I livelli di glicemia possono essere influenzati da quasi tutto ciò che avviene nel nostro organismo. Oltre agli alimenti e soprattutto al loro contenuto in carboidrati o zuccheri anche altri fattori influiscono in modo variabile sui valori della glicemia nell’arco della giornata.
Fattori che Influenzano la Glicemia
Diversi fattori possono influenzare i livelli di zucchero nel sangue, sia aumentandoli che diminuendoli.
- Cibi contenenti carboidrati: Aumentano la glicemia, in rapporto al tipo e alla quantità di carboidrati contenuti. Gli zuccheri semplici (come quello che si usa in cucina) aumentano rapidamente la glicemia perché sono subito disponibili, mentre gli zuccheri complessi (presenti nella pasta, nei cereali, nel pane, ecc.) determinano un incremento glicemico più lento perché le catene di zuccheri devono essere scisse prima di poter essere utilizzate.
- Vita Sedentaria: La vita sedentaria o la riduzione dell’attività fisica abituale favoriscono un aumento della glicemia.
- Stress: Lo stress ha un effetto che può essere variabile: nella maggior parte dei casi tende ad alzare il livello della glicemia, in quanto si riduce la sensibilità all’insulina, ma in alcune persone può fare aumentare il rischio di ipoglicemia. Non esistono al momento studi autorevoli che abbiamo chiarito in modo definitivo il ruolo degli ormoni dello stress nelle persone diabetiche.
- Malattie: Le malattie tendono ad aumentare i livelli di zucchero nel sangue.
Fattori che Riducono la Glicemia
- Esercizio Fisico: Abbassa la glicemia, favorisce un utilizzo ottimale dell’insulina, consentendo un maggiore consumo di energia. Lo sport e l’esercizio fisico aiutano a ridurre la glicemia grazie al maggior consumo di energia che inducono e che favoriscono un utilizzo ottimale dell’insulina. Proprio per questo il primo trattamento del diabete di tipo 2 prevede le sole modifiche della dieta associate ad una regolare attività fisica: non si parla di sport estremi ma di un’attività moderata ma da praticare in modo costante.
- Farmaci Ipoglicemizzanti: Riducono i livelli di glicemia. Se dopo un certo periodo questi cambiamenti nelle abitudini di vita non fossero sufficienti a tenere sotto controllo il diabete, si dovrà ricorrere ai farmaci ipoglicemizzanti orali, che come dice il nome stesso, aiutano ad abbassare i livelli di zucchero nel sangue. La terapia ipoglicemizzante (metformina e altri farmaci) va sempre associata a uno stile di vita adeguato sia per quanto riguarda la dieta (personalizzata sulle singole esigenze individuali) e la pratica regolare di un’attività fisica.
L'Importanza del Controllo Glicemico
La sfida per la persona con diabete è mantenere la glicemia quasi normale: tra 90 e 130 mg/dl a digiuno e preprandiale, inferiore ai 180 mg/dl postprandiale. Per raggiungere questi obiettivi molte persone seguono una terapia insulinica.
Ipoglicemia: Un Rischio Reale
«L’insulina è un farmaco salvavita, ma ha aperto le porte a una sfida nuova: l’ipoglicemia», spiega Paolo Cavallo Perin, docente di Medicina Interna all’Università di Torino. L’ipoglicemia è uno stato patologico determinato da una concentrazione di zucchero (glucosio) nel sangue troppo bassa. Questa condizione rappresenta un problema per il cervello che assorbe quasi un terzo del glucosio consumato dall’organismo e che - a differenza dei muscoli - non può utilizzare altri ‘carburanti’.
L’organismo sa come difendersi quando la glicemia scende al di sotto di certi livelli e risponde innescando la cosiddetta reazione adrenergica: una risposta simile a quella condizione che determina un risveglio improvviso, un momento di panico, una rabbia subitanea. Questa reazione adrenergica si associa al rilascio di glucagone, un ormone secreto dal pancreas che stimola il fegato a rilasciare le sue scorte di glucosio, ristabilendo così livelli normali di glicemia. «Nella persona con diabete questa reazione è troppo lenta; i riflessi delle cellule che producono glucagone sono ‘appannati’ e la risposta arriva in ritardo», nota Cavallo Perin.
Segni Premonitori e Sintomi
La fase che intercorre fra il momento in cui si avvertono i sintomi dell’ipoglicemia e quella in cui la glicemia viene ristabilita a livelli normali, è definita ‘crisi ipoglicemica’. In cosa consiste questa crisi? «Possiamo parlare di due fasi», continua il docente torinese, «nella prima la persona avverte - o dovrebbe avvertire - i segni premonitori dell’ipoglicemia. Nella seconda fase si manifestano gli effetti». «Ogni persona ha manifestazioni premonitrici soggettive», afferma Pietro Buono, diabetologo pediatra presso il Team del Servizio di Diabetologia Pediatrica del Policlinico Universitario Federico II di Napoli, «nervosismo, fame, inquietudine, rabbia, umore nero…». A questi segni fanno seguito manifestazioni più palesi: tipico è il tremore alle mani, frequente è la sudorazione ‘fredda’, la difficoltà nell’articolare le parole e disturbi alla vista.
Come Correggere un'Ipoglicemia
«Eppure correggere una ipoglicemia è possibile. Spesso basta assumere 15 grammi di glucosio. L’ideale è tenere sempre in tasca tre bustine di zucchero ‘da bar’. Possono andare bene alcune caramelle (ma non tutte, è essenziale che lo zucchero si sciolga subito in bocca e non sia accompagnato da grassi che ne rallenterebbero l’assorbimento) o mezza lattina di una bibita zuccherata. Quindici minuti dopo si misura la glicemia e, se questa è ancora bassa, si possono assumere altri 15 grammi di zucchero», ricorda Cavallo Perin, presidente della Società Italiana di Diabetologia.
A quel punto l’emergenza ‘ipo’ è risolta, anche se la ‘giornata glicemica’ non promette nulla di buono. «infatti durante l’evento ipo il nostro organismo non è rimasto inattivo; seppure più lentamente ha ‘ordinato’ al fegato di rilasciare le sue riserve di glicogeno e trasformarle in glucosio. La somma dei due interventi, esterno e interno, porta quasi sempre a una fase di iperglicemia e di instabilità.
La Fiala di Glucagone
Se non si interviene tempestivamente l’ipoglicemia può diventare ‘grave’ e la persona perdere la capacità di correggerla da sola. Diventa difficile coordinare i movimenti della mano e perfino deglutire. Il paziente può avere crisi convulsive o una estrema rigidità muscolare e raggiungere in uno stato di incoscienza.
In questa fase l’unico intervento utile è somministrare una fiala di glucagone, l’ormone naturale che porta il fegato a rilasciare i suoi depositi di glicogeno, ristabilendo nel giro di pochi minuti una normale glicemia. Le fiale sono monouso già pronte con l’ago innestato e sono disponibili in molte farmacie e in tutti i punti di pronto intervento. «Chiunque può fare una iniezione di glucagone, l’ago può essere inserito sottocute, ma anche se il glucagone è iniettato nel muscolo non cambia nulla: non si può sbagliare», ricorda Daniele.
Ridotta Sensibilità alla Glicemia
Il vero problema è un altro. «Se una persona ha frequenti ipoglicemie finisce per ‘farci l’abitudine’. I segni premonitori o vengono a mancare o sono inconsapevolmente ignorati o sottovalutati. Il risultato di questa condizione, chiamata ‘ipoglicemia silente’, è che la persona si trova immediatamente alla fase due, quella in cui i sintomi diventano chiari ma possono anche impedirle di correggere da sola l’ipoglicemia», nota Cavallo Perin. Questa situazione non è piacevole, «la persona ha la sensazione di non poter controllare la sua vita, si sente letteralmente appesa a un filo. Sa che potrebbe trovarsi da un minuto all’altro in una situazione di estrema difficoltà», nota Pietro Buono. Esiste anche il rischio oggettivo di trovarsi, magari alla guida di un’auto o in un luogo pericoloso, con una capacità reattiva improvvisamente ridotta.
Guardati dalle Ipo Notturne
La causa principale di una ridotta percezione dei sintomi dell’ipoglicemia sono le ipoglicemie notturne. «La disponibilità di tracciati in continuo della glicemia (Cgms) ci ha insegnato che le ipoglicemie notturne sono più frequenti, più lunghe e più serie di quanto si credesse e sono quasi tutte asintomatiche: il paziente non si sveglia e spesso non ha nemmeno la sensazione di aver dormito troppo male, insomma, non si accorge di nulla. Non è raro trovare persone che, pensavamo in buon equilibrio glicemico, e che invece passavano diverse ore della notte sotto i 60 mg/dl», spiega Cavallo Perin.
«La reazione dell’organismo a queste ipoglicemie determina un rimbalzo che si traduce in una iperglicemia mattutina, è il cosiddetto effetto Somogy». «Il problema», interviene Edoardo Daniele, «è che, senza un tracciato notturno o perlomeno frequenti letture della glicemia effettuate fra l’una e le tre di notte, l’iperglicemia riscontrata al mattino può essere letta come un classico fenomeno alba. A quel punto il diabetologo va ad aumentare le dosi di insulina serali aggravando l’ipoglicemia notturna. Prevenire le ipoglicemie è possibile.
«Oggi grazie agli analoghi dell’insulina, al microinfusore e alla conta dei carboidrati è possibile disegnare una terapia che riduce al minimo il rischio di ipoglicemie», afferma Paolo Cavallo Perin, «ovviamente il paziente deve collaborare con il Team diabetologo eseguendo numerose misurazioni della glicemia e segnando con attenzione gli eventi ipoglicemici.
Rischi Veri e Rischi Percepiti
Molti pazienti affermano, magari protetti dall’anonimato di internet, di modificare volutamente la terapia prescritta o di assumere zuccheri in eccesso con l’obiettivo di prevenire le ipoglicemie mantenendo la glicemia alta. «Il paziente ‘cura’ l’ipoglicemia aggravando il suo diabete», sospira Pietro Buono. Questo errore dipende soprattutto da una valutazione errata dei rischi reali: «la persona con diabete ha più paura dell’ipoglicemia che dell’iperglicemia, ma fa male», nota Cavallo Perin.
«L’ipoglicemia rende instabile il compenso glicemico e in molti casi può essere prevenuta o immediatamente corretta con l’assunzione di zucchero», sottolinea Cavallo Perin, «evitando di entrare in uno stato di sopore definito coma ipoglicemico». Si tratta di una reazione di difesa del cervello che funziona benissimo ma ‘stacca’ la coscienza per risparmiare energia.
Sbaglia quindi i suoi calcoli chi - temendo l’ipoglicemia - rinuncia a perseguire un corretto equilibrio glicemico, «aggravando il rischio cardiovascolare e anticipando l’appuntamento con eventuali complicanze microvascolari», conclude Pietro Buono. Le crisi di ipoglicemia destano preoccupazione e ansie nella maggioranza delle persone con diabete e dei loro familiari.
L'Impatto dell'Ipoglicemia sulla Vita Quotidiana
Le crisi di ipoglicemia hanno un impatto negativo su molti aspetti della vita quotidiana delle persone con diabete, in particolare sull’attività lavorativa, sulla vita sociale e personale, sulla pratica sportiva e sulle attività del tempo libero, tanto che, in Italia, 6 persone con diabete su 10 vivono con la preoccupazione di incorrere in episodi di ipoglicemia.
Studio TALK-HYPO
Lo studio TALK-HYPO ha evidenziato come le persone con diabete e i loro parenti parlino poco dell’ipoglicemia, nonostante siano consapevoli della sua rilevanza. A oggi, vi è stato scarso interesse nel valutare l’impatto dell’ipoglicemia sui familiari della persona con diabete. Proprio con questo obiettivo è stato condotto lo studio TALK-HYPO. La finalità primaria era comprendere gli effetti dell’ipoglicemia sui familiari delle persone con diabete e di capire in che modo le discussioni sul tema dell’ipoglicemia possano contribuire alla gestione quotidiana del diabete.
Il progetto ha evidenziato che gli episodi di ipoglicemia non preoccupano solo le persone con diabete, ma anche i loro familiari (64 per cento, 64%). Nonostante ciò, solo il 34 per cento (34%) degli intervistati ha riferito di parlarne in famiglia (una volta alla settimana o più spesso), per gli altri è un argomento tabù, anche se la maggioranza degli intervistati ha concordato che parlare di ipoglicemia e della preoccupazione che questa desta probabilmente avrebbe un impatto positivo sulla vita delle persone con diabete e sull’intera famiglia.
La soluzione più semplice che queste persone hanno riportato per contrastare l’impatto delle ipoglicemie è stato il dialogo in famiglia.“Per coloro che sono in terapia con insulina, l’ipoglicemia rappresenta una vera e propria sfida, tant’è che il 46,5 per cento (46.5%) riporta uno o più episodi in un mese. Diversi studi hanno documentato che le preoccupazioni legate alla possibile comparsa di ipoglicemie possa portare a una eccessiva cautela nell’evitare oscillazioni della glicemia, avviando le persone con diabete a un percorso di peggioramento del compenso. Questa paura può infatti portare la persona con diabete ad aumentare volontariamente l’assunzione di cibo o modificare la dose di insulina” afferma Simona Frontoni, Professoressa di Endocrinologia, Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina, Università di Roma Tor Vergata.
È auspicabile anche un maggior dialogo tra familiari e operatori sanitari. “Le informazioni raccolte dallo studio TALK-HYPO possono rappresentare una risorsa importante anche per gli operatori sanitari. È infatti emerso che, attraverso conversazioni tra operatori sanitari e familiari è possibile ridurre il carico e il rischio di ipoglicemia, come anche dichiarato da 9 intervistati su 10, confermando l’importanza di coinvolgere i membri della famiglia nella gestione del diabete”, conclude la prof.ssa Frontoni.
Ipoglicemia: L'Impatto Economico
“Le ipoglicemie sono responsabili di costi diretti e indiretti importanti. Sulla base di uno studio condotto in Italia e pubblicato l’anno scorso su Diabetes Therapy, per le sole persone con diabete tipo 1 e diabete tipo 2 trattate con insulina, si stima un costo annuale legato alle ipoglicemie di circa 145 milioni di euro, dovuti ad accessi al pronto soccorso, ricoveri in ospedale, ambulanza, visite mediche, strisce per automonitoraggio. In realtà l’importo complessivo è notevolmente superiore - sottolinea il dr. Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch - Center for outcomes research and clinical epidemiology - “perché questa stima non considera le ipoglicemie indotte da farmaci orali, che sono molto frequenti soprattutto nella popolazione anziana”.
“Ai costi diretti vanno poi aggiunti i costi indiretti - continua Nicolucci - “provocati dagli episodi di ipoglicemia, legati a perdita di produttività e assenteismo dal posto di lavoro sia delle persone con diabete sia dei familiari che le assistono. Nell’indagine TALK-HYPO un familiare su tre (1 su 3) ha dichiarato che a causa delle ipoglicemie del proprio caro dorme meno, mentre uno su quattro (1 su 4) deve ridurre l’orario di lavoro, evidenziando come l’ipoglicemia non abbia un impatto solo sulla produttività del malato, ma anche sui suoi familiari. In definitiva, considerando che i costi indiretti rappresentano circa il 50 per cento (50%) dei costi totali, come documentato dallo studio HYPOS condotto in Italia, la spesa complessiva annuale attribuibile alle ipoglicemie supera largamente i 500 milioni di euro” conclude l’Esperto.
Gestire lo Stress e l'Ansia
Se accusate lo stress in modo eccessivo, potete confidarvi con i familiari e gli amici: vi aiuteranno a comprendere che anche altri hanno lo stesso tipo di reazione emotiva e vi permetteranno, con la loro esperienza, di affrontare meglio il problema. Importante, comunque sia, è cercare di ridurre la tensione cui siete sottoposti: andate al cinema, leggete un buon libro, in altre parole, distraetevi.
Provate ad esempio, ad allentare la tensione muscolare, mettendo volontariamente in tensione un muscolo o un gruppo di muscoli per qualche secondo, poi allentandolo di colpo. Cominciate dai piedi e risalite progressivamente lungo le gambe, fino al torso, al collo, alla testa. Quando rilassate un muscolo, focalizzate mentalmente la vostra attenzione sulla sensazione di rilassamento e la avvertirete chiaramente. Altrimenti provate la tecnica della meditazione: si può fare ripetendo costantemente una parola o un suono, fissando intensamente un oggetto, oppure focalizzando l’attenzione sul ritmo della respirazione, oppure ascoltando musica. Si può praticare semplicemente da casa, sedendosi comodamente e ispirando lentamente e profondamente attraverso il naso ed espirando poi dalla bocca.
Infine, è molto importante fare dell’esercizio fisico che aiuti a rilassare i muscoli spesso contratti dallo stress. Questo contribuisce a ridurre il livello di glucosio nel sangue, oltre a migliorare il tono psichico.
Affrontare la Fobia degli Aghi
È una vera e propria fobia la paura degli aghi e le persone con diabete, che devono ricorrere agli aghi almeno 8 volte al giorno, la affrontano con ansia e paura. La fobia per l’ago suscita sensazioni di ansa e panico fino allo svenimento. Un recente studio ha analizzato i comportamenti di pazienti con malattie croniche confermando un forte disagio verso gli aghi che colpisce fino al 43% i pazienti con diabete.
- “Parlare del problema - spiega la dottoressa Nollino - serve a circoscriverlo, definirlo e razionalizzarlo. Spesso il paziente sa che la sua paura è immotivata, sproporzionata all’evento ma non sa come gestirla.
- Ci sono anche piccoli accorgimenti che aiutano a distrarre il paziente spaventato. “In alcuni casi può essere utile pungere il polpastrello lateralmente o applicare lozioni emollienti che possono aiutare le zone fragili limitrofe - prosegue la dottoressa Laura Nollino -.
- “Si è notevolmente evoluta la tecnologia per la gestione del diabete, basti pensare al POD che dura 3 giorni e che eroga per via sottocutanea l’insulina o al device per il monitoraggio in continuo della glicemia (CGM) che segnala la percentuale di tempo trascorso all’interno dell’intervallo glicemico. Avere queste informazioni in tempo reale, anche attraverso smartphone e smartwatch significa avere la costante consapevolezza sui propri livelli glicemici e sapere come intervenire in anticipo e nel rispetto della privacy.
Tabella Riepilogativa dei Fattori che Influenzano la Glicemia
| Fattore | Effetto |
|---|---|
| Cibi contenenti carboidrati | Aumentano la glicemia, in rapporto al tipo e alla quantità di carboidrati contenuti |
| Esercizio fisico | Abbassa la glicemia, favorisce un utilizzo ottimale dell’insulina, consentendo un maggiore consumo di energia |
| Farmaci ipoglicemizzanti | Riducono i livelli di glicemia |
| Stress | Si pensa che tenda ad aumentare la glicemia, ma non ci sono prove scientifiche certe |
| Malattie | Tendono, spesso, ad aumentare la glicemia |
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