Mammografia Tridimensionale: Vantaggi e Svantaggi della Tomosintesi

La mammografia è una delle procedure diagnostiche più efficaci per lo screening del tumore al seno e consente di rilevare una lesione quando si trova ancora in una fase iniziale e non sempre rilevabile alla palpazione o con altri esami. Al momento di programmare la mammografia è possibile scegliere tra mammografia 2D e mammografia 3D.

Cos'è la Mammografia 3D (Tomosintesi)?

Che si parli di tomosintesi della mammella o di mammografia 3D, il meccanismo di funzionamento è sempre lo stesso: si tratta, infatti, di una tecnologia che mettendo a disposizione immagini in tre dimensioni consente di verificare da varie angolazioni lo stato della mammella. La tomosintesi non è altro che una radiografia della mammella che visualizza in maniera separata elementi che si trovano a profondità differenti: ciò avviene in virtù dell’acquisizione di molteplici proiezioni bidimensionali a bassa dose.

Approvata per la prima volta in America nel 2011, ma utilizzata e disponibile anche in alcuni centri italiani (Milano, Genova, Verona, Torino, Trento, Udine, Bologna e Firenze), questa tecnologia combina immagini convenzionali acquisite a due dimensioni con immagini tridimensionali multistrato ottenibili da un macchinario - la tomosintesi, appunto - che, anziché restare fisso, ruota intorno al seno.

Vantaggi della Mammografia 3D

I vantaggi sembrano dunque molteplici: «La tomosintesi - spiega Massimo Calabrese, direttore dell'unità operativa complessa di senologia diagnostica dell’Istituto San Martino di Genova - consente di studiare la mammella scomponendola in tante sezioni dello spessore di un millimetro, e di evidenziare in maniera più chiara e accurata anche sottili alterazioni indicative di un tumore di piccole dimensioni.

Ecco i principali vantaggi della mammografia con tomosintesi:

  • Maggiore accuratezza diagnostica: La tomosintesi 3D permette di acquisire immagini stratificate della mammella, simili a una TAC, evidenziando anche lesioni di piccole dimensioni che potrebbero sfuggire con la mammografia tradizionale 2D. Questo si traduce in una maggiore capacità di individuare i tumori in fase iniziale.
  • Riduzione dei falsi positivi e negativi: Grazie alla visione tridimensionale, la sovrapposizione dei tessuti è minimizzata, migliorando la precisione diagnostica. Questo comporta una riduzione significativa dei richiami per ulteriori accertamenti inutili e più invasivi, offrendo serenità alle pazienti.
  • Efficacia nei seni densi: La tomosintesi 3D è particolarmente efficace per le donne con tessuto mammario denso, dove la mammografia tradizionale può risultare meno chiara. Questo consente di rilevare anomalie anche in situazioni diagnostiche complesse.
  • Diagnosi precoce: Grazie alla mammografia 3D il medico radiologo ha la possibilità di esaminare gli strati del tessuto mammario uno strato alla volta e di rilevare in maniera più accurata la presenza di lesioni e valutarne le caratteristiche.

Insieme con l’ecografia, in ambito radiologico la mammografia 3D si rivela indispensabile come nuova tecnologia utile per il trattamento del tumore al seno. La mammografia 3D è in prima posizione tra gli esami di primo livello che devono essere compiuti per lo screening. Allo stato attuale nessuna indagine garantisce risultati più efficaci rispetto alla mammografia nell’ambito della diagnostica per immagini. Ecco perché il suo utilizzo si può considerare routinario.

Le immagini ottenute grazie a questa tecnologia vengono poi rielaborate da un software fino a ottenere una ricostruzione “a strati” e ad alta risoluzione dell’intera mammella. Le mammografie 2D possono nascondere alcuni tumori, specie se molto piccoli, a causa della sovrapposizione delle immagini del tessuto mammario che si verifica con l’esame. Con la mammografia 3D questo non accade perché vengono acquisite più immagini del seno, circa 9 per ogni proiezione, che saranno poi ricostruite in numero variabile a seconda dello spessore e del volume della mammella.

La tomosintesi, che richiede per la sua attuazione solo qualche minuto in più rispetto alla mammografia digitale, è particolarmente efficace nel caso dei seni densi, quelli giovanili, più difficili da “leggere” e/o che possono generare dubbie interpretazioni diagnostiche. La mammografia 3D è consigliata in particolare a tutte le pazienti con seno denso, molto ghiandolare.

Svantaggi e Rischi della Mammografia 3D

Ma esistono eventuali rischi da esposizione a radiazione o controindicazioni? «Allo stato attuale e con le nuove generazioni di tomosintesi - tranquillizza Calabrese - non esiste neanche un ipotetico rischio di radiazioni, perché il mammografo acquisisce direttamente gli strati (3d) e ricostruisce con un algoritmo matematico l’immagine in 2d, per cui la dose finale è simile a quella di una mammografia digitale tradizionale».

Durante l’esame, il seno viene posizionato su un supporto e compresso per alcuni secondi per ridurre il movimento e migliorare la nitidezza delle immagini. La sensazione varia da persona a persona: alcune donne avvertono solo un leggero fastidio, mentre altre, soprattutto se hanno un seno particolarmente sensibile o denso, possono percepire una pressione più intensa. Tuttavia, questa fase dura pochissimo, in genere 10-15 secondi per ogni proiezione, e l’intero esame si completa in meno di 10 minuti.

Come Viene Eseguita la Mammografia 3D?

La mammella viene compressa per essere bloccata proprio come nella metodica convenzionale digitale 2D, mentre il tubo dei raggi X ruota all'interno di un campo angolare delimitato eseguendo una serie di esposizione a bassa dose, rapide, una per ogni grado, creando una serie di immagini digitali. L'angolo di rotazione ottiene cosi immagini di mammella corrispondenti ai vari angoli, con un tempo di esecuzione pari a circa 4 secondi.

L’esame viene eseguito come una normale mammografia, con un minimo aumento del tempo di acquisizione delle immagini di circa 9 secondi. Non è richiesta alcuna preparazione specifica per eseguire l’esame. È comunque consigliabile, come in mammografia tradizionale, evitare l’uso di talco, deodoranti talcati o creme sul cavo ascellare e sulla mammella prima dell’esecuzione dell’esame.

Una paziente con un normale ciclo mestruale dovrà sottoporsi all'esame entro il quindicesimo giorno del ciclo per evitare di sottoporsi all'esame nel caso di eventuali gravidanze; la paziente in menopausa potrà eseguirlo in qualunque momento.

Risultati di Studi e Ricerche

Oltre cinquecentomila donne, alcune delle quali (più della metà) sottoposte a screening del seno con mammografia digitale e le restanti al medesimo esame, integrato con la tomosintesi. Da queste premesse è partito lo studio americano che ha permesso di concludere che la ‘doppia’ (2d + 3d) metodica mammografica è più efficace nel diagnosticare lesioni al seno rispetto alla tradizionale: 41% in più di tumori al seno invasivi localizzati, 15% in meno di richiami per indagini diagnostiche aggiuntive a causa di probabili falsi negativi e 29% in più di ‘veri’ carcinomi mammari riscontrati.

Nel dettaglio:

  • 41% in più di tumori individuati in fase precoce rispetto alla mammografia 2D.
  • Meno richiami e ansia inutile grazie alla riduzione dei falsi positivi.
  • Diagnosi migliori per i seni densi, dove il rischio di una lettura imprecisa è maggiore.

Conclusioni

Dunque la tomosintesi metterà nel cassetto la mammografia standard? «Penso che sia una strada tracciata -conclude lo specialista -: il cd ha sostituito il vinile, la tac ha rimpiazzato la radiografia del torace, così la nuova tomosintesi sostituirà la bidimensionale, anche se i tempi sono difficili da definire».

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