L'emocromo è un esame fondamentale nella diagnostica veterinaria, fornendo informazioni preziose sullo stato di salute del gatto. In questa guida, esploreremo l'interpretazione dell'emocromo felino, con particolare attenzione al linfoma, una neoplasia sistemica di notevole importanza.
Linfoma nel Gatto: Un Approfondimento
Il linfoma è uno dei tumori più comuni nel gatto, rappresentando tra il 50 e il 90% di tutti i tumori ematopoietici felini. Questa patologia neoplastica sistemica interessa il sistema ematopoietico e riveste notevole importanza in medicina veterinaria. Il linfoma rappresenta il 30% delle neoplasie nel gatto ed è una delle forme maggiormente chemioresponsive. Il termine linfoma include una varietà di tumori linfoidi, che vengono classificati a seconda della sede anatomica in:
- Linfoma alimentare (o gastrointestinale)
- Linfoma linfonodale periferico
- Linfoma extranodale
In particolare, il linfoma alimentare è la forma di linfoma maggiormente riscontrata e rappresenta circa il 55% delle neoplasie gastrointestinali del gatto, risultando quindi il tumore gastroenterico più frequente, seguito dall’adenocarcinoma (32%) e dal mastocitoma intestinale (4%); si riscontra maggiormente in gatti di età adulta anziana (media 10-13 anni), ma può presentarsi a qualsiasi età. Diversamente da altre forme di linfoma, come ad esempio il linfoma mediastinico, raramente il linfoma alimentare si presenta in gatti con concomitante infezione da FeLV. Tra le cause predisponenti l’insorgenza di linfoma, alcuni studi hanno dimostrato che l’esposizione al fumo di sigaretta possa aumentarne il rischio dalle 2,4 alle 3,2 volte.
Forme di Linfoma Alimentare
Esistono diverse forme di linfoma alimentare, tra cui:
- LGAL (linfoma alimentare a piccole cellule): I segni clinici più frequentemente riscontrati sono: perdita di peso (>80%), vomito (>70%), diarrea (60%), anoressia/disoressia (>50%); occasionalmente si osserva polifagia. Tali sintomi sono solitamente cronici.
- I/HGAL (linfoma alimentare intermedio o di alto grado): si riscontra in circa il 20% dei casi di linfoma alimentare; è caratterizzato dalla presenza di linfociti di medie/grandi dimensioni. I segni clinici riportati sono simili a quelli riportati per il LGAL, ma presentano solitamente insorgenza acuta e più grave. Nella maggior parte dei casi, è possibile la palpazione di una massa intestinale e complicanze quali intussuscezione, ostruzione intestinale e perforazione intestinale sono più frequenti (addome acuto).
- LGL (linfoma a grandi cellule granulari): è la forma di linfoma alimentare più aggressiva, ma riscontrata meno frequentemente (circa il 10% dei casi di linfoma alimentare). I segni clinici riportati sono simili a quelli riportati per il LGAL, ma presentano solitamente insorgenza acuta e più grave. Nella maggior parte dei casi, è possibile la palpazione di una massa intestinale e complicanze quali intussuscezione, ostruzione intestinale e perforazione intestinale sono più frequenti (addome acuto).
Diagnosi del Linfoma
Un sospetto diagnostico di linfoma necessita di un corretto ed attento esame obiettivo generale e particolare, esame emocromocitometrico e profilo biochimico, esame elettroforetico, radiografie toraciche, ecografia addominale, biopsia midollare, eventuale TC e/o RM. Spesso l’esame citopatologico, veloce e poco invasivo, permette la conferma della diagnosi di linfoma, a volte invece è necessario un esame istopatologico. Alla diagnosi devono seguire ulteriori esami che permettono di classificare e stadiare il linfoma. Gli stadi vanno da I a V. Si parla di stadio I-III a seconda del diverso coinvolgimento linfonodale, di stadio IV se esiste un coinvolgimento epatico e/o splenico, mentre lo stadio V è quello in cui è presente una diffusione midollare, ematica e/o di altri organi.
Trattamento del Linfoma
La scelta terapeutica dipende da numerosi fattori, tra cui il sottostadio del paziente, il grado istologico del linfoma, l’estensione del tumore, la presenza di sindromi paraneoplastiche, la motivazione del proprietario e l’esperienza professionale. La prima scelta è rappresentata dalla chemioterapia, mentre la chirurgia e la radioterapia hanno, nel linfoma, spesso un ruolo marginale. Lo scopo della terapia è l’induzione della remissione.
Il protocollo chemioterapico maggiormente utilizzato nel trattamento dei linfomi di alto grado è il CHOP, costituito dalla combinazione di ciclofosfamide (C), doxorubicina (H), vincristina (O) e prednisone (P), con una durata di 25 settimane, al termine del quale solitamente non viene impostata una chemioterapia di mantenimento. Tale protocollo ha dimostrato una risposta al trattamento nel 50-60% dei casi, con un tasso di remissione completa al 30%. I tempi di sopravvivenza di attestano attorno ai 7-10 mesi, ma risultano più lunghi nei pazienti che raggiungono la remissione completa.
I protocolli terapeutici sono molteplici e prevedono un approccio di tipo monochemioterapico o uno polichemioterapico, diversi per numero e tipo di farmaci utilizzati. A seconda del protocollo scelto è attesa una durata media della remissione. Purtroppo il linfoma diventa resistente ai farmaci e la malattia può recidivare. Possiamo indurre ulteriori remissioni utilizzando gli stessi farmaci o protocolli “di salvataggio” a seconda dei casi. L’approccio polichemioterapico si sta rivelando il più utilizzato per i linfomi ad alto grado, perché sembra assicuri un periodo più lungo in assenza di malattia.
Nel gatto la sopravvivenza media è di circa 6 mesi, ma tra i soggetti con risposta completa al trattamento molti superano l’anno con ottima qualità di vita.
Cellule LUC (Large Unstained Cells)
Il termine LUC significa "Large Unstained Cells". Gli strumenti per ematologia della serie ADVIA utilizzano due diversi metodi per il riconoscimento delle varie popolazioni leucocitarie. Uno di questi utilizza la tecnologia laser per distinguere le cellule in base al loro contenuto in mieloperossidasi e in base alle loro dimensioni. In posizione 1 si raggruppano le cellule più piccole e senza mieloperossidasi (linfociti), in 2 i monociti, in 3 i neutrofili ed in 4 gli eosinofili. In posizione 6 ci sono gli aggregati piastrinici. La posizione 5 corrisponde a cellule di ampie dimensioni, ma prive di mieloperossidasi (LUC). Un aumento consistente delle cellule in questa area è conseuente alla presenza in circolo di elementi di ampie dimensioni, di possibile derivazione linfoide (es. in un linfoma leucemico) o di blasti (es. in corso di alcune leucemie).
Linfocitosi Matura: Approccio Diagnostico
I linfociti sono la seconda popolazione numericamente presente nel sangue sia nel cane che nel gatto. La linfocitosi è un’alterazione abbastanza aspecifica e si verifica in corso sia di condizioni “parafisiologiche” sia in corso di patologie parassitarie, virali, batteriche, neoplastiche, endocrine ed immunomediate. Indagare questa alterazione ematologica avendo un ventaglio ampio di ipotesi diagnostiche, può essere una sfida per il clinico.
Quale è l’approccio diagnostico consigliato in corso di linfocitosi matura? Specifichiamo matura perché è evidente che la presenza di linfociti immaturi, atipici orienta verso differenziali unicamente neoplastiche. Dobbiamo innanzitutto rispondere a queste domande:
- Di che entità numerica è la linfocitosi? Aumenti lievi e moderati hanno numerose diagnosi differenziali, ma aumenti molto marcati (maggiori di 50-60.000 linfociti/microlitro) restringono il campo alle forme neoplastiche (leucemia linfocitica cronica, linfoma di basso grado V stadio).
- Il paziente presenta un quadro clinico e clinico-patologico che possono chiaramente spiegarci la linfocitosi? Il dato deve sempre essere interpretato insieme a segnalamento, anamnesi, quadro clinico e altri dati clinico-patologici avendo in mente l’elenco delle possibili diagnosi differenziali.
- La linfocitosi è persistente e/o ingravescente? Quando viene rilevata una linfocitosi inspiegabile (paziente asintomatico oppure non è possibile identificare una causa), il primo passo è ripetere nel tempo l’esame emocromocitometrico per valutarne l’andamento. Linfocitosi transitorie parafisiologiche sono ad esempio quelle post-vaccinali, quelle del cucciolo (intervalli di riferimento diversi dall’adulto) o quelle secondarie al rilascio di catecolamine (nel gatto, in seguito a stress acuto). Una linfocitosi persistente anche in assenza di segni o sintomi clinici deve sempre essere approfondita. Nel caso in cui il numero dei piccoli linfociti tenda ad aumentare nel tempo, è più probabile che si tratti di una forma neoplastica.
Cause di Linfocitosi Matura
Le cause di linfocitosi matura sono:
- Fisiologica, legata all’età (cuccioli e gattini)
- Indotta da stress acuto (gatto)
- Reazione immunitaria post vaccinale
- Patologie parassitarie (es: Leishmania, Toxoplasma, Babesia, Spirocerca lupi)
- Patologie batteriche (es: Bartonella henselae (gatto) ed Ehrlichia)
- Patologie virali (es: FeLV)
- Anemia emolitica immunomediata (gatto)
- Linfoma a piccole cellule V stadio
- Leucemia linfocitica cronica (CLL)
- Timoma
- Morbo di Addison
- Ipertiroidismo (gatto)
Linfocitosi Inspiegabili e Citometria a Flusso
In assenza di condizioni cliniche e/o alterazioni clinico- patologiche (ivi compresi test per malattie infettive negativi ad esempio) che indirizzino verso una delle diagnosi differenziali qui sopra elencate e dopo aver confermato la persistenza della linfocitosi matura, il test meno invasivo e che può fornirci indicazioni essenziali è l’immunofenotipizzazione mediante citometria a flusso. Attraverso questa analisi è possibile nella maggior parte dei casi distinguere le linfocitosi reattive (infiammatorie, infettive) da quelle neoplastiche e in alcuni casi, in presenza di determinati fenotipi, giungere a una diagnosi definitiva (linfoma, leucemia). Nei casi in cui l’immunofenotipizzazione non fornisca risposte definitive, è consigliabile richiedere l’analisi della clonalità linfoide (PARR).
Reticolociti: Valutazione nell'Emocromo
In quest’ultima puntata dedicata alla spiegazione dei nostri emogrammi, ci occuperemo della parte più ostica, quella colonna centrare che raccoglie tutti i dati relativi alla valutazione dei reticolociti. Così come per gli eritrociti maturi, anche i reticolociti possono infatti venir analizzati in base al loro volume, al loro contenuto e concentrazione in emoglobina e alla quantità di RNA (con alta fluroescenza sono quelli più giovani e con più RNA, con bassa fluorescenza sono quelli che stanno maturando a eritrociti normai e hanno quindi meno RNA).
Le lettere L (“Low), M (“Medium”) ed H (“High”) stanno proprio ad indicare la distribuzione percentuale e i valori assoluti di queste tre frazioni di reticolociti. Tendenzialmente possiamo presupporre che più sono numerosi quelli ad elevata fluorescenza, più significa che il midollo sta producendo attivamente giovani eritrociti e viceversa.
Scendendo ulteriormente la colonna centrale, incontriamo i valori degli indici eritrocitiari divisi per popolazioni. Lo strumento è infatti in grado di rielaborare tutti gli indici eritrocitari (MCV, MCH, MCHC, CH, ecc.) che troviamo anche nella colonna a sinistra (nella quale, come spiegato in un blog precedente, sono riferiti a tutti gli eritrociti complessivi). In questo caso però gli indici vengono analizzati suddividendoli tra gli eritrociti maturi (quelli indicati con la lettera “m”) e i reticolociti (indicati con la lettera “r”). I valori indicati con la lettera “g” (gated) sono invece riferiti alla popolaziojne eritrocitaria totale analizzata, e sono approssimativamente molto simili a quanto riportato nella colonna sinistra.
Tra questi indici, troviamo alcuni interessanti dati, in quanto abbiamo alcuni riferimenti bibliografici per la specie canina. In particolare è stato osservato in alcuni studi, che in corso di anemia da carenza di ferro in fase iniziale, prima che diminuiscano i valori assoluti di MCV, MCH ed MCHC, tendono a ridursi precocemente i corrispondenti valori reticolocitari, in particolare l’MCVr, il CHr e il CHCMr.
Infine, gli ultimi indici(% Micro_g, % Micro_r, ecc.) stanno ad indicare le frazioni delle diverse popolazioni (totali, maturi e reticolociti) che sono più piccoli, più grandi, con più o meno emoglobina rispetto a determinati valori soglia.
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