Morbo di Crohn: Diagnosi e Importanza della Colonscopia Anche in Caso di Esito Negativo

La malattia di Crohn è una malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI) che può colpire la parete di tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. Nella maggior parte dei casi, la malattia colpisce principalmente l’ileo, ovvero l’ultima parte dell’intestino tenue, e il colon. Le cause di questa infiammazione sono solo parzialmente conosciute. L’ipotesi patogenetica prevalente è quella di tipo multifattoriale, implicando una certa predisposizione genetica da parte dell’individuo, una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di determinati antigeni, e fattori ambientali ancora poco noti.

Per diagnosticare la Malattia di Crohn è necessaria attenta anamnesi, una visita accurata e indagini di laboratorio e strumentali, utili a differenziare la malattia da altre patologie e a localizzare e definire la gravità della malattia. Talvolta la Malattia si presenta con un quadro complesso, rendendo difficile una rapida diagnosi. La Morbo di Crohn è caratterizzata anche da manifestazioni infiammatorie extra-intestinali, ossia lesioni in organi diversi dall’intestino, come cute, occhi e articolazioni.

Il Ruolo della Colonscopia nella Diagnosi del Morbo di Crohn

La colonscopia è un esame fondamentale per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), quindi anche della malattia di Crohn. Con questo esame è infatti possibile:

  • porre una diagnosi certa, confermata da eventuali biopsie della parete intestinale;
  • monitorare l'evoluzione della patologia nel corso del tempo;
  • confermare il successo delle terapia farmacologica;
  • osservare gli esiti di un intervento chirurgico, come la resezione intestinale.

La colonscopia è un esame visivo dell'interno di retto, colon e dell'ultima parte dell'intestino tenue condotto per mezzo di una sonda flessibile alla cui estremità sono collocate una telecamera e una fonte luminosa. Tramite questa indagine il gastroenterologo ha modo di visualizzare su un monitor l'interno di questi organi così da evidenziare eventuali:

  • parti di mucosa intestinale infiammata;
  • ulcere e afte;
  • stenosi (restringimenti dell'intestino tenue);
  • altre anomalie patologiche.

Questi segni sono infatti indicativi di un'infiammazione in atto, prodotta dalla malattia. Durante la colonscopia però può anche essere evidenziata la presenza di diverticoli e una loro eventuale infiammazione, polipi e masse tumorali.

L'Importanza delle Biopsie

Nel corso di una colonscopia per malattia di Crohn il medico può prelevare piccoli frammenti della mucosa intestinale per sottoporli a biopsia (esame istologico): ciò consente di conoscere, a livello microscopico, le caratteristiche del tessuto e quindi la natura dell'eventuale infiammazione e altre di altre condizioni patologiche. In particolare nella malattia di Crohn la colonscopia risulta un esame essenziale, principalmente per due ragioni:

  • in questa malattia, contrariamente alla rettocolite ulcerosa, i tratti di intestino malati appaiono intervallati da tratti sani. Pertanto la colonscopia è fondamentale, insieme alle biopsie, per discriminare le due patologie;
  • durante la colonscopia il gastroenterologo può provare a superare la valvola ileocecale (collocata tra colon e intestino tenue) così da visualizzare anche l'ultima parte dell'ileo. Ciò è importante nella malattia di Crohn che spesso vede un interessamento, con eventuali stenosi, proprio di questo segmento.

Colonscopia Negativa: Cosa Significa?

Il risultato della colonscopia si esprime in termini di positivo/negativo. Quando l’esito è negativo vuol dire che non sono state riscontrate anomalie nel colon. Un risultato positivo indica invece la presenza di polipi o di tessuto anomalo. Non bisogna spaventarsi: la maggior parte dei polipi non sono forme tumorali maligne, ma alcuni possono essere in forma pre-cancerosa che potrebbe degenerare in una forma maligna. Il tumore del colon-retto ha infatti origine quasi sempre da polipi adenomatosi, cioè da tumori benigni nati dalla proliferazione delle cellule della mucosa intestinale.

Anche in caso di colonscopia negativa, è fondamentale considerare altri aspetti clinici e diagnostici. Ad esempio, nel caso di una giovane paziente con sintomi suggestivi di Crohn, ma con colonscopia negativa senza biopsie, è importante valutare altri esami come gastroscopia e videocapsula per indagare possibili lesioni in altre sedi del tratto gastrointestinale.

Preparazione e Procedura della Colonscopia

Per garantire la buona riuscita della colonscopia occorre che l'intestino del paziente affetto da malattia di Crohn sia vuoto e pulito. Per questa ragione il paziente deve:

  • seguire nei giorni precedenti una specifica dieta povera di scorie e ricca di liquidi;
  • assumere una preparazione liquida per bocca che, provocando diarrea, consente la pulizia dell'intestino;
  • presentarsi a digiuno da solidi da 24 ore e da liquidi nelle ultime quattro.

Per prima cosa bisogna sdraiarsi sul fianco sinistro con le ginocchia piegate e ricevere i sedativi per via endovenosa. A questo punto il medico introduce lo strumento attraverso l’ano fino al retto e al colon, introducendo aria per distendere le pareti dell’intestino ed esaminarle meglio. Se il medico individua la presenza di polipi, sulla mucosa intestinale potrà decidere di eliminarli direttamente o successivamente. È importante rimuovere i polipi perché con il tempo potrebbero trasformarsi in lesioni tumorali maligne (cancro del colon-retto).

La colonscopia è un esame invasivo, e per molti doloroso, pertanto si propone l’anestesia, locale o totale. In quest’ultimo caso il paziente verrà tenuto qualche ora in osservazione finita la procedura, che dura dai 15 minuti se non ci sono operazioni da fare, fino a 60 minuti in presenza di polipi. Se la procedura è stata eseguita con anestesia totale, il paziente sarà tenuto in osservazione per qualche ora. È comunque consigliato per tutti quelli che si sottopongono a colonscopia di farsi accompagnare da qualcuno all’esame, in caso di effetti dei farmaci anestetici somministrati. Terminato l’esame si può mangiare qualcosa.

Alternative alla Colonscopia Tradizionale

La colonscopia virtuale è una TAC, che permette di ottenere immagini tridimensionali del colon individuando la presenza di neoplasie, polipi, diverticoli, senza necessità di introdurre strumenti nel colon, ma solo immettendo un apposito gas attraverso una sonda rettale. È particolarmente consigliata in pazienti molto anziani e fragili. Come preparazione, è necessario un digiuno nelle dodici ore che precedono l’esame e l’assunzione di lassativi.

Fino ad oggi, per valutare lo stato infiammatorio della mucosa intestinale era necessario ricorrere ad esami invasivi come la colonscopia e il conseguente esame istologico. Di recente, però, ha trovato sempre più credito l’uso di marcatori non invasivi: tra questi, uno dei più attendibili e sicuri è rappresentato dalla determinazione della concentrazione fecale della Calprotectina, una proteina antimicrobica, presente in grande quantità nei granulociti neutrofili e in misura minore nei monociti.

Calprotectina Fecale e Diagnosi Differenziale

Il dosaggio quantitativo della calprotectina fecale è estremamente utile perché ci consente una diagnosi differenziale tra le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (Morbo di Crohn e la Colite Ulcerosa) e le patologie non organiche, di tipo funzionale come la Sindrome del Colon Irritabile, che non necessitano di ulteriori esami invasivi come la colonscopia. Nei pazienti affetti da Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali il livello di calprotectina è infatti generalmente molto elevato, mentre al contrario nei soggetti affetti da Sindrome del Colon Irritabile, il livello di calprotectina risulta nella norma o poco aumentato.

Altri Esami Diagnostici

Oltre alla colonscopia e alla calprotectina fecale, altri esami possono essere utili nella diagnosi e nel monitoraggio del morbo di Crohn:

  • Esami del sangue: comprendono l’emocromo completo per valutare lo stato di salute generale e la presenza di anemia e di elevato numero di globuli bianchi indici d’infiammazione come la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C reattiva (PCR).
  • Esame delle feci: in presenza di diarrea comprende la ricerca di virus (es. Rotavirus), batteri e parassiti. In particolare è raccomandata la ricerca del Clostridium difficile.
  • Entero-RMN: risonanza magnetica addominale con mezzo di contrasto assunto sia per via orale che somministrato per via endovenosa che permette di localizzare l’infiammazione, di valutare eventuali complicanze e di valutare l’estensione e l’attività infiammatoria.
  • Enteroscopia con videocapsula: metodica endoscopica utile per diagnosticare lesioni del piccolo intestino che non sono accessibili con la colonscopia.

Screening del Colon Retto

Lo screening prima della colonscopia ti salva la vita. La diagnosi precoce ci salva letteralmente la vita, ma la colonscopia non è un esame di screening, che significa che viene prescritto solo in presenza di sintomi, oltre a essere invasivo. L’unico modo per scoprire ed eliminare le lesioni precancerose per tempo è lo screening del colon retto, un semplice test del sangue occulto nelle feci, che non richiede alcun esame medico, ma solo di depositare un po’ delle proprie feci in un’apposita scatola da consegnare al laboratorio analisi. Circa 5 persone su 100 risultano positive a questo screening, ma non bisogna spaventarsi: il sangue può provenire da emorroidi o da piccole lesioni dovute alla stitichezza. Lo screening del colon retto viene eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni, è gratuito e basta presentarsi con il prodotto alla data e ora indicata sulla lettera di invito da parte della propria Azienda Sanitaria.

Prevenzione

È importante attuare misure di prevenzione per ridurre il rischio di complicanze e migliorare la qualità di vita dei pazienti con morbo di Crohn:

  • Prevenzione delle neoplasie intestinali eseguendo una colonscopia con biopsie seriate oppure una cromoendoscopia ogni 2-3 anni, in caso di malattia di Crohn estesa nel colon, a partire da 8-10 anni dall’inizio dei sintomi intestinali.
  • Prevenzione delle infezioni opportunistiche, nei pazienti che si sottopongono a terapie immunosoppressive per la malattia di Crohn, eseguendo vaccinazione anti-influenzale ogni 12 mesi, vaccinazione anti-pneumococco ogni 5 anni, vaccinazione anti-Herpes Zoster, e vaccinazione per l’epatite B al momento della diagnosi, se non già effettuata.

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