Liquido di contrasto nella risonanza magnetica: rischi e benefici

La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che fornisce immagini dettagliate del corpo umano utilizzando campi magnetici, prodotti da un grande magnete, senza esporre il paziente a radiazioni ionizzanti, come invece avviene con la TC (tomografia computerizzata). È in grado di fornire un’immagine tridimensionale delle parti interne del corpo e viene utilizzata per la diagnosi di una grande varietà di condizioni patologiche perché permette di visualizzare soprattutto gli organi interni, insieme allo scheletro e alle articolazioni.

Ciò fa si che la risonanza magnetica venga sfruttata in numerosi campi di studio, come la neurologia, la neurochirurgia, l’urologia, la traumatologia, l’ortopedia, la gastroenterologia, la cardiologia e l’oncologia. In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

Che cos'è il mezzo di contrasto e a cosa serve?

I mezzi di contrasto sono sostanze utilizzate per migliorare la visibilità di specifiche aree corporee durante gli esami di imaging. Inoltre, il mezzo di contrasto può aiutare a valutare la funzionalità di specifici organi.

Però, se si vogliono distinguere tessuti magneticamente simili, è necessario utilizzare mezzi di contrasto paramagnetici. Si tratta tipicamente di composti contenenti gadolinio, somministrati tramite iniezione (anche se in passato sono stati considerati mezzi di contrasto contenenti ossidi di ferro o manganese).

L’elemento fondamentale sul quale si basa il mezzo di contrasto usato nella risonanza magnetica è costituito dal Gadolinio. Esistono diversi tipi di mezzo di contrasto, lineari o macrociclici, a seconda del complesso chelante. Tuttavia, l’Agenzia Europea dei Medicinali ha vietato l’uso di quelli lineari, in via precauzionale nonostante non vi siano stati segni clinici di tossicità ma solo problemi di stabilità.

L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti. Terminata la risonanza magnetica, il corpo del paziente elimina naturalmente il mezzo di contrasto attraverso i reni e l’apparato urinario.

Come viene somministrato il mezzo di contrasto?

Per eseguire l’esame, alla paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare ferma e rilassata per tutta la durata dell’esame. Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo.

Di norma, l'iniezione del mezzo di contrasto avviene in una vena del braccio, mediante siringa, e ha una durata compresa tra i 10 e i 30 secondi.

Preparazione all'esame

Non è indispensabile una preparazione specifica per l’esecuzione della risonanza con mezzo di contrasto.

Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso (per esempio farmaci per la pressione o per il cuore).

Tutti coloro che devono sottoporsi alla risonanza con mezzo di contrasto devono eseguire un dosaggio della creatinina nel sangue prima dell’esame. Questo parametro è un indicatore dell’efficienza della funzione renale. Il gadolinio può avere azione nefrotossica nei pazienti con insufficienza renale.

È raccomandabile consigliare al paziente di bere molta acqua per favorire l'eliminazione della sostanza il più velocemente possibile, e di favorire l’idratazione nei soggetti con insufficienza renale, diabete, mieloma multiplo ed iperuricemia.

Il giorno dell'esame si consiglia di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine.

Precauzioni dopo l'esame

Nonostante il mezzo di contrasto venga smaltito naturalmente dall’organismo, è importante essere informati sulle buone pratiche da seguire dopo aver sottoposto a un esame con mezzo di contrasto. Per facilitare l’eliminazione del gadolinio, si consiglia ai pazienti di idratarsi adeguatamente bevendo molti liquidi nelle ore successive all’esame.

Inoltre, è fondamentale seguire le istruzioni fornite dai professionisti sanitari riguardanti eventuali precauzioni o restrizioni alimentari da adottare dopo l’esame.

Rischi e controindicazioni

La somministrazione del mezzo di contrasto è generalmente sicura; tuttavia possono verificarsi reazioni avverse, soprattutto a quelli a base di gadolinio, che variano da lievi a severe.

Il rischio di reazione al gadolinio dipende da una predisposizione personale del soggetto.

Controindicazioni:

  • I portatori di pacemaker cardiaco, neurostimolatori e clip intracraniche per aneurisma non devono sottoporsi a risonanza poiché i campi magnetici prodotti dall’apparecchiatura potrebbero alterare il loro funzionamento.
  • L'esame è controindicato anche per chi, a seguito di incidenti o di interventi chirurgici, ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocare il loro spostamento o il loro surriscaldamento.
  • Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta prima della metà degli anni Ottanta del secolo scorso o le valvole cardiache metalliche costituiscono un motivo di controindicazione all’esecuzione della risonanza magnetica.
  • Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato.
  • Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche anche senza esserne consapevoli, è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate, oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un’esplosione, informi gli operatori.

Reazioni avverse:

Le reazioni avverse ai mezzi di contrasto si classificano generalmente come idiosincratiche e non idiosincratiche. Le prime sono imprevedibili, derivano da una reazione allergica e possono essere fatali in un caso su 170.000 per gli agenti allo iodio; le seconde derivano da meccanismi noti di tossicità chimica o dal passaggio di fluidi dall’interno all’esterno delle cellule, che può disidratarle.

Effetti collaterali lievi:

  • Nausea
  • Vomito
  • Prurito
  • Rossore
  • Una sensazione di calore o freddo al sito di iniezione

È fondamentale informare il proprio medico radiologo se si hanno precedenti allergici noti a mezzi di contrasto o se si hanno reazioni avverse dopo l’esecuzione dell’esame.

Reazioni allergiche

L’allergia al mezzo di contrasto si manifesta generalmente in forma lieve (prurito e nausea).

L’allergia si può manifestare con sintomi lievi, come prurito, nausea e vomito e, solo in casi eccezionali, scatenare reazioni più gravi che il personale è comunque pronto a fronteggiare.

Il medico può prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all’esame con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio).

Gadolinio e fibrosi nefrogenica sistemica

In passato sono state emesse rarissime segnalazioni di farmacovigilanza relativamente ad una malattia, la fibrosi nefrogenica sistemica, in persone con grave insufficienza renale in seguito all’uso di alcuni mezzi di contrasto con gadolinio.

Un particolare tipo di reazione indesiderata al gadolinio è chiamata fibrosi sistemica nefrogenica: la pelle, il tessuto connettivo e gli organi si ispessiscono, sviluppando chiazze rosse o scure, rendendo il movimento difficile e limitato e causando il malfunzionamento di alcuni organi.

Gravidanza e allattamento

Durante la gravidanza, ogni procedura medica che riguarda la futura mamma necessita di un’attenta valutazione dei possibili rischi e benefici. Questo è particolarmente vero quando si parla di diagnostiche per immagini che richiedono l’uso di mezzi di contrasto.

Quando una donna incinta necessita di un esame con mezzo di contrasto, i medici valuteranno attentamente il caso specifico.

Sulla base di attendibili ricerche scientifiche, i medici affermano che l'allattamento al seno non rappresenta in alcun modo una controindicazione alla risonanza magnetica con mezzo di contrasto al gadolinio. A questo proposito, il Ministero della salute ha recentemente rilasciato una nota per cui si chiarisce che l’allattamento al seno è sicuro per il bambino allattato di qualunque età gestazionale. Fra tutti i mezzi di contrasto solo quelli a base di gadolinio della categoria “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” (gadopentetato dimeglumina, gadodiamide e gadoversetamide) vanno prudenzialmente evitati. In tutti gli altri casi, e quindi nella maggioranza dei casi, il bambino allattato può riprendere da subito i pasti al seno.

Tipologie di esami RM con contrasto

Tra gli esami più diffusi che si avvalgono dell’utilizzo di mezzi di contrasto troviamo:

  • Risonanza magnetica con contrasto all’addome: La RM all’addome viene utilizzata per studiare fegato, reni, pancreas, milza e vescica. Richiede spesso l’utilizzo del mezzo di contrasto.
  • Risonanza magnetica con mezzo di contrasto al seno: La RM viene eseguita per studiare un gran numero di tessuti e patologie.

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