Mammografia e Calcificazioni: Linee Guida e Importanza della Diagnosi Precoce

Le calcificazioni mammarie sono depositi di sali di calcio che possono essere riscontrati nel tessuto mammario. La tecnica più appropriata per la loro visualizzazione è la mammografia: le calcificazioni del seno sono facilmente riscontrabili per il loro contrasto radiografico rispetto ai tessuti mammari. Questi piccoli depositi minerali si possono osservare sia nella mammella normale, che in quella patologica.

Identificazione e Caratteristiche delle Calcificazioni Mammarie

Le alterazioni della densità della ghiandola mammaria possono essere identificate alla palpazione dal clinico esperto (se la lesione è localizzata superficialmente e presenta un diametro di almeno 1 cm) o mediante la diagnostica per immagini. Il loro riscontro è possibile soprattutto nel corso dell'esame mammografico, indagine di routine utile per la diagnosi precoce del tumore del seno. Dal punto di vista mammografico, le calcificazioni mammarie possono essere un reperto isolato o associarsi alla presenza di noduli o distorsioni parenchimali.

Cause Benigne delle Calcificazioni

Le calcificazioni al seno possono indicare situazioni benigne, riscontrabili, ad esempio, nell'infiammazione dei dotti galattofori (galattoforiti) oppure in un normale processo di invecchiamento della ghiandola mammaria. Come abbiamo visto, il principale criterio utilizzato per differenziare le calcificazioni di tipo benigno da quelle di tipo maligno è rappresentato dalle dimensioni. Le opacità da depositi di sali di calcio tendono, inoltre, a presentare margini regolari e densità omogenea.

Nei fibroadenomi, si riscontrano tipicamente e comunemente calcificazioni grossolane e del diametro di alcuni millimetri, definite "a carta geografica" o "a pop corn". Altri depositi minerali di discrete dimensioni si possono riscontrare sulle pareti di cisti o nelle sedi di processi di necrosi cellulare (assolutamente innocui) conseguenti a traumi al tessuto mammario, interventi chirurgici o pregresse infiammazioni. Le calcificazioni al seno possono essere, inoltre, un risultato dell'invecchiamento: queste lesioni dipendono al deposito di grasso e di sali di calcio nel tessuto mammario.

Calcificazioni mammarie benigne sono anche quelle vascolari (depositi di calcio nelle arterie o nelle vene all'interno del seno), allungate su due linee parallele o ad anello rispetto al lume del vaso. Di comune riscontro è la comparsa di calcificazioni del seno dopo la terapia radiante.

Calcificazioni e Patologie Neoplastiche

Tra le cause delle calcificazioni al seno rientrano i processi patologici associati alla proliferazione di cellule all'interno dei dotti galattofori, nei suoi diversi gradi di evoluzione (dall'iperplasia più o meno atipica, alle neoplasie intraduttali, fino ai carcinomi duttali infiltranti veri e propri). La forma e la distribuzione delle microcalcificazioni consentono di trarre indicazioni sulla possibile presenza di una precancerosi o di un carcinoma mammario. Nella patologia neoplastica, i depositi minerali rilevati con la mammografia sono apprezzabili in circa il 30% dei carcinomi. Tali formazioni si possono riscontrare nell'ambito di un nodulo o in prossimità di questo. In qualche caso, inoltre, le microcalcificazioni sono le uniche anomalie che possono indicare la presenza di un tumore.

Tali lesioni hanno, in genere, una grandezza che oscilla tra 0,1 mm e 0,5 mm: le dimensioni sono, tuttavia, estremamente variabili e influenzabili dalla patologia mammaria in corso.

Importanza della Diagnosi Precoce

Il riscontro delle calcificazioni al seno con la mammografia, prima che la patologia oncologica si manifesti clinicamente, è molto importante. L'asportazione di questi tessuti neoplastici in fase iniziale, molto spesso ancora non invasiva, impedisce lo sviluppo di un tumore più serio e pericoloso.

Esami Complementari

La mammografia può essere poi completata, a seconda dei casi, anche dall'ecografia che non è, tuttavia, in grado di identificare le microcalcificazioni, visibili unicamente con la mammografia. D'altra parte, l'ecografia mammaria, è capace di rilevare piccole formazioni nodulari che possono risultare invisibili all'esame mammografico.

Valutazione delle Microcalcificazioni

La forma irregolare risulta essere quella più significativa, in quanto ha un valore predittivo elevato (pari a circa l'80% dei casi) dei carcinomi con microcalcificazioni. La distribuzione delle calcificazioni ha un ruolo importante nella diagnosi clinica. Se vengono trovate delle microcalcificazioni mammarie lievemente anomale, queste possono essere classificate come "probabilmente benigne". Per la corretta definizione della condizione patologica, una lieve atipia può rendere necessari ulteriori esami. Le calcificazioni al seno "probabilmente benigne" in circa il 98% dei casi sono innocue.

Se questi depositi sono irregolari in forma o dimensione o risultano strettamente attaccati al tessuto mammario, possono suggerire il sospetto che si tratti di manifestazioni iniziali di un tumore, spesso "in situ" (non invasivo); in questi casi, è necessario eseguire indagini più approfondite. Di solito, viene indicato un prelievo istologico mediante una biopsia stereotassica o chirurgica, con localizzazione preoperatoria radiologica. I campioni di tessuto contenenti le microcalcificazioni così raccolti sono, quindi, analizzati al microscopio dallo specialista in anatomia patologica, che provvederà alla valutazione completa dell'istotipo, del grado di differenziazione della lesione e, qualora si renda necessario, delle caratteristiche funzionali mediante reazioni antigene-anticorpo con metodiche di immunoistochimica.

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