L'olio extravergine d'oliva, re della dieta Mediterranea, si distingue per i suoi benefici nella gestione del diabete.
Utilizzare, condire o cucinare gli alimenti con olio d’oliva aiuta a contenere i picchi della glicemia dopo i pasti nelle persone con diabete di tipo 1.
I picchi di glicemia si possono evitare grazie all’uso quotidiano dell’olio evo nell’alimentazione. La salute e il gusto ringraziano.
Cos'è l'indice glicemico?
L’indice glicemico (IG) ci permette di capire quanto velocemente un alimento fa aumentare i livelli di zucchero nel sangue, e cioè la glicemia.
Viene espresso prendendo come parametro di confronto il pane bianco, considerato con IG pari a 100. Un alimento con IG = 50 determinerà un aumento della glicemia con una velocità del 50% inferiore rispetto a quella del pane bianco.
I valori dell’indice glicemico sono quindi suddivisi in alto, medio e basso così come segue:
- <35 basso IG (B)
- 35-50 medio IG (M)
- >50 alto IG (A)
Un cibo con alto indice glicemico contiene zuccheri facilmente disponibili e permette un veloce aumento della glicemia. Un alimento a basso indice glicemico, di contro, non causa grandi sbalzi di glicemia e permette di sentirsi sazi più a lungo.
Zuccheri e insulina: la relazione che li lega
Quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano, viene mandato in circolo un importante ormone metabolico prodotto dal pancreas, l’insulina.
Tale molecola, ha la funzione di controllare il metabolismo del glucosio, riducendone la concentrazione nel sangue e immagazzinando gli zuccheri all’interno delle cellule, dove vengono trasformati in grassi da utilizzare come riserve energetiche.
Scegliere cibi a basso, o medio, indice glicemico è il primo passo per perdere peso in modo sano e contribuisce a ridurre i picchi insulinici e gli attacchi di fame.
Infatti, con l’ingestione di alimenti ad alto indice glicemico aumenta rapidamente la concentrazione degli zuccheri nel sangue (picco glicemico), provocando una serie di reazioni a catena.
Maggiore sarà il picco glicemico e maggiore sarà l’effetto dell’insulina per contrastarlo, aumentando però anche il senso della fame.
I cibi a basso o medio indice glicemico non creano forti sbalzi di glicemia e di conseguenza stimolano meno l’insulina e l’accumulo di adipe.
Indice glicemico e carico glicemico: qual è la differenza?
L’indice glicemico è un buon parametro, che tiene conto dell’effetto di un alimento sull’aumento degli zuccheri nel sangue, ma non prende in considerazione il contenuto di glucidi presente nella porzione assunta.
A tal proposito, è stato introdotto un nuovo parametro: il carico glicemico, che considera sia l’indice glicemico (IG), che il tenore di glucidi dell’alimento (i grammi di carboidrati nella porzione).
Ecco quali valori può assumere il carico glicemico:
- Carico glicemico basso <10
- Carico glicemico medio 11-19
- Carico glicemico alto >20
Per calcolarlo basta applicare la seguente formula:
Carico glicemico (CG) = indice glicemico (IG) x tenore glucidico (g) / 100
Quali fattori influenzano l’indice glicemico?
L’indice glicemico è un valore che dipende dalle proprietà dell’alimento, ma ci sono alcuni fattori esterni che possono modificarlo anche in maniera sostanziosa.
Effetti della cottura
La cottura può modificare l’indice glicemico di alcuni cibi che consumi abitualmente.
Le carote cotte hanno un indice glicemico maggiore rispetto alle carote crude, così come la pasta al dente, il cui indice glicemico aumenta se supera i minuti di cottura.
Questo accade perché, alle alte temperature e in ambiente acquoso, le fibre alimentari si “rilassano”, lasciando disponibili le molecole di zucchero presenti nell’alimento. Questo permette ai glucidi di venir assimilati con maggiore facilità.
Grado di raffinazione
È risaputo che i cibi integrali hanno un indice glicemico inferiore rispetto agli alimenti raffinati, perché sono più ricchi di fibre solubili, che riducono l’indice glicemico complessivo dell’alimento.
Maturazione
Per quanto riguarda frutta e verdura, il grado di maturazione è un fattore da considerare. In linea generale, più i cibi sono maturi e maggiore sarà il loro indice glicemico.
L'olio d'oliva e la glicemia: cosa dice la scienza
Uno studio dei ricercatori della Società italiana di diabetologia (Sid) pubblicato su ‘Diabetes Care’, ha stabilito che l’olio extravergine d’oliva riduce le impennate della glicemia dopo i pasti e può dunque contribuire a proteggere dalle complicanze cardiovascolari e microvascolari del diabete.
Lo studio è stato condotto da ricercatori italiani i quali hanno rilevato che nell’ambito dei pasti ad alto indice glicemico, l’aggiunta di olio extravergine d’oliva attenuava il picco di glicemia post-prandiale osservato sia con il pasto con burro che con quello a basso contenuto di grassi.
I pasti ad alto indice glicemico hanno determinato un aumento della glicemia maggiore e più rapido rispetto a quelli a basso indice glicemico e questo non sorprende. La novità dello studio è invece che, nell’ambito dei pasti ad alto indice glicemico, l’aggiunta di olio extravergine d’oliva attenuava il picco di glicemia postprandiale osservato sia con il pasto con burro sia con quello a basso contenuto di grassi.
Uno studio condotto dalla SID (società italiana diabetologia) insieme con L’Università di Napoli Federico II ha dimostrato come l’olio extravergine sia un grosso aiuto per i soggetti diabetici per scongiurare picchi glicemici e svolga un ruolo fondamentale nella fase di assorbimento degli zuccheri.
Un consumo costante di olio evo influisce sull’assorbimento degli zuccheri, aumenta il senso di sazietà e tiene a bada il senso di fame grazie all’esanale e all’oleocantale due molecole presenti nell’olio. L’esanale è responsabile del controllo degli zuccheri nel sangue e influisce sul funzionamento del fegato. L’oleocantale ha riconosciute proprietà antiinfiammatorie simili all’ipobufene e migliora la circolazione del sangue svolgendo una funzione di antiaggregante piastrinico.
Due cucchiai di olio evo a pasto aiutano a controllare gli zuccheri.
I benefici dell'olio extravergine d'oliva
Gli effetti benefici dell’olio extravergine d’oliva sui fattori di rischio cardiovascolare, e in particolare sui livelli di colesterolo, sulla pressione arteriosa, sull’accumulo di grassi nel fegato, sull’utilizzazione del glucosio a livello muscolare dipendono principalmente dal tipo di grassi in esso contenuti, in gran parte insaturi, a differenza di quelli contenuti nel burro, nella panna, nei formaggi e nelle carni grasse che sono prevalentemente saturi.
“L’olio extravergine d’oliva rappresenta una degli alimenti cardine della dieta mediterranea, modello di alimentazione sana in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di molte altre patologie croniche - precisa Angela Rivellese.
Secondo Gabriele Riccardi, i risultati dello studio inducono a pensare che l’olio d’oliva sia consigliabile anche a chi non sia diabetico insulinodipendente. Dice infatti il diabetologo: “È verosimile che analoghi benefici possano ottenersi anche in coloro che sono in trattamento con altri farmaci o addirittura con sola dieta, dal momento che la presenza di picchi elevati di glicemia dopo i pasti rappresenta una caratteristica generale della malattia diabetica, non facilmente controllabile con la terapia.
In sintesi, l'olio d'oliva contribuisce a migliorare il controllo del diabete di tipo 1 e a prevenire le complicanze cardiovascolari.
leggi anche:
- Scopri Come l'Olio d'Oliva Può Aiutare il Diabete di Tipo 1 e il Controllo dell'Indice Glicemico!
- Olio di Semi di Girasole: Scopri i Benefici Sorprendenti e i Valori Nutrizionali Essenziali!
- Analisi Olio Extravergine: Scopri i Migliori Laboratori
- Biopsia Endometriale: Scopri Tutto su Dolore, Rischi e Perché è Cruciale per la Diagnosi
- Ernia del Disco: Scopri Quando Fare una Radiografia e i Migliori Rimedi per Alleviare il Dolore
