La policitemia vera (PV) è un raro tumore del sangue dovuto a un'alterazione delle cellule del midollo osseo che porta alla proliferazione incontrollata delle cellule del sangue, in particolare dei globuli rossi. Si tratta di una malattia cronica a decorso lento e progressivo, e rappresenta la seconda neoplasia mieloproliferativa (MPN) più comune.
Cause e Caratteristiche della Policitemia Vera
Nel 95-98% dei pazienti con PV è presente la mutazione di JAK2 (Janus Activated Kinase 2), un gene che ha un ruolo chiave nella produzione delle cellule ematiche; si tratta di una mutazione acquisita che non viene trasmessa dai genitori ai figli.
La policitemia vera è tipicamente caratterizzata da un elevato ematocrito (percentuale in volume di globuli rossi nel sangue intero), che può provocare un incremento della densità del sangue e un aumento del rischio di coaguli, oltre a conte elevate di globuli bianchi e piastrine. Tutto ciò può causare gravi complicanze cardiovascolari (infarto e ictus), con conseguente aumento di morbilità e mortalità.
Tra queste condizioni vi è anche la policitemia vera, una rara forma di tumore caratterizzata dalla produzione incontrollata di globuli rossi e, in alcuni casi, di globuli bianchi e piastrine. Le malattie mieloproliferative croniche sono caratterizzate da uno sviluppo anomalo e neoplastico di cellule staminali mieloidi.
A voler esser precisi essa è classificata come un raro tumore del sangue che colpisce le cellule staminali nel midollo osseo: ciò comporta un rialzo del numero di globuli rossi in circolo (ma anche di leucociti e piastrine), con un incremento della probabilità di incorrere in eventi trombotici.
Diagnosi della Policitemia Vera
Un'immediata ricaduta pratica della ricerca però c'è già: anche nei pazienti nei quali è assente la mutazione di JAK2, la ricerca delle anomalie di CALR consentirà una diagnosi più precisa.
Secondo la vostra risposta, sarebbe opportuna una rivalutazione della mia malattia. Questione che ho posto agli ematologi, ma secondo loro non è il caso. Loro imputano l'innalzamento dell'ematocrito alla mutazione JAK2. Onestamente io sono molto confusa.
La "spinta sui globuli rossi" può essere certamente una spia di "evoluzione" policitemica (seppure vadano escluse le cause secondarie), tuttavia oltre alla revisione dei vetrini che ha già fatto, allo stato attuale non farei di più; forse vale la pena osservare l'andamento dei valori e qualora il trend in aumento di emoglobina ed ematocrito dovrebbe confermarsi, optare per una nuova biopsia osteo midollare.
Trattamenti Disponibili per la Policitemia Vera
Il trattamento per la PV è principalmente costituito da salassi, effettuati mediante una procedura chiamata flebotomia, che rimuove il sangue dal corpo per ridurre la concentrazione di globuli rossi al fine di raggiungere un ematocrito inferiore al 45%. Inoltre, i pazienti considerati a basso rischio sono sottoposti a basse dosi di aspirina, mentre in quelli ad alto rischio si ricorre, solitamente, all’idrossiurea.
Purtroppo, circa il 25% dei pazienti con policitemia vera è resistente o intollerante al trattamento con idrossiurea e pertanto ha una malattia non adeguatamente controllata e un aumento del rischio di progressione della stessa. Per i pazienti con policitemia vera resistenti o intolleranti all’idrossiurea è disponibile la terapia mirata con ruxolitinib, un inibitore orale delle tirosin chinasi JAK1 e JAK2 che è stato recentemente approvato anche in Europa.
I dati dello studio clinico di Fase III RESPONSE hanno dimostrato che ruxolitinib ha la capacità di fornire a questa popolazione di pazienti un beneficio clinico durevole e completo rispetto alla migliore terapia disponibile.
Pisa - L’azienda AOP Health presenta in Italia ropeginterferone alfa 2-b, monoterapia di prima linea per il trattamento di pazienti adulti affetti da policitemia vera senza splenomegalia sintomatica.
Ruxolitinib
l'utilizzo di ruxolitinib si accompagna a riattivazioni virali degli herpes virus, non frequenti ma dimostrate. Pertanto è indicata, specie in pazienti che soffrono di herpes simplex o zoster, assumere l'aciclovir in profilassi per ...
il ruxolitinib ha senza dubbio un'importante ruolo nel controllare una splenomegalia, che sebbene non particolarmente sintomatica è sicuramente di importanti dimensioni e dei valori dell'emocromo permissivi come quelli da lei riportati permetterebbero di usare il farmaco a un dosaggio ottimale con relativa sicurezza, non ha invece un'azione diretta nel ridurre la malattia.
Ropeginterferone Alfa-2b
La strategia terapeutica con ropeginterferone nella policitemia vera (PV) va calibrata sul profilo biologico del paziente: le evidenze attuali non giustificano un’escalation generalizzata del dosaggio.
L’approvazione del ropeginterferon alfa-2b (Ropeg) ha rappresentato una svolta nel trattamento della policitemia vera (PV): per la prima volta, un interferone pegilato veniva autorizzato da EMA e FDA per l’uso specifico in questa patologia.
L’efficacia del ropeginterferon risiede nella sua capacità di ridurre nel tempo la quantità di cellule che portano la mutazione JAK2, misurata attraverso un parametro molecolare chiamato VAF (Variant Allele Frequency).
Ricerca e Sviluppi Futuri
Due importanti gruppi di ricerca finanziati da AIRC hanno identificato un nuovo marcatore per la diagnosi e la prognosi di alcune forme di trombocitemia e mielofibrosi, oltre che un futuro possibile bersaglio per terapie mirate innovative.
"Abbiamo provato a verificare se nelle cellule di queste persone era mutato un altro gene, chiamato CALR, che codifica per una proteina detta calreticulina" racconta Alessandro Vannucchi, responsabile di uno dei programmi speciali di oncologia clinica molecolare di AIRC, che ha firmato in collaborazione con colleghi dell'Università di Cambridge uno dei due lavori pubblicati congiuntamente sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine.
E se l'attività della calreticulina è così cruciale per lo sviluppo di queste malattie mieloproliferative, intervenire su di essa con nuovi farmaci potrebbe aprire nuovi scenari terapeutici. "Ci stiamo lavorando" conclude Mario Cazzola "anche se ci vorrà del tempo prima di ottenere risultati da sperimentare nei pazienti".
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