Omega-3 Esteri Etilici vs Trigliceridi: Informazioni Dettagliate

Gli omega-3 sono acidi grassi polinsaturi necessari per la salute. Si tratta di nutrienti fondamentali per il corretto funzionamento del nostro organismo che, però, non siamo in grado di produrre autonomamente, per questo sono definiti essenziali, e, pertanto, vanno introdotti tramite l’alimentazione. I più rilevanti per la salute sono gli omega-3 acido alfa-linolenico (ALA), acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA). L’ALA si trova soprattutto nell’olio di lino e nelle noci. Da questo acido grasso, attraverso un allungamento della sua catena, si ricavano gli acidi grassi omega-3 EPA e DHA.

Benefici degli Omega-3

Gli omega-3 appartengono alla categoria degli ipolipemizzanti omega 3 e nello specifico altre sostanze modificatrici dei lipidi. Riduce il livello di alcuni grassi nel sangue (trigliceridi) e ha effetti positivi a livello del cuore e dei vasi sanguigni. Omega-3 è indicato per ridurre i livelli elevati di grassi (trigliceridi) nel sangue, nel caso in cui la dieta e altre misure non farmacologiche da sole non siano state sufficienti.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) afferma che EPA e DHA, a partire da un consumo giornaliero di 250 mg, possono contribuire al normale funzionamento del cuore. Il DHA, a partire da un consumo giornaliero di 250 mg, contribuisce allo sviluppo e al mantenimento della normale funzione visiva e cerebrale (entra nella costituzione della retina e della membrana delle cellule cerebrali). Per questo aspetto, è fondamentale anche in gravidanza, nei lattanti, nei bambini e nella terza e quarta età, dove contrasta il declino delle funzioni cerebrali. Un’assunzione giornaliera di EPA e DHA compresa tra i 2 e i 3 g al giorno, contribuisce alla riduzione dei livelli dei trigliceridi nel sangue anche del 30% e della pressione sanguigna da -2 a -4mmHg. A tal proposito, gli studi epidemiologici ci dimostrano che ridurre la pressione arteriosa anche di soli 2 mmHg determina una riduzione del rischio coronarico del -7% e di quello d’ictus del 10%.

Fonti di Omega-3

Gli omega sono una categoria di grassi presenti in natura nei pesci e nei molluschi. Per assumerne in quantità significativa tuttavia occorrerebbe una dieta estremamente ricca di questi alimenti.

Teoricamente è possibile assumere una dose sufficiente di omega-3 attraverso il cibo, ma è molto difficile. Bisognerebbe mangiare grandi quantità di certi alimenti: ad esempio, per garantire l’assunzione di circa 2 g di acidi grassi omega-3, vale a dire la dose giornaliera media utile secondo molti studi, bisognerebbe mangiare circa 100 g di aringhe o 150 g di tonno o 250 g di salmone o 300 g di sgombro o 1,5 kg di trota o fino a 3 kg di merluzzo al giorno.

Esteri Etilici vs Trigliceridi

Alcune capsule di olio di pesce contengono esteri etilici di omega-3. È meglio o peggio? Nel processo di fabbricazione dell’estere etilico di omega-3, gli acidi grassi naturali sono chimicamente transesterificati. Questo permette di concentrare questi acidi grassi a un livello di estere etilico di acido omega-3 del 90%. Lo svantaggio è che non è più un prodotto naturale. L’organismo deve prima convertire faticosamente gli esteri etilici in acidi grassi naturali. Nel processo, viene rilasciato anche dell’alcool, che deve essere scomposto dal fegato. Inoltre, non è ancora chiaro quale effetto gli esteri etilici abbiano sul nostro corpo.

Tutti i grassi e oli naturali sono basati su trigliceridi. Questi consistono in una molecola di glicerolo e tre acidi grassi. Nell’olio di pesce, uno di questi tre acidi grassi è di solito un acido grasso omega-3, il che porta a un contenuto di omega-3 del 30% circa. Se si vuole arrivare a 2 g di omega-3 con normali capsule di olio di pesce da 500 mg, di solito bisogna quindi prendere un gran numero di capsule. Per ridurre questo numero, alcuni produttori hanno escogitato un trucco: rompono i trigliceridi e aumentano il contenuto di omega-3 al 60-80% per poi combinarli di nuovo artificialmente con la glicerina. Il risultato sono trigliceridi con solo due o anche tre acidi grassi omega-3, che non si trovano affatto in natura. In confronto, un olio di pesce naturale consiste di oltre 50 acidi grassi diversi. La concentrazione ha il vantaggio di dover ingerire meno olio di pesce per raggiungere la quantità desiderata. Lo svantaggio è che non è più naturale e non è ancora chiaro quale effetto questo abbia sul nostro corpo.

Omega-3 e Infiammazione Cronica

Sono molte le persone che vivono con livelli di infiammazione lievi, ma cronici, in una condizione che può facilmente favorire l’insorgere di altre patologie. Contrastare l’infiammazione cronica è quindi un must di chi si occupa di medicina e benessere. Gli acidi grassi polinsaturi sono noti per avere un forte potere antiossidante: c’è chi suggerisce che possano, quindi, essere utilizzati per ridurre l’infiammazione cronica. Ma è davvero così? La letteratura non è ancora giunta a una chiara evidenza di funzionalità.

Un recente studio (“Effect of omega-3 ethyl esters on the triglyceride-rich lipoprotein response to endotoxin challenge in healthy young men“), pubblicato su Journal of Lipid Research, valuta l’azione antinfiammatoria degli Omega-3 in relazione a una sfida endotossica a basso dosaggio, arrivando a individuarne la modalità di azione. Lo studio ha visto la partecipazione di 20 uomini sani, più giovani di 45 anni, e con BMI tra 20 e 30 kg/m2, battiti a riposo superiori ai 55 bpm e colesterolo LDL a digiuno inferiore a 160 mg/dL. I volontari sono stati suddivisi in due gruppi in modo randomizzato: il primo ha iniziato assumendo 4 capsule al giorno di olio di oliva, prive di EPA e DHA, per un periodo di 8-12 settimane, mentre l’altro utilizzando 4 capsule al giorno di esteri etilici degli Omega-3, contenenti in particolare 460 mg di estere etilico di EPA e 380 mg di estere etilico di DHA, per lo stesso lasso di tempo. Completato questo primo cicli, i gruppi hanno sospeso la supplementazione per circa 8 settimane, per poi ricominciarla, ma invertita.

Ciò che si vede da questo lavoro è che l’integrazione con P-OM3 fa raddoppiare l’indice Omega-3, dal 4,4% iniziale all’8,8%, ma non solo. Gli autori osservano un aumento della frazione di EPA e DHA presenti nelle TGRL dopo la somministrazione dell’endotossina, il che conferma che questi due Omega-3 rientrano nel processo di contrasto all’infiammazione. Più nel dettaglio, gli EPA crescono del 24% in 4 ore, mentre il DHA del 18% in 2 ore.

Omega-3 e Ipertrigliceridemia

Gli omega-3 vengono impiegati per la riduzione degli elevati livelli ematici di trigliceridi (ipertrigliceridemie) che non rispondono al solo trattamento dietetico. L’indicazione alla prescrizione degli omega-3 ad una persona affetta da diabete mellito è motivata da più ragioni; una è sicuramente la presenza frequente di elevati livelli di trigliceridi nel diabete mellito. Questi contribuiscono ad aumentare il rischio di malattia cardiovascolare già di per se alto nel diabete. Per trattare l’ipertigliceridemia viene consigliata una capsula da 1000 mg da una a tre volte al giorno.

In funzione del crescere delle evidenze scientifiche (epidemiologiche e fisiopatologiche) circa il ruolo patogenetico svolto dai trigliceridi nello sviluppo dell’aterosclerosi, nelle ultime edizioni delle linee guida internazionali questi vengono spesso citati come target secondari nella gestione delle dislipidemie.

La terapia base dell’ipertrigliceridemia deve basarsi sull’ottimizzazione dello stile di vita con particolare attenzione all’intake calorico, e sulla cura di eventuali forme secondarie. Nell’ottica della gestione del rischio di malattia cardiovascolare le statine devono comunque essere presenti nella gestione della terapia dell’ipertrigliceridemia Esteri etilici degli acidi grassi omega 3 possono essere efficacia se somministrati ad alto dosaggio (3-4 gr/die), con una propensione verso l’acido eicosapentaenoico rispetto al docosaesaenoico.

In pratica clinica, il paziente ad aumentato rischio cardiovascolare deve essere portato con tutti i mezzi possibili a target per LDL. L’ipertrigliceridemia associata resta un importante target secondario. Può rispondere a modificazione dello stile di vita (specie se associato ad intensificazione dell’attività fisica e ottimizzazione del peso corporeo), ma anche richiedere trattamento specifico con esteri etilici degli acidi grassi polinsaturi omega 3 ad alto dosaggio (3-4 gr/die) e/o fenofibrato (fibrato col minor rischio di interazioni farmacologiche con le statine, specie rosuvastatina e pravastatina). Anche ezetimibe può avere un minimo effetto positivo sulla trigliceridemia. Per casi estremi, caratterizzati da pancreatiti recidivanti, può essere considerato volanesorsen. Da non dimenticare nei soggetti insulino-resistenti la metformina (off-label nei non diabetici). Fra i rari nutraceutici con una blanda azione sulla trigliceridemia si può menzionare la berberina.

Precauzioni

In caso di ingestione accidentale di una dose eccessiva di questo medicinale, avvertire il medico o il farmacista. In caso di dimenticanza, non prendere una dose doppia per compensare la dimenticanza della dose. problemi al fegato.

Omega-3 può interagire con i seguenti medicinali: medicinali per fluidificare il sangue (anticoagulanti cumarinici), altri medicinali che agiscono sulla coagulazione del sangue perché potrebbe verificarsi un aumento del tempo di sanguinamento.

Si deve prestare attenzione quando si assumono forti farmaci per la coagulazione del sangue. Raccomandiamo sempre di consultare il medico curante.

Effetti Collaterali

L’effetto collaterale più comune e spiacevole è un sapore di pesce o un ritorno di gusto sgradevole se non è stato scelto un integratore fresco e di alta qualità. In questo caso consigliamo di provare uno dei nostri prodotti. Tuttavia, se si soffre di un disturbo della digestione dei grassi (ad esempio a causa della debolezza della cistifellea o del pancreas), quantità maggiori di olio di pesce possono portare a corrispondenti problemi digestivi con flatulenza e diarrea. In quel caso si dovrebbe prima trattare in modo ottimale la malattia sottostante, in modo da poter digerire nuovamente i grassi.

Qualità degli Integratori di Omega-3

Non c’è bisogno di un laboratorio di chimica per controllare la qualità da soli. Il nostro naso e la nostra lingua possono dirci se l’olio è buono o ossidato, cioè rancido e quindi inutilizzabile. La prova del budino è nel mangiare. Se si addenta una capsula di olio di pesce o si prende un olio di pesce liquido puro, non dovrebbe avere un forte sapore di pesce. Il pesce ha un forte sapore di pesce quando non è più fresco. Se il l’integratore omega-3, quindi, ha un sapore pungente di pesce è un’indicazione di scarsa qualità. Attenzione: un preparato di omega-3 può anche avere un buon sapore o non avere un forte sapore di pesce se non contiene molti omega-3 EPA e DHA. Importante, quindi, è paragonare mele con mele, o in questo caso, pesce con pesce.

Indice Omega-3

L’indice degli omega-3 rileva il contenuto di EPA e DHA rispetto al contenuto totale di acidi grassi presenti nei globuli rossi. Questo indice fornisce ottime informazioni sulla situazione di apporto individuale di omega-3 il cui valore ideale dovrebbe essere compreso tra l’8 e l’11%. Un indice di omega-3 troppo basso è un fattore di rischio per malattie cardiovascolari e per infiammazioni sistemiche.

A cura di Ma.CRO Lifescience, startup dell’Università di Roma “La Sapienza”.

Scheda aggiornata a giugno 2023.

leggi anche: