Morbo di Addison e Glicemia: Una Correlazione Importante

La Malattia di Addison, o insufficienza surrenalica primaria, è una rara condizione cronica in cui le ghiandole surrenali non producono una quantità sufficiente di ormoni essenziali, in particolare cortisolo e aldosterone. Questa carenza ormonale può influire su molteplici funzioni corporee, tra cui il metabolismo, l’equilibrio idrico ed elettrolitico e la risposta allo stress. La malattia richiede una gestione a lungo termine con terapia sostitutiva ormonale per mantenere un equilibrio adeguato nel corpo.

Cos’è il Morbo di Addison?

Il Morbo (o malattia) di Addison, noto anche come insufficienza corticosurrenalica primitiva, è una condizione caratterizzata da un’inadeguata funzione delle cellule della corticale del surrene che determina una carente produzione di cortisolo e aldosterone in primis e di androgeni. Il cortisolo, noto come l’ormone dello stress, è fondamentale per mantenere alcuni equilibri dell’organismo agendo sul metabolismo degli zuccheri, lipidico e proteico e sul sistema immunitario. Insieme all’aldosterone regola inoltre la pressione arteriosa ed i livelli di elettroliti nel sangue. L’aldosterone in particolar modo favorisce il riassorbimento di sodio e l’escrezione di potassio a livello renale. Un suo deficit può quindi determinare una progressiva disidratazione e deplezione di volume con un quadro di iponatriemia (deficit di sodio) e iperkaliemia (eccesso di potassio). Risulta quindi chiaro come questa condizione possa determinare una condizione di emergenza e rischio per la vita.

Quanto è frequente?

La prevalenza di questa patologia varia tra i 100 -140 casi per milione di abitanti nei paesi occidentali, con una maggior predilezione per il sesso femminile e un picco di esordio tra i 30 e i 50 anni.

Cause del Morbo di Addison

La malattia di Addison nell’80% dei casi è determinata da un processo autoimmune che determina una progressiva distruzione della ghiandola surrenalica mentre nel restante 20% può essere determinato da processi infiltrativi (es. granulomi, sarcoidosi, emocromatosi) o tumorali. Il Morbo di Addison, pertanto, può coesistere con altre malattie a carattere autoimmune, di interesse endocrinologico (es. tiroidite di Hashimoto) e non (es. celiachia), che vanno quindi indagate in questi pazienti, soprattutto in presenza di sintomi specifici. Va ricordato come anche un’assunzione cronica di glucocorticoidi (come, ad esempio, nei pazienti in terapia immunosoppressiva) possa determinare un quadro di insufficienza corticosurrenalica funzionale più o meno transitorio.

Sintomi del Morbo di Addison

I sintomi includono affaticamento, debolezza muscolare, perdita di peso, ipotensione e cambiamenti cutanei, come iperpigmentazione della pelle e delle mucose. La malattia di Addison è un processo insidioso e progressivo i cui sintomi possono essere sottovalutati per molto tempo in quanto aspecifici e attribuibili a diverse condizioni. Tuttavia, l’associazione di più sintomi associati alla malattia dovrebbe far sospettare tale condizione.

Sintomi precoci

Tra i sintomi precoci riscontrabili si annoverano:

  • Astenia, spossatezza marcata
  • Riduzione dell’appetito e progressiva perdita di peso
  • Ipotensione ortostatica

Il deficit di cortisolo determina per un meccanismo a feedback un aumento a livello ipofisario del rilascio di ACTH (ormone adrenocorticotropo) e del suo precursore POMC con un conseguente aumento della colorazione della cute, in particolare delle zone del corpo esposte al sole ed a pressione (ginocchia, gomiti, mani) e delle mucose (labbra, gengive, areole, etc.), denominata melanodermia. In assenza di una diagnosi precoce la malattia di Addison si può manifestare direttamente con una crisi surrenalica, condizione caratterizzata da sintomi di severa compromissione dello stato generale con ipotensione, nausea e/o vomito, febbre, astenia marcata e alterazione dello stato di coscienza che può portare al coma. Queste crisi possono comparire tipicamente in condizioni di stress (come ad esempio eventi influenzali, traumi, interventi chirurgici etc.), ovvero laddove i livelli di cortisolo non siano in grado di aumentare in modo significativo come fisiologicamente dovrebbero fare.

Principali sintomi della Malattia di Addison

  • Affaticamento cronico: L’affaticamento è uno dei sintomi più comuni della Malattia di Addison ed è spesso descritto come una stanchezza profonda e persistente che non migliora con il riposo o il sonno. Questo sintomo deriva dalla mancanza di cortisolo, un ormone essenziale per regolare il metabolismo energetico e rispondere allo stress. Senza cortisolo, il corpo non riesce a mantenere livelli adeguati di zucchero nel sangue, causando una sensazione di esaurimento fisico e mentale.
  • Perdita di peso inspiegabile: La perdita di peso è un altro sintomo caratteristico della Malattia di Addison, spesso associato a una riduzione dell’appetito. Questo fenomeno si verifica perché la mancanza di cortisolo e aldosterone influisce negativamente sul metabolismo e sull’assorbimento dei nutrienti. Il deficit di aldosterone provoca una perdita di sodio e acqua, contribuendo ulteriormente alla riduzione del peso corporeo.
  • Ipotensione (pressione bassa): L’ipotensione, o pressione sanguigna bassa, è una manifestazione comune della Malattia di Addison, causata dalla carenza di aldosterone. Questo ormone è responsabile della regolazione del bilancio sodio-potassio e del mantenimento del volume plasmatico. Senza aldosterone, il corpo perde sodio attraverso l’urina, provocando una diminuzione della pressione sanguigna. L’ipotensione può causare sintomi come vertigini, stordimento e svenimenti, soprattutto quando ci si alza rapidamente.
  • Pigmentazione scura della pelle (iperpigmentazione): L’iperpigmentazione è un segno distintivo della Malattia di Addison e si manifesta come un oscuramento anomalo della pelle, particolarmente evidente in aree come le pieghe cutanee, le cicatrici e i punti di pressione (gomiti, ginocchia, nocche). Questo sintomo è causato dall’aumento della produzione di ormone adrenocorticotropo (ACTH), che stimola anche i melanociti a produrre melanina. L’iperpigmentazione può rendere la pelle più scura o marrone, spesso confusa con un’abbronzatura, ma in realtà è un segnale di disfunzione surrenalica.
  • Debolezza muscolare: La debolezza muscolare generalizzata è un sintomo comune e debilitante della Malattia di Addison, legato alla mancanza di cortisolo e al bilancio elettrolitico alterato causato dalla carenza di aldosterone. La perdita di sodio e l’accumulo di potassio nei tessuti interferiscono con la contrazione muscolare, causando stanchezza e debolezza.
  • Crisi surrenalica: Nei casi gravi o non trattati, la Malattia di Addison può portare a una crisi surrenalica, una condizione medica d’emergenza caratterizzata da sintomi acuti come dolore addominale intenso, vomito, disidratazione grave, ipotensione marcata e confusione mentale. La crisi surrenalica si verifica quando il corpo è sottoposto a stress (infezioni, interventi chirurgici, traumi) e non è in grado di produrre cortisolo sufficiente per rispondere a tali eventi. Se non trattata immediatamente, questa condizione può essere fatale.
  • Disturbi gastrointestinali: Nausea, vomito, diarrea e dolori addominali sono sintomi comuni nei pazienti con Malattia di Addison, causati dalla carenza di cortisolo e aldosterone che influiscono sul sistema digestivo. Questi sintomi possono essere confusi con altre condizioni gastrointestinali, ritardando la diagnosi.
  • Alterazioni dell’umore e depressione: La mancanza di cortisolo, un ormone fondamentale per la regolazione dello stress e del tono dell’umore, può portare a cambiamenti emotivi significativi. Ansia, irritabilità, depressione e difficoltà di concentrazione sono comuni nei pazienti con Malattia di Addison.
  • Squilibri elettrolitici: La carenza di aldosterone provoca uno squilibrio nei livelli di sodio, potassio e altri elettroliti, causando sintomi come crampi muscolari, aritmie cardiache e debolezza. L’iperkaliemia (elevati livelli di potassio) può essere particolarmente pericolosa, poiché aumenta il rischio di complicanze cardiache gravi.

Diagnosi del Morbo di Addison

La diagnosi della malattia di Addison parte dalla presenza di sintomi suggestivi. Il primo step per la diagnosi è la valutazione dei livelli di cortisolo di ACTH e degli elettroliti tramite un prelievo di sangue che va eseguito a digiuno preferibilmente entro le 9 del mattino. In presenza di valori borderline non diagnostici può essere necessario eseguire un test da stimolo, somministrando un analogo dell’ACTH e valutando tramite prelievi seriati nell’arco di 60 minuti i livelli di cortisolo. Il dosaggio di anticorpi specifici permette poi di determinarne la causa. Ulteriori approfondimenti possono essere necessari in base al singolo paziente.

Terapia del Morbo di Addison

La terapia della malattia di Addison è una terapia sostitutiva degli ormoni (cortisolo e dell’aldosterone prevalentemente) la cui produzione è deficitaria nel paziente. Si tratta di una terapia cronica e salvavita a base di cortisone acetato o idrocortisone e fludrocortisone solitamente divisa in più dosi giornaliere che possano mimare quella che è la fisiologica produzione. Esiste inoltre un idrocortisone a lento rilascio (Plenadren) che evita al paziente la necessità di assumere più compresse al giorno, migliorando l’aderenza alla terapia.

Glicemia: Cosa è e Come è Regolata

La glicemia misura la concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue. È importante mantenere i livelli sotto controllo in quanto sia l’iperglicemia che l’ipoglicemia (ovvero livelli rispettivamente troppo alti o troppo bassi di glucosio) possono determinare complicanze pericolose.

Regolazione della Glicemia

La regolazione dei livelli ematici dipende principalmente dall’azione di due ormoni, l’insulina e il glucagone, il primo promuove l’assorbimento del glucosio da parte delle cellule quando il livello di questo zucchero aumenta, e il secondo aumenta il livello di glucosio nel sangue quando questo scende troppo.

Diabete, Iperglicemia e Ipoglicemia

Quando i livelli di glucosio nel sangue si alzano oltre la norma (iperglicemia) a causa di una scarsa (o assente) produzione di insulina, oppure per l’incapacità dell’organismo di utilizzare questo ormone, si parla rispettivamente di diabete di tipo 1 o 2.

Più raramente, l’iperglicemia può essere secondaria a condizioni stressanti, quali: infarto, ictus, infezioni, patologie endocrine come l’acromegalia e la sindrome di Cushing, malattie del pancreas.

Alcuni farmaci possono portare a un aumento transitorio della glicemia o a un suo peggioramento in pazienti già diabetici, tra cui: corticosteroidi, anti-psicotici, anti-retrovirali.

L’ipoglicemia è invece causata: il più delle volte, dall’inappropriata somministrazione di farmaci utilizzati per controllare il diabete, quali sulfaniluree ed insulina; più raramente, in seguito a tumori del pancreas secernenti insulina, malattie endocrine, quali il morbo di Addison, malattie epatiche avanzate e alcuni interventi di chirurgia bariatrica.

Valori Normali di Glicemia

I valori di glicemia considerati normali sono compresi tra:

  • 70 e 99 milligrammi/decilitro (mg/dl) a digiuno
  • inferiori a 140 mg/dl 2 ore dopo l’assunzione di una soluzione di glucosio (test da carico di glucosio).

Quando i Valori della Glicemia sono Preoccupanti?

Si parla di iperglicemia a digiuno quando il valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl, e di alterata tolleranza al glucosio in caso di valori compresi tra 140 e 199 mg/dl due ore dopo un test da carico di glucosio.

Si considerano indicatori di diabete mellito i valori di glicemia a digiuno uguali/superiori a 126 mg/dl, rilevati in due diverse occasioni, oppure uguali/maggiori a 200 mg/dl, rilevati in qualsiasi momento della giornata in pazienti sintomatici o due ore dopo un test da carico orale di glucosio.

Nei pazienti diabetici l’ipoglicemia viene definita quando i livelli di glucosio nel sangue scendono sotto i 70 mg/dl.

Cosa Influenza la Glicemia?

La concentrazione di glucosio nel sangue fluttua in modo fisiologico nel corso della giornata ed è influenzata da alimentazione e attività fisica: la glicemia tende a scendere al suo punto più basso dopo ore di digiuno, generalmente pertanto al risveglio, e a salire qualche ora dopo un pasto. Il livello glicemico si abbassa inoltre dopo un’intensa attività fisica, perché lo zucchero nel sangue viene utilizzato come fonte di energia per l’attività muscolare.

Per mantenere la glicemia entro i valori normali è importante:

  • seguire una dieta povera di alimenti con elevato indice glicemico e ricca di legumi, frutta e verdura;
  • praticare attività fisica regolarmente;
  • in caso di diabete, assumere correttamente e puntualmente i farmaci prescritti.

Cause di Ipoglicemia e Iperglicemia

Ipoglicemia: le cause

L’ipoglicemia può avere diverse cause, tra cui le più comuni sono:

  • eccessivo consumo di alcol in periodi di digiuno;
  • terapia con sulfaniluree;
  • sovradosaggio della terapia insulinica nei pazienti affetti da diabete.

In casi più rari l’ipoglicemia può essere causata da: patologie epatiche (cirrosi, per esempio) in condizioni di digiuno; tumori pancreatici; morbo di Addison, una malattia rara che colpisce le ghiandole surrenali.

Iperglicemia: le cause

Livelli di glucosio nel sangue superiori alla norma sono di frequente causati da:

  • scarsa (o assente) produzione di insulina (diabete di tipo 1);
  • incapacità dell’organismo di utilizzare l’insulina prodotta (diabete di tipo 2);
  • uso di alcuni farmaci, come per esempio i corticosteroidi.

In casi più rari, l’iperglicemia può essere causata da alcune patologie, come: acromegalia (malattia causata da un eccesso di ormone della crescita); sindrome di Cushing (condizione causata da un eccesso di cortisolo nel sangue); pancreatite; tumori del pancreas; eventi stressanti acuti (ad esempio infarto del miocardio o ictus); episodi infettivi acuti.

Nelle persone in trattamento per il diabete, l’iperglicemia può dipendere da: scarsa aderenza alla dieta o alla terapia antidiabetica prescritta; vita sedentaria; inefficacia dei farmaci.

Sintomi di Ipoglicemia e Iperglicemia

Ipoglicemia: i sintomi

I primi sintomi dell’ipoglicemia possono comprendere:

  • pallore;
  • sensazione di stanchezza;
  • sudorazione ingiustificata;
  • nausea o fame;
  • vertigini;
  • tremore;
  • battito cardiaco accelerato (tachicardia) o martellante (palpitazioni);
  • irritabilità, ansia, sbalzi d’umore;
  • mal di testa.

Se i livelli di glucosio nel sangue restano bassi a lungo, si possono manifestare altri disturbi, come: visione offuscata; debolezza e sonnolenza; difficoltà di concentrazione e stati confusionali; crisi epilettiche; collasso o svenimento.

Iperglicemia: i sintomi

I sintomi dell’iperglicemia si manifestano gradualmente, e soltanto quando i livelli di zucchero nel sangue sono molto alti.

Il Ruolo del Cortisolo nel Metabolismo del Glucosio

Il cortisolo è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali in risposta all’ormone adrenocorticotropo (ACTH) rilasciato, a sua volta, dall’ipofisi anteriore. Esso stimola la gluconeogenesi epatica aumentando la produzione di glucosio riducendo la sensibilità all’insulina nei tessuti periferici. Questo porta ad elevati livelli di glicemia che, se prolungati, possono contribuire anch’essi allo sviluppo di insulino-resistenza e diabete di tipo 2.

leggi anche: