La menopausa è un momento molto delicato per la salute di una donna, durante il quale si verificano alterazioni ormonali e metaboliche che possono ripercuotersi sul benessere generale dell’organismo. Non bastavano le vampate, qualche chilo in più e gli sbalzi d’umore: con la menopausa possono arrivare anche i problemi di colesterolo.
Prima della menopausa le donne hanno profili lipidici più favorevoli rispetto agli uomini. Tuttavia, dopo i 50 anni le donne tendono ad avere un aumento del colesterolo totale e del colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità (LDL, il così detto colesterolo cattivo) che andrà a depositarsi nei vasi a formare le placche aterosclerotiche. Si calcola che ben il 38 per cento delle italiane in menopausa abbia colesterolemia elevata (o ipercolesterolemia), vale a dire uguale o superiore a 240 mg/dl, oppure sia sotto trattamento farmacologico specifico. Anche i trigliceridi, se non si adotta una alimentazione controllata per quanto concerne l’assunzione di cibi grassi, tendono ad aumentare durante la menopausa.
Cosa succede al colesterolo durante la menopausa?
La menopausa è un periodo di cambiamenti significativi per le donne. Già durante la perimenopausa, i livelli di estrogeni - l’ormone che ha un effetto protettivo anche sull’apparato cardiocircolatorio - iniziano a diminuire. Questo può portare a un aumento delle lipoproteine LDL, il cosiddetto “colesterolo cattivo”, e a una diminuzione delle HDL, o “colesterolo buono”.
Contemporaneamente si osserva anche un abbassamento delle lipoproteine a bassa densità (le cosiddette lipoproteine buone) che hanno il compito di eseguire il «trasporto inverso del colesterolo», ovvero rimuovere il colesterolo dai vasi e dagli ateromi (quelle placche formate da grassi, proteine e tessuto fibroso che si formano nella parete delle arterie). In pratica, quando i livelli di colesterolo iniziano a salire oltre la soglia consentita si favorisce la formazione delle placche aterosclerotiche, che rendono più difficoltosa la normale circolazione del sangue, causando problemi di varia natura in tutto l’apparato cardio-circolatorio.
Il colesterolo viene prodotto dal fegato ma può essere introdotto anche con l’alimentazione attraverso l’assunzione di cibi che lo contengono. C’è colesterolo (anche se in diversa misura in base al tipo di alimento) nella carne, in formaggi e latticini, nelle uova. Il colesterolo, quindi, è necessario ma l’equilibrio è fondamentale. Questo eccesso di colesterolo può infatti accumularsi nelle arterie, formando delle placche che possono restringerle o bloccarle.
Un processo conosciuto come aterosclerosi che può portare nel tempo alla formazione di vere e proprie placche (o ateromi) che ostacolano il flusso sanguigno, o addirittura lo bloccano del tutto. Un aumento del colesterolo di solito non dà sintomi diretti. Si può però verificare attraverso esami del sangue di routine.
I sintomi dell'ipercolesterolemia
L’ipercolesterolemia, cioè una problematica di colesterolo alto, è spesso definita come “killer silenzioso”. Questo proprio perché, di solito, non presenta sintomi evidenti. Tuttavia, se il livello di colesterolo è estremamente alto o rimane alto per un lungo periodo di tempo, potrebbe causare sintomi. Questi includono depositi di grasso sulla pelle, chiamati xantomi, che possono apparire come piccole protuberanze o eruzioni cutanee. In ogni caso, l’assenza di sintomi non significa necessariamente che il colesterolo non stia danneggiando le tue arterie.
Il ruolo degli estrogeni
Gli estrogeni svolgono un ruolo fondamentale nel modo in cui il corpo femminile gestisce il colesterolo. Prima della menopausa le donne sono protette dal rischio cardiovascolare rispetto agli uomini, i dati infatti confermano che le donne mediamente hanno un ritardo di quasi un decennio nel primo infarto. Inoltre, le donne risultano avere un’incidenza di malattie cardiovascolari di circa la metà rispetto ai maschi.
A garantire questa differenza sono gli ormoni sessuali che nei due generi sono differenti; nelle donne l’ovaio produce estrogeni e progesterone ai quali è stato attribuito il potere protettivo contro le malattie cardiovascolari e, a conferma di quanto detto, nelle donne in menopausa si osserva ad un aumento del rischio cardiovascolare conseguente ad un calo fisiologico di questi ormoni.
Nella review Estrogens in the Regulation of Liver Lipid Metabolism viene attribuito agli ormoni sessuali il meccanismo che differenzia questo rischio. Il 17-β estradiolo (E2) è l’estrogeno predominante nelle donne. Prodotto dalle ovaie, circola come ormone endocrino trasportato nel sangue dalle globuline e raggiunge diversi tessuti. Il meccanismo più importante nel metabolismo lipidico è mediato da E2 quando si lega ai recettori epatici. Questo tipo di meccanismo potrebbe essere legato all’aspetto evolutivo; infatti, in quasi tutti i mammiferi, si osserva un aumento del trasporto dei trigliceridi dal fegato per facilitare lo sviluppo degli ovociti, percorso regolato dagli estrogeni.
Gli estrogeni hanno effetto nel ridurre i lipidi determinando una maggiore espressione di geni per la sintesi lipidica e il metabolismo degli acidi grassi. E2 sopprime la lipogenesi epatica mediante meccanismi mediati da ERα.
Terapia ormonale sostitutiva (TOS) e rischio cardiovascolare
Le importanti funzioni regolatorie degli estrogeni relativamente al metabolismo lipidico sono state messe in discussione dai risultati contrastanti ottenuti con il trattamento ormonale sostitutivo (TOS) in donne in menopausa. Queste controversie derivano dalle diverse formulazioni di estrogeni utilizzate, ma anche dalle differenti vie di somministrazione e dall’accoppiamento i con progestinici.
I due studi più importanti condotti sulle donne in menopausa trattate con la TOS sono stati il Women’s Health Initiative (WHI) e lo Heart and Estrogen/Progestin Replacement Study (HERS).
Come affrontare il colesterolo alto in menopausa
La relazione tra menopausa e colesterolo alto non è una sentenza né una condanna: ci sono in ballo fattori ereditari e genetici che possono fare la loro parte importante e determinare il tuo profilo lipidico dopo la menopausa. Lo stile di vita e le abitudini alimentari giocano un ruolo determinante anche in fase di prevenzione. Fare attività fisica e limitare l’assunzione di cibi grassi e ricchi di colesterolo può essere importantissimo per mantenere i valori a livelli accettabili e abbassare così i rischi per la salute.
Una dieta ricca di vegetali e povera di grassi saturi può aiutare a ridurre il livello di colesterolo “cattivo” LDL. Il principio della dieta portfolio non si discosta dalla dieta mediterranea, che è caratterizzata da un’ampia varietà di vegetali, legumi e frutta, e da un basso consumo di carni, pesce e grassi animali. La dieta portfolio si concentra sull’assunzione giornaliera di circa 2 grammi di steroli vegetali, che sono lipidi di origine vegetale presenti nella frutta secca e negli oli vegetali. Gli steroli vegetali sono noti per ridurre l’assorbimento del colesterolo e contribuire così alla diminuzione dei suoi livelli nel sangue.
Per abbassare il colesterolo è fondamentale praticare attività fisica aerobica a media intensità, almeno 180 minuti a settimana, meglio se suddivisi in 30-40 minuti al giorno per 5 giorni la settimana. Tra le attività raccomandate, la camminata a passo sostenuto, (4-5 km all’ora) la corsa, il ciclismo, lo sci di fondo, usare la cyclette, salire le scale a piedi, praticare nuoto.
Si consiglia pertanto di effettuare un'indagine diagnostica, perché anche se alcuni sintomi possono essere comuni nelle pazienti in menopausa, ciò non significa che non siano gravi. In aggiunta ad apparecchiature diagnostiche come l'ecocardiografia, l'ECG può essere uno strumento fondamentale per valutare le anomalie delle forme d'onda e le variazioni della frequenza cardiaca predittive di problemi cardiovascolari.
Cosa fare se dieta e attività fisica non bastano?
Ad alcune persone, però, seguire uno stile di vita e un’alimentazione sana non basta. Per mantenerli sotto controllo abbiamo visto che una sana alimentazione e uno stile di vita sono necessari e, qualora non bastassero, omega 3 e riso rosso fermentato possono rappresentare un utile sostegno. Il Medico è comunque il riferimento principale per condividere le scelte relative alla nostra salute in sicurezza.
Il riso rosso fermentato è un alimento ampiamente utilizzato in Cina, anche come medicamento. È importante sottolineare che la Monacolina K è pur sempre una statina anche se naturale.
La donna e le cure per il colesterolo LDL
La donna, peraltro, rispetto all’uomo tende a presentare differenze in termini di cure per il colesterolo LDL e più in generale nelle malattie cardiovascolari. Secondo i dati dello studio osservazionale SANTORINI, in Europa le donne con un rischio cardiovascolare alto o molto alto sono state sotto-trattate e hanno raggiunto in misura minore i livelli di LDL raccomandati dalle linee guida. L’indagine ha mostrato che le pazienti di sesso femminile sono state sotto-trattate rispetto agli individui di sesso maschile, e un numero inferiore di esse ha raggiunto i livelli di LDL raccomandati dalle linee guida nell’ambito dello studio.
Nonostante le raccomandazioni delle linee guida fossero simili, un numero maggiore di donne femminile non ha ricevuto terapie che agiscono sui lipidi all’inizio dell’osservazione e dopo 1 anno di controllo (rispettivamente 23,9% e 3,9%) rispetto ai maschi (20,7% e 2,7%).
“Questa nuova sotto-analisi dello studio SANTORINI suggerisce ulteriormente che, nella pratica clinica, le donne nel complesso sono sottotrattate in maniera sproporzionata e non sempre raggiungono gli obiettivi di LDL raccomandati - ricorda David Nanchen dell’Università di Losanna. “Le donne hanno un’aspettativa di vita maggiore rispetto all’uomo e quindi, pur se normalmente il rischio cardiovascolare cresce più avanti, sono esposte ai danni per i vasi legati al colesterolo LDL. Solo che tendono a sottovalutare la situazione: si recano meno dal medico, si prendono cura degli altri ma tendono a dimenticarsi, rischiano di più atteggiamenti di indolenza terapeutica e diagnostica”.
Maddalena Lettino, ricordando che in ogni caso occorre sempre fare riferimento al medico, propone alcune indicazioni generali. “Il colesterolo LDL in una donna sana e senza rischi particolari deve essere comunque misurato intorno ai 50 anni - spiega l’esperta.
Detto che l’attenzione al colesterolo LDL va mantenuta per tutta la via, non ci sono dubbi che l’avvento della menopausa rappresenti una sorta di spartiacque. Come comportarsi? Insomma: il richiamo è forte. Anche e soprattutto se ci sono stati diversi casi di infarto o ictus in famiglia, magari in soggetti in giovane età.
Ricorda sempre però che ogni donna vive la menopausa in modo diverso. Quello che funziona per una potrebbe non funzionare per un’altra. Il modo migliore per gestire il tuo colesterolo durante la menopausa è parlare con il tuo medico.
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