Farmaci per Abbassare la Glicemia: Una Panoramica Completa

Il diabete mellito di tipo 2 è una malattia metabolica caratterizzata da una ridotta secrezione di insulina e da una resistenza dei tessuti periferici a questo stesso ormone. Si tratta della forma di diabete insulino-indipendente in quanto le cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas conservano parte della loro funzionalità. Le cause del diabete di tipo 2 sembrano essere una combinazione di fattori genetici e ambientali.

L'alimentazione e lo stile di vita svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione della malattia diabetica di tipo 2. Tuttavia, quando gli interventi su alimentazione e stile di vita non sono sufficienti a tenere sotto controllo la malattia, il ricorso alla terapia farmacologica diventa essenziale.

Gli ipoglicemizzanti orali sono i farmaci di prima scelta nel trattamento del diabete di tipo 2, che è caratterizzato da insulino-resistenza e non da insulino-deficienza come avviene nel diabete di tipo 1.

Classi di Farmaci Ipoglicemizzanti Orali

Sulfaniluree

Le sulfaniluree stimolano la produzione di insulina da parte delle cellule beta delle isole di Langerhans localizzate nel pancreas. Per poter espletare la loro azione, pertanto, questi farmaci richiedono cellule beta funzionanti e in numero sufficiente. Di contro, le sulfoniluree stimolano la secrezione di insulina indipendentemente dai valori di glicemia, esponendo l'individuo al rischio di ipoglicemia. Altro effetto indesiderato comune è l'aumento ponderale.

Glinidi

I farmaci appartenenti a questa classe agiscono in maniera analoga alle sulfaniluree, ma possiedono una più breve durata d'azione. Grazie a questa caratteristica, lontano dai pasti la secrezione d'insulina non viene stimolata, in questo modo si riduce il rischio di ipoglicemia nella fase post-prandiale.

Biguanidi

Le biguanidi potenziano l'azione dell'insulina endogena. Appartiene a questo gruppo il principio attivo metformina. Essa agisce inibendo la gluconeogenesi epatica e stimolando il tessuto muscolare e gli altri tessuti periferici a captare ed utilizzare il glucosio. Le dosi abitualmente impiegate in terapia possono variare dai 500 mg agli 850 mg di metformina cloridrato due o tre volte al dì.

Glitazoni (Tiazolidinedioni)

I farmaci appartenenti a questa classe aumentano la sensibilità all'insulina, soprattutto nel tessuto adiposo e nel tessuto muscolare scheletrico. Allo stesso tempo, i glitazoni sono in grado di ridurre la produzione epatica di glucosio e di migliorare il rapporto HDL/LDL. Di contro, possono causare ritenzione idrica e aumento del peso corporeo.

Agonisti del Recettore GLP-1

I farmaci appartenenti a questa classe sono agonisti del recettore del peptide 1 glucagone simile (glucagon-like-peptide-1 - GLP-1, anche noto come incretina GLP-1). Quest'ultima è un ormone rilasciato in circolo dall'intestino durante il giorno la cui concentrazione aumenta in seguito all'assunzione di cibo. Tale ormone controlla la glicemia aumentando la secrezione d'insulina e diminuendo quella di glucagone. Gli agonisti del recettore GLP-1, pertanto, mimano l'azione dell'incretina GLP-1.

La semaglutide, definita anche agonista del GLP-1, imita la sua azione e la potenzia, aiutando a ridurre i livelli di glucosio nel sangue. Inoltre, la sua molecola è modificata in modo da durare più a lungo nel corpo.

La famiglia degli analoghi del GLP-1 è già ampia. Dulaglutide è uno di questi, con meccanismi d’azione simili alla semaglutide ma con specificità nella somministrazione e nella durata d’azione. Tirzepatide, molecola con una struttura sia di agonista di GLP-1 che di GIP, che riesce a legare contemporaneamente più recettori potenziando il controllo del diabete e il risultato di calo ponderale.

Inibitori del DPP-4

La dipeptidil-peptidasi 4 (DPP-4) è l'enzima responsabile della degradazione dell'incretina GLP-1 e dell'incretina GIP (Glucose-dependent insulinotropic peptide). Gli inibitori del DPP-4, pertanto, agiscono ostacolando la degradazione delle incretine; di conseguenza i livelli ematici di queste ultime incrementano e - aumentando la secrezione di insulina e diminuendo quella di glucagone - favoriscono la riduzione della glicemia.

Inibitori di SGLT2

Il trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) presente nei tubuli prossimali del rene è responsabile della maggior parte del riassorbimento del glucosio filtrato dal lume tubulare. Nei pazienti diabetici, tale riassorbimento è elevato e ciò può contribuire alla persistenza di elevate concentrazioni di glucosio nel sangue. Gli inibitori di SGLT2, pertanto, sono in grado di ridurre l'azione di questo trasportatore con conseguente diminuzione del riassorbimento di glucosio.

Inibitori dell'Alfa-Glucosidasi

L'alfa-glucosidasi è un enzima presente a livello intestinale e responsabile dell'idrolisi dei disaccaridi in monosaccaridi. Attraverso l'inibizione di questo enzima, pertanto, la digestione dei carboidrati rallenta e il glucosio che ne deriverebbe viene liberato, quindi assorbito, in maniera più lenta. Appartiene a questa classe di farmaci l'acarbosio, un tetrasaccaride di origine microbica.

Insulina nel Diabete di Tipo 2

L'utilizzo dell'insulina in presenza di diabete di tipo 2 è riservato a quei pazienti in cui gli ipoglicemizzanti orali non sono sufficienti a mantenere il giusto equilibrio del metabolismo del glucosio.

Integratori per Abbassare la Glicemia

Gli integratori per abbassare la glicemia sono prodotti formulati per contrastare l’iperglicemia, ovvero l’eccesso di glucosio nel sangue, che si verifica quando non vi è un’adeguata produzione di insulina o l’organismo non riesce ad utilizzare quella che ha a disposizione per la trasformazione del glucosio in energia.

Nello specifico, gli integratori alimentari per abbassare la glicemia svolgono alcune funzioni:

  • Contribuiscono al mantenimento di livelli normali di glucosio nel sangue.
  • Regolarizzano l’assorbimento degli zuccheri.
  • Stimolano e favoriscono il metabolismo dei carboidrati.
  • Svolgono un’azione antiossidante.

L’assunzione degli integratori per abbassare la glicemia è consigliata a chi soffre di iperglicemia, ma vanno sempre associati ad uno stile di vita sano e ad una terapia farmacologica, qualora fosse prescritta dal medico.

Migliori Integratori per Abbassare la Glicemia

I migliori integratori per abbassare la glicemia sono formulati con alcune piante e nutrienti ad azione ipoglicemizzante:

  • Momordica: stimola il metabolismo dei carboidrati.
  • Gymnema: riduce l’assorbimento intestinale di glucosio e stimola le cellule beta pancreatiche.
  • Cannella: regolarizza l’assorbimento degli zuccheri e il loro metabolismo.
  • Mirtillo nero: riduce la glicemia postprandiale e l’insulinemia.
  • Oleuropeina e idrossitirosolo: polifenoli con proprietà antiossidanti e ipoglicemizzanti.
  • Cromo: regola i livelli di glucosio nel sangue.

Farmaci che Possono Influire sulla Glicemia

Alcuni principi attivi possono anticipare l'appuntamento con il diabete in persone già predisposte. Altri creano situazioni di obesità o squilibri nella betacellula tali da provocare il diabete di tipo 2.

Corticosteroidi

I più comuni sono i corticosteroidi o cortisonici, principi attivi simili al cortisone naturalmente prodotto dall’organismo. Oltre a essere un potente anti-infiammatorio, il cortisone ha una azione esattamente opposta a quella dell’insulina.

Anti-psicotici

I farmaci anti-psicotici invece portano al diabete come conseguenza del rapido aumento di peso. L’effetto è rilevante, anche se è un po’ meno marcato nei farmaci ‘atipici’ o di seconda generazione. E il rapido aumento di peso facilita la comparsa del diabete.

Diuretici tiazidici e beta bloccanti

È il caso dei diuretici tiazidici (Clorotiazide, Clortalidone, Idroclorotiazide, Triclormetiazide, Idroflumetazide, Metolazone, Chinetazone) e dei beta bloccanti di prima generazione.

Importante

Quanto finora riportato sui farmaci per la cura del diabete di tipo 2 ha solo un fine informativo e non intende sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Prima di assumere qualsiasi farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2, è necessario consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista.

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