Il misuratore di glicemia portatile è un piccolo apparecchio sempre più diffuso nelle case delle famiglie. Questo apparecchio è utilizzato principalmente - ma non esclusivamente - dalle persone che devono costantemente monitorare i livelli di zucchero nel sangue, in primo luogo i diabetici che affrontano terapie insuliniche e le donne in gravidanza alle quali è stato diagnosticato il diabete gestazionale. Altro vasto campo di applicazione di questo strumento è nei regimi dietetici.
Tipologie di misuratori di glicemia (glucometri)
Esistono in sostanza tre tipologie di misuratori di glicemia, detti anche glucometri:
- La prima e più utilizzata - perché ritenuta più affidabile - è quella che prevede un piccolo prelievo di sangue attraverso un pungidito, o "lancetta".
- La seconda tipologia di glucometro è meno invasiva, e prevede una rilevazione del livello di glicemia attraverso una serie di sensori da collocare sul braccio.
- In futuro, però, potrebbe essere reso disponibile un glucometro che si basa sulla tecnologie NIGM o non invasive blood glucose monitoring - ossia sulla misurazione non invasiva del glucosio - che, ricorrendo a sensori molto potenti, potrebbe essere in grado di misurare il valore della concentrazione del glucosio non più da una goccia di sangue o dal liquido interstiziale (ISF) ma anche attraverso la pelle con l’ausilio di una luce laser o attraverso la saliva, il respiro o il sudore.
Evoluzione dei glucometri
Da tre decenni, i glucometri svolgono un ruolo attivo nel management della patologia diabetica. Il primo brevetto di un misuratore domiciliare della glicemia fu depositato nel 1971, negli Stati Uniti, da Anton Clemens. Si trattava di un device in grado di stabilire automaticamente una variazione di colore, determinata da un enzima, di alcune strisce contenenti un particolare reagente.
Prima dell'introduzione in commercio del device, la concentrazione di glucosio nel sangue veniva determinata attraverso la lettura del cambiamento di colore confrontato con una tabella di riferimento. Il brevetto di Clemens si diffuse rapidamente ed in modo capillare, ma il suo utilizzo rimase confinato all'ambiente ospedaliero; il primo paziente a sperimentare l'uso domestico dell'apparecchio fu Richard Bernstein, un medico americano sofferente di diabete di tipo I.
I primi studi compiuti utilizzando il nuovo device in ambiente domiciliare furono pubblicati nel 1978 da Peterson e dai suoi collaboratori. Peterson reclutò 10 pazienti affetti da diabete di tipo I; all'atto dell'arruolamento, i pazienti presentavano un'età media di 25 anni e un valore medio dell'emoglobina glicata (HbA1c) del 10,3%. A seguito dell'utilizzo domiciliare del nuovo device, i pazienti mostrarono un valore di HbA1c pari al 5,4% ad un follow-up di 4-6 settimane.
In uno studio successivo effettuato su un numero più elevato di pazienti (n=64), Sönksen mostrò che il 64% dei soggetti era in grado di mantenere il valore di glucosio inferiore a 10,0 mmol/L per un periodo superiore all'anno. I risultati ottenuti dai primi studi hanno dimostrato come l'automonitoraggio glicemico abbia permesso enormi progressi, sia in termini clinici, rendendo possibile il passaggio verso una reale autogestione della malattia, sia in termini di conoscenza, documentando diversi aspetti della fisiologia e della fisiopatologia dell'omeostasi glicemica che erano stati precedentemente soltanto intuiti.
L'automonitoraggio del glucosio ematico era inoltre ben tollerato dai pazienti e aveva per messo di ridurre la frequenza di casi conclamati di ipoglicemia. Il controllo continuativo della glicemia fornisce informazioni riguardanti la direzione, l'importanza, la durata, la frequenza e le potenziali cause di fluttuazione dei livelli ematici di glucosio, avvisando i pazienti in caso di ipoglicemia o di cambiamenti repentini della concentrazione ematica di glucosio.
Come funziona un glucometro tradizionale
Gli apparecchi por tatili per la determinazione rapida della glicemia consentono di misurare la concentrazione di glucosio su sangue intero, di solito sangue capillare ottenuto dalla puntura del polpastrello di un dito. La goccia di sangue viene posta su una striscia reattiva e inserita nello strumento per la lettura. Il principio su cui si basa la misura dei più comuni glucometri consiste nella quantificazione di una reazione enzimatica, l'ossidazione del glucosio operata dalla glucosioossidasi, che risulta proporzionale alla sua concentrazione nel sangue. La reazione avviene ponendo un campione di sangue su una striscia reattiva alla glucosio-ossidasi.
Accuratezza dei glucometri
Non esistono, ad oggi, standard universali per classificare l'accuratezza dei glucometri. In assenza di un dato preciso di riferimento, è impor tante considerare le raccomandazioni fornite dall'American Diabetes Association e dall'FDA secondo cui la variabilità tra la misurazione quantitativa domiciliare e il dato di laboratorio non deve superare il 5-10%; comunque, anche un margine oscillante tra il 12 e il 15% è ampiamente sufficiente per per mettere al diabetico di conoscere, in ogni momento, la sua situazione clinica e prevenire eventuali attacchi di iper o di ipoglicemia.
Tutti i glucometri in commercio sono in grado di produrre risultati clinicamente accurati. Inoltre, l'affidabilità dei risultati ottenuti non dipende soltanto dall'accuratezza analitica dello strumento, ma anche dalle capacità dell'operatore e dalla qualità delle strisce reattive. Affinché l'errore totale sia inferiore al 10%, a un glucometro affidabile è indispensabile affiancare un operatore a sua volta affidabile.
L'utilizzo regolare del glucometro per mette di identificare ed eventualmente trattare episodi di iper o di ipoglicemia, prendere decisioni riguardanti l'assunzione di determinati cibi o medicinali, valutare il dosaggio di insulina in risposta a un esercizio fisico, deter minare l'effetto prodotto dal cibo ingerito sulla glicemia e trattare le eventuali fluttuazioni del parametro glicemico derivanti da una malattia acuta o cronica.
Caratteristiche e differenze tra i glucometri
Le tipologie di glucometri attualmente in commercio sono numerose. Nonostante i misuratori domestici utilizzino campioni di sangue intero, la quasi totalità di tali devices sono stati nor malizzati per la concentrazione plasmatica, permettendo una misurazione specifica ed affidabile della glicemia. Ciò permette di confrontare direttamente i valori glicemici riscontrati a casa con i risultati ottenuti dall'analisi di un campione di plasma analizzato in laboratorio.
I glucometri si differenziano in base alle loro caratteristiche. Fra queste si ricordano la possibilità di effettuare il test in punti diversi del corpo, per esempio sull'avambraccio, la quantità di campione di sangue richiesto per l'analisi, il tempo di attesa per la risposta, la capacità di memorizzare i risultati, l'abilità di trasferire ed organizzare con chiarezza tutti i dati raccolti. In particolare, la memorizzazione dei dati glicemici e dei dati di infusione insulinica combinati, per mettono di verificare il piano terapeutico in atto e di predisporre le eventuali correzioni.
Sistemi di monitoraggio continuo del glucosio (CGM)
Le nuove tecnologie hanno portato allo sviluppo dei sistemi a monitoraggio continuo del glucosio, in grado di misurare la glicemia nel liquido interstiziale subcutaneo e di riflettere i cambiamenti in maniera relativamente rapida. Da alcuni anni sono disponibili piccoli device, i cosiddetti ‘sensori glicemici’, che realizzano il monitoraggio in continuo del glucosio (continuous glucose monitoring, CGM).
Si tratta di device grandi poco più di una moneta e leggermente più spessi, che si fissano alla cute con un adesivo e che, attraverso una cannulina che attraversa la cute, consentono di rilevare continuamente il livello del glucosio nel liquido interstiziale del sottocutaneo, fornendo centinaia di valori al giorno. Attualmente sono disponibili due tipi di sistemi: i CGM in tempo reale (real-time CGM, rtCGM) e i CGM a rilevazione intermittente (intermittently viewed CGM, iCGM), detti anche sensori glicemici flash del glucosio (flash glucose monitoring, FGM).
Entrambi i sistemi forniscono informazioni riguardo ai livelli di glucosio attuali e pregressi, fornendo così informazioni preziose per prevenire pericolosi sbalzi di glicemia. In alcuni di questi sistemi è possibile attivare anche degli allarmi che scattano in caso di ipoglicemia o iperglicemia.
Secondo un Consensus Report di un panel internazionale di esperti diabetologi e endocrinologi, pubblicato ad aprile 2024 sulla rivista Nature Reviews Endocrinology, in tutte le persone con diabete di tipo 2 di nuova diagnosi, si raccomanda l’adozione dei sistemi di monitoraggio del glucosio con sensori.
Vantaggi dei sensori CGM
Secondo il Consensus Report sottoscritto dal panel degli Esperti internazionali, questi dispositivi di monitoraggio consentono ai medici di avere una visione più accurata del profilo glicemico del paziente e di sviluppare nel tempo un piano di trattamento più efficace. Inoltre, forniscono preziose informazioni su come dieta ed esercizio fisico possano influenzare i livelli di glucosio nel sangue, per ciascun paziente, possono quindi aiutare a migliorare lo stile di vita.
Il Prof. Stefano Del Prato sottolinea che l'uso di un sensore fornisce ai pazienti diabetici una maggiore consapevolezza nella gestione della loro condizione, consentendo loro di comprendere in tempo reale gli effetti dell’aderenza alla dieta e all’attività fisica, oltre che alla terapia farmacologica eventualmente prescritta. Inoltre, il monitoraggio glicemico con sensore facilita l’interpretazione da parte degli operatori sanitari della risposta clinica al trattamento di ciascun paziente.
Benefici del controllo glicemico precoce
Gli studi clinici condotti dimostrano che iniziare un controllo rigoroso del glucosio con sensore, fin dalle prime fasi dopo la diagnosi di diabete di tipo 2, può ridurre notevolmente il rischio di sviluppare complicanze microvascolari come retinopatia, malattia renale cronica o neuropatia. È altrettanto significativo il fatto che il controllo precoce del glucosio con il sensore in pazienti con diabete di tipo 2 può portare a una riduzione a lungo termine del rischio di infarto miocardico e mortalità generale.
Le evidenze scientifiche indicano che ritardare di un anno l’intensificazione della terapia in persone che hanno appena ricevuto diagnosi di diabete di tipo 2 e un livello di HbA1c superiore al 7,5% (58 mmol/mol) si associa a:
- un aumento del 67% del rischio di infarto miocardico;
- un aumento del 51% del rischio di ictus;
- un aumento del 64% del rischio di insufficienza cardiaca, rispetto a coloro che iniziano tempestivamente una terapia ipoglicemizzante intensiva.
Modalità d'uso dei sistemi di monitoraggio con sensore
L’utilizzo di sistemi di monitoraggio glicemici con sensore, per esempio il FreeStyle Libre, nei pazienti con diabete di tipo 2 fornisce risposte immediate, inclusi dati di lettura del glucosio minuto-per-minuto e frecce di tendenza che mostrano l’andamento nel tempo dei livelli di zucchero nel sangue. Questi feedback possono aiutare le persone con DT2 a comprendere meglio le variazioni della glicemia e ad adottare comportamenti adeguati, come modifiche nella dieta e nell’attività fisica, per ottimizzare il loro controllo glicemico quotidiano sotto la supervisione medica.
Studi hanno dimostrato che fare scelte informate con l’ausilio di tali tecnologie di monitoraggio con sensore può essere efficace per i pazienti con diabete di tipo 2 in terapia insulinica basale, e i dati indicano che risulta altrettanto motivante per coloro che hanno appena ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 2.
Criteri di rimborso in Italia
Attualmente in Italia, le politiche di rimborso per i dispositivi di monitoraggio del glucosio con sensori variano da Regione a Regione. In alcune regioni, questi dispositivi sono rimborsati solo per i pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva, mentre in altre, per esempio la Lombardia, coprono il costo di determinati sistemi (come il Flash Glucose Monitoring) per tutti i pazienti che usano insulina e, in determinate circostanze, anche per pazienti non trattati con insulina.
In tutte le regioni è prevista la rimborsabilità del sensore per il FGM da parte del SSN per le persone con diabete mellito tipo 1, pur con difformi limitazioni. In 9 regioni è prevista la rimborsabilità anche per le persone con diabete tipo 2: in 7 casi solo per chi è in terapia insulinica multi-iniettiva con differenti indicazioni; in 5 casi con indicazioni specifiche, indipendenti dal tipo di trattamento insulinico. In 7 regioni è prevista la rimborsabilità per il diabete in gravidanza (in sei casi sia per diabete pre-gravidico che gestazionale, in un caso solo per il diabete pre-gravidico).
Misurazione non invasiva della glicemia
Allo stato attuale, vengono considerate non invasive le tecniche la cui applicazione non comporta il prelievo ematico e non determina la penetrazione, nei tessuti, di un oggetto solido appuntito, quale, tipicamente, un ago; sono altresì considerate "non invasive" le tecnologie indirizzate a procurare microscopici fori nell'epidermide attraverso l'utilizzo di una blanda luce laser, ultrasuoni o deboli correnti elettriche.
Vengono considerate, invece, "minimamente invasive" la misurazione della glicemia effettuata con l'ausilio di un ago utilizzato super ficialmente nel tessuto subcutaneo e la raccolta delle lacrime attraverso un oggetto solido posto a diretto contatto con la cornea.
Tecnologie per la misurazione non invasiva
Le tecnologie per la misurazione non invasiva della glicemia possono essere raggruppate in due categorie principali: metodi "ottici" e metodi "elettrici".
- I trasduttori ottici includono la spettroscopia infrarossa, la tomografia ottica di coerenza, la spettroscopia Raman, la polarizzazione e la fluorescenza. I trasduttori ottici utilizzano una luce a frequenza variabile per determinare la presenza di glucosio attraverso l'utilizzo delle differenti proprietà della luce di interagire con le molecole di glucosio in una maniera concentrazione-dipendente.
- Fra i metodi elettrici, si ricorda in particolare la iontoforesi inversa: il glucosio viene prelevato attraverso il derma tramite l'applicazione di due elettrodi generanti una corrente elettrica a basso voltaggio.
Wearables e monitoraggio non invasivo
Siamo nel pieno della corsa ai dispositivi indossabili per il “monitoraggio del glucosio non invasivo”. Così il diabete è diventato l’obiettivo anche di molte aziende tecnologiche, tra cui Apple e Google, che stanno cercando di costruire il cosiddetto monitoraggio del glucosio non invasivo (NIGM - non invasive glucose monitoring). L’obiettivo è costruire un dispositivo in grado di rilevare i livelli di glucosio senza richiederne il posizionamento di sensori sotto la pelle.
Molte altre aziende health stiano ricercando e sviluppando dispositivi non invasivi per il monitoraggio della glicemia. Tra queste, ad esempio, Afon sta progettando uno smartwatch che monitora costantemente la glicemia, avvisando automaticamente l’utente se il livello supera i valori minimi e massimi preimpostati.
Come misurare la glicemia con il glucometro tradizionale
L’auto-misurazione della glicemia è semplicissima, grazie ai glucometri in commercio. Questi strumenti sono auto-calibranti e in grado di dare risultati attendibili nel giro di pochi secondi. Per misurare la glicemia è necessario: il glucometro, le striscette reattive, la penna pungidito e le lancette sterili.
- lavare le mani con acqua e sapone, risciacquare ed asciugare accuratamente;
- inserire la lancetta sterile nella penna pungidito e caricarla;
- inserire la striscetta nel glucometro;
- pungere un polpastrello delle due dita centrali;
- far fuoriuscire una goccia di sangue e depositarla sulla striscetta reattiva;
- attendere ed effettuare la lettura del risultato;
- gettare via striscetta e lancetta utilizzate (non riutilizzare mai le lancette).
Valori normali della glicemia
La glicemia si misura in mg/dL, cioè milligrammi (mg) di glucosio per decilitro (dL) di sangue. Ma quali sono i valori normali della glicemia? Durante l’arco della giornata la glicemia può variare moltissimo. Oscillazioni comprese tra 60 mg/dL (valore a digiuno) e 140 mg/dL (valore dopo pranzo) sono da considerarsi normali. I valori di riferimento per la glicemia, si riferiscono alla misurazione effettuata a digiuno. Sono considerati normali valori di glicemia a digiuno compresi tra 60 e 110 mg/dL.
Glicemia alta (iperglicemia)
Per valori di glicemia superiori a 110 mg/dL si parla di iperglicemia, ma ovviamente i livelli di allarme cambiano all’aumentare dei valori rilevati. In particolare, per valori compresi tra 110 e 125 mg/dL (per le linee guida dell’ADA American Diabetes Association, già da 100 mg/dL) si parla di alterata glicemia a digiuno. Questa condizione non è indicativa di diabete ma di un’alterazione in atto dell’organismo nei meccanismi di regolazione del glucosio nel sangue. Se rilevata, deve indurre immediatamente ad una correzione dello stile di vita e dell’alimentazione. Se invece i livelli di glicemia a digiuno superano i 125 mg/dL, si inizia a sospettare il diabete.
I sintomi iniziali dell’iperglicemia sono: aumento della sete; aumento della fame; aumento della quantità di urina escreta. Con l’avanzare della problematica possono insorgere: confusione; annebbiamento della vista; vomito; disidratazione. Nei casi più gravi e non trattati, si può arrivare fino al coma e alla morte.
Glicemia bassa (ipoglicemia)
Quando i valori nel sangue scendono al di sotto di 60 mg/dL, la glicemia è troppo bassa e si parla di ipoglicemia. I sintomi dell’iperglicemia sono: tremori; palpitazioni; fame intensa; pallore; convulsioni; sudorazione; scarsa lucidità. Nei casi più gravi e non trattati, si può arrivare alla perdita di coscienza con coma ipoglicemico e morte.
Quando misurare la glicemia
Il monitoraggio della glicemia è indispensabile in chi soffre di diabete. Lo schema di misurazione è prescritto dal medico, per valutare l’andamento della malattia e l’efficacia della terapia. In generale però ha senso misurare la glicemia a digiuno: prima di colazione, pranzo e cena. Se si vuole valutare la risposta dell’organismo al pasto, si può effettuare una misurazione due ore dopo aver terminato di mangiare. Se non si è al corrente di soffrire di diabete o altre patologie, ma si riscontrano i sintomi dell’ipoglicemia o dell’iperglicemia già descritti, è bene effettuare una misurazione di controllo.
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