa subito alla loro accezione negativa. In realtà essi sono fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo.

Sono un indicatore importante di salute che non deve essere né troppo alto ma nemmeno troppo basso: devono rimanere in equilibrio. Senza trigliceridi non saremmo in grado di affrontare la giornata e dovremmo mangiare di continuo per dare al nostro corpo il carburante per poter svolgere qualunque azione.

I trigliceridi costituiscono circa il 98% dei grassi presenti nel nostro organismo e negli alimenti che assumiamo. Nel corpo umano sono contenuti nella maggior parte all'interno del tessuto adiposo. La loro funzione è molto importante in quanto rappresentano una riserva energetica che l'organismo utilizza in caso di necessità. I trigliceridi rappresentano la riserva energetica del nostro organismo, pronta ad essere utilizzata secondo le necessità.

I trigliceridi sono i grassi più semplici e abbondanti presenti nel corpo umano. Essi rappresentano un fondamentale deposito energetico, fornendo a parità di peso più del doppio dell’energia fornita da carboidrati e proteine. La maggior parte dei trigliceridi presenti nel sangue deriva dall’alimentazione, trovandosi in abbondanza in sia grassi animali e vegetali.

Tuttavia, qualora si assumano zuccheri e proteine in eccesso, il fegato è in grado di convertire questi macronutrienti in trigliceridi endogeni che possano poi essere depositati come riserva energetica. Essi rappresentano un fondamentale deposito energetico, fornendo a parità di peso più del doppio dell’energia fornita da carboidrati e proteine. Quando si mangia, il corpo converte in grassi tutte le calorie di cui non ha bisogno e li immagazzina nelle cellule adipose.

Da queste poi vengono rilasciati durante l’arco della giornata per garantire il giusto apporto energetico per azione degli ormoni. Per questo motivo, sono molto importanti per il mantenimento della salute. Quando però si assumono molte più calorie di quelle necessarie per funzionare, i livelli di trigliceridi nel sangue possono aumentare a dismisura. Ciò contribuisce all’insorgenza della condizione patologica nota come ipertrigliceridemia.

Quando si parla di trigliceridi alti significa che sono presenti nel sangue in elevata concentrazione. Avere trigliceridi alti significa che la concentrazione di trigliceridi nel sangue (trigliceridemia) è superiore alla norma. Questa condizione viene chiamata più comunemente ipertrigliceridemia. È una condizione da tenere sotto controllo e che va gestita nel modo più opportuno per riportare i livelli a una situazione normale.

Possiamo quantificare i livelli di trigliceridi con un semplice prelievo di sangue, si misura infatti la trigliceridemia, ovvero la concentrazione di trigliceridi nel sangue, espressa in mg/dl.

Quando i trigliceridi sono preoccupanti?

È sufficiente un esame del sangue per conoscere il livello dei trigliceridi. L’analisi della trigliceridemia è comunemente prescritta dal medico nell’ambito del pannello lipidico completo, assieme al dosaggio del colesterolo totale, colesterolo LDL e colesterolo HDL, al fine di determinare il rischio cardiovascolare complessivo del paziente e valutare l’effetto di eventuali trattamenti.

L’esame si effettua su di un campione di sangue prelevato da una vena del braccio. Per misurare correttamente il tasso dei trigliceridi, e vedere se esso si è modificato dopo una dieta adeguata o grazie all'effetto di un farmaco, è necessario essere a digiuno, al momento del prelievo, da almeno 12 ore, ed aver consumato, la sera precedente, un pasto leggero.

Prima dell'esame è opportuno mantenere il digiuno nelle 12 ore che precedono il prelievo, con un pasto leggero la sera prima. In questo modo è possibile avere un valore più attendibile. Non alzatevi, durante la notte, per andare a bere un bicchiere di latte o una bevanda zuccherata in frigorifero: il risultato dell'esame potrebbe essere influenzato. Per il controllo dei trigliceridi, bisogna presentarsi a digiuno.

I trigliceridi si misurano a digiuno e sono normali a tra i 50 e 150-200 mg/dl. I livelli ottimali di trigliceridi sono inferiori a 150 mg / dl.

I pazienti in buona salute hanno una trigliceridemia compresa tra i 50 e i 150 mg/dl. Un valore che sta sotto i 100 mg/dl è considerato ottimale dal punto di vista medico. Valori superiori (iper-) a questo intervallo sono da considerare negativi per lo stato di salute. Il livello di trigliceridi è considerato elevato quando supera il valore supera i 200 mg/dl. Sopra i 500 mg / dl sono molto elevati.

Come vanno interpretati quando i valori sono più alti?

  • Tra i 150 e i 200 mg/dl si considera la situazione borderline
  • Tra i 200 e i 400 mg/dl sono considerati alti
  • Oltre i 400 mg/dl sono considerati altissimi

Se in seguito a un dosaggio ematico ci rendiamo conto che i valori superano i 200 mg/dl, è importante informare il proprio medico di base. Ci rendiamo conto che vi è una fascia definita border-line tra i 150-199 mg/dl. Proprio in questa fascia è altrettanto importante intervenire per creare un’inversione di marcia e riportare i valori da una situazione di potenziale rischio a normali.

Anche avere i trigliceridi bassi (sotto i 40 mg/dl) è da tenere presente come indice di anormalità e disequilibrio. Può infatti essere segnale di presenza di altri disturbi, come l’ipertiriodismo, malassorbimenti intestinali o problematiche a livello del fegato. Per una valutazione più completa del rischio cardiovascolare si affiancano gli esami del colesterolo totale e delle sue frazioni (il colesterolo buono e quello cattivo).

Quali sono i sintomi dell’ipertrigliceridemia e cosa fare in caso di trigliceridi alti?

Le ipertrigliceridemie possono dividersi in familiari e non familiari. Le forme familiari di ipertrigliceridemia sono relativamente rare, e derivano da mutazioni genetiche che alterano il metabolismo dei grassi. L'ipertrigliceremia genetica va trattata farmacologicamente.

In genere, la presenza di trigliceridi alti è asintomatica, ossia non causa sintomi. I trigliceridi alti non presentano sintomi evidenti, se non in caso di situazioni gravi. L’ipertrigliceridemia tipicamente non causa sintomi evidenti, ma rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Quando i livelli sono particolarmente alti, il paziente ha maggiori probabilità di riscontrare:

  • dolori addominali forti
  • pancreatiti acute
  • xantoma (pelle che assume un colore giallastro per via dei lipidi accumulati)
  • sintomi di natura neurologica
  • splenomegalia
  • epatomegalia

Il modo migliore per avere il pieno controllo del tasso di trigliceridi è con analisi del sangue periodiche che consentono di individuare il problema fin dalla sua prima comparsa.

Cosa Fare in caso di Trigliceridi Alti o Border-Line

Quando i valori sono sopra la norma è bene intervenire quanto prima per prevenire eventi ben più gravi. In caso di trigliceridi alti infatti, aumenta il rischio di malattie coronariche, come l'infarto, e l'arteriosclerosi. Le informazioni contenute in questa pagina non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio o indicazione riportata.

L’atteggiamento migliore da seguire è sicuramente una dieta sana ed equilibrata, accompagnata da una costante attività fisica per mantenere un buon livello di trigliceridi. Trattare l’ipertrigliceridemia richiede prima di tutto un’attenta diagnosi da parte del proprio medico. La terapia può variare in base al paziente e alle cause dei trigliceridi alti.

Con l'aiuto del proprio medico è possibile individuare la terapia più corretta da seguire. Nel caso in cui l’adozione di uno stile di vita sano non porti a risultati sufficienti, il medico potrebbe aggiungere alla terapia un trattamento farmacologico. La terapia più semplice, sicura, e spesso più efficace, è rappresentata dai cambiamenti dello stile di vita e delle abitudini alimentari.

Mantenere il peso forma

I trigliceridi rappresentano una riserva energetica essenziale per il corpo. Le calorie in eccesso, assunte con la normale alimentazione, vengono trasformate in queste sostanze per poter essere immagazzinate correttamente.

In caso di livelli alti di trigliceridi è necessario ridurre l'assunzione dei cibi in perfetto equilibrio con il dispendio energetico giornaliero. Chi ha un tasso elevato di trigliceridi nel sangue, pertanto, deve innanzitutto ridurre armonicamente l'assunzione di tutti i cibi, per equilibrare l'apporto calorico (le 'entrate') con il dispendio energetico (le 'uscite'), e ridurre così il peso.

Migliorare il controllo del peso è utile per tenere sotto controllo il livello dei trigliceridi. Il sovrappeso e il diabete fanno parte delle patologie connesse ai trigliceridi alti.

Quali sono i cibi da evitare per i trigliceridi alti?

Per prevenire e trattare l’ipertrigliceridemia occorre intervenire innanzitutto sulla nostra alimentazione. La soluzione ideale è formulare una dieta per ridurre il come ridurre il colesterolo e trigliceridi alti che deve comprendere diversi accorgimenti.

La pasta e gli zuccheri complessi richiedono un processo di digestione più impegnativo e l'intestino li assorbe molto lentamente. Gli zuccheri complessi a lenta digeribilità, di cui è ricca soprattutto la pasta preparata e cotta 'all'italiana', vengono assorbiti più lentamente dall'intestino rispetto agli zuccheri semplici, o anche rispetto agli zuccheri complessi a più rapida digeribilità, come quelli contenuti per esempio nel pane e nelle patate.

Di conseguenza, essi entrando meno velocemente nel sangue, stimolano una minore produzione di trigliceridi da parte del fegato. In sintesi, i carboidrati consigliati sono quelli dei legumi: fagioli, piselli, ceci, fave, lenticchie. Entrano meno velocemente nel sangue e quindi stimolano in misura minore la produzione di trigliceridi da parte del fegato.

Quelli da consumare con moderazione (se integrali è meglio) sono invece: pasta, riso, pane, orzo, farro. Al contrario invece, gli zuccheri semplici entrano meno velocemente nel sangue stimolando il fegato a produrre una minore quantità di trigliceridi. Gli zuccheri non sono presenti solo nei dolci: la frutta disidratata è molto zuccherina.

In alcuni soggetti, inoltre, il fruttosio (lo zucchero di cui sono ricche la frutta autunnale (cachi, fichi, uva) e la frutta esotica (banane, ananas, ecc.) rappresenta un potente stimolo alla produzione di trigliceridi. Alcuni pazienti devono prestare attenzione al fruttosio contenuto nella frutta, soprattutto in quella autunnale: uva, fichi e cachi. Anche le banane, l'ananas e in generale la frutta esotica stimola una maggiore produzione di trigliceridi.

Tra la frutta fresca, i fichi, le banane, le pesche, l’uva, i cachi, andrebbero evitati. Infatti il fruttosio, lo zucchero di cui sono ricchi, è un potente stimolo alla produzione di trigliceridi. Il kiwi, invece, è il frutto perfetto per abbassare i trigliceridi, dato che contiene molte fibre che eliminano i lipidi, ma anche Vitamina C e antiossidanti, che combattono l’accumulo di grassi in eccesso.

La verdura, ricca di fibre, è essenziale per controllare l’assorbimento dei grassi a livello intestinale. La verdura è ricca di fibra alimentare, che svolge una efficace azione di controllo dell'assorbimento intestinale dei grassi. La fibra contenuta nei legumi (che sono tra l'altro ricchi di zuccheri a lenta digeribilità) è particolarmente interessante, da questo punto di vista.

Il pesce e i suoi grassi sani contengono proprietà che favoriscono il benessere dell’organismo. Ecco perché si consiglia l'assunzione in almeno tre pasti settimanali. È consigliabile mangiare pesce (meglio se 2-3 volte a settimana) e legumi. I grassi del pesce sono caratterizzati da tre interessanti proprietà: sono efficaci nell'abbassare il tasso dei trigliceridi nel sangue, svolgono un'azione antitrombotica e sono inoltre dei buoni antiaritmici. Consumare pesce almeno 2-3 volte a settimana.

I grassi saturi, caratteristici dei cibi di origine animale, tendono a stimolare la produzione di colesterolo e di trigliceridi da parte del fegato, mentre i grassi insaturi, di cui sono ricchi gli oli vegetali, come l'olio di mais, svolgono un effetto opposto. Dire invece no ad alcool e alimenti di produzione industriale e/o surgelati, che contengono dosi elevate di grassi idrogenati. L'alcool in tutte le sue forme (vini, liquori, birra) stimola in molti soggetti un'intensa produzione di trigliceridi da parte del fegato. In presenza di ipertrigliceridemia, pertanto, è necessario un controllo o meglio l'abolizione di questa sostanza. preferire sempre cibi ricchi di vitamina c, omega-3 e fibre.

Svolgere attività fisica

L'attività fisica fa bene al corpo e ci consente di normalizzare il tasso dei trigliceridi. Aumentare la propria attività fisica contribuisce in vari modi a normalizzare il tasso dei trigliceridi. Infatti, fare movimento è utile per stimolare l'uso delle riserve energetiche per mettere in moto i muscoli, riducendo così i livelli presenti nel nostro organismo.

Può aiutare a controllare il peso corporeo, un elemento, come si ricordava, di riconosciuta importanza da questo punto di vista, ed aiuta inoltre i muscoli a 'bruciare' meglio i trigliceridi stessi per produrre l'energia necessaria per il movimento. L'attività fisica, infatti, aumenta l'attività degli enzimi che digeriscono i trigliceridi (soprattutto la Lipoprotein-Lipasi, o LPL). praticare attività fisica regolarmente: se il soggetto è sedentario da sempre, dovrebbe iniziare gradualmente qualcosa che trova piacevole, alla portata e che riesce a gestire nonostante le responsabilità giornaliere (lavoro, famiglia ecc.). evitare la sedentarietà in tutte le sue forme.

Integratori e Farmaci

Un integratore a base di Berberi indiano, monacolina k e coenzima Q10 come CardioQten può rappresentare un alleato prezioso per combattere livelli alti di colesterolo e trigliceridi e per affiancare una terapia a base di farmaci ipolipemizzanti, come quelli del gruppo delle statine, che spesso possono avere diversi effetti collaterali, o rappresentarne un’alternativa naturale. Vuoi conoscere tutte le proprietà di CardioQten contro colesterolo e ipertrigliceridemia?

Alcuni principi vegetali e nutritivi hanno dimostrato di regolare l’attività metabolica del sangue. L’integratore alimentare RegoLipid è a base di 6 principi vegetali e nutritivi tra cui Banaba (Lagerstroemia speciosa), Berberis, cromo picolinato e acido alfa-lipoico, utili per la regolazione glico-lipidica in soggetti con rischio cardio-metabolico(*). È stato oggetto di due studi clinici in doppio cieco randomizzato contro placebo condotti presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna. In questi studi sono stati verificati i parametri ematici di 40 soggetti ciascuno per un totale di 80 soggetti coinvolti (nel secondo donne in menopausa), con valori border-line e in sindrome metabolica.

Questo integratore ha dimostrato in entrambi gli studi di:

  • Ridurre i trigliceridi
  • Aumentare il colesterolo “buono”
  • Ridurre l’insulinemia e la glicemia a digiuno

Integratori a base di omega-3 e riso rosso fermentato (fonte di monacolina K) aiutano a tenere a bada il colesterolo nel sangue e il livello di trigliceridi. Nelle persone con ipertrigliceridemia isolata non controllata da sole abitudini alimentari e stile di vita, o con persistenza di elevati livelli di trigliceridi nonostante terapia con statina, gli acidi grassi omega-3 sono ben tollerati e risultano efficaci nel ridurre i livelli di trigliceridi. olio di pesce: fonte di acidi grassi omega-3, si apprezza non soltanto per i suoi effetti positivi sull’ipertrigliceridemia, ma anche per le proprietà ipoglicemizzanti, cardioprotettive, antiossidanti e antinfiammatorie.

Il medico potrà decidere, in certe situazioni, di somministrare farmaci specifici per ridurre il tasso dei trigliceridi nel sangue. Questi farmaci vanno assunti con continuità, come i farmaci per il diabete o la pressione o il colesterolo. In persone con elevati livelli di trigliceridi associati a ipercolesterolemia, condizione nota come dislipidemia combinata, farmaci come le statine hanno dimostrato in numerosi studi un soddisfacente profilo di efficacia e sicurezza, riducendo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori quali l’ictus ischemico e l’infarto del miocardio. statine: sono farmaci che nascono per abbassare il colesterolo LDL, ma che possono rivelarsi utili anche quando i trigliceridi sono alti. fibrati: derivati dell’acido fibrico, possono abbassare efficacemente i livelli di trigliceridi troppo elevati. niacina: può aiutare non solo a ridurre i trigliceridi, ma anche il colesterolo LDL.

È importante ricordare che è altamente sconsigliato seguire ricette fai da te per abbassare i trigliceridi. Alziamo le atenne qualora riscontrassimo di rientrare nella categoria “a rischio”. Nessun allarmismo, ma l’occasione per rassettare il nostro stile di vita e iniziare subito la riprogrammazione di tutti quei fattori, come i trigliceridi alti, che ci riconducono ad uno stato di salute ottimale.

leggi anche: