Microcitemia ed Emoglobina Bassa: Cause e Sintomi

La microcitemia è una patologia dell’emoglobina. I globuli rossi si riducono, alterando così i livelli di emoglobina. La microcitemia rientra nel gruppo delle malattie del sangue che si caratterizzano per un difetto legato all’emoglobina. La microcitemia è una malattia del sangue caratterizzata dalla presenza di globuli rossi che risultano essere più piccoli rispetto alla norma.

In Italia sono quasi 2 milioni le persone affette da microcitemia, una malattia del sangue caratterizzata da globuli rossi più piccoli del normale. I globuli rossi di minore grandezza vengono definiti eritrociti microcitici o microciti. Chi ne è affetto ha infatti un numero di globuli rossi superiore rispetto ad un soggetto considerato “normale”, ma di grandezza ridotta.

Cos'è la Microcitemia?

Con il termine MICROCITOSI si indica un quadro ematologico che può essere riscontrato con le analisi del sangue, nel quale i globuli rossi sono più piccoli rispetto alla norma. La funzione dei globuli rossi è trasportare ossigeno in tutto il corpo. Quando questi sono più piccoli l’ossigenazione dei tessuti sarà insufficiente. La presenza dei microciti è frequentemente correlata all'anemia.

Non c’è un solo tipo di Microcitemia. Le caratteristiche microcitemiche sono differenti in base ai geni coinvolti che producono le catene globiniche (Alfa-Beta-Gamma-Delta) che vanno a costituire l’emoglobina. La forma più importante è la BETA microcitemia, con caratteristiche anemiche più evidenti e più gravi conseguenze genetiche.

La Microcitemia non è una malattia, ma le conseguenti alterazioni dei globuli rossi possono comportare pallore e stanchezza, a volte intensa. La Microcitemia rappresenta un problema per la coppia, ai fini procreativi, solo quando entrambi i futuri genitori sono portatori di tale alterazione. Infatti da genitori entrambi microcitemici c’è la possibilità che nascano figli affetti da Talassemia.

Cause della Microcitemia

La microcitemia, intesa come microcitosi, può essere causata da varie condizioni. Nella maggior parte dei casi ha origine ereditaria, per cui il soggetto ereda un gene microcitemico da uno dei due genitori. Alla base della microcitemia, vi sono delle aberrazioni genetiche molto eterogenee (mutazioni puntiformi, delezioni ecc.) a carico del gene HBB (11p15.5) che codifica per le β-globine.

Sintomi della Microcitemia

A seconda della causa che l'ha determinata, la microcitemia - intesa come microcitosi - può manifestarsi in associazione a sintomi molto variabili. La microcitemia può manifestarsi in associazione a sintomi molto variabili. La microcitemia comporta una minor ossigenazione del corpo, questo perché la funzione dei globuli rossi di trasportare ossigeno è compromessa dalla loro ridotta misura.

La microcitosi viene riscontrata attraverso gli esami del sangue di routine e può essere sospettata in presenza di una sintomatologia indicativa di un’anemia (es. pallore e stanchezza cronica).

Diagnosi della Microcitemia

La microcitosi viene riscontrata sottoponendosi ad un esame del sangue, che valuta, in particolare, gli indici eritrocitari.

L'anemia microcitica può essere diagnosticata sottoponendosi a semplici analisi del sangue. Il sospetto dell'anemia microcitica può sorgere per la comparsa di una sintomatologia suggestiva.

Indici eritrocitari: forniscono indicazioni utili riguardo la dimensione dei globuli rossi (anemie normocitiche, microcitiche o macrocitiche) e la quantità di Hb contenuta al loro interno (anemie normocromiche o ipocromiche). Le anemie microcitiche sono per definizione caratterizzate da un volume globulare medio (o MCV) inferiore a 80 femtolitri.

Trattamento della Microcitemia

Il trattamento della microcitemia è diverso a seconda della causa. La successiva terapia varia a seconda dell’origine della microcitemia. La gestione della microcitemia (microcitosi) è diversa a seconda del tipo di causa scatenante e, in linea generale, può prevedere l'assunzione di integratori a base di ferro e vitamina C, la modifica della dieta e le trasfusioni di sangue più o meno ricorrenti.

In linea generale può prevedere l’assunzione di integratori a base di ferro e vitamina C, la modifica della dieta e trasfusioni di sangue. Solitamente viene consigliato di seguire una dieta sana e bilanciata, ricca di alimenti in grado di assorbire meglio il ferro (ricchi di vitamina C) ed evitando invece quelli che ne rallentano l’assorbimento (caffè, tè, sale, zucchero). Alcuni soggetti possono aver inoltre necessità di assumere integratori a base di ferro, acido folico, vitamina C e vitamina B12.

La cura delle patologie responsabili della microcitemia determina, di solito, la risoluzione della condizione clinica. Occorre segnalare, però, che alcune forme di microcitosi - come quelle determinate dalle talassemie - sono congenite, pertanto non sono curabili.

  • Trasfusioni di sangue: sono indicate per sopperire alla carenza di globuli rossi. In genere, la variante major prevede un trattamento con regolari trasfusioni di sangue (in media una ogni 15 giorni nei casi più gravi), mentre nella microcitemia intermedia sono sufficienti alcuni cicli quando l'emoglobina risulta troppo bassa. Le trasfusioni provocano, però, un accumulo di ferro nell'organismo che può causare problemi soprattutto al cuore ed al fegato.
  • Trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da donatori compatibili: rappresenta l'unica terapia "definitiva" per l'anemia mediterranea. Tuttavia, le probabilità di trovare un donatore compatibile sono limitate (pari a circa il 25%), senza considerare le controindicazioni ed i rischi di questo tipo di intervento, tra cui il rigetto da parte dell'organismo.

Oltre alle terapie specifiche, grande importanza ricoprono l'attività fisica praticata regolarmente e l'alimentazione.

Anemia Microcitica e Ipocromica

Oltre alla microcitosi, l'anemia può associarsi anche ad una più bassa concentrazione di emoglobina; in tal caso, si parla di anemia microcitica ipocromica. In genere, si parla di anemia microcitica ipocromica, in quanto il volume corpuscolare ridotto degli eritrociti si associa a una minore concentrazione di emoglobina.

Di solito, questa situazione è sostanzialmente sovrapposta ad una riduzione patologica dell'emoglobina (Hb) al di sotto dei livelli di riferimento.

Sintomi dell'Anemia Microcitica

L’anemia microcitica dà sintomi come pallore del viso e delle labbra, perdita di appetito, fragilità di unghie e capelli.

Emoglobina Bassa: Cosa Significa?

Cosa si intende con il termine emoglobina bassa? L’emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi. Sua principale funzione è il trasporto di ossigeno ai tessuti di tutto il corpo.

Si parla di emoglobina bassa, e quindi di “anemia”, quando la concentrazione nel sangue è al di sotto di 13 g/dL nell’uomo o è inferiore ai 12 g/dL nella donna.

per le donne, 13,8 g/dL di media, con un intervallo compreso tra i 12,3 e i 15,3 g/dL.

Cosa Succede se si ha l’Emoglobina Bassa?

I sintomi di una bassa emoglobina nel sangue possono essere mal di testa e senso di affaticamento.

Cause dell’Emoglobina Bassa

Quali possono essere le cause per l’emoglobina bassa?

Diagnosi dell’Emoglobina Bassa

La diagnosi di emoglobina bassa si svolge per mezzo di esami del sangue, innanzitutto con la valutazione dell’esame emocromocitometrico. In particolare, vengono analizzati i livelli di emoglobina, la conta assoluta dei globuli rossi e il volume globulare medio.

Trattamento dell’Emoglobina Bassa

L’anemia viene curata a seconda della causa.

Alimenti ricchi di ferro sono: carne rossa, pollame, pesce come salmone e tonno, vegetali a foglia verde come spinaci e cavolo riccio.

I cibi che contengono vitamina B12 sono sono uova, latticini, salmone e merluzzo.

Talassemia: Un Quadro Più Ampio

Le talassemie (dette anche sindromi talassemiche) costituiscono un gruppo eterogeneo di emoglobinopatie ereditarie, caratterizzate dalla ridotta o assente sintesi di una o più delle quattro catene proteiche (globine) che costituiscono l'emoglobina. Va ricordato, infatti, che questa molecola è composta da quattro subunità: due catene alfa e due catene beta.

β-TALASSEMIA o ANEMIA MEDITERRANEA: gruppo di malattie ematologiche ereditarie, nelle quali la sintesi delle catene beta dell'emoglobina è ridotta o assente.

Esistono diverse forme di talassemia, tra cui:

  • Talassemia major (o morbo di Cooley): è la variante più grave; per sopravvivere, il paziente, deve sottoporsi a periodiche trasfusioni di sangue per tutto il corso della vita, oltre a ricorrere all'assunzione di farmaci specifici.

Anemia Mediterranea

L’anemia mediterranea è una malattia ereditaria, che viene trasmessa dai genitori ai figli al momento del concepimento. La trasmissione è dunque autosomico recessiva.

L’anemia mediterranea si manifesta nei bambini subito dopo la nascita con un pallore della pelle che diviene sempre più evidente. Quando questo pallore è associato ad anemia si documenta una diminuzione del numero dei globuli rossi e del loro contenuto di emoglobina.

I globuli rossi sono il componente principale del sangue e contengono l’emoglobina, che ha la funzione di portare l’ossigeno a tutte le cellule dell’organismo. Nel malato di anemia mediterranea i globuli rossi sono in numero assai ridotto e contengono una quantità scarsissima di emoglobina. Non sono perfettamente rotondi ma sono deformati in vario modo, molti sono soltanto dei frammenti, e tutti sono assai pallidi essendo quasi completamente privi di emoglobina.

In tali condizioni il malato ha bisogno di trasfusioni di sangue. Le trasfusioni debbono essere continuate per tutta la vita ad intervalli di 20-25 giorni. Oltre alle trasfusioni i malati hanno bisogno di ricevere anche molte altre cure e continui controlli medici per prevenire o curare in tempo altre possibili complicazioni della malattia.

Con questa assistenza il bambino vive abbastanza bene, cresce, diventa adolescente, frequenta regolarmente la scuola, e da giovane può anche applicarsi in vari lavori.

Le microcitemie e l’anemia mediterranea sono molto frequenti in Italia: circa 2 milioni e mezzo di italiani sono portatori sani di microcitemia, e di questi più di 1 milione e mezzo sono portatori di beta microcitemia. I malati di anemia mediterranea in Italia sono circa 7000.

Nelle regioni del sud, nelle isole e intorno alle foci del Po la frequenza delle microcitemie è più alta. Oltre che in Italia le microcitemie sono molto diffuse anche in Grecia e nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

La “microcitemia” è determinata da un gruppo di alterazioni ereditarie che colpiscono la produzione di emoglobina. Nel portatore di microcitemia i globuli rossi sono in numero maggiore che nel soggetto normale, ma sono più poveri di emoglobina, appiattiti e deformati in vario modo, però in grado minore che nell’anemia mediterranea.

Nonostante queste evidenti alterazioni del sangue, il portatore di microcitemia è una persona sana, e può ignorare anche per tutta la vita, se non fa l’esame specifico, di avere nel sangue questa anomalia ereditaria. Può tutt’al più avere un colorito un po’ pallido ed essere talvolta un po’ fiacco.

Come si trasmettono ereditariamente le microcitemie?

Come per tutti gli altri caratteri ereditari, anche per l’emoglobina l’individuo possiede una coppia di fattori (detti “geni”) che ha ereditato uno dal padre e uno dalla madre, e che a sua volta trasmetterà ai suoi figli.

Questi geni emoglobinici possono essere colpiti da alterazioni di vario genere, che provocano tutte la stessa conseguenza e cioè che il gene alterato non produce più la propria quota di emoglobina. Una manifestazione costante e caratteristica nelle microcitemie sta nella la riduzione della quantità globale di emoglobina. Chi ha ereditato un gene microcitemico nasce microcitemico e resta tale per tutta la vita, mentre chi nasce normale non potrà mai diventare microcitemico.

Essendo numerosi i geni emoglobinici e i difetti che possono far diventare un soggetto microcitemico, sono numerose anche le varietà di microcitemia. Nel primo caso metà dei figli eredita un gene normale e uno microcitemico e i figli sono, come il genitore microcitemico, portatori sani di microcitemia (o, con termine genetico “portatori eterozigoti di microcitemia”), e l’altra metà eredita due geni normali e i figli sono normali.

Tutti, comunque, sono sani. Le percentuali sono statistiche: nulla vieta che una coppia di microcitemici possa avere anche dieci figli sani e nessun malato. Anche nel secondo tipo di famiglia nascono figli portatori eterozigoti di microcitemia e figli normali, ma possono nascere (25% di probabilità) anche figli che hanno ricevuto il gene microcitemico da tutti e due i genitori. Con termine genetico questi soggetti sono detti “portatori omozigoti di microcitemia”, e poiché non hanno più nessun gene emoglobinico normale, non sono in grado di produrre, dopo la nascita, il tipo di emoglobina che è proprio della vita adulta, ammalandosi di anemia mediterranea. Questi malati sono dunque i soggetti omozigoti per la beta microcitemia.

Emoglobinopatie

Le EMOGLOBINOPATIE sono un gruppo di patologie relative alla sintesi dell’emoglobina: sono rappresentate dalle cosiddette TALASSEMIE, e dal vasto gruppo delle EMOGLOBINE ANOMALE. Il termine talassemia deriva dal latino thalassaemia, ”anemia mediterranea” (Mediterranean disease), che semplificava il termine originario, e più corretto, dithalassanaemia (“anemia marina”), che era stato coniato in precedenza da J.

In base al tipo (α, β, δβ, γδβ, δ) di catena globinica prodotta in difetto, si distinguono talassemie ed emoglobinopatie talassemiche (emoglobine abnormi associate a difetti di produzione). Patogeneticamente le catene in eccesso, per es.

α−talassemie

Le α−talassemie sono dovute alla produzione difettosa (α+−talassemia) o totalmente assente (α0−talassemia) di catene globiniche. Il portatore sano non ha alcuna manifestazione clinica nell’età adulta, ma alla nascita si esprime, nel 30% dei casi, con un aumento dei livelli di Hb Bart (tetramero γ4) dell’ordine dello 1÷2%. Il portatore silente può essere diagnosticato tramite l’analisi della sintesi globinica in vitro, che evidenzia una ridotta produzione di catene αglobiniche, o con lo studio diretto del DNA.

Il portatore di α−talassemia (αthalα/αα) si manifesta nell’età adulta con microcitosi, riduzione del contenuto emoglobinico corpuscolare medio (MCV) in presenza di un pattern elettroforetico emoglobinico normale o caratterizzato da modesta riduzione dell’Hb A2 (α2δ2). Nel neonato i livelli di Hb Bart sono dell’ordine del 5÷6%. La biosintesi globinica evidenzia una maggiore riduzione della produzione α−globinica rispetto al portatore silente. A tale fenotipo corrispondono diversi genotipi: -α/-α, −-/αα (i due geni α−globinici deleti sullo stesso cromosoma), -α/αthalα, αthalα/αα.

Malattia da Hb H

La malattia da Hb H è la forma clinica più rilevante di α−talassemia nel nostro paese. E’ per lo più dovuta alla delezione strutturale di 3 dei 4 geni α−globinici (-α/). Meno frequentemente è legata allo stato omozigote per un difetto non di delezione (αthalα/αthalα) o alla combinazione di una delezione (-) su un cromosoma e un difetto non di delezione (αthalα) sul cromosoma opposto.

Clinicamente si manifesta con anemia microcitica, splenomegalia, epatomegalia, modeste modificazioni faciali simil-talassemiche (bozze frontali e zigomi prominenti, sporgenza della parete laterale nasale, appiattimento della radice nasale). Complicazioni relativamente frequenti sono ulcere malleolari e calcolosi biliare. Aggravamento dell’emolisi cronica fino ad avere una vera e propria crisi emolitica si verifica per processi infettivi intercorrenti o per ingestione di farmaci ossidanti, i medesimi implicati nel difetto di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD).

Dal punto di vista ematologico è caratterizzata da microcitosi, anisopoichilocitosi, presenza in un numero elevato di globuli rossi di corpi inclusi costituiti da Hb H (tetramero β4). Il pattern elettroforetico dell’Hb evidenzia la presenza di una emoglobina rapida, l’Hb H, in percentuale variabile dal 3 al 25%, a volte associata a tracce di Hb Bart, e una riduzione dell’Hb A2 (fig. 1). La biosintesi globinica rivela una profonda riduzione della sintesi di α−globina (fig. 2).

Idrope Fetale

L’idrope fetale è incompatibile con la vita ed è dovuta alla delezione strutturale dei quattro geni α−globinici (-/-). Clinicamente vi è edema, epatosplenomegalia, insufficienza cardiaca. L’anemia microcitica è molto intensa e il pattern emoglobinico mostra la presenza di Hb Bart (circa l’80%) e Hb Portland (ζ2/γ2; circa il 10%). Si tratta di un quadro clinico che risulta estremamente raro nel nostro paese per la bassa incidenza del genotipo -/αα.

La terapia riguarda solo la malattia da Hb H. Non vi è alcun trattamento specifico. Appare utile la somministrazione di acido folico per compensare l’aumentato consumo. Occasionalmente, in caso di ipersplenismo documentato, può essere necessaria la splenectomia. Il paziente deve essere accuratamente seguito durante gli episodi infettivi intercorrenti per il pericolo di crisi emolitica.

β−talassemie

Si distinguono forme da ridotta produzione delle catene β−globiniche (β+−talassemia) e forme caratterizzate da assente produzione di catene β−globiniche (β0−talassemia). Le β-talassaemie sono molto eterogenee dal punto di vista molecolare. Finora sono stati definiti oltre cento difetti, per lo più dovuti a singola sostituzione nucleotidica e raramente a grossolana delezione del gene β−globinico.

Portatore Asintomatico

Il portatore asintomatico, come dice il termine, non ha alcuna manifestazione clinica. Ematologicamente è caratterizzato da riduzione del volume corpuscolare (=globulare) medio, o MCV, e del valore corpuscolare medio di emoglobina, o MCH, e da frequente aumento compensatorio del numero dei globuli rossi. Allo striscio di sangue si evidenziano microcitosi, anisopoichilocitosi, emazie a bersaglio.

Il criterio più importante per definire il portatore di β−talassemia è costituito dall’aumento percentuale della frazione minore dell’Hb del sangue, l’Hb A2. I metodi migliori per determinare l’Hb A2 sono la microcromatografia su colonna di DEAE cellulosa e la cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC). La biosintesi in vitro delle catene globiniche mostra una ridotta produzione di catene β. La combinazione di β−talassaemia e α−talassaemia, riducendo lo sbilanciamento della biosintesi delle catene α e β globiniche, può determinare una normalizzazione degli indici ematologici.

β-thalassemia Intermedia

Con questo termine si classificano quei quadri clinici che presentano un’anemia di grado variabile (Hb > 7 g/dl) ma di entità tale da non richiedere una terapia trasfusionale continua per garantire la sopravvivenza. In realtà si tratta di un gruppo estremamente eterogeneo di quadri clinici la cui gravità varia da quello del portatore asintomatico a quello grave trasfusione-dipendente della talassemia major.

Le cause del fenotipo attenuato sono: a) la combinazione di stato omozigote per la β−talassemia con α−talassemia (-α/-α oppure αthalα/αα) con riduzione dello sbilanciamento del rapporto biosintetico α/β; b) la combinazione dello stato omozigote per la β−talassemia con caratteri genetici capaci di determinare una produzione significativa di Hb F (α2γ2) nella vita adulta, tra i quali risulta attualmente ben definita una mutazione specifica in posizione -158(C->T)5′ al gene Aγ (HPFH non delezionale); c) la presenza di mutazioni β−talassemiche caratterizzate da una produzione βglobinica relativamente ben conservata − mutazioni del promoter, come la -87 (C-G), mutazioni che interferiscono ma non aboliscono il processo di splicing come la sostituzione T-C in posizione 6 dell’IVS1 − allo stato omozigote o in combinazione con alleli β−talassemici classici.

Fenotipo di β-thlassemia intermedia risulta anche dallo stato omozigote per la δβ-talassemia e dalla combinazione di questa mutazione con alleli β-talassemici gravi. La ragione dell’attenuazione risiede nella continua produzione di elevate quote di Hb F diretta dal cromosoma con la mutazione δβ-talassemia; d) doppi eterozigoti per la β−talassemia e per la presenza di triplicazione del gene α−globinico.

Il quadro clinico della talassemia intermedia è caratterizzato da anemia microcitica di variabile entità (Hb 7÷10 g/dl), vistosa epatosplenomegalia, profonde modificazioni facciali simil-talassemiche. Sotto il profilo ematologico la malattia si esprime con un’anemia microcitica. L’elettroforesi dell’Hb è caratterizzata da riduzione o assenza dell’Hb A (β+ e β0−talassemia, rispettivamente), Hb F nell’ordine dell’80÷90% e Hb A2.

Le complicazioni frequenti sono ulcere malleolari, calcolosi biliare e sviluppo di masse di tipo tumorale extramidollare che sono costituite da tessuto ematopoietico. Poiché la malattia è caratterizzata come la talassemia major da eritropoiesi inefficace, vale a dire da morte prematura delle cellule eritroidi, precorritrici degli eritrociti, nel midollo si verifica un eccessivo assorbimento di ferro che nell’età adulta può portare a uno stato di emocromatosi di entità simile a quello della talassemia major.

La terapia è basata su splenectomia, dopo il 5° anno di età per limitare il rischio delle infezioni da germi capsulati; trasfusioni in caso che l’Hb scenda al di sotto dei 5÷6 g/dl, il che si verifica con relativa frequenza in occasione di infezioni intercorrenti, e acido folico per compensare l’eccesso di consumo.

Talassemia Major

Indicata anche con il termine ”anemia mediterranea” o “anemia di Cooley”, dal nome del medico statunitense che la individuò per primo in emigrati di origine mediterranea negli Stati Uniti. La malattia si manifesta subdolamente verso il 3° mese di vita con anoressia, febbricola, pallore, epatosplenomegalia moderata. La ragione di questa manifestazione relativamente tardiva è legata al fatto che nei primi tre mesi di vita l’Hb prevalente nel sangue è l’Hb fetale (α2γ2) che è sintetizzata normalmente in questi soggetti.

La malattia si manifesta quando la Hb F viene sostituita da Hb A (attorno al 3°÷4° mese) che non può essere sintetizzata (β0−talassemia) o può essere sintetizzata solamente in minima parte rispetto al normale (β+−talassemia). Se non trattata, attorno all’8°÷9° mese di vita compaiono le modificazioni morfologiche facciali di tipo talassemico, che possono raggiungere anche espressioni molto cospicue.

A esse corrispondono manifestazioni radiologiche di intensa osteoporosi e a livello del cranio un ispessimento della diploe con aspetto molto caratteristico, il cosiddetto ”cranio a spazzola”. Il sospetto diagnostico viene avvalorato dall’esame dello striscio di sangue che evidenzia un’anemia microcitica accompagnata dalla presenza di eritroblasti (precursori del globulo rosso). La diagnosi si fonda sull’elettroforesi dell’Hb che evidenzia minime quantità (β+−talassemia) o assenza di Hb A (β0−talassemia), elevata percentuale di Hb F (70÷90%) e variabile quantità di Hb A2 (fig. 3).

La biosintesi in vitro delle catene globiniche rivela una ridotta (β+−talassemia) o assente (β0−talassemia) produzione di catene β. La terapia si fonda su un trattamento trasfusionale continuo associato alla somministrazione di un ferrochelante, la desferrioxamina B, intesa a ovviare all’accumulo di ferro che non potrebbe non verificarsi (nelle cellule del sistema reticolo-endoteliale e nel parenchima di vari organi) dato che 1 ml di pappa di globuli rossi contiene 1,16 mg di ferro. Le trasfusioni hanno l’obiettivo di mantenere un livello minimo di Hb pari a 10,5 g/dl. Il trattamento trasfusionale precoce previene lo sviluppo...

Valori Emoglobinici di Riferimento
Sesso Emoglobina (g/dL)
Uomo Superiore a 13
Donna Superiore a 12

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