Differenze tra Pap Test e Colposcopia: Una Guida Dettagliata

A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, con l’introduzione del Pap test, sono stati organizzati programmi di screening di popolazione che hanno consentito di ridurre fortemente l’incidenza del tumore della cervice uterina e la relativa mortalità, sia in Italia sia negli altri Paesi avanzati.

Pap Test: Cos'è e Come Funziona

Il Pap-test è un esame chiave nella prevenzione del Tumore della Cervice Uterina (Portio). La portio può essere sede di tumori anche in giovane età ed è per questo fondamentale una periodica esecuzione del Pap-test. Questo esame permette la valutazione delle cellule della portio permettendo di evidenziare eventuali cellule patologiche.

L’importanza del Pap-test deriva dal fatto che i tumori della portio sono quasi sempre preceduti da lesioni preneoplastiche (displasie) che, se non curate, possono in tempi diversi a seconda della loro gravità, degenerare verso forme maligne.

Il Pap-test consiste nello “sfregare” una apposita spatolina in legno sulla parte visibile della portio durante la visita ginecologica e poi “strisciare” la spatolina su un vetrino da microscopia ottica. A completamento dell’esame si effettua anche una valutazione del primo tratto del canale cervicale (il piccolo canale che porta all’interno della cavità uterina) con uno strumento (un bastoncino) dotato di piccolissime setole morbide. Anche questo strumento viene poi strisciato sul vetrino.

L’esame non è doloroso e dura pochi secondi. La lettura dei vetrini da parte di personale specializzato permetterà di evidenziare alterazioni a livello citologico (ovvero a livello delle cellule) inquadrabili nelle già citate lesioni prenoplastiche (Displasie).

In cosa consiste l’esame per il Pap test? Il test HPV è un esame del tutto simile ma il materiale prelevato viene esaminato in laboratorio per la ricerca del papilloma virus umano (HPV).

Per le donne tra i 30 anni e i 64 anni, la ricerca scientifica ha dimostrato che lo screening con test HPV è più efficace dello screening basato su Pap test, in quanto rileva la presenza del virus HPV, consente di individuare con maggiore anticipo eventuali lesioni pretumorali e pertanto è più protettivo. Tra i 25 e i 29 anni invece il Pap test rimane il test raccomandato. Questo perché le infezioni da HPV sono molto frequenti, in questa età, ma nella gran parte dei casi (circa l’80%) guariscono spontaneamente.

Dopo i 64 anni, per una donna che ha eseguito regolarmente il Pap test o il test HPV, si può ragionevolmente escludere la presenza di questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti.

Se una donna è invitata a fare lo screening con il test HPV farà un unico prelievo che serve sia per il test HPV che per il Pap test. Il test HPV rileva l’infezione da virus HPV, mentre il Pap test evidenzia eventuali lesioni dovute alla persistenza dell’infezione da virus HPV. La diagnosi di infezione precede il formarsi di eventuali lesioni. Quindi il test HPV è un test più efficace in quanto consente di individuare con maggiore anticipo eventuali lesioni pretumorali e pertanto è più protettivo.

Thin Prep: Un'Innovazione nel Pap Test

Questo tipo di test rappresenta un’innovazione del vecchio Pap Test tradizionale. Una volta eseguito il prelievo il ginecologo non striscia più la spatolina sul vetrino, ma la risciacqua in un barattolino che contiene un liquido che conserva le cellule. Il liquido contenuto nel barattolino, inoltre, evita di far “aggregare” disordinatamente le cellule.

Con il metodo tradizionale, invece, solo una parte delle cellule prelevate vengono strisciate sul vetrino, mentre il resto viene gettato via assieme allo strumento per il prelievo. Con il Thin Prep, inoltre, grazie a un esclusivo processo, è possibile separare le cellule prelevate da materiali oscuranti, quali sangue, muco e detriti: questo significa che, a differenza del Pap Test tradizionale, si può eseguire anche in presenza di leggere perdite ematiche.

Grazie all’utilizzo di tecniche di biologia molecolare, sullo stesso campione citologico utilizzato per il Thin Prep, si esegue un test di screening per evidenziare la positività o la negatività all’HPV. Sui campioni risultati positivi verrà poi eseguita un’analisi di genotipizzazione per discriminare i ceppi virali di HPV ad alto rischio da quelli a basso rischio.

Test HPV: Rilevazione del Papilloma Virus

ll test HPV consiste nel prelievo di una piccola quantità di cellule dal collo dell’utero che vengono successivamente analizzate per verificare la presenza di DNA del Papilloma virus (HPV). Le modalità di esecuzione dell’esame sono analoghe a quelle del Pap test: nel corso di una normale visita ginecologica, si applica lo speculum, uno speciale strumento che dilata leggermente l’apertura vaginale in modo da favorire il prelievo.

Non occorre nessuna preparazione specifica per effettuare il test HPV. Nello specifico l’HPV test permette di rilevare la presenza di virus HPV ad alto-medio rischio, prima ancora che le cellule del collo dell’utero presentino modificazioni visibili al pap test. L’HPV è un virus molto diffuso tra la popolazione generale, che si trasmette principalmente per via sessuale.

L’HPV-TEST permette di distinguere, nell’ambito della famiglia dei virus HPV, quelli potenzialmente ad alto rischio oncogeno (16-18- 45 e 56 e, meno frequenti il 31-33-35-51-52) e quelli a basso rischio (HPV 6-11-42-43-44-54-55). I genotipi di HPV a basso rischio sono responsabili della comparsa delle verruche genitali.

Il genotipo HPV-16 è in assoluto il genotipo ad alto rischio più diffuso (responsabile del 60% dei casi di tumori del collo dell’utero) e, insieme all’HPV-18, 45, 31 e 33, giustifica più dell’80% dei cervicocarcinomi. La persistenza a livello genitale di HPV ad alto rischio può determinare in alcuni soggetti la comparsa delle displasie, che nel tempo possono evolvere in tumore.

E’ importante notare, comunque, che anche la maggioranza delle infezioni ad alto rischio causano il cancro solo in alcuni casi. HPV-RNA test è attualmente il “gold standard“ per la valutazione del grado di pericolosità del virus HPV già riscontrato presente nelle secrezioni del collo dell’utero. Anche questo esame si effettua esattamente come il Pap-test e come l’HPV-DNA test, per cui anche esso risulta essere facile da eseguire.

E’ inoltre molto affidabile e di grande aiuto per interpretare il livello di rischio di sviluppo di una lesione pre-tumorale o tumorale a livello del collo dell’utero. E’ un esame di secondo livello che permette di chiarire la diagnosi in caso di un Pap-test positivo ed inoltre permette di programmare al meglio la terapia da effettuare.

Colposcopia: Un Esame di Approfondimento

Se il Pap test risulta positivo, la paziente viene sottoposta a un esame di secondo livello, la colposcopia. Questo consente, mediante uno strumento ottico chiamato colposcopio (molto simile a un binocolo), una visione ingrandita del collo dell’utero e delle eventuali lesioni rilevate con il test di screening.

La colposcopia ad alta risoluzione è l’esame strumentale di secondo livello cui vengono sottoposte le donne il cui esame di screening noto come Pap-test abbia evidenziato alcune anomalie a livello delle cellule dell’utero.

La colposcopia è raccomandata soprattutto in caso di test HPV risultati positivi e ad alto rischio e per approfondire eventuali anomalie delle cellule del collo dell’utero emerse in seguito al Pap test. Serve anche a indagare la causa di dolori pelvici o di sanguinamenti anomali dalla vagina, per esempio dopo i rapporti sessuali, e può essere indicata per il follow-up dopo trattamenti per lesioni di alto grado o in presenza di lesioni visibili della vulva o della vagina.

Serve anche a indagare la causa di sanguinamenti dalla vagina, soprattutto dopo i rapporti sessuali, o di dolori pelvici.

Durante la colposcopia, il ginecologo effettua la dilatazione del canale vaginale attraverso lo speculum e, se necessario, prosegue con l’applicazione di una soluzione che colora in modo differente l’epitelio normale e quello anormale. Questa procedura è necessaria per consentire al medico di prelevare le cellule della cervice in modo mirato.

La colposcopia è negativa quando il collo dell’utero ha un aspetto nella norma oppure si trova in uno stato di infiammazione e carenza ormonale.

Durante l’esame la paziente deve assumere la posizione ginecologica (esattamente come per il Pap-test) e la vagina viene dilatata lo speculum. Lo studio della cervice uterina avviene tramite un colposcopio, uno strumento che non viene inserito all’interno della vagina, ma consente di esaminare la zona interessata con uno strumento ottico che ne permette un ingrandimento da 6 a 40 volte.

Il medico può applicare alla cervice alcuni liquidi (per esempio acido acetico o soluzioni iodate) che servono a visualizzare meglio eventuali anomalie cellulari. Nel corso dell’esame possono talvolta essere eseguiti piccoli prelievi di tessuto (biopsia) o asportate direttamente le parti anomale (elettroescissione, LLETZ).

Preparazione e Avvertenze per la Colposcopia

La colposcopia non può essere eseguita durante il ciclo mestruale: è opportuno in questo caso rimandare. Inoltre è opportuno evitare di sottoporsi all’esame in presenza di una forte infiammazione o di una distrofia della mucosa vaginale, condizioni tipiche della menopausa.

Possono invece sottoporsi alla colposcopia le donne in gravidanza. Per effettuare la colposcopia non occorre alcun tipo particolare di preparazione. Se nel corso dell’esame è prevista l’asportazione di un contraccettivo intrauterino (IUD o spirale), è bene astenersi dai rapporti sessuali o usare il profilattico per almeno cinque giorni prima dell’indagine.

Fastidio Durante l'Esame

L’esame non è doloroso. È possibile avvertire un senso di formicolio o un lieve bruciore al momento dell’applicazione dell’acido acetico o delle soluzioni iodate. Oppure si può percepire una piccola puntura se viene effettuata la biopsia.

HPV e Prevenzione: Ulteriori Dettagli

Grazie a ulteriori progressi della ricerca, è stato possibile dimostrare la relazione tra lo sviluppo del tumore del collo dell’utero e l’infezione con alcuni ceppi di Papillomavirus (HPV). Il conseguente sviluppo di nuove tecniche diagnostiche, in particolare di specifici test molecolari, ha permesso di innovare i metodi di prevenzione utilizzati nello screening.

Oggi accanto al Pap test si svolge spesso l’HPV-DNA test, un esame che permette di rilevare la presenza di DNA di ceppi di HPV ad alto-medio rischio prima che le cellule del collo dell’utero presentino eventuali alterazioni riscontrabili con il Pap test stesso.

Dal momento che si tratta di una patologia sessualmente trasmessa si può fare prevenzione solo quando la donna ha raggiunto la piena maturità sessuale. Il Pap-test è il metodo di screening più diffuso ed è il primo approccio alla patologia da HPV, ma in realtà dovremmo arrivare, le società scientifiche ci stanno lavorando, a mettere come test di primo screening l’HPV DNA test, esame che è in grado di indicare con precisione se c’è presenza o meno del virus.

La differenza tra i due esami sta nel fatto che l’HPV DNA test definisce con esattezza la presenza o meno dell’HPV e quindi il rischio nel tempo di sviluppare una patologia, l’esecuzione del pap-test invece permette di individuare eventuali lesioni citologiche che sono già indicative di patologia. Il problema è che una volta instauratasi, l’infezione da HPV può rimanere latente per anni, a volte per tutta la vita, senza manifestarsi.

Possono quindi non crearsi le lesioni atipiche che vengono individuate con il Pap-test, per cui riscontrare un Pap-test negativo non vuol dire non avere l’infezione: l’infezione può esserci ma non aver provocato conseguenze a livello del tessuto.

È stato dimostrato che il tumore del collo dell’utero nel 95% circa dei casi ha come causa l’infezione da Papillomavirus e che circa l’80% delle donne contrae l’infezione nel corso della propria vita. Nella maggior parte dei casi il virus viene facilmente eliminato dall’organismo, quindi l’infezione è temporanea e tende a regredire spontaneamente in uno o 2 anni, senza causare lesioni uterine (cosiddette precancerose).

Nella piccola percentuale di donne in cui l’infezione diventa persistente, soltanto una parte sviluppa le lesioni che precedono il cancro invasivo. Il processo tumorale è in genere lento: sono necessari circa 10-15 anni prima che l’infezione da HPV, una volta instauratasi, porti allo sviluppo del cancro, anche se il tempo di trasformazione può ridursi a 5-10 anni in donne affette da HIV o con sistema immunitario compromesso.

Nelle donne che si sottopongono regolarmente ai controlli si ha quindi il tempo necessario per rilevare l’infezione e diagnosticare eventuali lesioni precancerose che, se non trattate, potrebbero evolvere verso un tumore invasivo.

Screening per Fascia di Età

Per le donne tra i 25 e i 29 anni il test di riferimento rimane il Pap test da effettuarsi ogni tre anni, mentre l’esame per le donne di età compresa tra i 30 e i 65 anni è diventato l’HPV-DNA test (o più semplicemente HPV test), da ripetersi ogni cinque anni.

Non è raccomandato eseguire il Pap test prima dei 25 anni. Infatti, anche se le infezioni da Papillomavirus sono più frequenti nelle fasce d’età più giovanili, nella quasi totalità dei casi regrediscono spontaneamente. Sottoporsi all’esame precocemente risulterebbe quindi superfluo per molte donne giovanissime.

Lo screening è raccomandato fino ai 65 anni. Oltre questa età, se tutti i Pap test precedenti sono sempre stati negativi, la scelta di continuare a eseguirlo è personale perché il rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero si abbassa considerevolmente.

Le ragazze che hanno ricevuto due dosi di vaccino prima del compimento del 15° anno di età, e sono nate dal 1998 in poi, saranno invitate a fare il loro primo test di screening (test HPV) a 30 anni anziché a 25. Questo perché la ricerca scientifica ha dimostrato che le donne vaccinate contro l'HPV entro i 15 anni hanno un bassissimo rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero prima dei 30 anni.

Alle donne non vaccinate contro l'HPV con almeno due dosi entro i 15 anni, viene invece offerto il Pap test ogni 3 anni a partire dai 25 anni di età, come per le donne non vaccinate. Questo perché il vaccino è meno efficace se si è già presa l’infezione e, a 15 anni, una parte delle donne potrebbe averla già presa. Questo perché l’infezione da HPV è molto frequente ma guarisce spontaneamente nell’80% delle donne nell’arco di 12-24 mesi.

Cosa Succede in Caso di Esami Positivi

Se l’esito del test è positivo, il materiale viene sottoposto a ulteriori accertamenti: Il materiale prelevato per l’HPV test viene esaminato al microscopio (in un esame che prende il nome di Pap test di triage). Se questo esame evidenzia la presenza di alterazioni a carico delle cellule, si procede con la colposcopia. Nel caso in cui la valutazione citologica non evidenziasse nessuna atipia, la paziente ripeterà l’HPV test a un anno di distanza.

È importante precisare che l’eventuale positività all'HPV test non corrisponde a una diagnosi di tumore, ma è piuttosto un segnale che sono necessari ulteriori accertamenti. Se il Pap test risulta positivo, la paziente viene sottoposta a un esame di secondo livello, la colposcopia.

Nel caso in cui l’esame colposcopico evidenzi la presenza di aree anomale, si procede a una biopsia. Se la lesione precancerosa viene confermata, la si asporta con procedure microchirurgiche eseguite ambulatorialmente e in anestesia locale.

Tuttavia non tutte le lesioni pretumorali necessitano del trattamento. Le lesioni di basso grado, infatti, hanno un’alta probabilità di regredire spontaneamente. È per questo, soprattutto nelle pazienti giovanissime, che generalmente si preferisce monitorarle nel tempo anziché intervenire.

Questa condotta, chiamata in gergo di vigile attesa, serve a evitare interventi invasivi che si potrebbero dimostrare inutili. Nel caso in cui, invece, la lesione di basso grado persista, o sia riscontrata una lesione di alto grado confermata anche all’esame istologico, è raccomandata l’asportazione.

Vaccinazione Anti-HPV e Screening

È raccomandato a tutte le donne che si siano sottoposte a vaccinazione anti HPV aderire ugualmente allo screening. Sono stati identificati circa 200 ceppi differenti di HPV, e i vaccini attualmente in commercio offrono la protezione contro 9 ceppi: quelli considerati ad alto rischio perché più frequentemente associati all’insorgenza del tumore.

Quindi vaccinarsi diminuisce il rischio di ammalarsi ma non lo annulla del tutto. Non è escluso, infatti, che un ceppo classificato come a basso rischio possa instaurare un’infezione persistente e portare allo sviluppo di lesioni precancerose o di un cancro invasivo.

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