Il carcinoma della mammella è il tumore più diffuso tra le donne italiane. La prevenzione e una diagnosi tempestiva del cancro al seno per aumentare le probabilità di una cura efficace sono possibili solo con screening senologici regolari. La mammografia è un esame fondamentale negli screening senologici. Tutte le donne dovrebbero effettuarla a un certo punto della loro vita.
La frequenza degli esami può variare e deve essere valutata in modo personalizzato dagli specialisti, tenendo conto di fattori come la storia familiare e i rischi individuali. La mammografia è un esame radiologico utilizzato principalmente per individuare il cancro al seno in fase precoce e per rilevare eventuali anomalie o lesioni sospette.
Durante l’esame, la paziente viene invitata a posizionare il seno su una piattaforma apposita, mentre la macchina esercita una leggera pressione per comprimere il tessuto mammario. Questo processo può causare un po' di fastidio e disagio, ma è fondamentale per ottenere immagini chiare e dettagliate. La mammografia è uno strumento diagnostico molto efficace in quanto può individuare quei tumori al seno che potrebbero essere troppo piccoli per essere rilevati tramite l’autopalpazione o altre metodologie.
In tabella 1, sono riportate le principali differenze tra la Raccomandazione 2003 e la Raccomandazione 2022 per lo screening mammografico. Il numero e la varietà degli esperti responsabili della stesura delle Raccomandazioni, così come l’apporto dei diversi Paesi europei che hanno lavorato sulla prima versione, suggeriscono che le novità che traspaiono dal testo sono più la concretizzazione in un atto formale dello zeitgeist collettivo che la fuga in avanti di un gruppo di visionari. Le nuove Raccomandazioni, quindi, in un certo senso sono anche figlie della nuova epoca che lo screening mammografico sta vivendo, una fase iniziata nel 2019 e che ha seguito l’era dell’avvio (1990-2000) e quella delle controversie (2001-2018): l’era delle grandi innovazioni.
Queste novità si trovano nel solco delle quattro direzioni sopra menzionate: non solo le tecnologie in sé (tomosintesi, risonanza magnetica, intelligenza artificiale), ma anche il modo in cui vengono combinate (personalizzazione con modulazione in base all’età, al rischio) e veicolate alle donne attraverso la proposta di adesione al programma (strategie comunicative, decision aid, interfacce informatiche), un programma che, inoltre, potrebbe arrichirsi presto di proposte parallele di prevenzione primaria integrate in quella secondaria. Questo grande movimento che pervade lo screening mammografico trova risonanza anche nelle altre due linee di screening, come rappresentanto dall’unitarietà di approccio allo screening impostata dalle Raccomandazioni e con perfetto tempismo espresso dalla fondazione a fine 2021 dell’italiana Federazione delle associazioni degli screening oncologici (FASO) - GISMa, GISCoR, GISCi - che si è presentata al pubblico proprio nelle scorse settimane con un convegno sulle Raccomandazioni del Consiglio.
Proprio i programmi di screening italiani, infatti, giocano un ruolo di primo piano a livello europeo nella produzione delle evidenze che hanno innescato il cambiamento e che continuano ad alimentarlo: solo per citare alcuni studi, nell’ambito della personalizzazione, importanti evidenze arrivano o arriveranno proprio dalle esperienze italiane di Proteus, RETomo, RIBBS, o partecipate come MyPebs, mentre in ambito comunicativo abbiamo il decision aid Donna Informata e, in ambito di integrazione tra prevenzione primaria e secondaria, è in corso lo studio SMART. Se la direzione è chiara e le forze che promuovono il movimento sono nette, non si può dire altrettanto per la strada che dobbiamo intraprendere: il percorso è accidentato e non disponiamo di navigatore.
Epidemiologia&Prevenzione propone in questo fascicolo 3 interventi che si pongono l’obiettivo di fornire al lettore tre mappe: talvolta coincidenti, talvolta portatrici di una diversa descrizione del territorio. Due contributi, a firma di Eugenio Paci e Paolo Giorgi Rossi, allargano la visuale fino alle radici delle nuove Raccomandazioni, cioè ai metodi utilizzati per giungere alle indicazioni su screening basato sul rischio e sull’allargamento delle fasce: come si generano le evidenze nello screening mammografico? Quali sono i metodi più adeguati per produrre le raccomandazioni sulle diverse fasce di età e sulle stratificazioni per rischio?
Da questo punto di vista, infatti, oltre all’indicazione sull’ampliamento delle fasce, non ci sono indicazioni europee dettagliate sui percorsi personalizzati: le Raccomandazioni del Consiglio rimandano alle raccomandazioni delle Linee guida europee, in fase di aggiornamento continuo. Il percorso è solo all’inizio. L’intervento di Paci cerca inoltre di rivoluzionare dall’interno il paradigma delle età delle Raccomandazioni, quasi un assioma del mondo dello screening organizzato e ripreso anche dai livelli essenziali di assistenza (LEA): 50-69 anni vs “resto del mondo” (le “giovani” con meno di 50 anni, le “anziane” con più di 70). La provocazione di Paci va verso una diversa modulazione dell’intervallo, con una fascia di età delle giovani più ampia che raggiunge i 55 anni includendo tutta l’età perimenopausale e l’inizio della menopausa: una modifica che, forse, scardinerebbe più gli assetti organizzativi e normativi (per esempio, il LEA) che quelli clinici.
Il cordone ombelicale è costituito da alcuni processi cardine che sono la multidisciplinarietà, in particolare nel suo habitat elettivo del follow-up, la cultura del dato, l’accountability.
Raccomandazioni sull'età per la mammografia
- Donne tra i 45 e i 54 anni: è generalmente raccomandata una mammografia di screening ogni 2 o 3 anni.
- Donne tra i 50 e i 69 anni: le linee guida suggeriscono di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 2 anni.
- Donne tra i 70 e i 74 anni: si consiglia di sottoporsi a una mammografia di screening ogni 3 anni.
Aspetti importanti da considerare
La mammografia può non fornire un'immagine chiara alle donne che hanno un seno denso, rendendo difficile individuare eventuali tumori con questo tipo di esame. Come qualsiasi test di screening, la mammografia presenta una percentuale di rischio di falsi positivi. Ciò significa che la scansione potrebbe individuare un'area che sembra un cancro, ma che si rivela una formazione benigna. Questo può generare ansia e richiedere indagini di approfondimento, come la biopsia o altri esami diagnostici.
Tuttavia, è importante sottolineare che il tasso di falsi positivi è basso e i benefici della diagnosi precoce superano i rischi potenziali. È sempre consigliabile discutere con il proprio medico di riferimento dei benefici e dei limiti della mammografia come esame di screening.
Consigli per la prevenzione
- Mantenere uno stile di vita sano: Ciò include seguire una dieta bilanciata e ricca di frutta, verdura, cereali integrali e limitare il consumo di cibi ad alto contenuto di grassi saturi, zuccheri e sale.
- Osservarsi e praticare l’autopalpazione: Monitorare attentamente l'aspetto del proprio seno e praticare l'autopalpazione regolarmente sono pratiche importanti per individuare eventuali cambiamenti o anomalie.
- Sottoporsi a programmi di screening: Sottoporsi a programmi di screening con periodicità in base alla propria età e ai fattori di rischio individuali è cruciale per individuare precocemente eventuali tumori al seno.
L'attenzione alla prevenzione e alla diagnosi precoce del cancro al seno è un passo importante per proteggere la propria salute e aumentare le probabilità di un trattamento efficace e una migliore prognosi.
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