LEGO e Risonanza Magnetica: Un Approccio Innovativo per i Bambini

Quando la creatività aiuta il mondo sanitario, succede davvero, grazie ai mattoncini più famosi del mondo: i LEGO. Con un modellino, costruito da “MATTOncinostore” (il negozio LEGO di via Beccaria a Mondovì Breo) e realizzato in collaborazione col progetto dell'Istituto Diagnostico Athena per aiutare i bambini in ospedale, si rende meno traumatico l'approccio dei bambini alla risonanza magnetica.

La risonanza magnetica, con i suoi suoni e le sue dimensioni, può intimorire i bambini. L'idea è partita dal neurochirurgo Mannino Marco, socio fondatore dell'Istituto Diagnostico Athena, che ha chiesto ai costruttori di “MATTOncinostore” di realizzare il set LEGO “4000041 - Scanner MRI”. Si tratta di un modello speciale sviluppato dalla LEGO Foundation per spiegare ai bambini il funzionamento della risonanza magnetica in modo chiaro e rassicurante, riducendo ansie e paure legate all'esame.

La Fondazione LEGO e la sua Iniziativa Globale

La Fondazione LEGO ha deciso di donare 600 scanner MRI LEGO agli ospedali di tutto il mondo che ne faranno richiesta. Questo progetto è nato da un’idea di Erik Ullerlund Staehr, un dipendente LEGO che nel 2015 ha pensato di realizzare un modello per l’ospedale universitario di Odense, in Danimarca. Erik Ullerlund Staehr dichiara di essere molto orgoglioso di questo progetto, è felice soprattutto per il fatto che con la sua idea è riuscito a ridurre ansie e stress che affliggono i più piccoli davanti a un esame di risonanza magnetica.

Quasi 100 ospedali in tutto il mondo hanno già beneficiato dell’uso dello scanner MRI LEGO, ma la Fondazione ha pensato di incoraggiare i reparti di radiologia di tutto il mondo a richiedere uno dei 600 modelli attualmente disponibili, che verranno inviati gratuitamente. Tutto è iniziato nel 2015 grazie alla passione del dipendente LEGO Erik Ullerlund Staehr ed alla sperimentazione all’Odense University Hospital, in Danimarca.

Il team ha sviluppato i set per aiutare i bambini a collaborare meglio con i medici e per far comprendere loro il funzionamento della grande e complessa macchina per la risonanza magnetica. Sono estremamente orgoglioso di questo progetto e dell’impatto positivo che ha già avuto. Ho visto in prima persona come i bambini hanno reagito a questi modelli, facendoli sentire più rilassati e trasformando un’esperienza spesso molto stressante in un’esperienza positiva e giocosa. Il LEGO MRI Scanner è stato sviluppato con un approccio incentrato sul bambino e sull’apprendimento attraverso il gioco, che rafforza lo sviluppo delle sue abilità.

Il gioco stimola la naturale curiosità del bambino e la sua apertura a provare nuove esperienze, a volte difficili. Poiché il gioco facilita uno “spazio di addestramento” sicuro e confortevole per gli eventi e le conseguenze della vita reale, è un modo potente per i bambini di sviluppare le loro abilità sociali ed emotive. Gli scanner per risonanza magnetica sono macchine enormi. Fanno anche molto rumore, il che può essere scoraggiante per i bambini. Il nostro team ha scoperto che l’uso di modelli come quello LEGO ha portato a esperienze più positive e tranquille per molti bambini. Il progetto è stato accolto con grande favore negli ospedali. Costruiti da volontari LEGO, i modelli saranno spediti gratuitamente agli ospedali.

Video di Formazione e Fasi di Utilizzo

Per supportare al meglio l’uso degli scanner LEGO MRI, la LEGO Foundation ha sviluppato quattro video di formazione che accompagnano il modello. LEGO mette a disposizione anche quattro video che danno indicazioni su come utilizzare questi modellini con i bambini per l’insegnamento. In questi video, Mette Hauch illustra le tre fasi da seguire: la prima fase riguarda la connessione, la seconda fase consiste nel lasciare il bambino libero di esplorare e la terza riguarda la memoria, ossia incoraggiare il bambino a raccontare l’esperienza a parole sue. Ogni video spiega approfonditamente cosa fare nelle varie fasi.

Mette Hauch sottolinea che la fase di connessione ha come obiettivo principale quello di far sentire al sicuro il bambino, che deve affrontare un’esperienza a lui sconosciuta. Per poterlo fare, suggerisce di fare leva sulla sua curiosità, facendolo giocare con il modellino e scoprire le diverse parti che lo compongono. Nella fase di esplorazione, invece, il video spiega che è necessario mostrare al bambino quello che succederà quando farà la risonanza magnetica, illustrando i diversi passaggi. Afferma inoltre che è importante accogliere le sue domande, sempre mantenendo quel senso di sicurezza creato all’inizio.

La terza fase, infine, viene associata all’obiettivo di far sentire il bambino più consapevole dell’esperienza che sta per vivere. In conclusione, si tratta di un’iniziativa che ha un forte impatto sociale, interamente dedicata ai bambini.

La PET Digitale: Un Salto Avanti nella Diagnostica

Un vero e proprio balzo in avanti per la Tomografia a emissione di positroni (PET nella sigla inglese), uno dei più avanzati strumenti oggi usati in clinica per la diagnosi di precisione nel campo oncologico e in quello delle patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer ad esempio. L’ambiziosa iniziativa nasce a Caserta, nel Polo di ricerca Neurobiotech, grazie a una collaborazione tra il Neuromed e la Huazhong University of Science and Technology (HUST) di Wuhan, in Cina. Gli ideatori del progetto, Nicola D’Ascenzo e Xie Qingguo.

Il funzionamento della tecnologia PET si basa sulla somministrazione al paziente di molecole contenenti un atomo radioattivo che, decadendo, emette un positrone (un antielettrone). Quando il positrone incontra un elettrone di qualsiasi atomo del nostro corpo, le due particelle si annullano a vicenda emettendo energia sotto forma di due fotoni gamma che vanno in direzione opposta l’uno rispetto all’altro e che vengono “avvistati” dall’apparecchiatura che circonda il paziente. Il risultato è la creazione di una immagine di alta precisione che ci dice cosa sta succedendo in determinati punti del nostro corpo. Un ausilio di estrema importanza per i clinici che devono decidere la terapia più appropriata.

Al Neurobiotech di Caserta, la sede scelta da Neuromed e HUST, le cose vengono spinte più in là: realizzare una PET interamente digitale, capace di fornire immagini dotate di una precisione mai vista fino ad oggi. E che, proprio grazie alla digitalizzazione, permetterà complesse elaborazioni al computer. Il risultato saranno risposte diagnostiche nuove, personalizzate sul singolo paziente.

Il Prototipo della PET Digitale

“Nella digital PET - spiega Nicola D’Ascenzo, professore nel Dipartimento di Ingegneria Biomedica della HUST - tutta l’informazione viene raccolta, salvata e poi analizzata in formato interamente digitale. Significa che potremo applicare complesse analisi dei dati, anche con tecniche di intelligenza artificiale. Potremo estrarre, tra la enorme quantità di informazioni raccolte dall’apparecchiatura, le caratteristiche specifiche di uno specifico paziente e della sua malattia. È un grande passo in avanti nel campo della medicina personalizzata”.

La cosa che colpisce di più nel progetto di PET digitale è sicuramente l’apparecchiatura di rilevazione. Nelle macchine attualmente usate in clinica, infatti, il paziente viene inserito in un grande anello, esternamente simile a quello delle macchine TAC o a Risonanza magnetica. L’anello contiene una batteria di rilevatori che dovranno catturare i raggi gamma provenienti dal corpo. Nella PET digitale che sta nascendo a Caserta, invece, la persona sottoposta all’esame indosserà un caschetto. I rilevatori saranno incastonati tutto attorno alla testa del paziente, quindi vicinissimi al cervello.

“E’ una tecnologia - continua D’Ascenzo, 36 anni, originario di Termoli - che nasce interamente all’interno del nostro gruppo, dai sensori al silicio all’elettronica al software. In questo momento stiamo testando tutti i singoli componenti dell’elmetto. I nostri ingegneri in Cina hanno terminato la parte di disegno tecnico ed entro questa estate avremo a disposizione un prototipo della calotta dell’elmetto. La calotta è proprio la parte più interessante ed innovativa, grazie al suo design sferico finora mai adottato. Entro l’anno saranno pronti i primi test preclinici su animali”.

Collaborazione Internazionale e Futuro della Tecnologia

Una realtà che nasce a Caserta, e che rappresenta anche una promessa per il sud Italia. “La proprietà intellettuale di questa tecnologia - dice ancora il professore molisano - è congiunta cinese-italiana. È un passo importante per i giovani talenti del Molise e della Campania, e più in generale del sud Italia. Neurobiotech offre loro un laboratorio che lavora con tecnologie di avanguardia, in un contesto solo italiano ma internazionale. Cerchiamo di dare ai giovani la possibilità di radicarsi nella loro terra di origine, farla crescere, in un’ottica e in un contesto completamente internazionali. I giovani che lavorano a questo progetto hanno una grande apertura mentale, perché sono abituati a interfacciarsi anche con una cultura così diversa come quella cinese. Ma lo scambio riguarda anche gli studenti cinesi, che mandiamo qui presso i laboratori Neurobiotech per continuare la loro formazione”.

“Possiamo dire che questa collaborazione - commenta Xie Qingguo, professore nel Dipartimento di Ingegneria Biomedica della HUST - nasce in modo assolutamente naturale. E’ la normale conseguenza dell’espansione della conoscenza, la cui base è la cooperazione. E lo sviluppo sta procedendo molto bene, anche grazie all’incontro di persone con background diversi, Nicola in fisica, io in Ingegneria elettronica. Ecco, abbiamo collaborato per sviluppare un sistema completo. E possiamo fornire questo sistema sia agli scienziati che ai medici. Il paragone migliore che mi viene in mente è il Lego con i suoi mattoncini. Abbiamo uno strumento che permette a scienziati e medici di sottoporci le loro idee, e noi lo adatteremo in modo da rispondere alle loro specifiche necessità”.

Xie Qingguo ha infine un’idea ben precisa sulla collaborazione italo-cinese, e su Neurobiotech in particolare: “Questo è un buon posto, qui vedo un grande potenziale per sviluppo di applicazioni che potranno determinare cambiamenti importanti nello studio e nella lotta alle patologie che colpiscono il sistema nervoso”.

E la PET digitale targata Caserta sta già attirando l’attenzione della comunità internazionale.

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