Fette Biscottate e Indice Glicemico: Un'Analisi Dettagliata

Le fette biscottate sono un alimento molto diffuso nelle colazioni italiane. Di fette biscottate ne esistono vari tipi, diversi per forma - tonde o quadrate - gusto e sapore - normali, fette biscottate dolci, fette biscottate al malto o al cacao ecc. A differenza del pane comune, le fette biscottate hanno una consistenza del tutto croccante. Le fette biscottate sono alimenti prevalentemente commerciali; ciò nonostante, possono essere prodotte anche a livello casalingo.

Le fette biscottate sono prodotte con farina (raffinata o integrale), acqua, lievito e talvolta zuccheri, oli vegetali o grassi di altra natura. Le fette biscottate integrali possono essere preparate a livello casalingo ma si tratta fondamentalmente di cibi industriali. Dal punto di vista nutrizionale, appartengono al III gruppo fondamentale degli alimenti, quindi ricchi di amido, fibre, alcune vitamine e minerali.

Fette Biscottate Integrali: Caratteristiche e Valori Nutrizionali

Le fette biscottate integrali sono l'alter ego commerciale delle bruschette di pane - volendo, anche della polenta a fette abbrustolita. La forma è a disco o a parallelepipedo - con lati della base di circa 8 x 9 cm o più rettangolare - e spessore di 1 cm; il colore è dorato e più scuro all'esterno, ma tipico della farina integrale - mentre quelle semplici e dolci hanno una pigmentazione uniforme. Rispetto al pane, sono prive di mollica ed hanno una consistenza croccante.

Le fette biscottate integrali vengono utilizzate soprattutto come sostituto o analogo del pane. In Italia, l'impiego principale è a colazione o negli spuntini secondari - collocati tra i pasti principali, quindi a metà mattina e/o a metà pomeriggio.

Le fette biscottate integrali sono alimenti ad alta densità energetica; tale caratteristica è determinata dall'elevata concentrazione di carboidrati, dalla bassissima umidità e dalla presenza di lipidi necessari all'impasto ed alla doratura. Le fette biscottate integrali contengono una quantità medio-bassa di proteine e una concentrazione significativa di fibre alimentari.

Rispetto al pane integrale, questo aspetto favorisce la diminuzione dei tempi digestivi; tale caratteristica determina una maggior velocità di assorbimento e la conseguente impennata dell'indice glicemico-insulinico. I polimeri amidacei e le proteine delle fette biscottate integrali, subendo una doppia cottura, vanno incontro a idrolisi termica - aumentando la percentuale degli zuccheri solubili - e denaturazione. Se la percentuale di grassi fosse inferiore, i già menzionati parametri sarebbero ulteriormente più elevati.

Le fette biscottate integrali contengono glutine; alcune mostrano anche piccole concentrazioni di lattosio, mentre il livello di istamina è trascurabile. Il contenuto di purine è basso, mentre l'apporto di fenilalanina sembra di media entità. Le fette biscottate integrali contengono buone quantità di ferro - anche se poco biodisponibile; è discreto l'apporto di potassio, di magnesio e di zinco. Pare eccessiva la concentrazione di sodio.

In merito al profilo vitaminico, è apprezzabile il livello di varie molecole idrosolubili del gruppo B, soprattutto tiamina (vit B1), riboflavina (vit B2) e niacina (vit PP). La ricchezza in fibre, se ben supportata da una corretta idratazione, può contribuire ad un maggior senso di sazietà. Le fette biscottate integrali non sono una fonte proteica completa. Il valore biologico, di media entità - non contiene tutti gli amminoacidi essenziali per l'uomo nelle giuste quantità e proporzioni - richiede d'essere compensato assumendo fonti alimentari che contengono i cosiddetti amminoacidi limitanti.

Questo dipende soprattutto dal tipo di farina utilizzata, se bianca arricchita con crusca o effettivamente integrale - contenente cioè anche il germe del seme - e dal tipo di grassi utilizzati nell'impasto e per la doratura. Il profilo lipidico delle fette biscottate è molto variabile. La ricchezza in ferro, anche se non biodisponibile, fa delle fette biscottate integrali un alimento preferibile rispetto a tanti altri della stessa categoria e più poveri del minerale. Non possono comunque sostituire le fonti alimentari elitarie come la carne, il pesce e le uova - necessarie a prevenire-curare l'anemia sideropenica, più frequente nelle donne fertili, nelle gravide ecc.

Il buon contenuto di potassio e magnesio aiuta a coprire il fabbisogno nutrizionale specifico di questi minerali alcalinizzanti e necessari alla trasmissione del potenziale d'azione neuro-muscolare; nell'organismo diminuiscono con l'aumentare della sudorazione e con le perdite fecali-urinarie. Le vitamine del gruppo B svolgono il ruolo di coenzimi. Le fette biscottate non ne sono una fonte alimentare esclusiva ma partecipano al raggiungimento della razione raccomandata, supportando in parte l'efficienza di tutti i tessuti.

Le fette biscottate integrali non si prestano alla dieta del celiaco. Se prive di latte e derivati, sono invece idonee alla terapia nutrizionale contro l'intolleranza al lattosio e l'allergia alle proteine del latte. Sono tutte adatte alla filosofia vegetariana, mentre solo quelle prive di latte e derivati, uova e derivati e grassi di origine animale si prestano alla dieta vegana.

Vengono mangiate prevalentemente a colazione o negli spuntini. Le fette biscottate integrali sono sostituti del pane. Si associano prevalentemente ad alimenti dolci come: marmellata, confettura, gelatina, miele, latte condensato, crema spalmabile alla nocciola-cacao - tipo nutella - ecc.; rendono bene all'inzuppo nel latte, nel succo di frutta e nella spremuta di arancia. Ovviamente, nulla impedisce di associare le fette biscottate integrali ad ingredienti prevalentemente salati; sono abbastanza frequenti gli accostamenti con formaggio spalmabile - tipo crescenza, squacquerone, stracchino, philadelphia, certosa, robiola o robiolino ecc.

Gli ingredienti delle fette biscottate integrali commerciali sono: farina di grano tenero integrale - o più comunemente di tipo 00 addizionata in crusca - olio vegetale - anche olio di palma - lievito di birra, zucchero - destrosio e/o saccarosio - estratto di malto d'orzo, farina di frumento "maltata" e sale. Il procedimento è totalmente automatizzato.

Dopo l'impasto, la lievitazione e la prima cottura del filone dal quale verranno ricavate le fette biscottate integrali, si applicano consecutivamente la tipica ungitura a spray - per conferire maggior doratura - e un trattamento termico di tostatura - per aumentare la croccantezza. Questi ultimi passaggi garantiscono una minor percentuale d'acqua e un maggior apporto lipidico, che contribuiscono a una maggior densità energetica e incrementano la digeribilità della mollica rispetto al pane tradizionale.

Fette Biscottate: Valori Nutrizionali e Considerazioni Dietetiche

Dal punto di vista nutrizionale, rispetto al pane, le fette biscottate contengono meno acqua e più calorie; inoltre, hanno una maggiore concentrazione di maltodestrine e zuccheri semplici / solubili - anche saccarosio - e quindi un sapore decisamente più dolce. Le fette biscottate sono alimenti ad alta densità energetica, ovvero assai ricchi di calorie; questa caratteristica è determinata dall'elevata concentrazione di carboidrati, dalla bassissima umidità e dalla presenza di grassi - prevalentemente insaturi - necessari all'impasto e alla doratura.

Le fette biscottate contengono glutine; alcune mostrano anche piccole concentrazioni di lattosio, mentre il livello di istamina è trascurabile. Il contenuto di purine è basso, mentre l'apporto di fenilalanina sembra di media entità. Le fette biscottate contengono buone quantità di ferro - anche se poco biodisponibile - sodio - del sale da cucina -potassio, magnesio e zinco.

Le fette biscottate si prestano alla maggior parte dei regimi alimentari. Le fette biscottate non sono una fonte proteica completa. Il valore biologico, di media entità - non contiene tutti gli amminoacidi essenziali per l'uomo nelle giuste quantità e proporzioni - richiede d'essere compensato assumendo fonti alimentari che contengono i cosiddetti amminoacidi limitanti.

La discreta quantità di ferro, anche se non biodisponibile, fa delle fette biscottate un alimento preferibile rispetto a tanti altri della stessa categoria e più poveri del minerale. Non possono comunque sostituire le fonti alimentari elitarie come la carne, il pesce e le uova - necessarie a prevenire-curare l'anemia sideropenica, più frequente nelle donne fertili, nelle gravide ecc. Il buon contenuto di potassio e magnesio aiuta a coprire il fabbisogno nutrizionale specifico di questi minerali alcalinizzanti e necessari alla trasmissione del potenziale d'azione neuro-muscolare; nell'organismo diminuiscono con l'aumentare della sudorazione e con le perdite fecali-urinarie. Lo zinco è fondamentale per la costituzione degli enzimi antiossidanti e per mantenere la salute della tiroide.

Le vitamine del gruppo B svolgono il ruolo di coenzimi. Le fette biscottate non si prestano alla dieta del celiaco. Se prive di latte e derivati, sono invece idonee alla terapia nutrizionale contro l'intolleranza al lattosio e l'allergia alle proteine del latte. Sono tutte adatte alla filosofia vegetariana, mentre solo quelle prive di latte e derivati, uova e derivati e grassi di origine animale si prestano alla dieta vegana.

Le fette biscottate si prestano ad essere ricoperte di alimenti spalmabili, soprattutto dolci - miele, marmellata, confettura, gelatina, crema spalmabile alle nocciole tipo nutella, burro di arachidi, latte condensato ecc. - ma anche salati - robiola, crescenza, squacquerone, certosa, stracchino, ricotta, tipo philadelphia, pasta d'acciughe, salse tipo maionese o senape ecc.; non è raro che rimpiazzino le fette di pane anche per accompagnare verdure, carne, pesce, uova, formaggi duri come il grana padano, il parmigiano reggiano e il pecorino, e salumi come prosciutto crudo, il prosciutto cotto, il salame, la mortadella, la pancetta, la coppa ecc. - non sono adatte a raccogliere sughi e condimenti, cioè a fare la nota "scarpetta".

Le fette biscottate potrebbero essere paragonate ad un pane dolciastro MOLTO tostato; dopo l'impasto, la lievitazione e la prima cottura, esse subiscono l'ungitura ed un ulteriore trattamento termico.

Associare le fette a grassi sani (come burro d’arachidi 100%, avocado, …) o proteine (es.

  • Olio extravergine d’oliva (EVO): È il grasso vegetale più salutare. Ricco di acidi grassi monoinsaturi (soprattutto acido oleico), ha effetti benefici documentati sul profilo lipidico: contribuisce ad abbassare il colesterolo LDL (“cattivo”) e a mantenere o aumentare il colesterolo HDL (“buono”).
  • Oli vegetali comuni (es. olio di girasole, mais, soia): Sono ricchi di acidi grassi polinsaturi (soprattutto omega-6). In quantità moderate possono essere neutri o lievemente benefici per il colesterolo, ma se usati in eccesso o mal bilanciati rispetto agli omega-3, possono favorire uno stato infiammatorio.
  • Oli tropicali (es. olio di palma, olio di cocco): Sono ricchi di acidi grassi saturi. Il consumo abituale di questi grassi è associato a un aumento del colesterolo LDL, anche se l’effetto può variare in base alla matrice alimentare e alla presenza di altri nutrienti.
  • Grassi animali (es. burro, strutto): Contengono elevate quantità di acidi grassi saturi e, nel caso del burro, anche colesterolo alimentare.

Le Nuove Fette Biscottate DIABEL a Basso Indice Glicemico

Le nuove fette biscottate DIABEL sono le uniche a basso indice glicemico con fibre ricche di arabinoxilano! Sono le compagne ideali per una colazione di gusto e che strizza l’occhio alla forma.Infatti, l’arabinoxilano è una fibra alimentare solubile presente nei cereali ed è in grado di ridurre la quantità di zuccheri e di colesterolo.

L’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha autorizzato il claim secondo cui l’arabinoxilano contribuisce a ridurre l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti.

Quali sono i benefici di una dieta a basso indice glicemico?

  • Aiuta a contrastare ritenzione idrica e cellulite;
  • Offre energia per tutto il giorno;
  • Aiuta a controllare il peso;
  • Contribuisce a ridurre il senso di pesantezza e il gonfiore;
  • Aiuta a mantenere livelli ottimali di glicemia.

Le fette biscottate DIABEL sono senza zuccheri aggiunti e ricche di fibre: provale con un velo di marmellata.

Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g

Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g sono ideali per una colazione di gusto. Non hanno zuccheri aggiunti, sono ricche di fibre, senza latte, senza grassi idrogenati e ricche di fibre: provale con un velo di marmellata. La linea di prodotti Diabel di Giusto è a basso indice glicemico, cioè aiuta a controllare la curva glicemica. Si rivolge a persone attente al controllo del peso, sportivi e persone con problemi di glicemia. Sono perfette per una colazione genuina e salutare.

A chi è indicato Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g?

Alimento adatto a persone attente al controllo del peso, sportivi e persone con problemi di glicemia.

Conservazione e avvertenze di Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g

Tenere lontano da fonti di calore, superfici calde e fiamme libere. Conservare a temperatura ambiente e all’interno della confezione originale. Verifica la data di scadenza riportata sulla confezione

Ingredienti di Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g

Farina di frumento, olio di palma, edulcorante: isomalto; inulina 2,5%, lievito, sale, emulsionante: lecitina di soia; vitis vinifera semi estratto secco 0,1%. Non adatto ai bambini al di sotto dei 3 anni. Un consumo eccessivo può avere effetti lassativi.

I consigli del farmacista su Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g

Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g sono ideali per la tua colazione sana e gustosa. Si accompagnano a un velo di marmellata o di crema di cacao, nocciole o pistacchio. Hanno un basso indice glicemico, che può essere utile per mantenere stabili i livelli di energia, controllare l'appetito e ridurre il rischio di malattie croniche come il diabete di tipo 2. Tutta la linea di prodotti Diabel Giusto sono a basso indice glicemico e pensati per chi ha problemi di diabete o a vuole controllare la qualità dei proprio alimenti. Consulta sempre un nutrizionista prima di modificare radicalmente il tuo regime alimentare.

Valori nutrizionali di Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g

Di seguito, una tabella riassuntiva dei valori nutrizionali medi per 100 g di prodotto:

Valore Nutrizionale Per 100 g
Energia 1.755 kJ / 416 kcal
Grassi 8,4 g
di cui acidi grassi saturi 3,6 g
Carboidrati 71 g
di cui zuccheri 1,8 g
Polioli 6,4 g
Fibre 4,2 g
Proteine 12,3 g
Sale 0,9 g

Giusto Senza Zucchero Fette Biscottate 300 g: le domande più comuni

Le fette biscottate possono essere incluse in una dieta dimagrante grazie al loro contenuto di fibre e al basso apporto calorico.

Tuttavia, come con qualsiasi alimento, è importante consumarle con moderazione e come parte di una dieta equilibrata. Rivolgiti a un nutrizionista o a un dietologo per elaborare una strategia alimentare adatta a te per perdere peso.

Cos'è l’indice glicemico? Quali cibi preferire?

Spesso pur stando a dieta non riusciamo a perdere peso, o ci sentiamo appesantiti alla fine di un pasto ricco di carboidrati. Per ritrovare il peso forma, infatti, non sono importanti solo le calorie del pasto, ma ha molta rilevanza l’indice glicemico (IG) dei cibi che consumi.

Gli alimenti non hanno la stessa composizione, alcuni contengono più zuccheri di altri. E sono proprio questi che, una volta assorbiti ed entrati nel circolo sanguigno, contribuiscono all’aumento della glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue). Tale condizione è un fattore di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari, obesità, diabete (tipo 2) e sindrome metabolica.

Ecco perché dobbiamo fare particolare attenzione agli alimenti che portiamo sulle nostre tavole e alle loro quantità. L’indice glicemico (IG) ci permette di capire quanto velocemente un alimento fa aumentare i livelli di zucchero nel sangue, e cioè la glicemia. Viene espresso prendendo come parametro di confronto il pane bianco, considerato con IG pari a 100.

Un alimento con IG = 50 determinerà un aumento della glicemia con una velocità del 50% inferiore rispetto a quella del pane bianco. In pratica, è più lento del doppio.

I valori dell’indice glicemico sono quindi suddivisi in alto, medio e basso così come segue:

  • <35 basso IG (B);
  • 35-50 medio IG (M);
  • >50 alto IG (A).

Devi però tenere a mente che tale valore non è assoluto. Esso esprime la media dei risultati ottenuti sull’analisi di diverse persone e differenti varietà dello stesso alimento. Per questo potrà capitare di trovare valori leggermente differenti consultando altre fonti.

Ad ogni modo, un cibo con alto indice glicemico contiene zuccheri facilmente disponibili e permette un veloce aumento della glicemia. Un alimento a basso indice glicemico, di contro, non causa grandi sbalzi di glicemia e permette di sentirsi sazi più a lungo.

Zuccheri e insulina: la relazione che li lega

Il nostro corpo ha messo a punto alcuni meccanismi che gli permettono di autoregolarsi. Quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano, viene mandato in circolo un importante ormone metabolico prodotto dal pancreas, l’insulina. Tale molecola, ha la funzione di controllare il metabolismo del glucosio, riducendone la concentrazione nel sangue. Per farlo, immagazzina gli zuccheri all’interno delle cellule, dove vengono trasformati in grassi da utilizzare come riserve energetiche. In questo modo determina però anche un aumento dell’adipe (massa grassa).

Scegliere cibi a basso, o medio, indice glicemico è il primo passo per perdere peso in modo sano, ma non è l’unico vantaggio. Contribuisce anche a ridurre i picchi insulinici e gli attacchi di fame. Capiamo perché.

Con l’ingestione di alimenti ad alto indice glicemico aumenta rapidamente la concentrazione degli zuccheri nel sangue (picco glicemico). Questo provoca una serie di reazioni a catena! Dopo un picco glicemico segue un’aumentata produzione di insulina (picco insulinico) con lo scopo di ridurre gli zuccheri in circolo. Ciò aumenta però anche il senso della fame.

Maggiore sarà il picco glicemico e maggiore sarà l’effetto dell’insulina per contrastarlo. I cibi a basso o medio indice glicemico non creano forti sbalzi di glicemia e di conseguenza stimolano meno l’insulina e l’accumulo di adipe.

Tuttavia, l’IG non è il solo parametro che dovresti considerare per compiere sane scelte alimentari. Molto rilevante è anche il carico glicemico.

Indice glicemico e carico glicemico: qual è la differenza?

L’indice glicemico è un buon parametro, che tiene conto dell’effetto di un alimento sull’aumento degli zuccheri nel sangue. Ha però un grosso limite: non prende in considerazione il contenuto di glucidi presente nella porzione assunta.

A tal proposito, è stato introdotto un nuovo parametro: il carico glicemico. Questo considera sia l’indice glicemico (IG), che il tenore di glucidi dell’alimento (i grammi di carboidrati nella porzione).

Ecco quali valori può assumere il carico glicemico:

  • Carico glicemico basso <10
  • Carico glicemico medio 11-19
  • Carico glicemico alto >20

Per calcolarlo basta applicare la seguente formula:

Carico glicemico (CG) = indice glicemico (IG) x tenore glucidico (g) / 100

Per esempio, una porzione di pasta (200 g di alimento cotto) che contiene in totale 40 g di glucidi e ha un IG di 55, avrà un carico glicemico pari a:

CG = (55 x 40) / 100 = 22

Un cibo con indice glicemico più alto di un altro non ha necessariamente più zuccheri. I cibi con alto indice glicemico, ma con basso carico glicemico hanno un impatto minore sulla glicemia se vengono consumati in piccole dosi, rispetto ad alimenti con indice glicemico medio, ma ricchi di zuccheri (alto carico glicemico).

Per fare un esempio pratico, una banana (con indice glicemico alto = 60, ma carico glicemico medio = 17) in termini di impatto sulla glicemia è una scelta più salutare come pausa di metà mattina, rispetto a 4 fette biscottate (indice glicemico alto = 70, carico glicemico alto = 20,4).

Quali fattori influenzano l’indice glicemico?

L’indice glicemico è un valore che dipende dalle proprietà dell’alimento, ma ci sono alcuni fattori esterni che possono modificarlo anche in maniera sostanziosa. Per alcuni alimenti, ad esempio, il metodo di cottura utilizzato può ridurlo o aumentarlo, così come il grado di maturazione. Questi non sono però gli unici parametri su cui ti dovresti soffermare.

Effetti della cottura

I cambiamenti di temperatura hanno la capacità di alterare alcune proprietà degli alimenti. A tal proposito, la cottura può modificare l’indice glicemico di alcuni cibi che consumi abitualmente. Per fare un esempio, le carote cotte hanno un indice glicemico maggiore rispetto alle carote crude. Stessa cosa vale per la pasta al dente, il cui indice glicemico aumenta se supera i minuti di cottura.

Questo accade perché, alle alte temperature e in ambiente acquoso, le fibre alimentari si “rilassano”, lasciando disponibili le molecole di zucchero presenti nell’alimento. Questo permette ai glucidi di venir assimilati con maggiore facilità. Ovvero, di aumentare la glicemia in modo più rapido.

Grado di raffinazione

È risaputo che i cibi integrali hanno un indice glicemico inferiore rispetto agli alimenti raffinati. Questo perché sono più ricchi di fibre solubili, che riducono l’indice glicemico complessivo dell’alimento. Ecco che la farina bianca raffinata (00) avrà maggior influenza sull’aumento della glicemia rispetto alla farina di frumento integrale meglio ancora se macinata a pietra!

Anche la grandezza delle particelle influenza la disponibilità di zuccheri dell’alimento e, quindi, il suo indice glicemico.

Maturazione

Per quanto riguarda frutta e verdura, il grado di maturazione è un fattore da considerare. In linea generale, più i cibi sono maturi e maggiore sarà il loro indice glicemico. Questo è vero soprattutto per i prodotti ortofrutticoli più ricchi di amido, come le banane, le zucchine, o le patate. Più le terrai in dispensa e maggiore sarà il loro indice glicemico. Ecco perché è importante consumare sempre frutta e verdura fresche e di stagione.

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