La Febbre e la Glicemia: Come Gestire il Diabete Durante un'Infezione

Supponiamo che tu abbia il diabete e che, tra le mille cose che possono accadere, a volte ti capita di prenderti una banale influenza, raffreddore, mal di testa o febbre. Oh Madonna mia! Praticamente l’inizio di un calvario!

L'Influenza e il Diabete: Un'Interazione Complicata

Quando si è malati, è importante seguire alcune semplici accortezze. Inizi dalle glicemie, che sembrano sempre un po’ altine e pensi: “Accidenti! Poi è il turno del naso che cola, dolorini muscolari e brividi di freddo. Si, succede, che arrivi l'influenza, un colpo d'aria o un virus.

Alzi le dosi d’insulina, magari mangi meno perché la febbre ti fa passare la fame, ma comunque le glicemie si alzano. Improvvisamente, dopo che hai alzato tutte le dosi per cercare di contenere il disastro, il virus passa e il corpo torna alla sua normalità. Allora torni a modificare la terapia, le dosi, le alzi, le abbassi. Bisogna essere veloci, attenti e bravi ad “azzeccare” i giusti cambiamenti, è qualcosa che ci viene richiesto quotidianamente col diabete.

I Sintomi del Diabete e l'Importanza del Controllo

I sintomi del diabete variano a seconda della tipologia di questa malattia cronica. Stanchezza, forte febbre e sete sono alcuni dei sintomi diabete da tenere sotto controllo. Il diabete è una malattia cronica che si caratterizza per gli alti livelli di glucosio nel sangue ed è causata da un’alterata quantità di insulina.

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che permette al glucosio di penetrare nelle cellule per poter essere utilizzato come fonte energetica. Se questo meccanismo si inceppa il glucosio si accumula nel sangue. Vita sedentaria, sovrappeso e ipertensione arteriosa sono solo alcuni dei fattori di rischio per gli adulti.

Tipi di Diabete

Esistono due tipi di diabete: tipo 1 e tipo 2.

  • Il diabete di tipo 1 è la forma più rara e riguarda circa un paziente diabetico su 10. Questa forma di patologia può svilupparsi durante l’infanzia o l’adolescenza.
  • Il diabete di tipo 2 è la forma più comune e interessa il 90% dei paziente affetti da questa malattia cronica. In questo caso il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule non riescono a utilizzarla. Questo tipo di diabete si sviluppa solitamente dopo i 30-40 anni. I sintomi diabete di tipo 2 sono spesso più sfumati e non consentono una diagnosi rapida.

Una volta riscontrati i primi sintomi diabete, ci si può rivolgere al proprio medico per farsi prescrivere i test di laboratorio per la diagnosi della patologia. Dei semplici esami del sangue sono in grado di rilevare i livelli di glicemia (dopo un digiuno di 8 ore) che, se superano i 126 mg/dl, sono da considerarsi sintomatici del diabete. Il test successivo, dell’emoglobina glicata, è in grado di valutare la media della glicemia degli ultimi 2-3 mesi.

La Risposta dell'Organismo alle Malattie

Il diabete di tipo 1 va gestito quotidianamente, accanto a tutti gli imprevisti della vita, compresi i virus invernali. Una malattia, anche se benigna, comporta una reazione da parte dell’organismo. Essa rappresenta uno stress per l’organismo, che reagisce sintetizzando ormoni.

Due sono i meccanismi all’origine di queste iperglicemie: il primo è la gluconeogenesi, ovvero la sintesi di glucosio. Il secondo è l’insulino-resistenza. In pratica, quando una persona con il diabete di tipo 1 si ammala, la glicemia sale e la dose di insulina deve essere aumentata di conseguenza per contrastare questa tendenza.

Spesso è necessario aumentare la dose di insulina basale, in funzione del fabbisogno insulinico, soprattutto in presenza di febbre alta. Dopo la guarigione, il fabbisogno di insulina tornerà al valore iniziale e si dovrà provvedere a ridurre le dosi di insulina per evitare le ipoglicemie.

Disidratazione e Diabete: Un Rischio Maggiore

La disidratazione è uno degli aspetti contro cui si deve generalmente lottare quando si è malati, soprattutto in caso di febbre alta. Con il diabete di tipo 1 è richiesta una maggiore attenzione: l’iperglicemia e la perdita di zucchero nelle urine (glicosuria), favoriscono la disidratazione.

In caso di diarrea o vomito, si consiglia di bere bevande zuccherate, tranne in caso di gastroenterite. Anche le bibite gassate possono essere consumate, poiché forniscono le calorie necessarie per evitare il digiuno, che è dannoso e può aumentare il rischio di nausea e vomito. Tuttavia, è consigliabile eliminare le bollicine presenti nelle bibite per evitare problemi digestivi.

Chetoacidosi Diabetica: Un'Emergenza da Prevenire

In caso di febbre, inappetenza e/o vomito, una persona con diabete di tipo 1 è a maggior rischio di scompenso chetoacidosico (iperglicemia con produzione di acetone). La prima cosa da fare è trattare la malattia come si fa con una persona che non ha il diabete.

Di norma, se si convive con il diabete, non vi sono controindicazioni per gli eventuali farmaci prescritti, siano essi antibiotici o cortisonici, anche se questi ultimi hanno un effetto iperglicemizzante. Tuttavia, con alcuni sensori glicemici, il paracetamolo è controindicato.

È necessario mantenersi ben idratati e controllare più spesso la glicemia. Occorre inoltre prestare attenzione all’insulino-resistenza, ovvero un innalzamento anomalo della glicemia, che richiede un aumento delle dosi di insulina per normalizzarla. Tuttavia, va ricordato che può manifestarsi anche prima dei sintomi iniziali.

Azioni Importanti Durante la Malattia

In ogni caso, quando si è malati, è importante:

  • Ricordarsi di misurare la glicemia ogni 2-4 ore o più spesso se necessario.
  • Assumere l’insulina o la terapia come di consueto, salvo diversa indicazione medica.

Influenza e le Sue Complicazioni

L’influenza è solitamente accompagnata da febbre alta, 39-40 °C per 3-4 giorni, cefalea, dolori muscolari, fastidio al petto, tosse secca e grave affaticamento, che può durare fino a 2-3 settimane. Riducendo la resistenza ad altre infezioni, l’influenza può portare ad altre gravi complicazioni come la polmonite.

Chetoacidosi Diabetica: Una Complicazione Grave

La chetoacidosi diabetica (abbreviata spesso in DKA) è una grave complicanza acuta del diabete, soprattutto del diabete di tipo 1, molto più raramente del diabete di tipo 2. La comparsa di chetoacidosi diabetica all’esordio del diabete di tipo 1 - quasi sempre improvviso e repentino - o nel corso della malattia (per interruzione volontaria o accidentale della somministrazione di insulina) rappresenta sempre un’emergenza medica; se non prontamente diagnosticata e trattata in modo adeguato è - purtroppo - tutt’ora causa di mortalità come ci segnala la cronaca degli ultimi mesi.

Sintomi di Chetoacidosi

I sintomi principali includono:

  • polidipsia (sete intensa);
  • stanchezza, debolezza, affaticamento ingiustificati;
  • respiro pesante, difficoltoso e ansimante;
  • possibile perdita di peso.

Un aspetto tipico della chetoacidosi è il caratteristico alito che odora di frutta molto matura (acetone): è dovuto all’eliminazione per via aerea di acetone, un corpo chetonico di scarto che deriva dal metabolismo degradativo. A questi sintomi si associano, in vario grado: disidratazione, nausea, vomito, ipotensione, aritmie, sonnolenza e stato confusionale fino al coma.

Possono essere presenti anche altri sintomi meno specifici, tra cui: febbre come manifestazione di un’infezione concomitante, perdita di attenzione, arrossamento del viso, cefalea, spossatezza muscolare o dolenzia, gastralgia.

Cause della Chetoacidosi Diabetica

La chetoacidosi si manifesta quando i tessuti non riescono a utilizzare lo zucchero semplice (glucosio) come riserva di energia perché non c’è l’ormone insulina (carenza assoluta) o non ce n’e abbastanza in circolo (carenza parziale). Come noto l’insulina è l’ormone che consente alle cellule di captare lo zucchero e utilizzarlo come energia per tutte le funzioni corporee.

Alla comparsa di chetoacidosi concorrono alcune condizioni concomitanti:

  • l’iperglicemia (elevati valori di glucosio nel sangue, >200 mg/dl);
  • la glicosuria (accumulo di glucosio nelle urine);
  • la chetonemia (accumulo di corpi chetonici nel sangue);
  • la chetonuria (accumulo di chetoni nelle urine);
  • l’acidosi metabolica (pH <7.30, bicarbonati < 15 mmol/l), accompagnate da disidratazione più o meno intensa.

La chetoacidosi rappresenta spesso la manifestazione d’esordio - particolarmente brusco e improvviso - del diabete di tipo 1, nelle persone (spesso bambini e adolescenti) alle quali non sia stato ancora diagnosticato. Può anche insorgere in persone che hanno già ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 1; infatti, infezioni, traumi, una malattia concomitante, mancate somministrazioni di insulina o interventi chirurgici possono portare alla chetoacidosi diabetica nei soggetti con diabete di tipo 1.

La chetoacidosi diabetica può svilupparsi anche in soggetti con diabete di tipo 2 ma è molto meno frequente. In questi casi, in genere viene innescata da un mancato controllo della glicemia nel sangue, un utilizzo dei farmaci non aderente alla terapia prescritta o l’insorgenza di una malattia concomitante.

Cosa Succede in Assenza di Insulina?

In assenza dell’ormone insulina, il glucosio (che rappresenta la principale fonte energetica del nostro organismo) non riesce ad entrare nelle cellule e quindi non può essere utilizzato. Al suo posto le cellule si adattano a utilizzare soprattutto acidi grassi. Bruciando gli acidi grassi, si formano sostanze di scarto chiamate chetoni o corpi chetonici che si accumulano nel sangue (chetonemia).

I corpi chetonici sono acidi non volatili, difficilmente eliminabili, che tendono ad acidificare il sangue (acidosi metabolica) abbassandone il pH.

In parallelo, considerata la carenza di zucchero all’interno delle cellule, per bilanciare la situazione, il cervello stimola la produzione di alcuni ormoni iperglicemizzanti: glucagone, catecolamine, cortisolo e ormone della crescita (GH), che a loro volta stimolano la sintesi di glucosio (gluconeogenesi e glicogenolisi); tutto questo zucchero neoformato (non potendo entrare nelle cellule in assenza di insulina) si riversa nel circolo sanguigno e peggiora ulteriormente la condizione di iperglicemia.

Come si Tratta la Chetoacidosi?

Se la chetoacidosi diabetica non viene trattata tempestivamente, può portare a ulteriori complicanze gravi o addirittura al decesso. Il trattamento della chetoacidosi diabetica va eseguito in ospedale, da un team esperto e competente. Se nella struttura di riferimento non c’è, va organizzato un trasferimento in struttura più idonea.

Il trattamento della chetoacidosi diabetica prevede:

  • una terapia reidratante (somministrazione intravenosa di fluidi) e supplementazione di sali minerali (in particolare sodio e potassio ma non solo) per risolvere gradualmente la disidratazione e cominciare a diluire l’elevata concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia).
  • la terapia con insulina per via endovenosa che è essenziale per normalizzare i valori della glicemia, sopprimere la lipolisi (degradazione dei grassi) e la chetogenesi (sintesi dei corpi chetonici).
  • tutti gli esami del sangue, di laboratorio e clinici (per es. ECG) necessari per monitorare la situazione.
  • eventuale terapia antibiotica in caso sia presente un’infezione (per es una polmonite o un’infezione delle vie urinarie), che spesso rappresenta un fattore aggravante.

Sebbene spesso utilizzato in passato, oggi si consiglia di evitare l’uso dei bicarbonati in corso di chetoacidosi diabetica in bambini e/o adolescenti. Manca una letteratura scientifica rigorosa che ne documenti i reali benefici.

Prevenzione della Chetoacidosi Diabetica

In caso di chetoacidosi, la persona con diabete può avere scarso appetito e poca voglia di assumere cibo: ciò può indurla a pensare che sia meglio diminuire la dose di insulina; nulla di più sbagliato, per prevenire la chetoacidosi diabetica, è invece importante intensificare i controlli della glicemia e adeguare lo schema terapeutico secondo quanto consigliato dal diabetologo.

E’ fondamentale in questo senso che la persona diabetica sia sensibilizzata a valutare spesso e regolarmente i propri valori di glicemia, cercando di tenerli sotto controllo. Il medico dovrà anche insegnare al proprio paziente (e ai suoi familiari) a riconoscere i sintomi più precoci di iperglicemia in modo da reagire tempestivamente e rivolgersi subito a un medico. La persona diabetica che soffra abitualmente di picchi iperglicemici dovrebbe abituarsi ad autocontrollare periodicamente anche i corpi chetonici nel sangue con l’apposito device/glucometro.

SARS-CoV-2 e Diabete

Di recente è diventato evidente che esiste un’interazione reciproca tra SARS-CoV-2 e diabete. Uno studio italiano pubblicato recentemente sulla rivista Nature Metabolism ha dimostrato che le persone con infezione da SARS-CoV-2 hanno alterazioni del metabolismo glucidico che persistono anche dopo la guarigione dal virus, e ciò si verifica anche in soggetti con infezione da SARS-CoV-2 senza una precedente storia di diabete. Questo studio suggerisce dunque che, nei pazienti affetti dal virus, è opportuno sviluppare dei meccanismi di protezione per prevenire dei danni permanenti al pancreas.

In una persona diabetica, contrarre una normale influenza può aumentare il livello di glucosio nel sangue. Inoltre, la malattia può impedire di mangiare correttamente e vi è da considerare che il diabete può rendere il sistema immunitario più vulnerabile a gravi casi di influenza. È possibile comunque prevenire la normale influenza facendo il vaccino ogni anno. Il momento migliore per vaccinarsi è tra ottobre e metà novembre, prima che la stagione influenzale inizi.

Cosa Fare Quando si Contrae l'Influenza

Una volta però che si è contratto il virus è bene:

  • Rimanere a casa dal lavoro o da scuola e limitare il contatto con gli altri per evitare di diffondere l'infezione.
  • Assicurarsi di continuare a prendere le pillole o l'insulina. Non smettere di prenderle anche se non è possibile mangiare. Il diabetologo potrebbe addirittura consigliarvi di prendere una dose in più di insulina durante la malattia.
  • Verificare il livello di glucosio nel sangue ogni quattro ore, e tenere traccia dei risultati.
  • Bere molti liquidi (privi di calorie), e provare a mangiare normalmente. Se non è possibile, cercare di alimentarsi con cibi morbidi e liquidi con una quantità di carboidrati equivalente alla propria dieta normale.
  • Pesarsi ogni giorno. La perdita di peso è un segno dell'alto livello di glucosio nel sangue.
  • Controllare la temperatura ogni mattina e ogni sera. La febbre può essere un segno di infezione.

Quando Consultare un Medico

È necessario consultare un medico se:

  • Ci si sente male a mangiare normalmente e non si è in grado di tenere il cibo per più di 6 ore.
  • Diarrea severa.
  • Perdita di peso (3kg e oltre).
  • Temperatura superiore a 38,5 gradi.
  • Il livello di glucosio nel sangue è inferiore a 60 mg / dL o rimane superiore a 300 mg / dL.
  • Moderati o grandi quantità di chetoni nelle urine.
  • Problemi di respirazione.
  • Sonnolenza o mancanza di lucidità.

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