Tachipirina ed Effetti sulla Glicemia: Cosa Devi Sapere

La Tachipirina®, uno dei medicinali più famosi per il contenuto di paracetamolo, è ampiamente utilizzata per alleviare il dolore e ridurre la febbre. È disponibile in diverse formulazioni: compresse, sciroppo, gocce, supposte e soluzioni per infusione. Il paracetamolo è disponibile in svariate formulazioni farmaceutiche adatte alla somministrazione per via orale, per via rettale e per via parenterale. I medicinali che lo contengono - sia da solo che in associazione ad altri principi attivi - sono molteplici. Alcuni di questi sono liberamente acquistabili senza ricetta medica (farmaci da banco o OTC, oppure farmaci SOP o Senza Obbligo di Prescrizione), mentre altri necessitano di presentazione di ricetta medica generalmente ripetibile; in entrambi i casi, trattasi di farmaci classificati in fascia C il cui costo è a totale carico del cittadino.

Paracetamolo e Diabete di Tipo 1: Gestione e Accortezze

Il diabete di tipo 1 va gestito quotidianamente, accanto a tutti gli imprevisti della vita, compresi i virus invernali. Una malattia, anche se benigna, comporta una reazione da parte dell’organismo. Essa rappresenta uno stress per l’organismo, che reagisce sintetizzando ormoni. Due sono i meccanismi all’origine di queste iperglicemie: il primo è la gluconeogenesi, ovvero la sintesi di glucosio. Il secondo è l’insulino-resistenza. In pratica, quando una persona con il diabete di tipo 1 si ammala, la glicemia sale e la dose di insulina deve essere aumentata di conseguenza per contrastare questa tendenza. Spesso è necessario aumentare la dose di insulina basale, in funzione del fabbisogno insulinico, soprattutto in presenza di febbre alta.

Dopo la guarigione, il fabbisogno di insulina tornerà al valore iniziale e si dovrà provvedere a ridurre le dosi di insulina per evitare le ipoglicemie. La disidratazione è uno degli aspetti contro cui si deve generalmente lottare quando si è malati, soprattutto in caso di febbre alta. Con il diabete di tipo 1 è richiesta una maggiore attenzione: l’iperglicemia e la perdita di zucchero nelle urine (glicosuria), favoriscono la disidratazione. In caso di diarrea o vomito, si consiglia di bere bevande zuccherate, tranne in caso di gastroenterite. Anche le bibite gassate possono essere consumate, poiché forniscono le calorie necessarie per evitare il digiuno, che è dannoso e può aumentare il rischio di nausea e vomito. Tuttavia, è consigliabile eliminare le bollicine presenti nelle bibite per evitare problemi digestivi. In caso di febbre, inappetenza e/o vomito, una persona con diabete di tipo 1 è a maggior rischio di scompenso chetoacidosico (iperglicemia con produzione di acetone).

Di norma, se si convive con il diabete, non vi sono controindicazioni per gli eventuali farmaci prescritti, siano essi antibiotici o cortisonici, anche se questi ultimi hanno un effetto iperglicemizzante. Tuttavia, con alcuni sensori glicemici, il paracetamolo è controindicato. È necessario mantenersi ben idratati e controllare più spesso la glicemia. Occorre inoltre prestare attenzione all’insulino-resistenza, ovvero un innalzamento anomalo della glicemia, che richiede un aumento delle dosi di insulina per normalizzarla. Tuttavia, va ricordato che può manifestarsi anche prima dei sintomi iniziali. In ogni caso, quando si è malati, è importante seguire alcune semplici accortezze.

Ricordarsi di misurare la glicemia ogni 2-4 ore o più spesso se necessario. Assumere l’insulina o la terapia come di consueto, salvo diversa indicazione medica. L’influenza è solitamente accompagnata da febbre alta, 39-40 °C per 3-4 giorni, cefalea, dolori muscolari, fastidio al petto, tosse secca e grave affaticamento, che può durare fino a 2-3 settimane. Riducendo la resistenza ad altre infezioni, l’influenza può portare ad altre gravi complicazioni come la polmonite.

Effetti Indesiderati e Interazioni

Il paracetamolo, così come qualsiasi altro principio attivo, può causare diversi effetti indesiderati, anche se non tutti i pazienti li manifestano o li manifestano nello stesso modo. L'assunzione concomitante di paracetamolo e alcol aumenta il rischio di danni al fegato. Inoltre, quando il paracetamolo per via orale è somministrato in concomitanza a farmaci in grado di ridurre la velocità di svuotamento gastrico (come, ad esempio, gli anticolinergici e gli analgesici oppioidi) può verificarsi una diminuzione della biodisponibilità dello stesso paracetamolo.

L'utilizzo di dosi elevate di paracetamolo e/o l'uso del principio attivo per periodi di tempo prolungati possono causare gravi disturbi al fegato e alterazioni anche gravi a carico di sangue e reni. Pertanto, appare chiaro quanto sia importante assumere il farmaco seguendo le indicazioni del medico o le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo. Alcuni medicinali contenenti paracetamolo in associazione ad altri principi attivi possono essere controindicati durante la gravidanza e/o l'allattamento al seno. Informazioni dettagliate sono riportate sul foglietto illustrativo di ciascun farmaco contenente paracetamolo.

Paracetamolo in Gravidanza

Fermo restando che le donne in gravidanza e le madri che allattano al seno devono informare il medico della loro condizione prima di assumere qualsiasi tipo di farmaco, se necessario, il paracetamolo può essere utilizzato nelle gestanti.

Focus Farmacovigilanza: Casi Reali

L’inverno è alle porte e con esso le sindromi influenzali. Un farmacista ripensa all’inverno precedente e ricorda che due pazienti, in terapia antidiabetica da anni, hanno avuto un problema simile dopo aver assunto farmaci da banco.

Caso 1: Ada e l'Acido Acetilsalicilico

Ada, 50 anni, da anni con un diabete mellito di tipo 2, ha la febbre. Preferisce non uscire di casa e prendere subito un farmaco per evitare complicazioni. Con la terapia insulinica abituale la sua glicemia è sempre ben controllata e Ada ne conosce l’importanza. Manda perciò il marito a prenderle un antipiretico, raccomandandogli però di evitare il paracetamolo: ha già provato più volte in passato a prenderlo e a ogni assunzione le alterava l’equilibrio glicemico. L’ultima volta, qualche mese prima, il glucometro che utilizza regolarmente per l’autocontrollo segnava addirittura 350-400 mg/dl da quanto ricorda. Il farmacista, sentito il racconto, suggerisce l’acido acetilsalicilico in compresse. Dopo qualche giorno Ada passa a ringraziare: questa volta non ha avuto problemi con la glicemia.

Caso 2: Aldo e l'Interruzione del Paracetamolo

Aldo, 61 anni, affetto da diabete mellito di tipo 1, prende tutti i giorni insulina aspart prima dei pasti e una compressa di simvastatina 20 mg la sera. Per dosare correttamente le unità di insulina controlla la glicemia con un glucometro fornitogli dal medico di famiglia. Aldo arriva in farmacia molto agitato e visibilmente preoccupato e riferisce che il giorno prima per curare i primi sintomi di un raffreddore ha preso di sua iniziativa una bustina di paracetamolo, acido ascorbico e fenilefrina prima di andare a letto e che stamane i valori di glicemia superavano i 200 mg/dl. Per sincerarsi che non si trattasse di un errore ha ripetuto il controllo più volte ma il valore è rimasto insolitamente sopra i 150 mg/dl, confermato anche dall’autoanalisi effettuata presso la farmacia. Il farmacista consulta la scheda tecnica del farmaco e consiglia ad Aldo di interrompere l’assunzione del paracetamolo, sostituendolo con un altro farmaco. Aldo decide di seguire il consiglio e prende l’acido acetilsalicilico in compresse. Una settimana dopo Aldo torna in farmacia: i valori della glicemia, sospeso il paracetamolo, sono tornati nella norma.

Interferenze con gli Esami del Sangue

La somministrazione di paracetamolo può interferire con la determinazione della uricemia e della glicemia. Nonostante i continui miglioramenti apportati a tali strumenti, sussistono ancora particolari condizioni patologiche, clinico-metaboliche e farmacologiche che possono interferire con la corretta valutazione dei livelli di glucosio ematico. In particolare, i glucometri basati sulla glucosio ossidasi risentono della presenza di farmaci nel sangue che, ossidandosi all’elettrodo, possono determinare una misura falsata della glicemia.

La scheda tecnica dei farmaci che contengono paracetamolo pone l’attenzione su questo aspetto, riportando che “la somministrazione di paracetamolo può interferire con la determinazione della glicemia (mediante il metodo della glucosio ossidasi perossidasi)”. In letteratura è noto il fatto che il paracetamolo può diffondere attraverso la membrana porosa fino alla superficie dell’elettrodo dove viene direttamente ossidato, producendo una corrente aspecifica che aumenta apparentemente la concentrazione di glucosio.

Farmaci che Possono Influenzare la Glicemia

Alcuni principi attivi possono anticipare l'appuntamento con il diabete in persone già predisposte. Altri creano situazioni di obesità o squilibri nella betacellula tali da provocare il diabete di tipo 2. Quasi sempre il gioco 'vale la candela' perché la terapia tiene a bada malattie ben più gravi.

I più comuni sono i corticosteroidi o cortisonici. «Sono principi attivi simili al cortisone naturalmente prodotto dall’organismo. Oltre a essere un potente anti-infiammatorio, il cortisone ha una azione esattamente opposta a quella dell’insulina», spiega Baccetti che presiede la Sezione regionale Toscana della Associazione Medici Diabetologi, «è il cortisone per esempio che poche ore prima del risveglio e nei momenti di stress aumenta naturalmente la quota di glucosio nel sangue». Cosa si può fare? «Prima di tutto il medico che prescrive cortisonici per terapie di lunga durata valuterà il rischio che il paziente ha di sviluppare il diabete sulla base dei consueti fattori di rischio, poi potrà raccomandare l’esercizio fisico e una alimentazione povera di zuccheri semplici e un frequente controllo anche domiciliare della glicemia», nota Giorda che è stato presidente della Associazione Medici Diabetologi nel biennio 2011-2013.

I farmaci anti-psicotici invece portano al diabete come conseguenza del rapido aumento di peso. L’effetto è rilevante, anche se è un po’ meno marcato nei farmaci ‘atipici’ o di seconda generazione. E il rapido aumento di peso facilita la comparsa del diabete. Lo stesso discorso vale per gli inibitori della proteasi e della transcrittasi inversa che hanno permesso alle persone HIV positive di tenere sotto controllo quella gravissima e spesso mortale sindrome che è l’Aids.

Il punto di equilibrio è meno chiaro per farmaci che non ‘salvano la vita’ ma contribuiscono a controllare dei fattori di rischio e che hanno delle alternative. È il caso dei diuretici tiazidici (Clorotiazide, Clortalidone, Idroclorotiazide, Triclormetiazide, Idroflumetazide, Metolazone, Chinetazone). Sono i ‘grandi vecchi’ tra i farmaci contro la pressione e i beta bloccanti di prima generazione. I tiazidici non sono i farmaci di prima scelta nel trattamento dell’ipertensione nel diabete e nelle persone a rischio di diabete”, ricorda Baccetti ma possono essere utilizzati in aggiunta ad altri farmaci per raggiungere gli obiettivi pressori. I timori sull’effetto diabetogeno delle statine sono invece molto limitati.

Consigli Utili

  • Monitorare regolarmente i livelli di glicemia
  • Consultare un medico in caso di dubbi o sintomi insoliti
  • Mantenere uno stile di vita sano con esercizio fisico e alimentazione equilibrata

Tabella: Dosaggio di Tachipirina nei Bambini in Base al Peso

Peso Età (approssimativa) Dose Frequenza
21-25 kg 6,5 - inferiore a 8 anni ½ compressa Ogni 4 ore se necessario
26-40 kg 8-11 anni 1 compressa Ogni 6 ore se necessario
41-50 kg 12-15 anni 1 compressa Ogni 4 ore se necessario
> 50 kg Sopra 15 anni 1 compressa Ogni 4 ore se necessario

leggi anche: