Marie Curie e la Scoperta della Radiografia: Un'Eredità Inestimabile

Oggi, una caduta o un dolore che suggerisce una frattura è una situazione facilmente diagnosticabile e gestibile. Tuttavia, nell'Ottocento, la situazione era notevolmente diversa e più complessa. Fortunatamente, in quel periodo iniziarono i primi studi che avrebbero portato la medicina verso una nuova era.

Nel 1876, il fisico tedesco Eugene Goldstein scoprì i raggi anodici, che divennero subito oggetto di discussione tra gli scienziati dell'epoca a causa della loro natura incerta. Contemporaneamente, il fisico Wilhelm Conrad Röntgen iniziò i suoi studi sui raggi catodici in un laboratorio all'avanguardia da lui stesso progettato.

La Scoperta Rivoluzionaria dei Raggi X

Grazie al suo daltonismo, Röntgen oscurava completamente la sala durante gli esperimenti. Una sera, si accorse che un foglio di carta su cui era stata scritta la lettera "A" con una soluzione di platinocianuro di bario brillava di luce, emessa da raggi invisibili provenienti dal tubo a vuoto con cui stava lavorando. Approfondendo lo studio sulla qualità dei raggi, decise di frapporre la sua mano tra il fascio di raggi e un foglio. Vide sul foglio l'ombra delle ossa della sua mano.

Dopo alcuni giorni, la moglie Bertha fece da "modella" tenendo ferma la sua mano sulla lastra per quindici minuti, ottenendo il famoso prototipo della radiografia delle ossa della sua mano sinistra e degli anelli indossati. Questa fu la prima radiografia utilizzando i raggi X, denominati in quel modo in quanto sconosciuti.

L'Impatto Immediato in Medicina

I raggi X vennero da subito utilizzati in ambito medico. Due medici viennesi, Hascheck e Lindenthal, esaminarono con i raggi X una mano amputata in cui iniettarono una miscela di sali di bismuto, piombo e bario nei vasi sanguigni della mano. In questo modo le vene risaltavano ottenendo un primordiale angiogramma. I chirurghi compresero la potenzialità dei raggi X, oltre che nella diagnosi delle fratture, nella fase pre e post-operatoria. Ad esempio, era semplice localizzare i proiettili in modo da estrarli senza provocare eccessivo dolore nei pazienti. Ma fu il maggiore John Hall-Edwards il vero pioniere della tecnica. L'11 gennaio del 1896 utilizzò una radiografia per un intervento chirurgico.

Il Contributo di Marie Curie Durante la Grande Guerra

La scienziata Marie Curie era sostenitrice dell'uso di unità mobili di radiografia come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Nel 1914, poco dopo l'inizio della Grande Guerra, Maria Skłodowska vedova Curie, insignita tre anni prima del premio Nobel per la chimica, fondò e gestì il primo servizio di radiologia per i soldati al fronte.

Con l'aiuto della Croce Rossa e di Antoine Béclère, direttore del reparto di radiologia degli eserciti, Marie Curie partecipò in prima persona alla progettazione di unità chirurgiche mobili di radiologia: 18 autocarri leggeri, acquistati in parte grazie ai finanziamenti degli Stati Uniti, furono dotati di attrezzature a raggi X e si recarono su diversi fronti, in particolare nella battaglia della Marna, Verdun e sulla Somme.

Queste "ambulanze radiologiche" soprannominate "piccole Curie" dai soldati francesi erano veicoli passeggeri dotati di dispositivi Röntgen (per misurare le radiazioni) con una dinamo alimentata dal motore del veicolo, e quindi in grado di arrivare direttamente sul campo. Nel 1916 Marie Curie ottenne la sua licenza e poté regolarmente condurre le autoambulanze speciali per eseguire radiografie.

Accanto a lei sul campo di battaglia c'era una ragazza di soli 18 anni, anche lei destinata a vincere il premio Nobel (per la chimica, nel 1935): sua figlia Irene. La radiologia, in quegli anni, era una discilplina pionieristica: Irene imparò dalla madre e poi si occupò della formazione di tecnici e infermieri specializzati. Marie Curie progettò 18 veicoli attrezzati per radiografie e installò 250 postazioni fisse di radiologia negli ospedali.

Marie Curie: Pioniera e Innovatrice

  • Unica donna tra i vincitori di più di un premio Nobel
  • Unica, assieme a Linus Pauling, ad averlo vinto in due discipline diverse
  • Figura che si è distinta in modo particolare nell'ambito dell'emancipazione femminile

La ricerca scientifica può procedere con estrema lentezza, ma la fine dell'Ottocento fu un periodo estremamente proficuo, per la Chimica, con fondamentali scoperte che si susseguirono in una manciata di anni. Tre anni prima, nei giorni successivi al Natale del 1895, era stata resa nota la scoperta dei raggi X. Molti scienziati orientarono allora le ricerche sui raggi X, affascinati dalla loro capacità di rendere osservabile l'invisibile.

Marie Curie, una giovane dottoranda polacca alla Sorbona di Parigi, era incuriosita invece da un altro nuovo e misterioso tipo di radiazione, individuato nel 1896 dal fisico francese Henri Becquerel mentre studiava la fosforescenza dei sali di uranio. Analizzando sistematicamente l'uranio in diversi composti e forme con uno strumento messo a punto dal marito Pierre, l'elettrometro (per la misurazione delle correnti elettriche deboli) Marie Curie realizzò che l'emettere radiazioni è una proprietà atomica dell'uranio.

Le sue analisi si concentrarono sulla pechblenda, un minerale grezzo che contiene uranio e torio, un altro elemento radioattivo, estratta dalle Miniere dei Monti Metalliferi dell'odierna Repubblica Ceca. La ricerca dei Curie richiederà circa 4 anni, ma infine i due coniugi riusciranno ad isolare meno di un grammo di una nuova sostanza, chiamata radio, da tonnellate e tonnellate di plechbenda. Il premio Nobel per queste ricerche arriva nel 1903 ed è equamente diviso tra Becquerel, Pierre e Marie Curie.

Nel 1911 il secondo Nobel per la chimica va a Marie Curie, rimasta vedova 5 anni prima a causa di un incidente stradale. Durante la guerra, Marie sospenderà le sue ricerche sulla radioattività per offrire il suo sostegno alle milizie, organizzando un servizio di diagnostica militare.

Grandissimo il suo contributo per la scoperta di numerosi nuovi elementi, per lo studio della radioattività e della struttura dell'atomo, nonché quello di aver dato un grande impulso allo studio delle tecniche radiologiche e per aver inoltre operato per fissare un'unità di misura per l'emissione radioattiva, poi adottata e chiamata "Curie" in suo onore.

Nel corso del conflitto Marie Curie, sollevata dai suoi incarichi accademici per contribuire allo sforzo bellico, lavorò come radiologa per curare i soldati feriti.

Sono trascorsi 150 anni dalla nascita di Marie Curie, unica donna a ricevere due premi Nobel, per la fisica (1903) e per la chimica (1911). Nata a Varsavia 150 anni fa, il 7 novembre 1867, Marie Curie (all'anagrafe Maria Skłodowska) è donna dai molti primati: prima del suo sesso e fra gli scienziati a vincere due premi Nobel, Fisica nel 1903 e Chimica nel 1911; prima docente femmina a insegnare alla prestigiosa Università Sorbona di Parigi, con una cattedra in fisica generale; prima, insieme al marito, a scoprire l'esistenza di due elementi, il radio e il polonio.

Non solo: inventa la parola «radioattività» per descrivere l'emissione di radiazioni da parte della materia, tanto che l'unità di misura che rileva la radioattività degli elementi porta il suo nome (il curie, appunto).

«Il trasferimento tecnologico per il miglioramento delle condizioni di vita fu uno degli obiettivi di madame Curie e in quest'ottica si spiega l'applicazione delle radiazioni ionizzanti alla medicina» sottolinea Michele Stasi.

Quando scoprì i raggi X, l'inventore William Rongten per prima cosa fece impressionare su pellicola la mano della moglie perché capì da subito che tali raggi erano in grado di rendere visibile l'invisibile. «Durante la Prima Guerra Mondiale, Madame Curie si adoperò perché questa scoperta fosse di giovamento per molti - racconta l'esperto -: insieme alla figlia Irene allestì automobili e sedi distaccate con i primi apparecchi radiologici portatili e fissi, in maniera da consentire di effettuare la diagnosi dei feriti in prossimità dei campi di battaglia.

Questa intuizione fu dovuta alla decisione di un medico, Wilhelm Conrad Röntgen, di condurre un esperimento, fondato sulle conoscenze dell'epoca in materia di radiazioni. Röntgen scoprì che gli oggetti metallici non lasciano passare le radiazioni, le quali invece riescono molto bene ad attraversare il legno, la carta ed altri materiali.

In realtà, sebbene Marie avesse passato gli ultimi anni a studiare la radioattività e i raggi X, le sue competenze erano assai teoriche, lontane dalla prassi medica. Si mise dunque a studiare l'anatomia sul campo e si circondò ben presto di due figure che si rivelarono fondamentali: si fece accompagnare da un medico militare e come assistente radiologico scelse proprio la figlia Irene, allora 17 enne. L'innovazione portata dalla Curie riguardava anche la tecnica utilizzata per raccogliere il radio: una tecnologia allora pionieristica provata a Dublino che faceva uso di una pompa elettrica per raccogliere il gas a intervalli di 48 ore.

Il radio veniva poi sigillato in tubi di vetro sottili circa un centimetro di lunghezza, che venivano consegnati agli ospedali militari e civili al fronte. Il suo lavoro non terminò però con l'esaurirsi del conflitto nel novembre 1918.

C'era, però, un prezzo da pagare. Sia Marie che Irene Curie furono vittime della prolungata esposizione alleradiazioni.

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