Linfociti Alti: Cause, Analisi del Sangue e Implicazioni

Cosa sono i linfociti, e quali sono le cause di un aumento o un calo dei loro valori nel sangue? Scopriamolo insieme. Quando si parla di sistema immunitario umano, i linfociti ricoprono un ruolo essenziale. Di fatto, sono piccole cellule che svolgono un ruolo fondamentale nella nostra salute, contribuendo alla protezione contro infezioni, malattie autoimmuni e persino il cancro.

Sebbene spesso sfuggano all’attenzione quotidiana, i linfociti sono cruciali per il funzionamento del sistema immunitario e la nostra capacità di combattere le sfide che il mondo esterno presenta. Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire cosa sono e come comportarsi in caso di linfociti alti o bassi.

Cosa sono i linfociti?

I linfociti sono un tipo di globuli bianchi (o leucociti), che fanno parte del sistema immunitario del corpo umano e svolgono un ruolo cruciale nella difesa dell’organismo contro le infezioni e altre minacce per la salute. I linfociti sono prodotti nel midollo osseo e possono essere trovati in vari tessuti e organi del corpo, ma sono particolarmente concentrati nei linfonodi, nelle tonsille, nella milza e, appunto, nel midollo osseo.

Esistono tre principali tipi di linfociti:

  • Linfociti T (cellule T): rappresentano circa il 75% del totale, e svolgono un ruolo importante nel riconoscere e attaccare le cellule infette da virus, tumori e altre minacce. Possono anche aiutare a regolare la risposta immunitaria globale.
  • Linfociti B (cellule B): pari a circa il 20% del totale, producono anticorpi, proteine speciali che possono legarsi e neutralizzare agenti patogeni come batteri e virus. Questi anticorpi svolgono un ruolo fondamentale nella protezione contro le infezioni.
  • Linfociti NK (cellule killer naturali): presenti in una percentuale del 5%, sono specializzati nel rilevare e distruggere le cellule del corpo che sono state infettate da virus o sono diventate cancerose. Svolgono un ruolo importante nella sorveglianza immunologica.

I linfociti lavorano insieme in un complesso sistema di comunicazione e cooperazione per combattere le infezioni e mantenere il corpo sano. Quando il sistema immunitario rileva una minaccia, come un’infezione, i linfociti vengono attivati e iniziano a svolgere il loro ruolo nella risposta immunitaria. La loro diversità e specializzazione li rendono essenziali per la protezione del corpo contro una vasta gamma di malattie e disturbi.

Come funzionano le nostre difese?

“I meccanismi di difesa dell’organismo sono molteplici. Le prime barriere alla penetrazione dei germi sono la cute e le mucose che, attraverso sebo e muco, svolgono un’importante attività antimicrobica. In caso di incontro con un agente infettivo “nuovo”, invece, o quando le difese a-specifiche di primo livello non siano riuscite a eliminare efficacemente gli agenti infettivi, si attiva l’immunità cosiddetta “specifica” o “acquisita” che, oltre a riconoscere e combattere l’ospite sgradito, lo memorizza affinché il nostro sistema immunitario sia pronto anche in caso di nuovi, futuri attacchi da parte dello stesso agente esterno.

“Un innalzamento del rapporto tra linfociti e neutrofili ci dice che c’è un’infezione in atto e che il nostro organismo la sta combattendo. Di solito le difese immunitarie svolgono correttamente il loro compito, e nel giro di pochi giorni l’infezione regredisce fino a spegnersi. A volte, però, alcune circostanze possono alterare le capacità funzionali del nostro sistema immunitario, indebolendolo: l’età avanzata, o carenze nutrizionali rispetto a determinati elementi che concorrono ad attivare una fisiologica ed efficace risposta immunitaria, o anche livelli di stress troppo elevati e disbiosi a livello intestinale.

La barriera intestinale costituisce una superficie di incontro molto estesa tra l’ospite e gli agenti esterni, tra i quali esistono molte sostanze che possono agire da antigeni, in grado di attivare il sistema immunitario dell’ospite stesso. Il sistema immunitario del tratto gastrointestinale, definito GALT (Gut Associated Lymphoid Tissue), è l’organo immunitario più esteso del nostro corpo ed ha il compito di impedire il contatto tra sistema immunitario e antigene (immunità innata), oppure di regolare le risposte agli antigeni che hanno superato la barriera (sistema immune adattativo).

Lo stress sembra avere un’azione diretta sulle nostre difese immunitarie: le ghiandole surrenali producono, per far fronte a situazioni di forte stress fisico e/o mentale un ormone, il cortisolo, che ci sostiene in situazioni di stress.

Quali sono i valori normali?

I valori normali dei linfociti nel sangue possono variare leggermente a seconda del laboratorio e dei riferimenti utilizzati. Tuttavia, in genere, i valori considerati nella norma si situano nella seguente fascia (μL sta per microlitro):

  • Adulti: 1.000-4.800 linfociti/μL
  • Bambini: 3.000-9.500 linfociti/μL
  • Neonati: 3.000-10.000 linfociti/μL

È importante notare che i valori normali possono variare in base all’età e alle condizioni individuali. Ad esempio, nei neonati e nei bambini fino ai 4-5 anni di età è fisiologico un valore più alto rispetto alla norma, quindi nella stragrande maggioranza dei casi non rappresenta motivo di preoccupazione. Alcuni laboratori possono utilizzare range di riferimento leggermente diversi, quindi è sempre meglio fare riferimento ai valori specifici forniti dal proprio laboratorio di analisi cliniche.

Se i risultati degli esami del sangue mostrano valori dei linfociti al di fuori del range di riferimento, sia in eccesso che in difetto, è importante discutere i risultati con un medico. Infatti, avere linfociti alti o bassi può essere un segnale di una condizione sottostante o di una reazione del sistema immunitario a un’infezione o a una malattia. Approfondiamo.

Cosa vuol dire avere i leucociti alti?

Avere i linfociti alti (linfocitosi) significa che nel sangue circolano più linfociti del normale. È spesso una risposta del sistema immunitario a infezioni, infiammazioni, stress o altre condizioni. La linfocitosi di per sé spesso non dà sintomi evidenti.

Un aumento dei livelli di linfociti nel sangue, noto come linfocitosi, può essere causato da diversi fattori. In genere, questa condizione viene suddivisa in due categorie principali, in base al tipo di linfociti coinvolti:

Linfocitosi assoluta

Questa condizione comporta un aumento del numero totale di linfociti nel sangue per millimetro cubo (mm³). Le cause più comuni di linfocitosi assoluta includono:

  • Infezioni: le infezioni virali, come il raffreddore, l’influenza, l’epatite o l’infezione da HIV, possono causare un aumento temporaneo dei linfociti. Tuttavia, in alcune infezioni gravi, i linfociti possono diminuire.
  • Reazioni allergiche: alcune reazioni allergiche e malattie autoimmuni possono causare un aumento dei linfociti.
  • Leucemia linfatica cronica (LLC): questa è una forma di cancro del sangue che coinvolge un aumento dei linfociti B maturi.
  • Linfoma: alcuni tipi di linfoma, come il linfoma di Hodgkin, possono causare un aumento dei linfociti.

Linfocitosi relativa

In questa condizione, il numero di linfociti nel sangue può sembrare aumentato a causa di una diminuzione degli altri tipi di globuli bianchi, come neutrofili o monociti. Le cause comuni includono:

  • Stress fisico o emozionale: situazioni di stress possono temporaneamente spostare i globuli bianchi nel sangue, causando un aumento relativo dei linfociti.
  • Eccesso di glucocorticoidi: l’uso cronico di farmaci contenenti glucocorticoidi può causare una redistribuzione dei globuli bianchi nel corpo, portando a un aumento relativo dei linfociti nel sangue.
  • Deplezione (o diminuzione) di altri tipi di globuli bianchi: le infezioni gravi o alcune condizioni mediche possono causare una diminuzione degli altri globuli bianchi, facendo sembrare che i linfociti siano aumentati in modo relativo.

Solitamente, la linfocitosi non causa sintomi evidenti per conto proprio, ma i sintomi possono derivare dalla condizione sottostante che sta causando l’aumento dei linfociti. Quindi, cosa fare in caso di linfociti alti? Come spiegato, dipende tutto dalla causa sottostante, di conseguenza è importante consultare un medico per una valutazione completa e una diagnosi accurata. La gestione dipenderà dalla causa specifica, e può includere il trattamento dell’infezione sottostante o di altre condizioni mediche correlate.

Quando preoccuparsi per i linfociti alti?

Se invece la linfocitosi (cioè l’aumento dei linfociti nel sangue) è costante e persistente, per cui viene confermata da più emocromi condotti a distanza di circa 20-30 giorni l’uno dall’altro, bisogna sospettare una patologia cronica. «È il caso delle endocrinopatie, come ipertiroidismo e tiroidite di Hashimoto, oppure delle malattie reumatiche, come il lupus eritematoso sistemico», illustra la dottoressa Pregno.

«Altre volte, dietro una linfocitosi persistente può nascondersi una malattia primitiva ematologica del midollo osseo e dei linfonodi, come i linfomi non Hodgkin a basso grado di malignità, la leucemia linfatica cronica o la più rara leucemia linfoblastica acuta».

In genere, a guidare il medico verso un sospetto diagnostico è l’eventuale sintomatologia correlata: nelle malattie infettive ci sono spesso mal di gola, mal di testa, febbre, tosse o dolori articolari, mentre le forme croniche possono essere accompagnate da stanchezza costante, ingrossamento dei linfonodi oppure sensazione di peso o dolore a livello della milza.

«Va detto, però, che alcuni linfomi non Hodgkin a basso grado di malignità e la leucemia linfatica cronica possono essere del tutto asintomatici in fase iniziale di malattia», avverte l’ematologa. «Non a caso, soprattutto la leucemia linfatica cronica viene spesso diagnosticata in occasione di esami di routine, fatti in maniera sequenziale. È l’esatto opposto di quanto accade nella leucemia linfoblastica acuta, la forma di leucemia acuta più frequente nei bambini, che ha sintomi importanti e necessita di cure immediate», precisa la dottoressa Pregno.

«Diversamente, si rischierebbe solo di esporre la persona agli effetti collaterali dei trattamenti, senza avere un beneficio in termini di risposta a lungo termine e di evoluzione della patologia».

Tra l’altro, da qualche anno, è stata scoperta una forma intermedia di malattia, la linfocitosi B monoclonale, una condizione clinica caratterizzata da una piccola popolazione monoclonale di linfociti B nel sangue periferico, che va semplicemente tenuta sotto controllo e non dà segno di sé, per cui è asintomatica.

Linfociti e stile di vita: come comportarsi?

Abbiamo spiegato che in caso di linfociti alti o bassi è necessario rivolgersi al proprio medico per individuarne le cause sottostanti e valutare l’approccio terapeutico più adeguato. Detto questo, bisogna ricordare che lo stile di vita può influenzare i valori dei linfociti, per questo motivo si raccomanda di seguire alcune buone pratiche per contribuire a mantenere il sistema immunitario in buona salute:

  • Alimentazione equilibrata: una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, proteine magre e grassi sani fornisce al corpo i nutrienti essenziali necessari per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Alcuni nutrienti, come le vitamine C e D, il selenio e lo zinco, sono particolarmente importanti per la funzione dei linfociti.
  • Idratazione: mantenere un adeguato stato di idratazione è cruciale per il trasporto di sostanze nutritive e il normale funzionamento del sistema immunitario.
  • Esercizio fisico regolare: l’attività fisica moderata può contribuire a migliorare la circolazione sanguigna e la funzione immunitaria. Non è necessario fare esercizi estremamente intensi, ma una regolare attività fisica può contribuire a mantenere in salute il sistema immunitario.
  • Sonno di qualità: un sonno sufficiente e di buona qualità è fondamentale per il recupero e il rafforzamento del sistema immunitario. Durante il sonno, il corpo produce molte sostanze importanti per la funzione dei linfociti.
  • Riduzione dello stress: lo stress cronico può influenzare negativamente il sistema immunitario, compresi i linfociti. La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento, meditazione o esercizio può essere benefica.
  • Evitare il fumo e l’eccesso di alcol: il fumo di tabacco e il consumo eccessivo di alcol possono compromettere il sistema immunitario. Evitare questi comportamenti nocivi può contribuire a mantenere in salute i linfociti e l’intero sistema immunitario.
  • Igiene adeguata: lavarsi le mani regolarmente e seguire le linee guida igieniche può aiutare a prevenire infezioni che potrebbero influire sui livelli di linfociti.
  • Vaccinazioni: ricevere le vaccinazioni raccomandate può rafforzare il sistema immunitario e prevenire molte malattie infettive.
  • Evitare l’esposizione a sostanze nocive: ridurre l’esposizione a sostanze chimiche nocive o ad agenti ambientali dannosi può proteggere il sistema immunitario da danni.

È importante sottolineare che l’adozione di uno stile di vita sano non garantisce l’immunità completa da malattie, ma può contribuire a migliorare la capacità del sistema immunitario di rispondere alle sfide.

ATTENZIONE: Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica.

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