La sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è l'alterazione endocrina più comune in età fertile. Caratterizzata da disfunzione ovarica, cisti ovariche e iperandrogenismo, è causata da un'alterazione ormonale che colpisce le ovaie.
Sintomi e Diagnosi
La malattia si presenta con sintomi quali mestruazioni irregolari o amenorrea, irsutismo, pelle scura e ispessita, difficoltà a perdere peso e difficoltà a rimanere incinta. La diagnosi si pone mediante anamnesi, esame obiettivo e, se necessari, esami diagnostici come l’ecografia pelvica o transvaginale e gli esami del sangue.
La diagnosi può essere difficoltosa, poiché i cambiamenti fisiologici che avvengono in una ragazza durante la pubertà possono dare sintomi simili a quelli dati dalla sindrome dell’ovaio policistico. La diagnosi di sindrome dell’ovaio policiclico si pone se viene accertata la presenza di almeno due dei tre parametri indicati.
Esami utili per la diagnosi:
- Esame obiettivo: utile per valutare l'indice di massa corporea (BMI) e il girovita. Viene esaminata anche la pelle alla ricerca di peli extra su viso, petto o schiena, acne o macchie della pelle. È utile anche per controllare se le ovaie sono ingrossate e se ci sono altri segni dovuti all’azione degli ormoni androgeni come una clitoride più grande del normale.
- Esami del sangue: per valutare ormoni come testosterone, ormone follicolo-stimolante, prolattina e ormone stimolante la tiroide.
Trattamento della Sindrome dell’Ovaio Policistico
La sindrome dell’ovaio policistico non può essere curata, tuttavia i sintomi possono essere tenuti sotto controllo mediante un adeguato trattamento ormonale. Molto importante anche un adeguato stile di vita.
Il trattamento della sindrome dell’ovaio policistico varia a seconda del quadro clinico, dell’età e dello stato di salute generale.
Alcuni trattamenti includono:
- Terapie ormonali: Regolare il ciclo mestruale, con la pillola anticoncezionale che contiene sia estrogeni che progestinici. In questo modo si ottiene la diminuzione della produzione di androgeni con una pausa per il vostro organismo dagli effetti degli estrogeni, riducendo il rischio di cancro endometriale e correggendo il sanguinamento anomalo.
- Spironolattone: blocca gli effetti degli androgeni sulla pelle, tuttavia lo spironolattone può causare difetti alla nascita, quindi è necessaria una contraccezione efficace durante l'assunzione di questo farmaco.
- Terapie per l'ovulazione: Per chi invece cerca una gravidanza potrebbe essere necessario indurre l’ovulazione. Il Clomiphene (Clomid, Serophene) è un farmaco anti-estrogeno orale, che si prende durante la prima parte del ciclo mestruale. Se da solo il clomifene non è efficace, il medico può aggiungere metformina per indurre l’ovulazione.
- Farmaci per il diabete: spesso usati per ridurre la resistenza all'insulina. Possono anche aiutare a ridurre i livelli di androgeni, rallentare la crescita dei peli e a ovulare più regolarmente.
Insulino-Resistenza e Ovaio Policistico
Le donne colpite dalla sindrome dell’ovaio policistico, infatti, presentano disturbi ovulatori, con irregolarità dei cicli mestruali - oligomenorrea, ovvero cicli più lunghi. La sindrome dell’ovaio policistico è molto frequente nelle donne che hanno difficoltà a concepire e, spesso, nel 50%-70% dei casi, si accompagna all’insulino resistenza. L’eccessiva quantità di insulina in circolo provoca variazioni nell’equilibrio ormonale.
L’insulina è un ormone prodotto dalle cellule del pancreas. La sua importante funzione è quella di favorire e regolare l’utilizzo del glucosio, come fonte di energia, da parte delle cellule dell’organismo. L’insulina ha un ruolo vitale in questo meccanismo, favorendo l’utilizzo del glucosio in circolo da parte delle cellule. L’insulino resistenza è una patologia che si verifica quando le cellule, non riconoscono le molecole di insulina in circolo, non ne permettono l’attività. L’insulino-resistenza, anche detta resistenza insulinica, è una condizione in cui le cellule dell’organismo non rispondono adeguatamente all’insulina. Questa è un ormone prodotto dal pancreas, deputata al trasporto del glucosio dal sangue alle cellule, dove questo zucchero viene utilizzato come energia.
L’insulina viene rilasciata dal pancreas nel sangue continuamente, in modo da mantenere stabile il glucosio nel sangue a digiuno, mentre dopo i pasti quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano, viene secreta una maggiore quantità per abbassare la glicemia. L’ormone raggiunge le cellule dei diversi tessuti, facendo in modo che queste assorbano il glucosio, la cui concentrazione nel sangue, così, diminuisce. In presenza di resistenza all’insulina, per mantenere i livelli di glicemia entro un intervallo adeguato, il pancreas produce quantità maggiore dell’ormone. L’insulino-resistenza è una risposta scorretta delle cellule alla presenza dell’insulina, provocando una riduzione della loro capacità di assorbire il glucosio dal sangue.
Cosa succede se si è insulino-resistenti?
In caso di insulino-resistenza le cellule smettono di rispondere all’insulina quando questa arriva in corrispondenza della loro superficie; come risposta il pancreas produce quantità ancora maggiori di ormone, la cui quota nel sangue aumenta ulteriormente portando ad una condizione denominata iperinsulinemia. Diversi fattori possono contribuire allo sviluppo di insulino-resistenza, ma il più sottovalutato dagli stessi pazienti è l’aumentata quantità di grassi circolanti nel sangue (genericamente descritto come colesterolo). Nonostante il ruolo importante dei grassi, è bene sottolineare che la condizione di insulino-resistenza può affliggere anche soggetti normopeso o sottopeso.
Conseguenze dell'insulino-resistenza:
- iperglicemia: aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Nonostante l’aumentata produzione di insulina, la capacità del corpo di ridurre efficacemente i livelli di glucosio nel sangue diminuisce.
- maggiore rischio di sviluppare diabete di tipo 2: con il passare del tempo, il pancreas può diventare incapace di produrre sufficiente insulina per compensare la resistenza.
- maggiore rischio di sviluppare diabete gestazionale: in gravidanza vi è sempre una relativa insulino-resistenza dovuta agli enzimi placentari.
- alterazioni del metabolismo lipidico (dislipidemia): Le persone insulino-resistenti spesso hanno livelli elevati di trigliceridi e livelli ridotti di colesterolo HDL (colesterolo “buono”).
L’insulino-resistenza, se non trattata, a lungo termine può avere conseguenze importanti. Oltre ai rischi di condizioni specifiche, l’insulino-resistenza può complessivamente ridurre la qualità della vita, aumentare il rischio di altre malattie croniche e influenzare negativamente la salute generale.
Sintomi dell'Insulino-Resistenza
Le manifestazioni dell’insulino-resistenza possono essere sottili e non sempre immediatamente riconoscibili, dal momento che la condizione si sviluppa lentamente, nel corso degli anni. ipotensione e ipoglicemia postprandiale, ovvero un calo della pressione sanguigna e della glicemia dopo i pasti. Nonostante questi possibili sintomi, molte persone non mostrano segni evidenti di resistenza all’insulina finché non si sviluppa una condizione più grave, come il diabete mellito di tipo 2.
Diagnosi dell'Insulino-Resistenza
Laddove sia necessario quantificare l’insulino-resistenza oppure i criteri clinici non siano evidenti, può essere eseguito un esame del sangue a digiuno per rilevare contemporaneamente i livelli di glicemia e insulinemia. I test con carico orale di glucosio (come il test della curva insulinemica) non hanno indicazione per la diagnosi di insulino-resistenza.
Il primo tra questi è il test di tolleranza al glucosio. Nei nostri laboratori, è possibile eseguire un apposito CheckUp per la valutazione del funzionamento del Pancreas oppure esami specifici per la Glicemia come la Curva ed il Dosaggio, non è necessaria la prenotazione, essendo un prelievo sanguigno bisogna seguire le indicazioni base per la preparazione agli esami.
Test per diagnosticare il diabete:
- Test dell’emoglobina glicata (HA1C): questo esame del sangue rileva il livello medio di glucosio nel sangue negli ultimi due o tre mesi. Un livello di HA1C maggiore o uguale a 6,5% indica uno stato diabetico.
- Test glicemico causale: un campione di sangue verrà prelevato in un momento casuale (senza avere informazioni sull’ultimo pasto).
- Test della glicemia a digiuno: un campione di sangue verrà prelevato dopo un digiuno notturno. Un livello di zucchero nel sangue, registrato a digiuno, inferiore a 100 mg/dL è considerato normale. Un livello di zucchero nel sangue da 100 a 125 mg/dL è considerato prediabete.
- Test di curva da carico del glucosio (OGTT): questo è il test d’elezione per l’individuazione di una ridotta tolleranza al glucosio e quindi diabete in donne con PCOS.
Trattamento dell'Insulino-Resistenza
Il trattamento dell’insulino-resistenza è orientato a migliorare la capacità delle cellule di rispondere all’insulina e a mantenere i livelli di glucosio nel sangue entro un intervallo adeguato.
La corretta alimentazione è più che fondamentale per le pazienti che soffrono di insulino resistenza, perché le aiuterà a ripristinare l’equilibrio ormonale. In particolare, per le donne che desiderano una gravidanza o che intendono affrontare un percorso di fecondazione assistita, affette di insulino resistenza seguire una dieta mirata alla perdita di peso è davvero indispensabile per coronare il proprio sogno di maternità. La riduzione del peso, infatti, porterà una serie di conseguenze benefiche, prima tra tutte il riequilibrio ormonale che, a sua volta, ripristinerà una corretta ovulazione.
Rimedi e Trattamenti
Un’alimentazione sana è essenziale per gestire la resistenza all’insulina. La terapia farmacologica dell’insulino-resistenza, laddove gli interventi sullo stile di vita e l’alimentazione non siano da soli efficaci, ha come obiettivi la normalizzazione del peso corporeo e la prevenzione del diabete mellito di tipo 2. I farmaci disponibili ed autorizzati a questo scopo sono attualmente gli analoghi del GLP-1 (liraglutide e semaglutide) che consentono di trattare obesità, sovrappeso e insulino-resistenza. Prima dell’avvento degli analoghi del GLP-1, un farmaco spesso utilizzato per il trattamento dell’insulino-resistenza era la metformina.
Modifiche dello Stile di Vita
- Dieta a Basso Indice Glicemico: Una delle strategie per risolvere l'insulino-resistenza è seguire una dieta a basso indice glicemico. Gli alimenti a basso indice glicemico sono frutta e verdura, latticini (yougurt, latte intero, ecc), cereali integrali (soprattutto avena e orzo), pasta cotta al dente, mentre quelli ad alto indice glicemico (superiore a 60-70) sono tutti quelli facilmente assimilabili: zucchero, cereali raffinati (riso, patatine, wafer, biscotti), dolci e torte, bevande zuccherate, gasate, alimenti che contengono zucchero, destrosio, sciroppo di glucosio negli ingredienti.
- Attività Fisica: Insieme ad una adeguata alimentazione è necessario inoltre svolgere una moderata attività fisica giornaliera che permette di aiutare i tessuti e in particolare il muscolo ad utilizzare meglio gli zuccheri e ad avere una efficiente risposta all'insulina.
- Sonno: La perdita di sonno può peggiorare la resistenza all’insulina.
Cosa non mangiare se si è insulino-resistenti?
Dopo l'assunzione di carboidrati ad alto indice glicemico, la glicemia subisce un brusco innalzamento, viene secreta moltissima insulina con conseguente iperstimolazione dei tessuti. Altri alimenti su cui fare attenzione per il loro medio-alto indice glicemico sono: pane bianco, biscotti, patate, croissant, uva passa, alcuni tipi di frutta e verdura (carote, melone, zucca).
L'indice glicemico diminuisce se si aggiungono grassi a un alimento. Questo fenomeno è dovuto al fatto che la digestione dell'alimento al quale sono stati aggiunti i grassi è più lenta, e quindi i carboidrati che contiene vanno in circolo più lentamente. Infatti il latte intero ha un indice glicemico molto più basso di quello scremato.
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