Lipoproteina (a): Esami del Sangue e Valori di Riferimento

La lipoproteina (a), o Lp(a), è una lipoproteina responsabile del trasporto del colesterolo nel sangue. È simile alla lipoproteina a bassa densità (LDL), comunemente definita come colesterolo cattivo. Negli ultimi anni, la lipoproteina (a) ha guadagnato sempre più attenzione nel panorama della prevenzione cardiovascolare. Questa particolare lipoproteina, se presente in concentrazioni elevate, rappresenta un importante fattore di rischio per malattie cardiovascolari, indipendentemente dai livelli di colesterolo LDL o dagli altri parametri lipidici che siamo abituati a valutare.

Cos'è la Lipoproteina (a)?

Nello specifico, si tratta di una lipoproteina a bassa intensità (colesterolo LDL), ed è associata all’apolipoproteina (a).

Strutturalmente, la Lp (a) è simile alle LDL, ma con una caratteristica unica: la presenza dell’apolipoproteina (a), una componente proteica che ne influenza la dimensione e le proprietà aterogeniche.

La sintesi della Lp(a) si verifica nel fegato, regolata dal gene LPA espresso sul braccio lungo del cromosoma 6, con minima o nessuna influenza dei fattori alimentari e ambientali sulla regolazione della sintesi.

Perché Misurare la Lipoproteina (a)?

Da numerosi studi epidemiologici è stato osservato come circa il 50% delle persone con livelli normali di colesterolo può essere comunque interessato da un attacco cardiaco. La Apolipoproteina (a), una delle due componenti proteiche della Lp(a), di fatto inibisce gli enzimi grazie ai quali i coaguli di sangue vengono sciolti. Questo presenta diversi domini proteici caratterizzati da una struttura a triloop e chiamati kringles (come i dolci danesi) e un dominio di proteasi.

Livelli elevati di Lp (a) sono stati associati a un aumento del rischio di infarto miocardico precoce, ictus ischemico e stenosi aortica calcifica. La sua concentrazione nel sangue è determinata geneticamente e rimane stabile nel corso della vita, il che la rende un ottimo biomarcatore per valutare il rischio cardiovascolare a lungo termine. Inoltre, si tratta di un dosaggio da effettuare anche solo una volta nella vita, al contrario di altri parametri predittivi che vanno monitorati nel tempo.

Ad esempio le più recenti linee guida europee suggeriscono che la misurazione della Lp(a) dovrebbe essere considerata sistematicamente nelle persone con alto rischio di CVD (Cardiovascular diseases) o con una pregressa storia familiare di malattia aterotrombotica prematura.

Quando Richiedere il Test per la Lp(a)?

Il test per la Lp(a) può essere richiesto insieme al profilo lipidico, esame che permette di rilevare la concentrazione ematica di diversi tipi di lipidi. Non è una richiesta routinaria, ma accade.

La Lp (a) rappresenta una nuova frontiera nella prevenzione cardiovascolare e la sua misurazione potrebbe diventare un parametro standard nella valutazione del rischio.

Come Prepararsi per l'Esame Lp(a)?

Non ci sono indicazioni specifiche per la preparazione all’esame della Lipoproteina (a).

L’unico requisito richiesto per poter effettuare l’esame del colesterolo LDL è il digiuno, da osservare nelle 9-12 ore che precedono il prelievo.

Valori di Riferimento della Lipoproteina (a)

I livelli di Lp(a) nel plasma presentano di base una variabilità accentuata. Con un massimale di questo ordine, risulta non agevole trovare un riferimento unico. Si è optato allora per un margine tra valori di 10 mg/dL, o inferiori, e valori di 30 mg/dL o superiori.

I valori di riferimento degli esami di laboratorio possono variare a seconda della metodologia di analisi dei campioni, quelli indicati in questa scheda hanno uno scopo puramente informativo.

Attualmente, i laboratori utilizzano due differenti unità di misura:

  • milligrammi per decilitro (mg/dL): misura la massa totale della Lp (a), includendo sia la componente proteica che quella lipidica.
  • nanomoli per litro (nmol/L): misura la concentrazione molare delle particelle di Lp (a), fornendo un’indicazione più accurata del numero effettivo di particelle nel sangue.

E' importante utilizzare sempre la stessa unità di misura per il monitoraggio nel tempo e confrontare i risultati all’interno dello stesso laboratorio.

Studi osservazionali condotti su popolazione caucasica hanno portato inizialmente alla definizione di 50 mg/dl come valore soglia poiché valori al di sopra di tale limite erano associate ad un aumento degli eventi cardiovascolari. Ciò che oggi è chiaro, tuttavia, è che anche al di sotto dei 50 mg/dl si registra un aumento del rischio cardiovascolare.

Interpretazione dei Risultati

I livelli di Lp(a) sono stabiliti su base genetica, e non è infrequente che un individuo abbia un valore non rilevabile dalle analisi. Tuttavia, un livello alto di Lp(a) può aumentare il rischio di problematiche cardiovascolari. Ci sono molti fattori che influenzano la salute cardiovascolare.

Ecco perché a livelli elevati di Ldl-C nel sangue è associato un incremento del rischio cardiovascolare.

I valori ematici di colesterolo Ldl tendono ad abbassarsi momentaneamente dopo un infarto o durante un evento che comporti un forte stress per l’organismo, come possono essere un intervento chirurgico o un incidente. O, ancora, nel corso della fase acuta di una patologia. Ldl-C, viceversa, aumenta nel corso di una gravidanza. Per una corretta valutazione clinica del paziente, occorre informare il medico di tutte le terapie farmacologiche che si stanno seguendo.

Come Intervenire in Caso di Valori Elevati?

Attualmente non ci sono terapie specifiche capaci di abbassare i livelli di Lp(a) elevati. A differenza del colesterolo LDL, la Lp (a) non risponde in modo significativo alle modifiche dello stile di vita o alla terapia con statine.

Poiché la quantità circolante di Lp(a) è conseguenza del proprio DNA, la dieta, l’esercizio fisico e lo stile di vita in genere non sono in grado di influenzarne la quantità, tuttavia sono strumenti a maggior ragione preziosi per ridurre gli altri fattori di rischio cardiovascolare che nel complesso determinano la probabilità per il paziente di sviluppare complicazioni.

Nonostante un’associazione consolidata tra alti livelli di rischio di Lp(a) e di eventi di CVD, non sono state fornite raccomandazioni specifiche sulla terapia farmacologica mirata alla riduzione del livello di Lp(a) nelle dichiarazioni degli esperti e nelle linee guida sulla gestione della dislipidemia.

Dopo la pubblicazione delle subanalisi di due studi di prevenzione secondaria con inibitori PCSK9, lo studio FOURIER con evolocumab e lo studio ODYSSEY OUTCOMES con alirocumab, è emersa una certa speranza che questi farmaci possano diventare utili in pazienti con alti livelli di Lp(a). Analisi post hoc hanno però dimostrato che l’abbassamento del livello di Lp(a) indotto dal trattamento con evolocumab o alirocumab, di circa il 20-25% rispetto al basale, non ha determinato una riduzione significativa degli eventi coronarici avversi rilevanti in modo indipendente rispetto all’abbassamento del livello di LDL-C. Ridurre il rischio di MACE prendendo di mira Lp(a) richiede quindi maggiori riduzioni di Lp(a), con terapie più potenti e/o livelli iniziali di Lp(a) più alti.

Nuove Terapie in Arrivo

Ad oggi però sono in corso studi di fase 3 e di fase 2 con alcune molecole specifiche per la Lp(a) in grado di determinare riduzioni decisamente più alte (fino al 70%) e dunque verosimilmente una riduzione significativa degli eventi CV. Tra i farmaci sperimentali sono da segnalare:

  • Pelacarsen (TQJ230): oligonucleotide antisenso di cui è in corso il trial multicentrico in fase 3 HORIZON.
  • Olpasiran (AMG890): piccolo RNA interferente che ha determinato una riduzione dei livelli di Lp(a) tra il 71% e il 96%.
  • AKCEA-APO(a)-LRx: oligonucleotide antisenso diretto contro la sintesi della Lp(a) negli epatociti.

leggi anche: