Costi di Manutenzione della Risonanza Magnetica: Un'Analisi Approfondita

L’Associazione Nazionale di Diagnostica per Immagini dell’Area Radiologica esprime "forti preoccupazioni" per le conseguenze negative della possibile approvazione del nuovo tariffario. "L’aggiornamento dei Lea non può e non deve essere condizionato all’adozione del nuovo tariffario". Quello della radiologia, è un ambito della sanità in forte evoluzione, grazie all’avanzamento tecnologico che consente di porre tale branca al centro dei percorsi sanitari di screening (soprattutto oncologici).

Simona Vazzana - Università degli Studi di Trieste, Calabria Giulia Silveri - Università degli Studi di Trieste, Friuli Venezia Giulia Giovanni Morello - A.O. Il presente lavoro riguarda la valutazione dal punto di vista economico organizzativo e sociale dell’acquisizione di un Tomografo a Risonanza Magnetica (RM) da 15 T sulla piattaforma Consip destinato all’Ospedale Spoke di Locri (RC) per ridurre i costi dovuti alla necessità di svolgere le prestazioni presso una struttura esterna privata.

Il costo di acquisto di una RM 15 T compreso dei dispositivi accessori è di 300.000€. Per eseguire una RM su un paziente ospedalizzato la struttura pubblica di riferimento è quella di Reggio Calabria; il trasferimento del singolo paziente ha un costo pari a 300€.

Il BEP (break even point) valutato come il punto di pareggio tra i costi e i ricavi risulta valere 3 anni decisamente inferiore al periodo necessario per ammortizzare i costi che per questo tipo di apparecchiature è stimato in 8 anni. Per la diagnosi delle malattie gravi i macchinari andrebbero sostituiti dopo 5 anni. Dall’ultimo rapporto del ministero della Salute risulta che in Italia in media negli ospedali pubblici e privati convenzionati il 36% dei macchinari ha più di 5 anni e il 32% oltre 10. Le ragioni sono note: attrezzature obsolete espongono il paziente a più radiazioni e a diagnosi meno precise.

Macchina Vecchia vs. Macchina Nuova: Le Differenze Cruciali

L’Associazione italiana degli ingegneri clinici precisa che non esiste un riferimento univoco su quella che dovrebbe essere l’età di riferimento dei macchinari e che, per ciascuna tipologia, occorre fare valutazioni specifiche. In ogni caso da una lunga lista di esempi elaborati dall’Aiic per Dataroom emerge che:

  1. La differenza di radiazioni fra una Tac con meno di 10 anni di vita e una di ultima generazione arriva fino all’80%; l’esame si svolge più rapidamente per la velocità di rotazione del tomografo e la diagnosi è più approfondita per la capacità del macchinario di vedere meglio il cuore tra un battito e l’altro, come pulsa il cervello (neuroperfusione) e di individuare con estremo dettaglio le lesioni oncologiche.
  2. Una risonanza magnetica all’avanguardia dà una migliore qualità di immagini in tempi inferiori e un maggiore comfort perché diminuisce il senso di claustrofobia del paziente.
  3. Un mammografo con meno di 5 anni permette di effettuare biopsie in 3D più precise perché l’immagine viene ottenuta con la tomosintesi, ossia la mammella viene vista da diverse angolazioni grazie a un’acquisizione a strati: ciò consente di esaminare parti di tessuto che altrimenti rischiano di essere nascoste.
  4. I nuovi acceleratori lineari per la radioterapia irradiano la parte malata con più precisione salvando i tessuti sani.

Investimenti nel Rinnovo del Parco Macchine

Una parte dei soldi del Recovery Fund, 1,19 miliardi, saranno investiti proprio nel rinnovo parco-macchine. Il ministero della Salute ha chiesto alle Regioni quanti e quali macchinari con oltre 5 anni d’età hanno bisogno di sostituire negli ospedali pubblici. Il quadro venuto fuori? Da cambiarne complessivamente 3.162 fra tac, risonanze magnetiche, angiografi, macchinari per scintigrafie, radiografie, ecografie e mammografi.

Nel dettaglio di tratta di 1.284 grandi apparecchiature su 7.753 (17%) presenti negli ospedali pubblici, che è il numero complessivo che risulta dai dati 2021 dell’Inventario nazionale delle grandi apparecchiature. E sono: 344 nuove tac su 2.219, 191 risonanze magnetiche su 1.330, 83 acceleratori lineari per la radioterapia su 575, 197 angiografi su 1.020, 82 macchinari gamma camera per le scintigrafie su 443 , 55 apparecchiature uniche per Tac e scintigrafie su 183, 34 pet su 208 , e 298 mammografi su 1.775.

Praticamente quasi l’intero fabbisogno indicato dalle Regioni sarà finanziato dal Pnrr (3.133 su 3162). Circa la metà sarà sostituita entro settembre 2023, il resto entro la fine del 2024. In Lombardia saranno finanziate 423 nuove apparecchiature, in Veneto 301, in Emilia Romagna 207, in Lazio 400, in Sicilia 214, ecc.

Rimborsi Invariati per Diagnosi con Macchine Obsolete

"Le strutture ambulatoriali radiologiche verranno così costrette a prendere atto dell’antieconomicità del sistema dell’accreditamento e si troveranno di fronte alla scelta di valutare l’uscita dal sistema dell’accreditamento, per dedicarsi alla sola attività privata.

Normalmente le ritira chi consegna il nuovo. Intanto, che fine fanno le macchine vecchie? Oggi, dai dati Consip 2017-2020, su 1.934 apparecchiature consegnate, quelle vecchie rottamate sono state solamente 105. Che fine abbiano fatto le altre 1.829 è un’informazione non disponibile. Come non è disponibile dai dati ufficiali il numero di macchinari vecchi che stanno dentro alle strutture accreditate, e se li cambieranno.

E i rimborsi sono sempre gli stessi, sia che la diagnosi venga fatta con una macchina top di gamma, che una vecchia di 15 anni. E questa è una inadempienza dell’erogatore, che rimborsa le prestazioni con denaro pubblico. Pagando di tasca loro nessuno gli chiede di render conto. In concreto: una risonanza magnetica fatta con un apparecchio obsoleto viene rimborsata circa 200 euro, esattamente come quella fatta con una macchina di ultima generazione. Questo vale per il privato quanto per il pubblico.

Eppure non sarebbe complicato fare in altro modo, basterebbe copiare. Di qui l’importanza delle scelte di chi decide cosa bisogna comprare, a che prezzo e dove metterlo. Visti i costi alti (per una tac in media sono 500 mila euro, per una risonanza fino a 900 mila e per un mammografo fino a 300 mila) è irrealistico pensare di installare macchinari di ultima generazione nel piccolo ospedale che la utilizza una volta alla settimana.

Macchine Nuove, Ma a Pieno Regime

L’occasione è storica, ma per non buttarla via gli ospedali devono organizzarsi meglio di come fanno ora. E in più i medici devono essere formati all’utilizzo di attrezzature molto sofisticate dal punto di vista tecnologico. Nel convegno organizzato dall’associazione Dossetti e dedicato a questo tema, è emerso che le potenzialità di queste apparecchiature non sono sfruttate appieno: oggi ci sono reparti dove vengono fatte 2 risonanze magnetiche all’ora e altri dove se ne fa una ogni due. Per avere una grande resa, occorre saperle far funzionare.

Ma come fa un paziente a sapere se la sua risonanza o mammografia è stata eseguita con uno strumento obsoleto? Sarebbe utile creare delle mappe trasparenti di qualità delle strutture sanitarie sulla base delle tecnologie disponibili. Per ora può solo chiedere al medico o all’ospedale al momento della prenotazione dell’esame.

Vuol dire attuare quanto prevede la legge 53 dell’aprile 2021: l’istituzione di un Osservatorio nazionale che monitori e coordini gli acquisti nelle loro diverse declinazioni. Va fatto subito però, non dopo aver fatto gli acquisti.

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