Nodulo al Seno Maligno: Caratteristiche Ecografiche, Diagnosi e Trattamento

Il tumore del seno (o della mammella) è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. Esso è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule del seno che si trasformano in cellule maligne e acquisiscono la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate e invadere quelli circostanti e, col tempo, anche organi più lontani. In teoria tutte le cellule presenti nel seno possono dare origine a un tumore, ma nella maggior parte dei casi il cancro ha origine dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti galattofori.

Il cancro del seno colpisce gli organi posti tra la pelle e la parete del torace, costituiti da tre tipi di tessuto: quello ghiandolare, quello connettivo e quello adiposo. Le strutture ghiandolari, chiamate lobuli, sono unite tra loro a formare un lobo. In età adulta, in un seno sono presenti da 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi).

Quanto è diffuso il tumore al seno?

Secondo i dati riportati nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2024, a cura dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM), dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), di Fondazione AIOM e di PASSI, il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente in Italia. Con oltre 53.000 nuove diagnosi nel 2024, questo tumore rappresenta il 30,3% di tutti i tumori che hanno colpito le donne in Italia nello stesso anno e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati nel Paese.

L’incidenza, ovvero il numero di nuovi casi in un periodo di tempo definito, del tumore della mammella è in leggera crescita soprattutto nelle donne più giovani. Nonostante ciò, nelle donne tra i 20 e i 49 anni si è registrata una diminuzione complessiva della mortalità per questa neoplasia del 16,2% nel periodo 2006-2021, anche se questo tipo di cancro rimane la prima causa di morte per tumore nelle donne (il 31%).

Fattori di Rischio

Vi sono diversi fattori di rischio per il tumore della mammella, alcuni dei quali sono modificabili perché agendo su di essi si può ridurre il rischio di sviluppare il cancro, mentre altri non possono essere modificati.

Fattori di rischio non modificabili:

  • L’età, in quanto il rischio di ammalarsi aumenta con l’invecchiamento.
  • Una storia familiare o personale di tumore della mammella o ovarico. In particolare, per quanto riguarda la familiarità, si stima che il 5-10% circa dei tumori mammari sia ereditario, ovvero sia legato alla presenza di una mutazione trasmessa dai genitori in specifici geni. Tra i geni di questo tipo più noti e studiati vi sono BRCA1 e BRCA2: mutazioni in questi geni sono responsabili del 50% circa delle forme ereditarie di tumore della mammella.
  • Fattori legati alla riproduzione. Possono leggermente aumentare il rischio una maggiore durata del periodo fertile dovuta a un primo ciclo mestruale precoce (prima dei 12 anni) o a una menopausa tardiva (dopo i 55 anni), una maggiore esposizione dell’epitelio ghiandolare agli estrogeni, l’assenza di gravidanze o una prima gravidanza portata a termine dopo i 30 anni e, infine, non aver allattato al seno.
  • Una precedente esposizione a radiazioni, per esempio se si è state sottoposte alla radioterapia, in particolare a livello toracico.
  • L’uso di alcuni tipi di contraccettivi ormonali orali (che pure sembrano ridurre le probabilità di ammalarsi di tumore ovarico) e di alcune terapie ormonali sostitutive in menopausa per contrastarne i sintomi.

Fattori di rischio modificabili:

  • Molti fattori di rischio modificabili sono legati ad abitudini e comportamenti. Tra questi il sovrappeso e l’obesità, spesso legati a un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri raffinati e povera di frutta e verdura, oltre al consumo di alcol e al fumo.

Tipologie di Tumore al Seno

Esistono numerosi tipi di tumore del seno e sono diversi anche i possibili metodi utilizzati per classificare queste malattie. Nella maggior parte dei casi si tratta di carcinomi, ovvero di tumori che prendono origine da cellule epiteliali. Il carcinoma duttale si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti galattofori e può poi diffondersi anche oltre la parete del dotto stesso. Rappresenta l'80% di tutte le diagnosi di tumore mammario.

Il carcinoma lobulare parte invece dal lobulo e si può estendere oltre la sua parete al tessuto circostante. Rappresenta il 10-15% di tutti i tumori mammari e può colpire contemporaneamente entrambi i seni o comparire in più punti nello stesso seno. Altre forme di carcinoma meno frequenti sono il carcinoma tubulare, quello papillare, quello mucinoso e quello cribriforme. Sono in grado di dare metastasi ed hanno prognosi in genere favorevole.

A differenza di quelli sopra elencati, il carcinoma intraduttale in situ è invece una forma tumorale non invasiva (o pre-invasiva) e con prognosi favorevole.

Prevenzione

In generale è possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi seguendo uno stile di vita salutare, come per esempio mantenere il proprio peso corporeo nella norma, svolgere attività fisica, evitare il fumo e il consumo di alcolici e preferire gli alimenti vegetali a quelli grassi.

Anche allattare i figli per almeno 6 mesi aiuta a ridurre il rischio di tumore del seno, perché l'allattamento induce modifiche biologiche nelle cellule mammarie, con un esito protettivo.

Un altro aspetto essenziale per aumentare le probabilità di cura è rappresentato dall’adesione ai programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore del seno. L’invito ad aderire a tali programmi è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e prevedono l’esecuzione di una mammografia gratuita ogni 2 anni. In alcune regioni italiane l’invito è esteso sperimentalmente a una fascia di età più ampia, compresa tra i 45 e i 74 anni.

L’ecografia può essere eseguita su indicazione del medico come ulteriore accertamento diagnostico. È un esame molto utile in particolare per esaminare il seno delle donne giovani, dato che la densità mammaria è maggiore.

È inoltre buona abitudine fare una visita del seno presso un medico esperto almeno una volta l'anno, indipendentemente dall'età.

Infine, l'autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare eventuali cambiamenti nel proprio seno. La sua efficacia in termini di screening è però molto bassa: questo significa che può integrare, ma non sostituire le visite mediche e la mammografia da effettuare a partire dall'età consigliata.

Quando l’analisi della storia medica familiare o personale mette in luce specifiche caratteristiche di rischio, per esempio l’aver ereditato una mutazione genetica che aumenti le probabilità di ammalarsi, possono essere utili strumenti di prevenzione il counselling genetico, ovvero un colloquio specialistico con un genetista esperto, e l’eventuale esecuzione di test genetici su indicazione dello specialista per la ricerca di mutazioni, per esempio nei geni BRCA 1 e BRCA2. In caso di positività a questi test, è possibile rafforzare le misure di controllo usando la risonanza magnetica per identificare il tumore mammario in fase precoce qualora dovesse presentarsi, oppure ricorrere alla mastectomia bilaterale preventiva, ovvero alla rimozione chirurgica del seno. Nei casi di mutazioni nei geni BRCA1 e 2, note per essere legate anche al rischio di tumore ovarico, la mastectomia può essere accompagnata anche dalla rimozione di tube e ovaie.

Sintomi

In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. I risultati di uno studio effettuato in quasi mille donne con dolore al seno hanno dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% dei casi erano presenti lesioni benigne (come le cisti) e nel resto dei casi non vi era alcuna lesione. Il dolore era verosimilmente provocato soltanto dalle naturali variazioni periodiche degli ormoni.

Eventuali noduli palpabili o addirittura visibili sono invece in genere i principali segni di allarme. Va sottolineato che la metà dei casi di tumore del seno si presenta nel quadrante superiore esterno della mammella.

La donna ha un ruolo attivo e di primo piano nella diagnosi precoce del tumore della mammella: è importante infatti “conoscere” il proprio seno e segnalare al medico eventuali alterazioni della forma del capezzolo (in fuori o in dentro), perdite da un capezzolo solo (se la perdita è bilaterale il più delle volte la causa è ormonale) e cambiamenti della pelle (aspetto a buccia d'arancia localizzato) o della forma del seno. Anche un ingrossamento dei linfonodi ascellari potrebbe rappresentare un campanello d’allarme.

Diagnosi

Il cancro del seno viene diagnosticato prevalentemente attraverso esami di diagnostica per immagini, in particolare la mammografia e l'ecografia mammaria. La scelta del medico di quale dei due esami prescrivere, a volte entrambi, dipende da diversi fattori, tra i quali l’età. In alcuni casi specifici (per esempio in caso di mammelle molto dense o di lesioni difficili da classificare) è possibile ricorrere anche alla risonanza magnetica.

L'eventuale identificazione di noduli o formazioni sospette porta in genere il medico a consigliare una biopsia, che può essere eseguita in un ambulatorio di senologia diagnostica con un prelievo mediante un ago inserito nel nodulo. In alcuni casi particolari è possibile dover ricorrere al lavaggio dei dotti. Questa procedura consiste nell'introduzione di liquido nei dotti galattofori attraverso i forellini presenti sul capezzolo. Il liquido raccolto dopo il "lavaggio" contiene alcune cellule della parete dei dotti stessi che possono essere studiate al microscopio alla ricerca di eventuali differenze rispetto alla norma.

Sul campione prelevato vengono eseguite diverse analisi che permettono di esaminare le caratteristiche delle cellule (esame citologico) o del tessuto (esame istologico). Fondamentali, soprattutto ai fini di determinare la prognosi e il trattamento più idoneo, sono le indagini biologiche che vengono effettuate sul tessuto prelevato durante la biopsia, per valutare alcune caratteristiche del tumore. Tra queste vi sono l’espressione dei recettori ormonali e dell’oncoproteina HER2, una molecola che aiuta le cellule tumorali a crescere più velocemente, ma che è anche il bersaglio di diverse terapie antitumorali.

Sul campione istologico viene inoltre determinato il grado della malattia, ovvero quanto le cellule del tumore mammario differiscano dalle cellule normali: un grado più basso indica una malattia meno aggressiva.

Una volta stabilita la presenza del tumore mammario, in base alle sue caratteristiche ed estensione, il medico valuterà la necessità di effettuare ulteriori indagini radiologiche per verificarne l’eventuale diffusione in altre aree dell’organismo, come l’ecografia, la tomografia computerizzata (TC), la scintigrafia ossea o la tomografia a emissione di positroni (PET).

Evoluzione

Assegnare uno stadio al tumore - un processo chiamato “stadiazione” - è fondamentale per scegliere le terapie da somministrare alla paziente. Come per la maggior parte dei tumori solidi, anche per il tumore mammario si utilizza il sistema di stadiazione TNM, con cui si valutano in particolare tre parametri: l’estensione della malattia (T), il coinvolgimento dei linfonodi (N) e la presenza di metastasi (M).

Come si cura

La scelta del percorso terapeutico dipende da diversi fattori, tra i quali le condizioni della paziente, le caratteristiche biologiche del tumore, la diffusione della malattia e molto altro ancora.

In linea generale, la maggior parte delle donne con un tumore della mammella viene sottoposta a un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.

Se possibile si ricorre alla chirurgia conservativa, ovvero a interventi chirurgici che mirano a “salvare” il seno, rimuovendo solo la parte in cui si trova la lesione. Questa tecnica è chiamata anche quadrantectomia (o ampia resezione mammaria) e consiste nell’asportazione del solo quadrante del seno interessato dal tumore e nella rimozione dei linfonodi dell’ascella. Talvolta è necessario asportare più di un quadrante di seno: in tal caso si parla di mastectomia parziale o totale (o radicale), a seconda della quantità di tessuto prelevato nell’intervento. In molti casi oggi è possibile applicare la tecnica della mastectomia che conserva il complesso di areola e capezzolo assieme alla cute circostante (in inglese “nipple sparing mastectomy”).

I risultati di numerosi studi hanno dimostrato che nelle donne che hanno la possibilità di scegliere tra i due tipi di intervento, la chirurgia conservativa (seguita da radioterapia) è efficace quanto la mastectomia in termini di sopravvivenza.

La chirurgia ha un ruolo importante anche nel determinare la diffusione della malattia attraverso l’analisi dei linfonodi ascellari. Asportando e poi analizzando i cosiddetti linfonodi sentinella, ovvero i primi linfonodi ascellari ai quali si può diffondere la malattia, i medici sono in grado di individuare l’eventuale presenza di cellule tumorali in tali linfonodi e stabilire così se sia necessario procedere alla rimozione completa o parziale di tutti i linfonodi ascellari (linfadenectomia o “svuotamento ascellare”).

Che la chirurgia sia conservativa o si tratti di una mastectomia, si può poi procedere alla ricostruzione del seno. In rari casi, se la donna deve sottoporsi a radioterapia, si tende ad aspettare la fine del trattamento, che potrebbe interferire con la cicatrizzazione (ricostruzione differita), altrimenti si può procedere alla ricostruzione del seno anche nel corso dell'intervento stesso (ricostruzione concomitante). La ricostruzione mammaria può essere effettuata utilizzando protesi definitive o provvisorie oppure tessuti muscolari e/o cutanei della paziente stessa.

La radioterapia adiuvante (effettuata dopo l’intervento chirurgico) viene utilizzata allo scopo di proteggere la restante ghiandola mammaria dal rischio di recidiva locoregionale ed è stato dimostrato che può ridurre la mortalità legata al tumore. Il trattamento dura pochi minuti e va ripetuto in genere per cinque giorni alla settimana, per tre settimane di seguito. In alcuni casi si può scegliere di somministrare le prime dosi di radioterapia già nel corso dell’intervento chirurgico.

Dopo l'intervento chirurgico la valutazione istologica e biologica è essenziale per definire le terapie mediche precauzionali e ridurre al minimo il rischio che la malattia possa ripresentarsi o colpire altri organi (metastasi a distanza). Per questo motivo a molte pazienti viene proposta una terapia con farmaci antitumorali, come la chemioterapia, le terapie anti-ormonali, l’immunoterapia o i trattamenti con farmaci che vanno a colpire specifici bersagli molecolari.

La chemioterapia è utile, ma non sempre è necessaria, e viene prescritta dopo una valutazione delle caratteristiche di ciascuna paziente.

Caratteristiche dei Noduli al Seno

L’insorgenza di un nodulo al seno può dipendere da svariate cause. In molti casi si tratta di fibroadenomi, alterazioni fibrocistiche non maligne o infiammazioni di varia natura. I noduli al seno possono appartenere a diverse categorie e la loro classificazione è basata sulla natura e sulle caratteristiche strutturali (dimensione, forma, consistenza) e cellulari della lesione.

  • Noduli benigni: presentano contorni netti e sono mobili, ovoidali o rotondeggianti.
  • Noduli maligni: in genere di consistenza dura, con contorni non ben delimitati e aderente alla cute o ai tessuti circostanti.

Tipologie di noduli benigni:

  • Fibroadenomi: si presentano al tatto come noduli duri e dai bordi ben definiti, simili a piccole palline circoscritte.
  • Cisti al seno: si tratta di sacche piene di liquido che possono formarsi nel tessuto mammario.
  • Mastopatia fibrocistica: è la causa più comune di noduli al seno.
  • Adenosi: è un’alterazione benigna del tessuto mammario caratterizzata dalla presenza di piccoli noduli, visibili in genere solo mediante ecografia o mammografia.
  • Mastite: è un’infiammazione del tessuto mammario, talvolta accompagnata da infezione e un ascesso conseguente a tale processo può produrre una massa (nodulo) apprezzabile al tatto.
  • Ascesso mammario: è più frequente nel periodo dell’allattamento e rappresenta una complicanza della mastite. È caratterizzato da un nodulo doloroso che tende ad aumentare gradualmente.
  • Galattocele: può comparire nella fase post-partum. Si presenta come una cisti rotondeggiante, mobile e ripiena di latte.

Carcinoma mammario:

È causato dalla crescita incontrollata delle cellule tumorali che nello stadio più avanzato possono formare un nodulo. Un nodulo al seno maligno è in genere di consistenza dura, con contorni non ben delimitati e aderente alla cute o ai tessuti circostanti. In questo caso possono essere presenti altri segni e sintomi associati al cancro della mammella come retrazione del capezzolo, ondulazioni e rientranze, pelle a buccia d’arancia, ecc.

Diagnosi Precoce

La Diagnosi Precoce è dunque fondamentale, specie per individuare quei noduli di natura maligna che potrebbero progredire in carcinoma mammario. Dunque bisogna utilizzare la diagnostica a scopo di prevenzione.

Procedure diagnostiche:

  • Agoaspirato: aspirazione tramite un ago (ed eventuale siringa) di cellule da un tessuto, nodulo, liquido. Le cellule verranno poi lette al microscopio (citologia) per formulare la diagnosi.
  • Biopsia: asportazione di un frammento di tessuto per essere analizzato con esame istologico.

Trattamenti

I fibroadenomi possono essere asportati chirurgicamente in anestesia locale, ma spesso recidivano. Per le cisti al seno non è previsto alcun trattamento, tranne quando i sintomi e le dimensioni della lesione creano disagio alla paziente. In questi casi, è utile drenare il fluido contenuto all’interno delle formazioni sacciformi mediante agoaspirazione, rendendo la ghiandola mammaria meno tesa e dolente. L’asportazione chirurgica è prevista in rari casi.

Autore: Dr. The palpable breast lump: information and recommendations to assist decision-making when a breast lump is detected. The Steering Committee on Clinical Practice Guidelines for the Care and Treatment of Breast Cancer. Canadian Association of Radiation Oncologists. CMAJ. 1998 Feb 10;158 Suppl 3:S3-8.

Daly C, Puckett Y. New Breast Mass. 2022 Oct 6. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2023 Jan-.

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