Ogni Quanto Fare la Colonscopia: Raccomandazioni e Linee Guida

La colonscopia è una procedura medica fondamentale per la diagnosi e la prevenzione delle malattie del colon e del retto. Questo esame permette di visualizzare l’interno del colon e del retto utilizzando un endoscopio flessibile, consentendo la rilevazione di polipi, tumori e altre anomalie. Tuttavia, una delle domande più frequenti riguarda la frequenza con cui questa procedura dovrebbe essere eseguita.

Che cos'è la Colonscopia?

La colonscopia è una procedura endoscopica che consente di esaminare l’interno del colon e del retto. Utilizzando un colonscopio, un tubo flessibile dotato di una telecamera, i medici possono visualizzare direttamente la mucosa intestinale.

A Cosa Serve la Colonscopia?

  • Prevenzione del cancro del colon-retto: Rimuovendo i polipi precancerosi durante l’esame, è possibile ridurre significativamente il rischio di sviluppare un tumore maligno.
  • Valutazione di sintomi gastrointestinali: Sanguinamento rettale, dolore addominale cronico e alterazioni delle abitudini intestinali.
  • Follow-up: Indispensabile per i pazienti che hanno già avuto polipi o cancro del colon-retto.

Indicazioni Cliniche per la Colonscopia Ripetuta

Le indicazioni cliniche per la colonscopia ripetuta variano in base alla storia medica del paziente e ai risultati degli esami precedenti.

  • Storia di polipi adenomatosi: Necessitano di una sorveglianza più frequente rispetto alla popolazione generale.
  • Malattie infiammatorie intestinali: Pazienti con colite ulcerosa o morbo di Crohn hanno un rischio aumentato di sviluppare il cancro del colon-retto, e pertanto richiedono un monitoraggio regolare.
  • Storia familiare di cancro del colon-retto o di polipi adenomatosi: Possono necessitare di colonscopie più frequenti.
  • Precedente cancro del colon-retto: Dopo il trattamento iniziale, è fondamentale eseguire colonscopie di follow-up per rilevare eventuali recidive o nuove lesioni.

Linee Guida Internazionali

Le linee guida internazionali forniscono raccomandazioni dettagliate sulla frequenza della colonscopia in base a vari fattori di rischio. L’European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) ha linee guida simili, suggerendo una colonscopia ogni 10 anni per gli individui a rischio medio. Per i pazienti con polipi adenomatosi, le linee guida suggeriscono una colonscopia di follow-up da 3 a 5 anni dopo la rimozione dei polipi. La frequenza dipende dal numero, dalle dimensioni e dal tipo di polipi rilevati. Pazienti con malattie infiammatorie intestinali hanno raccomandazioni specifiche.

Fattori di Rischio che Influenzano la Frequenza della Colonscopia

Diversi fattori di rischio possono influenzare la frequenza con cui una persona dovrebbe sottoporsi a una colonscopia.

  • Storia familiare: Di cancro del colon-retto o di polipi adenomatosi.
  • Età: Il rischio aumenta con l’età, e le linee guida raccomandano di iniziare lo screening a partire dai 45 anni per la popolazione a rischio medio.
  • Condizioni mediche preesistenti: Come le malattie infiammatorie intestinali.
  • Stile di vita e fattori ambientali: Possono giocare un ruolo.

Intervalli Raccomandati per la Colonscopia di Sorveglianza

Gli intervalli raccomandati variano in base ai risultati degli esami precedenti e ai fattori di rischio individuali.

  • Polipi adenomatosi: In caso di polipi piccoli e pochi, una colonscopia di follow-up è raccomandata dopo 5 anni.
  • Malattie infiammatorie intestinali: Una colonscopia ogni 1-3 anni, a seconda della durata e della gravità della malattia.
  • Storia di cancro del colon-retto: L’intervallo dipende dallo stadio del tumore e dai risultati delle colonscopie precedenti.

Pazienti ad Alto Rischio

  • Sindromi genetiche ereditarie: (ad esempio, la poliposi adenomatosa familiare o la sindrome di Lynch) richiedono un monitoraggio molto più rigoroso.
  • Storia familiare significativa: Lo screening può iniziare 10 anni prima dell’età alla quale il parente più giovane è stato diagnosticato.
  • Malattie infiammatorie intestinali a lungo termine: Soprattutto se la malattia è estesa e coinvolge gran parte del colon, richiedono una sorveglianza intensiva.
  • Resezione del colon per cancro del colon-retto: Devono essere monitorati attentamente per eventuali recidive.

Che cos’è la colonscopia virtuale

A differenza della colonscopia “classica”, quella virtuale non è invasiva e quindi non richiede l’introduzione di una sonda endoscopica. Consiste in una TC (tomografia computerizzata) a bassa dose di radiazioni che permette di ottenere immagini tridimensionali dell’intestino. Pur essendo un esame attendibile, non permette di rilevare polipi di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, né lesioni piatte.

Inoltre, con questo tipo di esame non si possono asportare immediatamente i polipi eventualmente rilevati, né effettuare prelievi utili a una biopsia, operazioni possibili solo con la normale colonscopia.

Che cos’è l’enteroscopia con videocapsula

L’enteroscopia con videocapsula (VCE) non è un’alternativa alla colonscopia, né alla gastroscopia. Permette di visualizzare l’intestino tenue ed è utile in particolare per la diagnosi della malattia di Crohn, dei tumori dell’intestino tenue o di anomalie vascolari che possono essere causa di anemia. Per effettuare l'esame viene fatta ingoiare al paziente una videocapsula monouso dotata di una microtelecamera, della dimensione di una compressa, in modo che trasmetta le immagini raccolte mentre transita attraverso l’apparato digerente.

Come si esegue la colonscopia

La colonscopia è una procedura endoscopica invasiva che la maggior parte delle persone teme perché può essere dolorosa e mettere a disagio. Per questo in genere si ricorre a una sedazione moderata (sedazione cosciente) con farmaci sedativi, ipnotici e antidolorifici, somministrati per via endovenosa, per favorire il rilassamento e ridurre fastidio e dolore. Solo in casi particolari si ricorre a una sedazione profonda, che addormenta completamente la persona.

Durante l’esecuzione dell’esame, il paziente è sdraiato sul fianco sinistro, con le cosce flesse sul bacino e le ginocchia piegate, in posizione fetale. Per garantire una migliore visualizzazione della mucosa, viene insufflata anidride carbonica attraverso il colonscopio, in modo da distendere le pareti intestinali. Il medico esamina le immagini trasmesse dalla microcamera e, se vede una lesione sospetta che potrebbe per esempio essere sintomo di una malattia infiammatoria o tumorale, con apposite pinze introdotte attraverso il colonscopio può prelevare alcuni frammenti di tessuto (biopsia) da sottoporre a esame istologico. Durante l'indagine si possono anche asportare direttamente eventuali polipi (polipectomia).

Chi può fare l’esame

In linea di massima la colonscopia la possono fare tutti. È consigliata a partire dai 50 anni perché offre la possibilità di individuare un tumore fin dalle fasi più precoci, ben prima che dia segno della propria presenza, nonché di trovare ed eliminare i polipi.

I casi in cui l’esame è controindicato sono pochi e di solito legati a un malessere improvviso e grave che faccia sospettare condizioni quali una dilatazione del colon su base infiammatoria (chiamata megacolon tossico), oppure una diverticolite acuta o una perforazione intestinale. La colonscopia è sconsigliata nelle prime settimane successive a un intervento chirurgico all'addome o nel periodo immediatamente successivo a un infarto, perché c’è il rischio che la procedura inneschi delle aritmie.

I pazienti in terapia anticoagulante o antiaggregante devono rivolgersi al medico curante o al servizio di endoscopia almeno 7 giorni prima per definire l’eventuale sospensione della terapia.

Non vanno interrotte di propria iniziativa le cure per abbassare la pressione o per altre malattie croniche: i farmaci presi abitualmente tutti i giorni devono essere assunti anche la mattina dell’esame, a meno di indicazioni contrarie da parte del medico.

È necessario sospendere qualche giorno prima dell’esame l’eventuale assunzione di integratori e medicinali contenenti ferro (perché colorano la mucosa) e di carbone vegetale, che talvolta si usa per assorbire l’aria nell’intestino.

I pazienti portatori di pacemaker devono informare della circostanza il personale al momento della prenotazione.

In previsione di una possibile asportazione di polipi, possono essere richiesti i referti di recenti esami dell’emocromo e del profilo di coagulazione.

Quanto dura

La durata della colonscopia dipende dalla lunghezza dell’intestino esplorato e dall’eventuale necessità di fare biopsie e asportare polipi. Una semplice rettosigmoidoscopia può durare da 5 a 15 minuti, nel caso ci siano polipi da togliere; per effettuare una pancolonscopia ci vuole più tempo, da 20 fino a 45 minuti.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?

Sì, la preparazione alla colonscopia è fondamentale per la qualità dell’esame. È anche uno degli aspetti più fastidiosi dell’indagine, perché richiede l’assunzione di un lassativo in modo da pulire completamente l’intestino.

Al momento della prenotazione, ogni centro consegnerà un foglio con precise istruzioni al riguardo. È bene leggerle già al momento della prenotazione, annotando sul calendario la data in cui cominciare la preparazione all’esame, e seguirle scrupolosamente per non dover ripetere la procedura una seconda volta, nel caso la parete dell’intestino non sia sufficientemente libera per essere ben esaminata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, generalmente le restrizioni riguardano i 2 o 3 giorni prima dell’esame, in cui ci si deve astenere da tutti gli alimenti ricchi di fibre, come frutta, verdura, pasta e cereali integrali. È possibile, invece, mangiare uova, carne, pesce, brodo, spremute, succhi di frutta, passate, omogeneizzati e, in piccole quantità, pasta e pane di farina raffinata.

Di solito, dal giorno o dalla sera prima dell’esame occorre attenersi a una dieta totalmente liquida: si potranno quindi assumere solo brodo di dado (non vegetale), acqua, camomilla, tisane, succhi di frutta senza polpa, bevande analcoliche, caffè o tè senza latte, eventualmente con zucchero o miele. Modalità e orari relativi all’assunzione del lassativo possono cambiare se l’appuntamento è al mattino o al pomeriggio.

Le donne in gravidanza o che allattano, le persone allergiche, diabetiche o con grave insufficienza renale, cardiaca o respiratoria devono segnalarlo all’atto della prenotazione, così che venga loro prescritto un lassativo idoneo.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?

Sì, il paziente deve farsi accompagnare in clinica e non guidare la macchina per tornare a casa, considerando che l’azione sedativa dei farmaci somministrati prima della colonscopia potrebbe rallentare i riflessi.

La colonscopia è dolorosa?

Grazie alla sedazione cosciente (moderata) si possono ridurre fastidio e dolore fino ad azzerarli.

L’esame comporta rischi immediati?

La colonscopia di per sé è un esame considerato sicuro, ma non è mai possibile escludere del tutto qualche rara complicazione, in particolare la perforazione dell’intestino e la comparsa di emorragie quando si asportano grossi polipi.

La perforazione, cioè l’apertura accidentale di un foro nella parete intestinale, è comunque nella maggior parte dei casi trattabile con l’applicazione di clip metalliche; raramente, può rendersi necessario un immediato intervento chirurgico di riparazione. Eventuali perdite di sangue dovute alla rimozione dei polipi vengono invece cauterizzate immediatamente attraverso lo strumento, in modo indolore.

I sedativi possono talvolta provocare, oltre alla sonnolenza, secchezza della bocca e annebbiamento della vista. Raramente, per lo più in soggetti predisposti, si sono verificate aritmie cardiache o reazioni gravi, tali da richiedere un intervento medico: per evitarle è importante comunicare al personale sanitario eventuali allergie o intolleranze.

L’esame comporta rischi a lungo termine?

No, ma nelle ore successive alla sua conclusione si potranno avvertire crampi e senso di gonfiore provocati dal gas insufflato nel colon per distendere le pareti. Dopo l’asportazione di un polipo è normale che si verifichino, per diversi giorni, piccole perdite di sangue attraverso il retto. Se invece la quantità di sangue dovesse aumentare, è bene contattare il medico curante per verificare la possibilità di una perforazione dell’intestino.

Se nelle ore o nei 2 o 3 giorni successivi all’indagine dovesse comparire un dolore addominale accompagnato da febbre inspiegabile, perdite di sangue ripetute, eventualmente con vertigini e debolezza, è meglio rivolgersi al pronto soccorso.

Alla fine posso andare subito a casa o devo restare in osservazione? Per quanto?

Di solito, in seguito alla sedazione, si viene invitati a restare in clinica per una trentina di minuti, in attesa di recuperare la piena lucidità.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?

Una volta riaccompagnati a casa, è bene restare a riposo tutto il giorno. Per 24 ore non si può guidare né praticare altre attività che richiedano attenzione e riflessi pronti, né maneggiare attrezzi pericolosi o assumere bevande alcoliche. Già nel giorno in cui si è stati sottoposti all'esame si può riprendere a mangiare normalmente, cominciando con cibi leggeri.

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