Simmenthal, Colesterolo e Controindicazioni: Una Guida Dettagliata

La scelta tra carne bianca e carne rossa, se dettata dalla necessità di limitare l’aumento del colesterolo nel sangue, potrebbe essere indifferente. In maniera un po’ inaspettata rispetto a quanto ritenuto finora, l’impatto di un petto di pollo o di una bistecca di manzo sui valori ematici di un grasso tanto fondamentale per l’organismo quanto (oltre certi limiti) in grado di determinare un aumento del rischio cardiovascolare potrebbe essere analogo.

Come Tenere il Colesterolo Sotto Controllo a Tavola

Per mantenere i livelli di colesterolo nel sangue entro i limiti di normalità a partire dalla tavola, ideale è la limitazione del consumo di grassi saturi (contenuti prevalentemente nei prodotti animali) e trans (talvolta presenti in prodotti industriali e nelle fritture). L'impatto dell'attività fisica è parimenti rilevante, anche se spesso ancora sottovalutato.

Le considerazioni emergono da uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition, in cui i ricercatori hanno comparato l'impatto sul colesterolo derivante dalla scelta di fonti proteiche differenti: di origine animale o vegetale, distinguendo tra carni rosse e bianche.

Per ridurre il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari, sia tra le persone sane sia tra coloro già vittime di un infarto, tra le prime raccomandazioni c'è quella di ridurre l'apporto di grassi saturi attraverso la dieta. Grassi che derivano quasi esclusivamente dal consumo di alimenti trasformati e di origine animale: carni, latte, uova e formaggi.

Da qui l'idea di effettuare il confronto, in partenza non considerato ad armi pari: «Quando abbiamo pianificato lo studio, immaginavamo che le carni rosse determinassero un effetto peggiore sui livelli ematici di colesterolo rispetto a quelle bianche - afferma Ronald Krauss, direttore del centro di ricerca sull'aterosclerosi del del Children's Hospital di Oakland -. Invece, a parità di grassi assunti, l'impatto sul colesterolo non sembra dipendere dal tipo di carne che si sceglie».

A queste conclusioni i ricercatori sono giunti dopo aver suddiviso poco più di cento uomini e donne (21-65 anni) in due gruppi, a cui è stato chiesto di volta in volta seguire tre tipi di diete calibrate (di durata mensile). Gli schemi alimentari proposti prevedevano un ridotto apporto di carboidrati (circa il 40 per cento dell'apporto calorico giornaliero), compensato da un aumento delle proteine (25 per cento) e con una percentuale di grassi totali entro i limiti raccomandati (35 per cento).

La prima dieta considerava la carne rossa come unica fonte di approvvigionamento di proteine (più uova e formaggi), la seconda soltanto la carne bianca (al posto della rossa) e la terza esclusivamente fonti vegetali. A segnare la differenza tra il gruppo 1 e il gruppo 2 il basso (7 per cento) o l'alto (14 per cento) introito di grassi saturi. Indipendentemente dalla quantità di questi ultimi, la tipologia di carni scelte non ha determinato un differente impatto sul profilo lipidico di ogni individuo.

I risultati smentirebbero un'opinione piuttosto diffusa: le carni bianche sarebbero più indicate per prevenire le malattie cardiovascolari. «Il consiglio di limitare in particolare le carni rosse rispetto alle bianche non è dato solo in ragione dei possibili effetti sui livelli di colesterolo, ma anche alla luce dei dati scientifici sulla probabile correlazione tra un eccessivo consumo di carni rosse e alcuni tipi di tumore», commenta Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico di Fondazione Umberto Veronesi.

Quello che si può dire è che un'incremento dei livelli di lipoproteine a bassa densità (Ldl) - come osservato nello studio - contribuisce all'insorgenza dell'aterosclerosi. Questa, a sua volta, è associata allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Ma sulle oscillazioni del valore di Ldl, la dieta non è l’unico fattore a incidere.

A influire negativamente sono anche il sovrappeso, l'obesità e i bassi livelli di attività fisica: tutti parametri non considerati nella ricerca. Senza trascurare che l'ipercolesterolemia può essere determinata a livello genetico. E in queste situazioni correggere soltanto la dieta spesso non basta.

«Questi risultati confermano che uno schema alimentare con un elevato contenuto di grassi saturi, indipendentemente dalla fonte alimentare, influisce sull’aumento dei livelli di colesterolo Ldl - conclude Dogliotti -. La novità sarebbe che, con entrambe le categorie di carni, le concentrazioni di Ldl risultano superiori a quelle derivanti da diete con fonti proteiche vegetali. Aumentare queste è un'ottima strategia, se abbinate a un consumo abbondante di verdure, cereali integrali, olio extravergine di oliva, frutta a guscio e pesce. Tutto ciò, assieme all’attività fisica quotidiana, può permettere di controllare i livelli di colesterolo.

Colesterolo Alto: Alimenti da Consumare con Prudenza

  • Carne di manzo
  • Carne di agnello
  • Carne di maiale
  • Carne di pollo (con la pelle)
  • Lardo di maiale
  • Formaggi e prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi
  • Oli vegetali ricchi di grassi saturi (palma, cocco, palmisto)
  • Snack salati
  • Prodotti da forno
  • Alimenti fritti (in particolar modo fuori casa)
  • Bevande alcoliche

Carne in Scatola: Fa Male?

Tutti i prodotti in scatola, dai legumi alla carne, vengono acquistati e scelti per ragioni di praticità. Si conservano a lungo e sono comodi da utilizzare per un pranzo o una cena da preparare velocemente; in molti, però, sollevano dubbi sulla salubrità di questi prodotti. Partiamo da una lettura degli ingredienti che, solitamente, si trovano in questi prodotti.

La carne viene poi pressata nei contenitori di confezionamento che vengono sterilizzati in autoclave per almeno 75 minuti. Sono in molti a chiedersi se la carne in scatola faccia male oppure no. In primo luogo, come tutti gli alimenti in scatola, anche la carne contiene conservanti e additivi che non non dovremmo assumere, poiché si tratta di sostanze chimiche non indicate per il salute.

Inoltre, nemmeno le scatole di contenimento sono al 100% sicure per la salute, perché spesso contengono materiali che possono essere rilasciati nel cibo, in questo caso la carne. Questione ancor più spinosa è quella della qualità dell’alimento. Secondo le normative vigenti, deve essere preparato con carne privata di grasso, tendini e cartilagini, al fine di ottenere un prodotto per così dire puro.

“Un altro problema che ci tengo a sottolineare dal punto di vista della salute - aggiunge l’intervistata - è quello della tipologia di carne utilizzata.” In genere, infatti, viene inscatolata carne di origine bovina, ma anche questo può non sempre essere vero. Infine, anche la gelatina solleva molti dubbi: spesso, infatti, come la carne, può contenere additivi di cui non conosciamo la percentuale.

Come Tutelarsi?

Il consiglio della dottoressa Evangelisti è chiaro: meglio evitare di consumare carne in scatola. Sicuramente, la carne dovrebbe rappresentare la percentuale più consistente degli ingredienti, una precisazione importante, perché, spiega la nutrizionista “spesso si trovano prodotti in giro che ne contengono solo il 30%”. Inoltre, deve assolutamente essere cotta, per essere sicura: bisogna “ricordarsi che che se l’etichetta non riporta esplicitamente il termine cotto, è meglio non acquistarla!”.

Attenzione naturalmente anche a tutti gli altri “ingredienti” presenti, come per esempio il fruttosio (da evitare), e il sale, che in genere è molto abbondante.

Alimentazione per Emorroidi Esterne e Consumo di Carni

Spesso la carne rossa viene demonizzata, tuttavia il suo consumo non è sempre criticabile. L’importante è garantire al nostro organismo il giusto apporto proteico. Un consumo eccessivo di carni rosse, soprattutto se lavorate (come salumi, insaccati e carne in scatola) aumenta le probabilità di sviluppare alcuni tumori.

L’aumento del rischio è però proporzionale alla quantità e alla frequenza del consumo stesso: mangiare carne rossa fresca una o due volte a settimana è quindi accettabile per garantire l’apporto di nutrienti preziosi per l’organismo (soprattutto vitamina B12 e ferro); le carni rosse lavorate andrebbero invece evitate o consumate solo saltuariamente.

La pericolosità delle carni rosse lavorate, conseguente ad un consumo eccessivo, deriva sostanzialmente dal tipo di interazione con l’organismo. La lavorazione delle carni per la loro conservazione e le modalità di cottura ne modificano la struttura molecolare, rendendo la carne potenzialmente dannosa per la salute: la cottura alla griglia o in padella ad alte temperature produce sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene. È pertanto buona norma prediligere metodi di preparazione più sani, come ad esempio la cottura al vapore.

I cibi di origine animale contengono, oltre alle proteine, anche molte altre sostanze tra cui i grassi saturi e il ferro, contenuto all’interno del gruppo EME, una struttura molecolare fondamentale, in grado di trasportare l’ossigeno nel nostro organismo. In dosi eccessive, tuttavia, i grassi saturi e il ferro del gruppo eme, possono stimolare l’aumento di “colesterolo cattivo” (LDL), e dei livelli di insulina nel sangue, e alterare della flora batterica intestinale, accrescendo il rischio di insorgenza di certe patologie, tra cui i tumori del colon-retto.

Nessuna patologia è imputabile esclusivamente al consumo di carne rossa, ma gli individui che seguono diete ricche di proteine animali, soprattutto carni rosse e lavorate, sono colpiti più frequentemente da disturbi come diabete di tipo 2, infarto, ictus, obesità e cancro.

Come Inserire un Adeguato Apporto Proteico

Per garantire un adeguato apporto di proteine nella dieta è possibile sostituire le carni rosse, con pollame e coniglio -le cosiddette carni bianche-, che contengono solo una minima quantità di grassi saturi e ferro del gruppo EME; in alternativa si possono assumere pesce o proteine vegetali presenti in notevole quantità in legumi e soia. Inoltre è opportuno limitare al massimo il consumo di salumi e insaccati, così come di carne cotta al limite della bruciatura, ricordando che le croste nere che si formano sulla superficie sono altamente cancerogene.

Le carni a basso contenuto di grassi saturi, da prediligere non più di due volta la settimana, sono: pollame senza pelle, coniglio, certe tipologie di selvaggina, rane, tagli magri (ad es. il filetto) e rifilati (ad es. Logicamente, nello stesso animale, esistono tagli più magri di altri e, sulla logica di cui sopra, andrebbero prediletti rispetto agli altri; per ragioni di sostenibilità tuttavia, non possiamo pensare di mangiare solo una parte dell'animale.

Le diete a base vegetale sono spesso ricche di fonti di grassi insaturi, come l'olio d'oliva, e di fibre alimentari, fattori nutrizionali che possono aiutare a ridurre i livelli elevati di colesterolo nel sangue. Le diete che escludono la carne sono spesso ricche di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e altri alimenti vegetali, che vantano un buon contenuto di fibre alimentari preziose per il benessere intestinale, in quanto svolgono un'azione antinfiammatoria e di supporto immunitario nel corpo.

Alcuni ricercatori hanno suggerito che i grassi saturi e i composti cancerogeni prodotti durante la lavorazione della carne e la cottura ad alta temperatura svolgono un ruolo determinante per lo sviluppo di cellule neoplastiche.

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