Colesterolo e Cortisone: Una Relazione Complessa

Il cortisone è un ormone naturale appartenente alla classe dei corticosteroidi, sostanze con una formula di struttura strettamente correlata al corticosterone. I cortisonici di sintesi hanno una struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza di una struttura chimica simile a quella del colesterolo e degli ormoni steroidei. I corticosteroidi hanno diversi effetti, tra cui una modulazione del metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi.

I glucocorticoidi sono steroidi adrenocorticali, (cioè prodotti dalla corteccia delle ghiandole surrenali), si possono trovare sia in natura che sintetici e che sono prontamente assorbiti dal tratto gastrointestinale. Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress.

Come Agisce il Cortisone

Il cortisone agisce imitando l'azione dei corticosteroidi naturali prodotti dalle ghiandole surrenali. I corticosteroidi si legano a specifici recettori proteici nei tessuti bersaglio e regolano l’espressione di geni che sono sensibili alla presenza dei corticosteroidi, modulando i livelli ed i tipi di proteine sintetizzate dai vari tessuti bersaglio. Molti degli effetti dei corticosteroidi non sono immediati ma diventano evidenti solo dopo diverse ore.

Due sono i principali meccanismi di azione dei glucocorticoidi: quello genomico e quello non genomico. Il meccanismo genomico avviene attraverso l’attivazione di recettori citoplasmatici, capaci di deprimere alcuni geni pro-infiammatori. Questo meccanismo necessita di almeno 30 minuti. Al contrario, il meccanismo non genomico si avvale di una diretta interazione con i recettori di membrana. Ad alte dosi richiede solo secondi o minuti per esplicare l’azione, la quale ha una breve durata.

È pertanto fondamentale poter disporre di una tabella di equivalenza dei diversi prodotti. Dosi e tempi di somministrazione dovrebbero evitare di produrre una disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisario. Tuttavia, numerosi altri fattori contribuiscono alla variabilità della farmacocinetica: cronotipo, sesso, età e stato di malattia.

Indicazioni Terapeutiche e Modalità di Assunzione

Il cortisone viene utilizzato nel trattamento di diversi disturbi. I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni. È quindi un medicinale soggetto a prescrizione medica, che deve contenere data e firma del medico prescrivente. È stato inserito nella classe A = farmaci ritenuti indispensabili per le cure mediche (salvavita) e quelli per le malattie croniche, interamente rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), a meno che non sia presente una nota AIFA, che vincola la rimborsabilità a specifiche condizioni patologiche o terapeutiche in atto.

La posologia di assunzione del cortisone non dipende tanto dalla diagnosi specifica, quanto dalla gravità, dalla prognosi, dalla durata prevedibile della malattia e dalla risposta individuale. Le compresse devono essere somministrate ripartite in 2-4 dosi al giorno. La prima dose va assunta durante o dopo la colazione. Dose di mantenimento: ridurre gradualmente a 100 mg o meno al giorno. Continuare indefinitamente o finché la remissione sembri probabile.

Precauzioni e Avvertenze

Prima di assumere il Cortisone è opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Dosaggi medi o alti di idrocortisone o di cortisone possono provocare un aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e salina, o eccessiva deplezione di potassio. Tali effetti hanno minori probabilità di verificarsi con i derivati sintetici del cortisone, a meno che questi vengano impiegati ad alti dosaggi. Potrebbe essere necessario adottare un regime povero di sale ed un apporto supplementare di potassio. Tutti i corticosteroidi aumentano l'escrezione del calcio.

Nei pazienti sotto terapia corticosteroidea esposti a notevole stress è indicato un aumento del dosaggio dei corticosteroidi a rapida azione, prima, durante e dopo la situazione di stress. Consultare sempre un medico prima di assumere il cortisone. Una eventuale insufficienza corticosurrenalica secondaria indotta dal farmaco può essere ridotta al minimo attraverso una graduale riduzione del dosaggio del cortisone. Tuttavia, questo tipo di insufficienza relativa può persistere per qualche mese dopo la sospensione della terapia. Se il paziente è già sotto trattamento steroideo, può rendersi necessario un aumento del dosaggio. Dato che la secrezione di mineralcorticoidi potrebbe essere inadeguata, è opportuna la contemporanea somministrazione di un mineralcorticoide.

Dopo una terapia a lungo termine, la sospensione dei corticosteroidi potrebbe causare una sindrome caratterizzata da febbre, mialgia, artralgia e senso di malessere. In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure che coinvolgono in sistema immunitario non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi, specie se ad alte dosi, dato il pericolo di una mancata risposta anticorpale. In presenza di ipoprotrombinemia l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso di terapia corticosteroidea. L'impiego del cortisone acetato in compresse nella tubercolosi in atto dovrebbe essere limitato ai casi di tubercolosi fulminante o disseminata nei quali il corticosteroide viene usato per il trattamento della malattia in associazione ad un appropriato regime antitubercolare. Quando i corticosteroidi sono indicati in pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessario un rigoroso controllo, dato che può verificarsi una riattivazione della malattia.

Sono stati descritti casi di emboli sistemici di tessuto adiposo quali possibili complicanze da iperdosaggio di cortisonici. I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, dato il possibile rischio di perforazione corneale. Nei pazienti ipertiroidei e in quelli cirrotici gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati. Possono indurre un aumento nel metabolismo e nella clearance dei corticosteroidi; può di conseguenza essere necessario aumentare la posologia dello steroide. I corticosteroidi possono mascherare alcuni sintomi dell'infezione e durante il loro impiego possono manifestarsi infezioni sovrapposte. Quando presenti, l'instabilità psichica e le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi.

Interazioni Farmacologiche

È possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi. Questi sono eventi relativamente rari e non si verificano in tutti i pazienti. Inoltre, l’intensità e la gravità dell’interazione dipendono da diversi fattori: dosaggio utilizzato, durata del trattamento, contemporaneità della somministrazione, dieta e/o corredo genetico del paziente.

  • La co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi può causare una severa deplezione di potassio.
  • L'uso dei corticosteroidi causa la diminuzione dell'esposizione all’acido salicilico (aspirina), con il rischio di compromettere l'effetto antipiastrinico di basse dosi di aspirina.
  • La cosomministrazione con farmaci che possono inibire l’attività degli enzimi epatici (come troleandomicina, ketoconazolo) possono ridurre l’eliminazione dei corticosteroidi.
  • La co-somministrazione con carbamazepina può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica.
  • L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici.

È importante monitorare attentamente la terapia con cortisone e seguire rigorosamente le indicazioni del medico per ridurre il rischio di complicazioni. I cortisonici vengono metabolizzati anche dal fegato, così come avviene per l'etanolo (l'alcol).

Effetti Collaterali

L'uso del cortisone, nonostante sia efficace, può portare a una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali possono essere gravi se il farmaco viene utilizzato per lunghi periodi o in dosi elevate.

Alcuni degli effetti collaterali più comuni includono:

  • Disturbi idroelettrolitici: ritenzione di sodio, ritenzione di liquidi, perdita di potassio.
  • Disturbi endocrini: irregolarità mestruali, arresto della crescita nei bambini, ridotta tolleranza ai carboidrati, manifestazioni di diabete mellito latente.
  • Reazioni cutanee: In caso di assunzione di cortisone è necessario fare attenzione all’esposizione al sole.
  • Altri: Ipersensibilità, tromboembolia, aumento di peso, aumento dell'appetito, nausea.

L'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus, alterare la crescita e lo sviluppo nei bambini e nei ragazzi.

In caso di terapie prolungate, il cortisone potrebbe causare un aumento del peso corporeo dato che può aumentare l’appetito e la ritenzione di liquidi. La durata del trattamento può variare nel singolo paziente e dipende dalla gravità della patologia.

Cortisone e Colesterolo

È importante notare che i cortisonici possono influenzare il metabolismo dei lipidi, portando ad un aumento dei livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, dopo una somministrazione prolungata e a dosi elevate. Questo può comportare un aumento del rischio cardiovascolare, soprattutto in pazienti già predisposti a sviluppare ipercolesterolemia.

I cortisonici di sintesi hanno una struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza di una struttura chimica simile a quella del colesterolo e degli ormoni steroidei.

Colesterolo: Un Lipide Essenziale

Il colesterolo è un tipo di grasso che grazie alla particolare struttura della sua molecola è in grado di regolare numerose funzioni estremamente importanti nell'organismo e sia un suo eccesso che una sua carenza possono causare importanti disturbi nell'organismo umano. La maggior parte del colesterolo necessario a tali funzioni è prodotto dall'organismo stesso (produzione endogena, 70-80% circa), in gran parte dal fegato anche se tutte le cellule del corpo sono in grado di produrre colesterolo.

Il colesterolo, come tutti i grassi, è trasportato nell'organismo all'interno del sangue, in aggregati formati non solo da esso ma anche da proteine e da altri tipi di grassi, quali fosfolipidi, trigliceridi e acidi grassi. Le LDL contengono il colesterolo che viene trasportato dal fegato ai tessuti, mentre le HDL intercettano il colesterolo in eccesso nel sangue riportandolo al fegato e svolgono, quindi, la funzione di “spazzini”, regolando il colesterolo in eccesso.

Il colesterolo tende ad accumularsi nell'organismo a causa di una dieta caratterizzata da un eccesso di grassi o per anomalie genetiche. Questo accumulo di colesterolo è la principale causa di morte e malattie cardiovascolari nel mondo occidentale.

In particolare, le LDL sono pericolose per la loro tendenza ad aderire alle pareti dei vasi sanguigni e a formare dei depositi di grasso (placche). Sappiamo che esistono varie forme di colesterolo: il colesterolo buono (HDL) che ci protegge dalle patologie cardiovascolari e il colesterolo cattivo (LDL) che, al contrario, le favorisce.

Gestione del Colesterolo

La concentrazione di colesterolo nel sangue è un’informazione utile sul nostro stato di salute, ci dice se abbiamo problemi metabolici, se stiamo assumendo troppi grassi dalla nostra dieta, e se abbiamo un rischio di tipo cardiovascolare. A parte quelli indicati - genetica, sesso, età - i fattori di rischio per l’ipercolesterolemia su cui possiamo influire hanno molto a che vedere con il nostro stile di vita. Quindi si tratta di elementi che possiamo influenzare, andando ad incidere sulla concentrazione colesterolo e trigliceridi nel sangue.

Per mantenere livelli di colesterolo sani, è importante adottare uno stile di vita sano, che includa:

  • Una dieta equilibrata, povera di grassi saturi e trans e ricca di fibre.
  • Attività fisica regolare.
  • Evitare il fumo e l'eccessivo consumo di alcol.

Sul piano nutrizionale, è consigliato ridurre l’assunzione di grassi saturi e trans, preferendo grassi insaturi provenienti da fonti vegetali (come olio d'oliva, frutta secca e avocado) e da pesce azzurro ricco di omega-3. È inoltre raccomandato aumentare il consumo di fibre solubili, presenti in frutta, verdura e cereali integrali, in grado di ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo. L’attività fisica regolare, in particolare l’esercizio aerobico moderato (es.

È fondamentale sottolineare che la terapia farmacologica deve essere prescritta e monitorata da un medico, previa valutazione del rischio cardiovascolare globale, dei valori ematici e della tollerabilità individuale.

Monitoraggio dei Livelli di Colesterolo

Il monitoraggio dei livelli di colesterolo nel sangue è fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Nei bambini e adolescenti, il primo screening è raccomandato tra i 9 e gli 11 anni, con un successivo controllo tra i 17 e i 21 anni, salvo diversa indicazione in presenza di fattori di rischio genetici o metabolici.

Alipoproteine A-1 e B

A proposito del colesterolo HDL è opportuno sottolineare che la principale componente della lipoproteina che lo trasporta è la alipoproteina A-1 (Apo A-1). Parametro utile per comprendere il rapporto tra la concentrazione di colesterolo HDL e LDL perché comparabile alla sua omologa LDL, ovvero la alipoproteina B (Apo B) parte delle lipoproteine a bassa densità. In condizioni normali, i livelli di Alipoproteina A -1 nel sangue per uomini vanno da 110 a 190 mg/dl.

Valori superiori si riscontrano in caso di diabete, disfunzioni della tiroide (nello specifico nell’ipotiroidismo), insufficienza epatica e renale, a seguito dell’assunzione di farmaci betabloccanti, diuretici o ormonali. Naturalmente la causa più comune è di tipo alimentare: troppi grassi e zuccheri possono sbilanciare la concentrazione delle lipoproteine circolanti. Valori inferiori sono invece sintomo di diete troppo povere di grassi o vegane, di anemia o malattie intestinali con malassorbimento, di patologie epatiche o di ipertiroidismo.

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