La leucemia è una neoplasia del sangue caratterizzata dalla proliferazione e dall'accumulo di cloni tumorali a livello del midollo osseo, del sangue periferico e degli organi linfoidi.
Le cellule che costituiscono la parte corpuscolata del sangue (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) originano da cellule immature, dette anche cellule staminali, prodotte dal midollo osseo, un tessuto di consistenza gelatinosa contenuto all'interno della parte spugnosa delle ossa piatte nell’adulto e di quelle lunghe nel bambino.
Nelle persone colpite da leucemia vi è una proliferazione incontrollata di queste cellule staminali, dette cellule leucemiche o blasti, che interferisce con la crescita e lo sviluppo delle normali cellule del sangue.
Quanto è diffusa la leucemia?
I tumori che colpiscono le cellule del sangue sono molto più frequenti nell'età infantile che in quella adulta. Le leucemie acute, in particolare, rappresentano oltre il 25 per cento di tutti i tumori dei bambini, collocandosi quindi al primo posto tra le neoplasie pediatriche più frequenti.
Più in dettaglio, la leucemia linfoblastica acuta rappresenta circa il 75 per cento di tutte le leucemie diagnosticate in bambini fino a 14 anni, mentre quella mieloide acuta rappresenta il 15-20 per cento. Negli adulti, invece, la maggior parte delle leucemie acute è rappresentata dalle forme mieloidi, mentre quelle linfoblastiche sono meno frequenti, circa il 25-30 per cento.
Le leucemie croniche sono invece tipiche dell'età adulta mentre sono rare in età pediatrica.
In Italia, secondo le stime più aggiornate, mediamente vengono diagnosticati 17,5 casi di leucemia ogni 100.000 maschi e 10,5 ogni 100.000 femmine, che si traducono in un numero stimato di circa 4.700 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e circa 3.200 tra le donne.
In base ai dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori), la forma più frequente di leucemia degli adulti è la leucemia linfatica cronica a cellule B (30 per cento di tutte le leucemie), mentre la leucemia linfoblastica acuta rappresenta il 20 per cento delle forme leucemiche dell’età avanzata. La leucemia mieloide cronica ha un’incidenza (1-2 casi annui ogni 100.000 adulti) più bassa della leucemia mieloide acuta (3,5 casi annui ogni 100.000 adulti).
A livello globale le leucemie costituiscono il 2,4% di tutti i tumori, con oltre 305.000 decessi registrati annualmente. In Italia, nel 2024, si sono avute circa 9.181 nuove diagnosi di leucemia, con una distribuzione di 5.408 casi tra gli uomini e 3.773 tra le donne. La LMA rappresenta una forma particolarmente aggressiva, con oltre 2.000 nuovi casi ogni anno nel Paese: circa 1.200 tra gli uomini e 900 tra le donne.
Chi è a rischio di leucemia?
Gran parte delle leucemie deriva da anomalie del DNA che vengono acquisite in modo casuale durante la vita. In particolare, la leucemia mieloide cronica è caratterizzata dalla comparsa di un cromosoma anomalo, il cromosoma "Philadelphia", nel quale si viene a creare un nuovo gene (BCR-ABL). Si tratta del prodotto della fusione di due porzioni di DNA che, in condizioni normali, si trovano su due cromosomi diversi, il 9 e il 22.
Le cause dei tumori infantili sono quasi sempre sconosciute. Alcune malattie genetiche, come la sindrome di Down, sono associate a un rischio da 10 a 20 volte superiore di sviluppare una leucemia nei primi dieci anni di vita.
Per quanto riguarda gli adulti, esiste un collegamento tra l'esposizione a dosi massicce di radiazioni e alcuni tipi di leucemia. C’è inoltre un'associazione con l'esposizione a sostanze chimiche come il benzene, un componente naturale del petrolio, e la formaldeide, un composto organico presente anche in natura e utilizzato nell'industria chimica.
Anche una radioterapia o una chemioterapia effettuate in precedenza per curare altre forme tumorali può aumentare il rischio di alcuni tipi di leucemia.
Sono stati infine identificati alcuni fattori di rischio non modificabili, sui quali cioè non si può intervenire per ridurre il rischio, come l'età avanzata e il sesso maschile.
Perciò, nel caso di insorgenza di leucemia, occorre verificare se la vittima è stata esposta a benzene e altri prodotti benzoici. È inserito nella lista I dell’INAIL, gruppo 6, codice I.6.04 degli agenti eziologici responsabili della leucemia. Oltre al benzene, anche le radiazioni ionizzanti sono inserite nella lista I dell’INAIL per la leucemia.
Tipologie di leucemia
Le leucemie vengono comunemente distinte in acute e croniche, in base alla velocità di progressione della malattia.
Nella leucemia acuta il numero di cellule tumorali aumenta velocemente e la comparsa dei sintomi è precoce, mentre nella leucemia cronica le cellule maligne tendono a proliferare più lentamente, pur accumulandosi in quantità maggiore. Con il tempo, però, anche le forme croniche possono, in una percentuale variabile di casi, diventare aggressive.
Un'altra importante distinzione riguarda le cellule da cui origina il tumore. Se la malattia nasce dalle cellule linfoidi del midollo osseo (dalle quali si sviluppano i globuli bianchi chiamati linfociti) si parla di leucemia linfoide, se invece la cellula di partenza è di tipo mieloide (dalla quale si sviluppano globuli rossi, piastrine e globuli bianchi diversi dai linfociti) si parla di leucemia mieloide.
Pertanto, i tipi più comuni di leucemia sono quattro:
- la leucemia linfoblastica acuta (LLA)
- la leucemia linfocitica cronica (LLC)
- la leucemia mieloide acuta (LMA)
- la leucemia mieloide cronica (LMC)
Esistono poi altri tipi di leucemia più rari, come la leucemia a cellule capellute.
Leucemia acuta: si distingue da una rapida crescita di cellule immature (blasti) nel sangue e nel midollo osseo.
Leucemia cronica: progredisce più lentamente e può non presentare sintomi per anni.
Leucemia linfoblastica acuta (LLA): colpisce i linfociti, un tipo di globuli bianchi.
Leucemia mieloide acuta (LMA): interessa le cellule mieloidi, che danno origine a globuli rossi, piastrine e alcuni globuli bianchi.
Leucemia mieloide cronica (LMC): colpisce le cellule mieloidi e progredisce lentamente.
Sintomi della leucemia
La leucemia cronica può non dare sintomi nelle fasi iniziali, perché le cellule leucemiche interferiscono in modo limitato con le funzioni delle altre cellule. Invece nella leucemia acuta i sintomi si presentano precocemente e possono peggiorare con estrema rapidità.
Le cellule leucemiche, al pari delle altre cellule presenti nel sangue, si spostano all'interno dell'organismo. A seconda del numero e della localizzazione le manifestazioni possono essere diverse. Per esempio, febbre, sudorazioni notturne, stanchezza e affaticamento, mal di testa, dolori ossei e articolari, perdita di peso, pallore, suscettibilità alle infezioni, facilità al sanguinamento oppure ingrossamento della milza e dei linfonodi.
Talvolta i blasti leucemici possono infiltrare anche organi (lo stomaco, l'intestino, i reni, i polmoni) o il sistema nervoso dando sintomi specifici che indicano un cattivo funzionamento dell'organo coinvolto.
In genere possono comparire segni e sintomi legati al basso livello di emoglobina (tachicardia, pallore, stanchezza profonda), di piastrine (tendenza al sanguinamento), di globuli bianchi neutrofili (infezioni ricorrenti). Talvolta le cellule leucemiche possono infiltrare altri organi (fegato, milza, linfonodi, ecc.), la cute (comparsa di macchie), le gengive (appaiono più gonfie). Talvolta i sintomi possono essere più sfumati e generici (dolori ossei diffusi, febbricola).
Tutti questi sintomi non sono sicuri segni di leucemia, perché sono comuni a molte altre malattie; occorre quindi rivolgersi al medico per approfondire la natura di eventuali disturbi.
Diagnosi della leucemia
La diagnosi di leucemia è sempre preceduta dalla rilevazione dei dati clinici del paziente (anamnesi) e da un esame fisico, attraverso il quale si ricerca l'eventuale presenza di linfonodi ingrossati o l'aumento di volume del fegato e della milza.
La visita medica è molto importante per controllare se vi è un ingrossamento dei linfonodi, del fegato oppure della milza e per scoprire eventuali segni sospetti come, per esempio, pallore o emorragie frequenti.
Gli esami del sangue, in particolare l'emocromo (la conta delle cellule del sangue) e gli indicatori del funzionamento di reni e fegato, danno informazioni utili: nella leucemia, infatti, il numero di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine è alterato rispetto ai valori standard.
Con il sangue del prelievo si effettua anche uno "striscio" che consente di osservare le cellule del sangue al microscopio. Questo semplice esame è molto utile per la diagnosi, perché le cellule tumorali hanno un aspetto diverso dalle cellule normali. Identificando le proteine espresse dalle cellule tumorali, ossia caratterizzando quello che viene chiamato il loro immunofenotipo, è inoltre possibile distinguere di quale dei vari tipi di leucemia si tratti.
La maggior parte dei pazienti mostra qualche anomalia nell'esame emocromocitometrico. Lo striscio periferico consente di evidenziare la presenza di blasti in pazienti con leucemie acute.
Per completare la diagnosi possono essere necessarie una biopsia ossea e una rachicentesi. La prima procedura consiste in un piccolo prelievo di midollo osseo da analizzare al microscopio, per scoprire la presenza di eventuali cellule leucemiche in questa sede. La rachicentesi consiste nel prelievo di liquido cefalorachidiano (il liquido che riempie gli spazi attorno al cervello e al midollo spinale) tramite un ago molto sottile inserito tra due vertebre lombari, per valutare se la leucemia ha raggiunto anche il sistema nervoso.
A questi esami possono essere infine associati radiografia, ecografia o tomografia computerizzata (TC) per misurare l'estensione della malattia nell’organismo. Oggi hanno acquisito un’importanza fondamentale gli esami genetici che permettono di identificare le alterazioni dei cromosomi e la presenza di mutazioni del DNA in un numero ristretto di geni.
L'analisi di un campione di midollo osseo stabilisce la diagnosi di leucemia. Il midollo osseo, nella LLA, si presenta, generalmente, con un infiltrato omogeneo e cospicuo da parte dei linfoblasti, piccoli e con scarso citoplasma, che sostituiscono i normali elementi del midollo osseo.
Esami del sangue
Il primo esame del sangue a cui si chiede di sottoporre un paziente è un esame emocromocitometrico completo. Questo, talvolta, è spesso l’esame che fa nascere il sospetto di una patologia ematologica e che viene successivamente ripetuto per avere conferma dei primi risultati anomali.
Per realizzare questo esame si preleva un certo quantitativo di sangue da una vena del paziente a digiuno. È un test che permette di conoscere i valori delle diverse cellule del sangue - globuli rossi, globuli bianchi, piastrine - ma anche di proteine ed altri elementi del sangue che forniscono indicazioni utili, come l’emoglobina. Un numero troppo alto o troppo basso di alcuni di tipi di cellule del sangue sono indicativi per alcuni tipi di tumore, per esempio chi ha una AML ha troppi globuli bianchi immaturi nel sangue e non abbastanza globuli rossi o piastrine.
L’esame del sangue periferico è un test che può essere eseguito come follow-up se si osservano risultati anormali nell’emocromo. In questo test, chiamato in gergo “striscio di sangue”, una goccia di sangue viene spalmata su un vetrino, colorata con una specifica tintura ed esaminata al microscopio da un patologo che osserva l'aspetto (dimensioni, forma, tipo, livello di maturazione) delle cellule del sangue alla ricerca di eventuali anomalie. La presenza di anomalie può segnalare problemi che è necessario indagare con altri esami, spesso più invasivi.
Si tratta di un gruppo di 14 esami del sangue (ma un unico prelievo) che misurano i livelli di diversi componenti chimici presenti nel sangue. Talvolta, invece del pannello completo, il medico ritiene sufficiente richiederne uno di base: meno test e meno componenti esaminati. Altre volte invece il medico, quando sa esattamente cosa si deve andare ad esaminare, può prescrivere direttamente un solo test relativo a un singolo componente.
Questo test evidenzia livelli anormali di alcuni elementi del sangue quali alcuni elettroliti e proteine, che possono indicare la presenza di un problema di salute, tra cui un tumore. Per esempio livelli elevati di alcune proteine nel sangue come l’albumina, la beta2-microglobulina (B2M), di alcune immunoglobuline o della lattato deidrogenasi possono essere considerati segni della gravità di una malattia (per esempio dimensione e tasso di crescita del tumore). Anche in questo caso quello che viene richiesto al paziente è un prelievo di sangue da una vena a digiuno.
Questo esame si fa per valutare se il sangue del paziente coagula normalmente e se quindi piastrine e alcune proteine chiamate fattori coagulanti sono presenti a sufficienza e in grado di fare il loro dovere. Alcuni tumori del sangue, infatti, possono ridurre il numero e l’efficienza delle piastrine. Per esempio è un esame che aiuta a capire se, in un paziente che presenta lividi ed emorragie frequenti, queste siano dovute a un tumore o se si devono cercare altre cause.
Altre analisi
Questo test è richiesto per diverse ragioni, la principale è misurare la presenza di alcuni elettroliti e proteine nelle urine per individuare un’eventuale infezione del tratto urinario e valutare lo stato di salute dei reni. Questo sia al momento della diagnosi sia durante il trattamento antitumorale.
Per confermare la diagnosi, nel caso di alcuni tumori del sangue (come i linfomi, meno frequentemente invece nel caso di una leucemia), può essere necessaria una biopsia dei linfonodi. La biopsia è una procedura nella quale una parte di tessuto è prelevato chirurgicamente o tramite un ago dal corpo del paziente ed esaminato.
I tumori ematologici colpiscono sia il sangue sia il midollo osseo e il prelievo e l’analisi di questo tessuto sono spesso necessari per una diagnosi definitiva, o per la valutazione della risposta di un paziente al trattamento. Le cellule del sangue infatti si formano nel midollo osseo, un tessuto spugnoso che si trova nella cavità centrale di alcune ossa del corpo.
Una puntura lombare o rachicentesi è un esame attraverso il quale con un ago si raccoglie un campione di liquido cerebrospinale o liquor, il liquido che circonda il cervello e il midollo spinale e funge da cuscino, per capire se il tumore ha raggiunto anche questo tessuto.
Esami specifici per tipologia di leucemia
Per diagnosticare la LLC deve essere presente una linfocitosi di grado variabile (numero elevato di linfociti compreso fra 10.000 e 150.000/mm3). Secondo i criteri codificati dal gruppo FAB (French-American-British, che organizza caratteri morfologici e citochimici in schemi che consentono di classificare diversi tipi di leucemia), una condizione per confermare la diagnosi di LLC è rappresentata dalla presenza di elementi linfocitari atipici (prolinfociti, immunoblasti e linfoblasti) inferiore al 10% nella formula leucocitaria.
La LMC è definita con la conta dei globuli bianchi: l'esame emocromocitometrico evidenzia una leucocitosi che può variare da 20 a 300 x 109/l WBC (WBC = numero di globuli bianchi per litro di sangue). A differenza dei cloni leucemici delle LMA, queste cellule sono mature e funzionali. Un quadro di modesta anemia può accompagnarsi ai reperti di leucocitosi e/o trombocitosi.
Per classificare le LMA si ricorre all'impiego di opportune colorazioni panottiche (permettono la contemporanea osservazione di tutte le cellule ematiche) di strisci di sangue periferico e di midollo osseo, per la caratterizzazione morfologica. Il medico, usando il microscopio, esaminerà il campione per cercare di identificare la presenza di cellule tumorali: l'agoaspirato midollare consente di eseguire un esame citologico, mentre la biopsia permette di svolgere una caratterizzazione istologica.
I mieloblasti sono caratterizzati dai corpi di Auer, che sono molteplici raggruppamenti di materiale granulare azzurrofilo, che formano aghi allungati, visibili nel citoplasma dei cloni leucemici. In caso di LMC, l'aspirato midollare rivela una marcata ipercellularità con iperplasia della serie granulocitaria e spesso anche megacariocitaria.
Nelle leucemie linfoidi la determinazione dell'immunofenotipo permette la caratterizzazione dei linfociti: con la citofluorimetria è identificata l'origine dei linfoblasti (distingue le cellule B dalle T). La LLC esprime alcuni antigeni di superficie come il CD38, il CD19, il CD20, il CD23, il CD52 ecc.
Analisi citogenetica
Analisi citogenetica convenzionale (ricostruzione del cariotipo): indagine che rileva la presenza di anomalie cromosomiche nelle cellule patologiche. Analisi citogenetica molecolare: la FISH (ibridizzazione in situ fluorescente) è un'indagine che unisce competenza di citogenetica e di tecniche molecolari.
Per la diagnosi di Leucemia Mieloide Cronica, i test citogenetici sono indispensabili. Il cromosoma Philadelphia è evidenziabile nel 90-95% dei casi di LMC. L'utilizzazione della FISH (ibridizzazione in situ fluorescente) mediante sonde specifiche per i geni BCR e ABL, consente di quantificare il clone Ph positivo. L'analisi in RT-PCR definisce il tipo di trascritto BCR/ABL.
L'analisi citogenetica delle LLA rivela la presenza di aberrazioni cromosomiche clonali nel 90% dei pazienti. Le anomalie citogenetiche riscontrate nella LLC comprendono: +12 (trisomia del cromosoma 12 presente nel 25% dei casi), 14q+, alterazioni strutturali a carico dei cromosomi 13, 11, 6, 17.
Come si cura la leucemia?
La terapia dipende dal tipo di leucemia, dal suo stadio e dal fatto che la malattia sia in fase acuta o cronica. Importante è anche l'età al momento della diagnosi.
Il trattamento delle leucemie si avvale spesso dell'utilizzo di più terapie in combinazione o in sequenza, con lo scopo di offrire ai pazienti la remissione della malattia e in alcune forme anche la guarigione definitiva, o comunque la migliore qualità di vita possibile.
- chemioterapia: utilizza farmaci per distruggere le cellule leucemiche. Nella leucemia mieloide acuta (LMA), la chemioterapia è spesso suddivisa in tre fasi: induzione, consolidamento e mantenimento.
- terapie mirate: questi trattamenti agiscono su specifiche anomalie molecolari delle cellule leucemiche.
- immunoterapia: sfrutta il sistema immunitario per combattere la leucemia.
- trapianto di cellule staminali emopoietiche: indicato soprattutto quando altri trattamenti non sono efficaci.
La chemioterapia comprende uno o più farmaci somministrati per bocca o per via endovenosa; nel caso siano presenti cellule leucemiche nel liquido cefalorachidiano, i farmaci chemioterapici possono anche essere somministrati per mezzo di un ago inserito attraverso due vertebre lombari.
La leucemia mieloide cronica è stata la prima forma tumorale per la quale è stato messo a punto un farmaco a bersaglio molecolare, chiamato imatinib, che inibisce la proteina prodotta dal gene di fusione BCR-ABL. Successivamente sono state sviluppate molte altre terapie mirate attive nelle leucemie.
Vi sono poi le terapie che stimolano il sistema immunitario a riconoscere e a distruggere le cellule leucemiche. In alcune leucemie si utilizzano, per esempio, l'interferone alfa per rallentare la crescita delle cellule tumorali, o anticorpi monoclonali che colpiscono le cellule leucemiche, favorendone la distruzione da parte del sistema immunitario.
Un approccio terapeutico innovativo per il trattamento di determinate leucemie che non rispondono ai trattamenti convenzionali è l’immunoterapia con le cellule CAR-T. Le cellule CAR-T sono i linfociti T propri del paziente che vengono geneticamente modificati così da essere equipaggiati con la molecola CAR (recettore chimerico antigenico). Grazie a tale molecola, una volta che vengono reintrodotte nel paziente, le cellule CAR-T riconoscono in modo specifico e con grande efficienza le cellule tumorali da uccidere.
In alcuni casi si ricorre al trapianto di cellule staminali emopoietiche per sostituire le cellule malate, distrutte con alte dosi di chemio o radioterapia, con quelle sane di un donatore compatibile. Spesso il donatore è un fratello o un familiare, ma può essere anche un estraneo che possiede cellule compatibili con quelle del paziente.
La terapia della leucemia mieloide cronica si basa principalmente sull'utilizzo di un gruppo di farmaci detti inibitori delle tirosin-chinasi. terapie biologiche: agiscono sul sistema immunitario, aiutandolo a riconoscere e attaccare le cellule malate, assicurando un buon grado di controllo della malattia.terapie bersaglio: utilizzano farmaci progettati per colpire specifiche alterazioni cellulari, bloccando la moltiplicazione delle cellule tumorali.trapianto di cellule staminali allogenico: procedura che utilizza cellule staminali da un donatore sano rappresenta una risorsa terapeutica fondamentale e potenzialmente curativa.
Evoluzione della leucemia
Non esiste un sistema unico per assegnare uno stadio alle diverse forme di leucemia, che vengono classificate secondo parametri e criteri specifici per ciascun tipo.
Vi sono leucemie che si presentano con un andamento meno aggressivo e altre, come quelle acute, che danno segno di sé più precocemente creando seri disturbi a chi ne è colpito.
Oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi per tutte le forme di leucemia si aggira intorno al 45 per cento negli adulti, ma nei bambini arriva al 90 per cento per le leucemie linfoidi.
Per quanto riguarda la LMA, la remissione completa si ottiene nel 50%, 85% dei pazienti; la sopravvivenza a lungo termine varia dal 20 al 40%, influenzata da anomalie citogenetiche specifiche. Nella LLC la sopravvivenza mediana è di circa 10 anni, ma può variare da 2 a oltre 20 anni, a seconda dello stadio e di altri fattori prognostici.
Prevenzione della leucemia
In linea generale, poiché non si conoscono con certezza le cause che portano ad ammalarsi di leucemia, non è possibile definire precise strategie di prevenzione.
Tuttavia è consigliabile evitare, quando possibile, l'esposizione a elevate dosi di radiazioni; per esempio, sarebbe meglio limitare un eccesso di esami radiologici a scopo diagnostico.
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