Il tumore della mammella è spesso considerato una malattia femminile, ma in realtà può svilupparsi anche nei maschi. Anche nell’uomo, infatti, sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, come succede nella donna, possono mutare e dare il via alla formazione di un cancro e a possibili metastasi (la successiva diffusione del tumore in organi diversi da quello di origine).
La mammella, comunemente ma impropriamente detta “seno”, è costituita da un insieme di ghiandole: i lobuli, che nella donna producono il latte; i dotti, piccoli tubi che portano il latte dal lobulo al capezzolo; e lo stroma, il tessuto grasso e connettivo che circonda lobuli e dotti, assieme a vasi sanguigni e linfatici. Nelle prime fasi della vita, maschi e femmine presentano più o meno la stessa quantità di tessuto mammario.
La situazione cambia con l’arrivo della pubertà, quando gli ormoni femminili prodotti dalle ovaie fanno crescere dotti, lobuli e stroma nelle donne, mentre gli ormoni maschili inibiscono la crescita di tali tessuti negli uomini, che in genere hanno i dotti, ma pochissimi lobuli e tessuto adiposo.
Quanto è diffuso il tumore mammario maschile?
Il tumore mammario è una delle neoplasie più diffuse tra le donne, ma nell’uomo è molto raro. Il carcinoma della mammella maschile rappresenta lo 0,5-1 per cento circa di tutti i tumori della mammella. Questa percentuale si traduce, in Italia, in circa 500 nuovi casi all’anno. L’incidenza sta tuttavia lievemente aumentando, come per la donna, e si estende alla fascia di età sotto i 45 anni, anche se l’età più a rischio resta quella tra i 60 e i 70 anni.
La minore diffusione tra i maschi è dovuta in parte al fatto che il tessuto mammario, che si può trasformare in tumorale, è molto scarso nell’uomo, e in parte alla diversa esposizione di questo tessuto agli ormoni nei due sessi. Nell’uomo manca infatti l’esposizione costante a grandi quantità di estrogeni, che promuovono la crescita delle cellule mammarie.
Chi è a rischio di sviluppare il tumore mammario maschile?
Sono molti i fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di tumore della mammella nell’uomo, alcuni dei quali possono essere evitati modificando abitudini e stili di vita. Con l’avanzare dell’età aumenta anche nell’uomo il rischio di tumore della mammella, che quando si presenta viene in genere diagnosticato poco prima dei 70 anni. In alcuni casi esiste una predisposizione ereditaria alla malattia: la diagnosi di tumore in un uomo giovane o la presenza di casi di tumore della mammella, dell’ovaio, del pancreas e della prostata in familiari molto stretti possono essere campanelli d’allarme che fanno pensare a tale predisposizione.
A livello genetico sono molto importanti le mutazioni presenti nel gene BRCA: il 4-16 per cento circa dei tumori mammari maschili presenta una mutazione nel gene BRCA2, mentre lo 0-4 per cento presenta mutazioni nel gene BRCA1. Infine, anche alcune sindromi genetiche presenti alla nascita, come la sindrome di Klinefelter, o l’esposizione del torace a radiazioni, per esempio sotto forma di radioterapia, possono influenzare in modo negativo il rischio.
Come nella donna, anche nell’uomo gli ormoni hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita del tumore mammario. Può far aumentare il rischio di malattia tutto ciò che sposta l’equilibrio ormonale: disturbi a carico dei testicoli (rimozione, discesa incompleta o assente eccetera), terapia ormonale per curare un tumore della prostata, obesità (che induce una produzione di livelli più elevati di estrogeni), ma anche abuso di alcol e malattie del fegato.
Tipologie di tumore della mammella
Il tumore della mammella è chiamato carcinoma duttale se si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti, o lobulare se prende invece il via dalle cellule dei lobuli. Inoltre, la malattia viene detta infiltrante quando supera la parete di dotti e lobuli e si diffonde anche ai tessuti vicini, o in situ se le cellule malate non danno origine a metastasi. Nell’uomo il carcinoma duttale infiltrante è la forma più diffusa (8 casi su 10), mentre il tumore lobulare è piuttosto raro, dal momento che il tessuto lobulare è molto scarso.
La malattia di Paget (o morbo di Paget) della mammella è un tipo di tumore che si sviluppa nelle cellule dei dotti e si diffonde al capezzolo e all’areola, provocando cambiamenti visibili nella pelle di quell’area che appare arrossata e come ricoperta da una sorta di eczema.
Ginecomastia: cos'è e come si manifesta
La ginecomastia, ovvero l’aumento della quantità di tessuto mammario, è molto più diffusa nell’uomo rispetto al tumore maligno. In caso di ginecomastia è possibile sentire, e a volte anche vedere, noduli di tessuto mammario nell’area vicina al capezzolo, che dovranno essere tenuti sotto controllo.
Negli adolescenti e negli anziani la ginecomastia è spesso legata ai cambiamenti ormonali che caratterizzano queste due fasi della vita, ma più in generale può essere associata, in tutte le età, ad alcuni farmaci (per esempio quelli usati per trattare insufficienza cardiaca, ipertensione e ulcera) o, in rari casi, alla presenza di malattie delle ghiandole che producono ormoni (endocrine), a patologie del fegato, a obesità e ad altre condizioni cliniche che aumentano la produzione di ormoni femminili nell’uomo.
La ginecomastia è l’aumento anomalo delle dimensioni del seno maschile. Si manifesta inizialmente come protuberanza dolente al di sotto del capezzolo, che tende ad aumentare di dimensioni a causa di un insolito sviluppo del tessuto ghiandolare o per l’accumulo di tessuto adiposo. Può essere monolaterale o bilaterale. Bisogna sempre differenziare la ginecomastia vera da quella falsa (o pseudo ginecomastia). La ginecomastia vera è l’aumento anomalo delle dimensioni del seno maschile legato ad un insolito accrescimento della componente ghiandolare; invece si definisce pseudo ginecomastia (o ginecomastia falsa), l’aumento di volume della mammella maschile dovuto all’accumulo di tessuto adiposo in regione retro-areolare.
Alla base della ginecomastia c’è sempre uno squilibrio ormonale tra estrogeni e testosterone a favore dei primi. Le cause principali sono di natura genetica (ipogonadismo primitivo, Sindrome di Klinefelter, anorchia), l’assunzione di farmaci o sostanze ad azione estrogenica come anabolizzanti, sostanze stupefacenti o farmaci antidepressivi; l’aumentata produzione testicolare di estrogeni in caso di tumori (tumori testicolari, sindromi paraneoplastiche, tumori corticosurrenalici femminilizzanti); malattie metaboliche (cirrosi epatica, ipertiroidismo, insufficienza renale).
Il ruolo del testosterone riguarda il controllo della crescita dei tratti maschili come la massa muscolare e la peluria, mentre la crescita del seno rientra tra i tratti femminili controllati dagli estrogeni. Normalmente, un aumento dei livelli di questo ormone si verifica durante la pubertà o a seguito dell’assunzione di steroidi anabolizzanti.
Ginecomastia: cause comuni
- Ginecomastia neonatale: molti neonati maschi nascono con mammelle più grandi del normale per effetto degli estrogeni materni.
- Ginecomastia puberale: la ginecomastia può essere causata dai cambiamenti ormonali durante la pubertà.
- Ginecomastia senile: compare durante l’invecchiamento a causa dell’aumento del tessuto adiposo e dell’attività aromatasi, e soprattutto nei soggetti obesi, ed è il risultato dalla riduzione dei livelli di testosterone.
- L’USO DI FARMACI: come gli steroidi anabolizzanti, gli anti-androgeni usati per trattare il cancro alla prostata avanzato, i farmaci per HIV, i farmaci per contrastare l’ansia, gli antidepressivi, gli antibiotici, i chemioterapici o i farmaci per il cuore, alcuni farmaci con proprietà anti-androgeniche, ad esempio alcuni antiacidi e antitumorali, ed estrogeniche come i fitoestrogeni.
Ginecomastia: sintomi
- Dolore, soprattutto negli adolescenti
- Tessuto mammario gonfio
- Seni doloranti
- Capezzoli sensibili quando si sfregano contro i vestiti
- Gonfiore
- Dolore o dolorabilità
- Fluido che fuoriesce da uno o entrambi i capezzoli
- Un nodulo duro o sodo
- Pelle a fossette sul seno
È importante che la persona non sottovaluti eventuali noduli o cambiamenti nella forma della mammella e del capezzolo e non si faccia frenare da imbarazzi o paure ingiustificate nel richiedere un parere del medico, che può stabilire se sono necessari esami di approfondimento.
Diagnosi del tumore mammario maschile e della ginecomastia
È più semplice scoprire la presenza di un nodulo mammario in un uomo che in una donna, dal momento che la quantità di tessuto lobulare e adiposo è molto scarsa nella mammella maschile. Ciononostante, non è raro che gli uomini si accorgano di avere un tumore quando la malattia è già in fase avanzata. Questo succede perché erroneamente si crede che il tumore mammario maligno sia una malattia esclusivamente femminile e di conseguenza si tende a sottovalutare segni e sintomi.
Dal punto di vista della diagnosi precoce, per gli uomini senza una predisposizione genetica allo sviluppo del tumore della mammella non esistono screening specifici come quelli mammografici che permettano di identificare la malattia nelle fasi iniziali. Il tumore mammario maschile è infatti troppo raro per sottoporre periodicamente a questo tipo di esame tutta la popolazione.
I pazienti con una forte storia familiare di tumore mammario, in particolare se i casi in famiglia presentano mutazioni BRCA1 e BRCA2, dovrebbero sottoporsi al test genetico per la ricerca di tali mutazioni che, se presenti, porterebbero a un aumento del rischio di sviluppare un cancro. In presenza di una mutazione BRCA2 il rischio aumenta di circa 100 volte rispetto a quello osservato in assenza della mutazione.
La diagnosi di tumore della mammella nell’uomo si basa innanzitutto sulla visita dal medico che, dopo aver analizzato la storia familiare e valutato eventuali noduli, decide se procedere con esami di approfondimento. In questo caso, per l’uomo come per le donne, vengono utilizzati ecografia e mammografia per visualizzare la struttura della mammella, oppure l’analisi del liquido che, in alcuni casi, fuoriesce dal capezzolo. L’esame che permette di formulare una diagnosi certa è, però, la biopsia, cioè il prelievo di una parte del tessuto sospetto e la sua analisi in laboratorio alla ricerca di cellule tumorali.
Una volta diagnosticato il cancro, è possibile determinare alcune caratteristiche delle cellule tumorali come la presenza o assenza di recettori per gli ormoni (estrogeni e progesterone) o i livelli della proteina HER2/neu, molto importanti per guidare il medico nella scelta del trattamento più efficace. Infine, tomografia computerizzata (TC), tomografia a emissione di positroni (PET), ecografia e scintigrafia ossea sono gli esami più comunemente utilizzati per identificare la presenza di metastasi in altri organi, quando indicato.
Come per il tumore della mammella femminile, anche nell’uomo la presenza di una massa monolaterale, di consistenza dura, non spostabile sui piani profondi e superficiali, localizzata perifericamente rispetto al capezzolo, è fortemente sospetta di malignità. Altre caratteristiche semeiologiche che ci pongono dinanzi al dubbio diagnostico sono la retrazione del capezzolo, alterazione della cute a buccia d’arancia, linfoadenopatie ascellari non spostabili.
L’ecografia della mammella maschile serve a differenziare la ginecomastia vera (aumento del volume e della consistenza del tessuto ghiandolare), dalla pseudo-ginecomastia o ginecomastia falsa (eccesso di tessuto adiposo, frequente negli uomini in sovrappeso) e dai tumori della mammella maschile. Come per le donne, l’ecografia mammaria si esegue posizionando l’uomo sul lettino, in posizione supina, con le braccia dietro alla testa. È un esame praticamente indolore e senza alcuna controindicazione, che ci permette di identificare la presenza di tessuto mammario ipertrofico, retro-areolare e di differenziarlo dal tessuto adiposo.
In caso di sospetto diagnostico di tumore della mammella maschile, oltre all’ecografia è possibile eseguire anche una mammografia, che ci darà maggiori indicazioni sulla massa.
Quando è bilaterale e simmetrico ed alla visita clinica si riconosce una massa rotondeggiante retro-areolare di consistenza soffice o parenchimatosa, il sospetto diagnostico è di ginecomastia. Si posiziona il paziente disteso, in posizione supina con le braccia dietro la testa. Il medico con l’indice ed il pollice palpa la regione sottostante l’areola ed il capezzolo, cercando di pinzettare il disco di tessuto circolare sottostante per misurarne il diametro. Se il tessuto denso sottomammario è superiore ai 2 cm, si fa diagnosi di ginecomastia. Qualsiasi massa sotto il complesso areola-capezzolo nell’uomo deve essere studiata ed approfondita per escludere il sospetto di malignità.
Come si cura il tumore mammario maschile
La maggior parte delle informazioni relative al trattamento del tumore della mammella deriva dall’esperienza di medici e ricercatori nel trattamento della malattia nelle donne. Negli uomini, infatti, questo tumore è raro e di conseguenza è difficile riuscire a organizzare uno studio clinico che coinvolga solo pazienti maschi. Anche per l’uomo, comunque, la scelta del trattamento dipende da diversi fattori come, per esempio, il tipo e la posizione della malattia, la sua eventuale diffusione ad altri organi e le condizioni del paziente.
La chirurgia rappresenta una delle prime scelte di trattamento per il tumore della mammella maschile e di norma richiede un ricovero breve in ospedale, anche se sono sempre più frequenti gli interventi in day-surgery. In genere nell’uomo è piuttosto rara la chirurgia conservativa, cioè l’intervento che asporta solo una parte del tessuto mammario (per esempio uno o più lobuli), mentre è molto più diffusa la mastectomia (85 per cento dei casi) che rimuove tutto il tessuto mammario, non molto abbondante nell’uomo. Quando l’intervento rimuove il tessuto mammario, la cute e il capezzolo si parla di mastectomia totale.
Per verificare se il tumore si è diffuso ai linfonodi, anche nell’uomo è possibile utilizzare la tecnica del linfonodo sentinella: si prelevano e si esaminano i linfonodi ascellari che per primi vengono in contatto con eventuali cellule del tumore e li si analizzano. In base al risultato di questo esame il medico deciderà se è necessario procedere con altri trattamenti.
La radioterapia, in particolare quella esterna, viene utilizzata per colpire le cellule del tumore “sfuggite” al bisturi, nei casi a rischio particolarmente elevato che la malattia si ripresenti a livello locale.
Anche nell’uomo la chemioterapia sistemica, somministrata con tempi e combinazioni di farmaci diversi a seconda dei singoli casi, può essere utilizzata come terapia adiuvante (dopo l’intervento chirurgico, per eliminare cellule tumorali rimaste dopo l’operazione), o neoadiuvante (prima dell'intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore e renderlo più facilmente asportabile).
La terapia ormonale è un trattamento efficace in tutti i casi di tumore della mammella che presentano sulla superficie delle cellule i recettori ormonali (9 tumori su 10 nell’uomo). Come riportato nelle linee guida sulle neoplasie della mammella pubblicate nel 2021 dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), i risultati di uno studio recente hanno mostrato che i tumori mammari maschili sono frequentemente positivi ai recettori per gli ormoni.
Più precisamente, la quasi totalità (99 per cento) è positiva ai recettori degli ormoni estrogeni, l’82 per cento ai recettori del progesterone e il 97 per cento ai recettori degli androgeni, mentre solo il 9 per cento è positivo per HER2. Il tamoxifene è la terapia ormonale adiuvante standard e attualmente i dati e le indicazioni sulla durata del trattamento sono mutuati dagli studi condotti sulla popolazione femminile. La terapia di scelta nella malattia metastatica con recettori ormonali è l’ormonoterapia con tamoxifene in associazione a inibitori delle cicline CDK 4/6, mentre la chemioterapia dovrebbe essere riservata a pazienti che non rispondono positivamente alla terapia endocrina.
Trattamenti per la ginecomastia
Nei casi più importanti viene effettuata anche una liposuzione della regione mammaria. Il paziente deve indossare una camicia elastica il giorno e la notte o una fascia toracica. La cura delle cicatrici dopo l’intervento è essenziale per ottenere un risultato estetico ottimale.
In alcuni casi, i chirurghi usano solo la liposuzione per rimuovere il tessuto mammario. Inseriscono un tubo di aspirazione attraverso diverse piccole incisioni (tagli) per rimuovere il grasso. Se hai pelle, grasso e tessuto in eccesso, il tuo medico potrebbe consigliarti l'escissione. Questa tecnica utilizza incisioni più grandi per rimuovere il tessuto mammario. Il tuo medico può anche riposizionare il capezzolo e l'areola durante una procedura di escissione.
Potresti aver bisogno di una combinazione di escissione e liposuzione. Il tuo chirurgo ti consiglierà la tecnica più adatta a te.
Avrai delle bende e un indumento di supporto attorno al torace durante la guarigione. L'indumento sostiene il torace e riduce il gonfiore. Il tuo medico ti darà dei farmaci per alleviare il dolore. Questi farmaci riducono anche il gonfiore e diminuiscono il rischio di infezione.
Prevenzione della ginecomastia
Diversi fattori sotto il tuo controllo possono ridurre il rischio di ginecomastia:
- Non usare droghe. Esempi includono steroidi anabolizzanti, anfetamine, eroina e marijuana.
- Limita o stai lontano dall'alcol. Aiuta non bere alcolici. Se bevi, fallo con moderazione. Ciò significa non più di due drink al giorno per gli uomini.
Rischi e complicazioni dell'intervento di ginecomastia
Come per qualsiasi intervento chirurgico, ci sono dei rischi associati all'intervento di ginecomastia. Le complicazioni includono:
- Coaguli di sangue o sanguinamento eccessivo
- Seni che non hanno le stesse dimensioni o forma
- Lividi e cicatrici
- Infezione
- Perdita di sensibilità, intorpidimento o ridotta sensibilità nella zona del seno
- Dolore che non passa
Tutte le procedure di riduzione del seno lasciano cicatrici da riduzione del seno. Svaniscono nel tempo, ma non scompaiono mai completamente.
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