La ferritina è una proteina fondamentale per l'organismo, responsabile dell'immagazzinamento del ferro nelle cellule. La ferritina svolge un ruolo cruciale nel metabolismo del ferro, proteggendo le cellule dal suo effetto ossidante e mantenendolo disponibile per le necessità dell'organismo. Quando i suoi livelli nel sangue superano i valori normali (15-150 ng/mL nelle donne e 30-400 ng/mL negli uomini), si parla di ferritina alta o iperferritinemia. Quando i suoi livelli aumentano, può essere il segnale di un accumulo eccessivo di ferro nei tessuti, una condizione nota come emocromatosi, oppure di uno stato infiammatorio in corso.
La valutazione dei livelli di ferritina deve essere sempre accompagnata dall'analisi di altri parametri del metabolismo del ferro, come la sideremia, la transferrina e l'indice di saturazione della transferrina.
Cause della Ferritina Alta
L'aumento della ferritina può essere dovuto a diverse condizioni. L'emocromatosi ereditaria è una delle cause principali della ferritina alta, caratterizzata da un eccessivo assorbimento intestinale del ferro che porta al suo accumulo progressivo negli organi. Le malattie infiammatorie croniche, come l'artrite reumatoide e le malattie autoimmuni, possono causare un aumento della ferritina come parte della risposta infiammatoria. Lo stress ossidativo, l'obesità e la sindrome metabolica sono altre condizioni che possono influenzare i livelli di ferritina.
Emocromatosi
L’emocromatosi è una malattia ereditaria che determina un eccessivo assorbimento del ferro, a causa di disfunzioni nel metabolismo del ferro. L’emocromatosi ereditaria si presenta in quattro forme: dal tipo 1 fino al tipo 4. La forma ereditaria o primaria, come indicato, è associata a mutazioni nel gene HFE, e le mutazioni più frequenti sono C282Y e H63D. È necessario per la diagnosi di emocromatosi, che il paziente affetto presenti due copie mutate del gene HFE, una da ciascun genitore.
I sintomi legati all'aumento della ferritina sono spesso correlati alla causa sottostante e all'eventuale accumulo di ferro negli organi. Nelle fasi iniziali, l'iperferritinemia può essere asintomatica e venire scoperta solo attraverso esami del sangue di routine. La persistenza di livelli elevati di ferritina nel tempo può portare a complicanze serie a carico di diversi organi.
Solitamente i sintomi dell’emocromatosi si presentano in età adulta, intorno ai 40 o ai 50 anni.
Trattamento della Ferritina Alta
Il trattamento della ferritina alta dipende dalla causa sottostante e può richiedere diversi approcci. Nei casi di emocromatosi o sovraccarico di ferro, la terapia principale consiste in salassi periodici per ridurre le riserve di ferro nell'organismo. In altre situazioni, come nelle malattie infiammatorie, il trattamento si concentra sulla gestione della patologia di base.
- Flebotomia, o salasso: è il trattamento di prima linea. Consiste nel prelievo regolare di una quantità di sangue dal paziente. In questo modo si riducono i livelli di ferro accumulato nell’organismo.
- Chelazione del ferro: questo trattamento (che consiste nel far legare un atomo metallico ad un reagente che viene chiamato chelante), è di tipo farmacologico viene utilizzato nei casi in cui la flebotomia non è possibile; ad esempio, in pazienti che soffrono di anemia o hanno problemi cardiaci severi, oppure in quelli con accumulo di ferro dovuto a frequenti trasfusioni di sangue.
Accorgimenti Alimentari e Integratori
Alcuni accorgimenti alimentari e integratori potrebbero supportare la gestione dei livelli di ferritina. Limitare il consumo di alimenti ricchi di ferro e di alcol può essere utile. Integratori a base di curcuma, tè verde o estratti di cardo mariano potrebbero aiutare a proteggere il fegato. La vitamina C, se non controindicata, dovrebbe essere assunta lontano dai pasti per non aumentare l'assorbimento del ferro.
Lattoferrina: Cos'è e Funzioni
La lattoferrina, anche detta lactoferrina o lattotransferrina, è un glicoproteina prodotta soprattutto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi e quindi presente nel latte materno e in quello animale. E’ particolarmente abbondante nel colostro rispetto al latte maturo della fase successiva, per questo è estremamente importante l’allattamento al seno soprattutto nelle fasi iniziali di crescita del bambino.
La sua principale funzione è di colonizzare le mucose nel bambino così da renderlo più protetto. La Lattoferrina è la principale difesa per le infezioni batteriche e virali nei bambini (e non solo) perché è in grado di stimolare in questi una risposta immunitaria innata.In piccole quantità, la lattoferrina viene prodotta anche dai neutrofili (cellule del sistema immunitario) e dalle ghiandole lacrimali e salivari pertanto possiamo trovarla anche in saliva e lacrime.
Struttura e Proprietà
Dal punto di vista strutturale, si tratta di una glicoproteina, costituita per il 3 % da zuccheri come il mannosio e il fruttosio. Il lattosio non è presente nella struttura chimica della lattoferrina, pertanto può essere assunta tranquillamente anche dai soggetti che presentano intolleranza a tale zucchero. Anche chi presenta allergia alle proteine del latte può assumere la lattoferrina: l’allergia, infatti, è verso altre proteine ossia le caseine, l’alfa-lattoalbumina e la beta-lattoglobulina.
La lattoferrina è una glicoproteina coinvolta è principalmente nella regolazione dell’omeostasi del ferro. La sua funzione principale, infatti, è di legare il ferro e trasportarlo nel plasma. Ogni molecola è’ in grado di trasportare fino a 2 ioni ferrici (Fe3+). La capacità della lattoferrina di legare il ferro la rende una potente molecola antimicrobica e antiossidante:
- il ferro è uno dei principali nutrienti che i batteri utilizzano per riprodursi e crescere. La lattoferrina, legando il ferro e sottraendolo quindi ai batteri, nei impedisce la moltiplicazione.
- il ferro è un minerale che in eccesso può agire come pro-ossidante. La lattoferrina, sequestrando il ferro in eccesso, impedisce che da esso si generino specie reattive dell’ossigeno (mediante la reazione di Fenton).
Oltre alla sua capacità di legare il ferro, la lattoferrina esercita un’azione antibatterica e antivirale legandosi alla superficie dei microrganismi inibendo la loro adesione e il loro ingresso nelle cellule dell’ospite. Ha proprietà antimicrobiche anche perché stimola nell’ospite la crescita dei bifidobatteri (buona flora intestinale) e l’attività di cellule del sistema immunitario, soprattutto Natural Killer e neutrofili.
Grazie al suo coinvolgimento nella regolazione dell’omeostasi del ferro, studi clinici hanno mostrato che la lattoferrina è utile nel trattamento dell’anemia in quanto è in grado di migliorare parametri ematologici come il numero dei globuli rossi, l’emoglobina, il ferro sierico totale, la ferritina e l’ematocrito. Il trattamento dell’anemia con lattoferrina risulta essere più sicuro e con meno effetti collaterali rispetto alla classica terapia con ferro.
Lattoferrina e Oncologia
Nel campo dell’oncologia la lattoferrina sta riscuotendo notevoli successi. La lattoferrina bovina (BLF), è stata trovata capace di inibire significativamente i tumori del colon, dell’esofago, del polmone, della vescica e la cancerogenesi nei ratti, quando somministrata per via orale. Inoltre, la somministrazione concomitante con agenti cancerogeni ha provocato una inibizione della carcinogenesi del colon. E’ in grado di potenziare l’attività degli enzimi di fase II, come il glutatione S-transferasi, e potrebbe avere svolto un ruolo critico nella fase di post-soppressione in uno studio di carcinogenesi della lingua.
Effetti anti-metastatici sono stati inoltre rilevati quando la lattoferrina è stata data oralmente ai topi recanti carcinoma del colon altamente metastatico, con evidente miglioramento in materia di immunità locale e sistemica. E’ stato trovato un notevole aumento del numero di linfociti T citotossici e delle cellule NK a livello della mucosa del piccolo intestino e le cellule del sangue periferico e questo a sua volta, ha fatto aumentare la produzione di interleuchina 18 (IL-18) e caspasi-1 nelle cellule epiteliali della l’intestino tenue, con possibile conseguente induzione di interferone (IFN)-gamma cellule positive.
In un altro studio viene mostrata l’efficacia della lattoferrina in modelli di tumori multipli: in primo luogo è stato dimostrato che dosi farmacologiche di lattoferrina aumentano la IL-18 nell’intestino (775%, P <0,0001) e nel siero (132%, P = 0.0007). La IL-18, una citochina immunostimolante Th1 è nota per migliorare la citotossicità cellulo-mediata immunitario e inibire l’angiogenesi.
La lattoferrina (1000 mg / kg bid x 8 giorni) ha inibito la crescita tumorale dell’80%, superiore alla inibizione intratumorale segnalata in precedenza. Sia come monoterapia che in combinazione con cisplatino (5 mg / kg), una terapia standard per il tumore del polmone, la lattoferrina ha dato un miglioramento dose-dipendente dell’attività del cisplatino (400 mg / kg) inibendo la crescita tumorale del 90% rispetto al placebo e 83% rispetto al solo cisplatino (P <0,05). Diversi regimi di associazione sono stati sottoposti a test per valutare i programmi di trattamento alternativo per la sperimentazione clinica. La lattoferrina rappresenta un sicuro e ben tollerato antagonista del cancro.
Un recente articolo ha mostrato un caso in cui la lattoferrina è stata utilizzata nel trattamento del mesotelioma, un tipo di cancro al polmone associato con l’amianto. L’articolo riportava che il paziente aveva assunto semplicemente lattoferrina, vitamina C ed altri integratori riportando non solo benefici ma anche un sensibile miglioramento della patologia, soprattutto quando era aggiunta lattoferrina al programma. Il risultato finale è stato un recupero abbastanza completo da un tipo di cancro che è estremamente aggressivo.
Lattoferrina e Covid-19
Si stanno diffondendo sempre di più notizie sulla possibile capacità della lattoferina di “prevenire” e “combattere” l’infezione da SARS-Cov-2. Lo spunto per iniziare gli studi sulla lattoferrina è stata proprio l’osservazione che i bambini piccoli (che beneficiano ancora degli effetti dell’allattamento) non sviluppano quasi per niente l’infezione da Sars-Cov-2. Questo ha fatto pensare che la responsabile possa essere proprio la lattoferrina, una glicoproteina presente nel latte materno di cui sono note già da tempo le proprietà antivirali.
I primi studi in laboratorio hanno mostrato che la lattoferrina è in grado di interagire con la “spike”, glicoproteina esterna del Sars-Cov-2 impedendogli di entrare all’interno delle cellule. Dal laboratorio si è passati alla clinica: somministrando ai pazienti affetti da Covid la forma liposomiale pura della lattoferrina si è osservato che i tempi di negativizzazione e la vitalità del virus si riducono.
Un altro importante dato osservato è che la sede di azione della lattoferrina: agisce soprattutto a livello della mucosa nasale, respiratoria e intestinale ossia le parti del nostro corpo in cui il virus si va a moltiplicare.
Al momento la ricerca sta osservando i risultati solo su pazienti affetti da Covid quindi che hanno già contratto l’infezione e hanno la malattia in corso. Non ci sono ancora dati circa gli effetti della lattoferrina in termini di prevenzione. Inoltre il campione studiato è costituito da un numero basso pertanto tali dati devono essere confermati anche su una popolazione più ampia. Infine non si tratterebbe di una cura in quanto la lattoferrina non è in grado di uccidere il virus ma è in grado di creare un ambiente sfavorevole al virus.
Gli stessi ricercatori, affermano che, grazie a questi dati incoraggianti, il trattamento con lattoferrina può costituire un ottimo tamponamento alla situazione di emergenza in attesa del vaccino.
Controindicazioni ed Effetti Collaterali
Integratori di lattoferrina possono essere assunti anche per lunghi periodi senza controindicazioni particolari e anche in condizioni patologiche. Essendo la lattoferrina un importante regolatore del ferro, particolare attenzione all’assunzione dovrebbero farla i pazienti affetti da malattie neurodegenerative (Parkinson, sclerosi multipla…) in quanto sono patologie caratterizzate da un alterato metabolismo del minerale: non ci sono, infatti, sufficienti studi che dimostrano l’efficacia o i possibili effetti collaterali di tale integrazione.
Anche i bambini la possono assumere. Donne in gravidanza o durante l’allattamento, invece, dovrebbero evitarla in quanto non sono stati fatti studi che dimostrano che l’integrazione è priva di rischi. Oltre alla capacità di legare il ferro, la lattoferrina è anche in grado di legare (anche se con affinità minore) altri metalli come rame e manganese. In caso quindi di assunzione di dosi elevate di lattoferrina può verificarsi carenza di tali minerali.
Al momento non sono note interferenze farmacologiche.
Integratori di Lattoferrina: Quale Scegliere?
In commercio esistono diversi prodotti a base di lattoferrina, soprattutto di origine bovina. Gli effetti sulla salute sono gli stessi rispetto quella umana. Al momento si stanno diffondendo anche integratori che contengono una formulazione particolare di lattoferrina ossia la lattoferrina liposomiale maggiormente assimilabile e quindi caratterizzata da una maggiore disponibilità. I dosaggi sono strettamente personalizzati soprattutto in presenza di patologie. In via preventiva si può tranquillamente assumere il dosaggio consigliato sul prodotto acquistato.
Ruolo della Lattoferrina nell’Attivazione delle Cellule Immunitarie
La lattoferrina entra nei microvilli intestinali attraverso l’aiuto dei di alcuni recettori presenti sulla superficie mucosa delle cellule intestinali. La lattoferrina è una delle proteine presenti nella saliva. La concentrazione di LF nel fluido crevicolare gengivale dipende dal volume della saliva secreta, ma anche dalla condizione patologica del cavo orale. E’ stato mostrato in i campioni raccolti localmente dalla cavità orale di pazienti con malattie gengivali, la concentrazione di LF è aumentata a 63 ng / sito, mentre in quelli con malattia parodontale è aumentato a 90 ng / sito, rispetto ai livelli sani soggetti (36 ng / sito / sito).
Il significato di LF nelle malattie parodontali è enfatizzato da studi sperimentali. Le proprietà batteriostatiche di LF sono confermate da prove cliniche. Il problema frequente dell’alitosi (cattivo odore orale) causato dal metabolismo batterico si riscontra in circa il 50% dei pazienti nel mondo, e nel 90% l’eziologia è correlata ai processi microbici nella cavità orale. In studi randomizzati, ai pazienti con alitosi è stata somministrata una singola dose orale di un farmaco commerciale, una compressa contenente 20 mg di lattoferrina, 2,6 mg di lattoperossidasi, e 2,6 mg di glucosio ossidasi.
Una delle caratteristiche più note di LF è che è antibatterico, antivirale, antifungino, antinfiammatorio e anti- cancerogeno. L’effetto battericida è una proprietà molto importante dell’LF, rendendolo un’interessante alternativa agli antibiotici resistenza. L’attività antibatterica della lattoferrina è attribuita alla sua capacità di sequestrare il ferro, un elemento necessario per la crescita e la proliferazione di microrganismi nei fluidi corporei.
Inibizione della proliferazione batterica da parte di la lattoferrina tramite chelazione del ferro libera è una delle sue prime funzioni scoperte. È stato dimostrato che LF inibisce la crescita di S. La lattoferrina ha anche un effetto battericida non correlato al legame del ferro. Ha la capacità di influenzare i batteri direttamente, grazie alla sua struttura specifica con una regione N-terminale altamente caricata positivamente. LF si lega al lipopolisaccaride (LPS), parte integrante delle pareti dei batteri Gram-negativi, che porta alla loro disintegrazione. Studi sperimentali hanno dimostrato che l’effetto battericida dell’LF dipende dalla sua concentrazione.
Un contatto diretto della lattoferrina con la pepsina nello stomaco porta alla digestione o degradazione idrolitica. La lattoferrina così generata ha un effetto antibatterico più potente e uno spettro più ampio di azione rispetto a LF nativa. LF mostra anche un effetto sinergico in combinazione con antibiotici. I batteri hanno sviluppato vari modi per sequestrare il ferro.
Nella figura viene mostrato come i batteri acquisiscono il ferro attraverso il riconoscimento mediato dai recettori di transferrina, emopexina, emoglobina o complessi emoglobina-aptoglobina e anche LF. Oltre a legarlo direttamente dall’ambiente, i siderofori batterici possono ottenere ferro rimuovendolo dalla transferrina, dalla lattoferrina o dalla ferritina. Sebbene LF abbia vari mezzi per contrastare i batteri come parte della sua funzione immunitaria, è anche in grado di essere dirottato a beneficio delle attività dei batteri. Pertanto, i batteri possono anche sfruttare l’LF rimuovendo il suo ferro ferrico legato.
Diversi patogeni Gram-negativi, inclusi membri dei generi Neisseria e Moraxella, hanno sviluppato sistemi a due componenti in grado di estrarre il ferro dall’ospite. N. meningitidis è una delle principali cause di meningite batterica nei bambini. Mentre la maggior parte dei batteri patogeni impiega siderofori per chelare il ferro, Neisseria ha sviluppato una serie di trasportatori di proteine che dirottano direttamente il ferro sequestrato nella transferrina ospite, nella lattoferrina e nell’emoglobina. Tuttavia, più del 90% di LF nel latte umano è sotto forma di apolattoferrina, che compete con i batteri siderofili per il ferro ferrico e interrompe la proliferazione di questi microbi e altri patogeni. Allo stesso modo gli integratori di LF possono svolgere un ruolo importante per contrastare i processi batterici.
La LF è di conseguenza un elemento significativo della difesa dell’ospite ei suoi livelli possono variare in salute e durante la malattia.
Effetto Antivirale della Lattoferrina
L’effetto antivirale di LF consiste nell’inibire la replicazione del DNA virale e dell’RNA. Uno dei meccanismi di azione, confermata in modelli sperimentali, è il suo effetto protettivo sulle cellule prive di virus. Un altro meccanismo dell’azione antivirale di LF è la sua capacità di bloccare i recettori della superficie cellulare. L’affinità di LF per i glicosaminoglicani provoca il blocco iniziale dei siti di legame del virus fase di infezione.
Ciò impedisce l’uso di molecole di superficie come recettori o corecettori specifici per i diversi tipi di virus e impedisce la fusione virale. Questo meccanismo è stato descritto, tra l’altro, in HBV, HPV, HSV e HIV.
La lattoferrina ha chiaramente benefici immunologici, oltre ad avere un importante ruolo antibatterico e antivirale. Poiché è noto che interferisce con alcuni dei recettori utilizzati dai coronavirus, può contribuire utilmente alla prevenzione e al trattamento delle infezioni da questi ultimi. Il legame LF - HSPG impedisce il primo contatto tra virus e cellule ospiti e quindi previene la successiva infezione.
Tuttavia, nelle infezioni da SARS-CoV, gli HSPG svolgono un ruolo importante nel processo di ingresso cellulare. I siti di ancoraggio forniti dagli HSPG consentono il contatto iniziale tra il virus e le cellule ospiti e la concentrazione di particelle virali sulla superficie cellulare. LF migliora l’attività delle cellule naturali killer e stimola l’aggregazione e l’adesione dei neutrofili nella difesa immunitaria e può limitare l’ingresso del virus nelle cellule ospiti durante l’infezione.
Attualmente, c’è anche un rinnovato interesse per il blocco ACE2 e HSPG, come discusso nell’introduzione. LF può quindi essere un ottimo integratore da assumere, non solo come contributo alla prevenzione ma forse come terapia in caso di diagnosi di COVID-19.
L’ingresso nelle cellule ospiti si verifica quando SARS-CoV-2 si attacca per la prima volta ai proteoglicani di Heparan solfato (HSPG). Questo attaccamento avvia il primo contatto tra la cellula e il virus, concentrando il virus sulla superficie cellulare, seguito dal legame del virus al recettore ospite (ACE2) e l’associazione e l’ingresso sono quindi facilitati tramite fosse rivestite di clatrina. La replicazione del virus può quindi avvenire all’interno della cellula. Una delle caratteristiche della lattoferrina è che si attacca agli HSPG. Attualmente non siamo a conoscenza se ACE2 sia anche un recettore per la lattoferrina.
Lattoferrina e Malattia di Alzheimer
La malattia di Alzheimer (AD) è una delle malattie neurodegenerative più devastanti e rappresenta una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica con oltre 30 milioni di persone colpite in tutto il mondo. Evidenze accumulate suggeriscono che le infezioni batteriche e virali possono essere implicate nella patogenesi dell’AD. Nella cascata di eventi che precedono l’AD, i microrganismi orali e gastrointestinali possono svolgere un ruolo e diversi tipi di microbi hanno dimostrato di stimolare l’aggregazione e la deposizione di Aβ. La questione se le infezioni orali possano essere considerate un fattore di rischio per l’AD ha generato negli ultimi anni una notevole ricerca.
Le proteine e i peptidi antimicrobici (APP), chiamati anche” agenti di difesa dell’ospite”, sono le molecole effettive primarie dell’immunità innata. Un nuovo ruolo per le APP è stato proposto nella patologia dell’AD. Il ruolo emergente dei microbi e delle vie immunitarie innate nella patologia dell’AD suggerisce anche che le APP possono essere prese in considerazione per interventi terapeutici precoci in futuri studi clinici. I biomarcatori che riflettono l’integrità del sistema immunitario innato potrebbero quindi essere utili sia per una diagnosi accurata che precoce, nonché per la prognosi della malattia.
LF ha un’ampia varietà di funzioni fisiologiche tra cui attività antiossidanti, proprietà neuroprotettive, regolazione della risposta immunitaria, potenziale antinfiammatorio e anti-cancerogeno. Poiché LF è uno dei principali peptidi antimicrobici nella saliva, rappresenta inoltre un importante elemento difensivo inducendo un ampio spettro di effetti antimicrobici contro batteri, funghi, protozoi, virus e lieviti. Gli effetti antimicrobici di LF sono conferiti dalla sua regione N-terminale con carica altamente positiva.
La lattoferrina salivare classifica in modo robusto i pazienti con aMCI e AD da soggetti sani di controllo. L’accuratezza del rilevamento è uguale o superiore a quella ottenuta da altri studi pubblicati sul sangue e sul liquido cerebrospinale. Tuttavia, la saliva è di gran lunga più conveniente e più facile da ottenere e costa meno da acquisire rispetto al sangue e al liquido cerebrospinale. Sono necessarie ulteriori analisi di coorte longitudinali per valutare come il marker della lattoferrina salivare possa aiutare a differenziare tra AD e altre malattie neurodegenerative, inclusa la demenza con corpi di Lewy o la demenza frontotemporale.
Questi nuovi studi sarebbero altamente raccomandati, fornendo una linea indicativa della capacità della lattoferrina salivare di identificare i pazienti affetti da aMCI / AD. Inoltre, può funzionare anche per identificare soggetti “apparentemente sani” che soffrono di AD preclinico in stadio avanzato o aMCI, un numero elevato dei quali è attualmente sottodiagnosticato.
Un follow-up periodico con esami del sangue permette di valutare l'efficacia del trattamento e prevenire eventuali complicanze.
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