L'isteroscopia è una procedura endoscopica che permette di osservare l’interno dell’utero e di diagnosticare ed eventualmente trattare diverse condizioni patologiche a carico della cavità uterina, che contiene sia la cervice sia il corpo dell’utero. Viene eseguita in regime ambulatoriale o Day surgery mediante l’introduzione in vagina di un sottile strumento, l’isteroscopio, senza l’impiego dello speculum, il divaricatore vaginale o altri strumenti traumatici quali pinze.
L’isteroscopio è dotato di una piccola telecamera e di una luce all’estremità, che raggiunge l’utero dopo che le sue pareti sono state distese con del gas (anidride carbonica) o, più comunemente, con del liquido, solitamente soluzione fisiologica. Esistono due tipi di isteroscopi, flessibili e rigidi. Gli isteroscopi flessibili danno meno dolore alle pazienti rispetto a quelli rigidi, che, però, forniscono immagini qualitativamente superiori e in tempi più rapidi. Gli isteroscopi rigidi, inoltre, sono indispensabili in caso di procedure chirurgiche. Secondo le più recenti linee guida della European Society for Gynaecological Endoscopy (ESGE), l’isteroscopia è considerata l’esame di riferimento per la valutazione della cavità uterina.
Cos'è l'Utero Retroverso?
L’utero retroverso è un’anomala posizione dell’utero - nella pelvi - che, anziché essere inclinato in avanti e appoggiato sulla vescica è invece voltato all’indietro, leggermente appoggiato sull’intestino. La retroversione dell’utero può essere di due tipi: primaria quando è presente fin dalla nascita, o secondaria a condizioni - come endometriosi, processi infiammatori, infettivi, neoplastici, etc. - che causano la formazione di aderenze, cicatrici, oppure l’indebolimento dei muscoli pelvici e di conseguenza il ribaltamento dell’utero. Si stima che il 20-30% delle donne abbia un utero retroverso e che in genera lo scopra durante una comune visita dal ginecologo.
Cause dell'Utero Retroverso
Si tratta di una condizione che può essere congenita o acquisita. In quest'ultimo caso, l'utero è inizialmente anteverso e cambia posizione in seguito a un'anomalia che insorge nella zona pelvica. La retroversione dell'utero si può verificare anche a seguito di aborti e parti difficili. L'utero retroverso può risultare da endometriosi, malattia infiammatoria pelvica, salpingite e processi neoplastici. Per esempio quando è presente un fibroma, che formandosi nella parete dell’utero può deviarlo posteriormente, oppure in caso di endometriosi che crea delle aderenze tali per cui l’utero viene spostato dalla sua sede originaria, oppure ancora in caso di aderenze causate da infezioni come la malattia infiammatoria pelvica o PID, Pelvic Inflammatory Disease.
Sintomi
Questa condizione è quasi sempre asintomatica, tuttavia in alcuni casi possono essere presenti dolore, soprattutto durante i rapporti sessuali o durante le mestruazioni, problemi vescicali e intestinali. L'utero retroverso può associarsi a una sensazione di pesantezza alla parte inferiore dell'addome e ad un aumento dei dolori alla regione lombare, che si accentuano nel periodo premestruale o durante il ciclo. Alcune donne, inoltre, possono avvertire rapporti sessuali dolorosi (dispareunia).
Utero Retroverso e Fertilità
Generalmente l’utero retroverso non causa problemi di fertilità. La maggior parte delle donne con questa conformazione riesce a concepire senza difficoltà. Il timore di molte donne è che l’utero retroverso possa comportare la difficoltà o impossibilità di restare incinta o di portare avanti la gravidanza. In realtà non c’è impedimento al concepimento e l’utero retroverso non ostacola la fecondità, ma c’è un aspetto da considerare: se l’utero è retroverso come condizione congenita, ovvero sin dalla nascita, non sussiste alcun problema per il concepimento e la gravidanza. Non solo, da considerare poi che proprio la gestazione aiuta l’utero a ritrovare la sua posizione normale.
La fertilità non è in alcun modo compromessa dall'utero retroverso e l'andamento di un'eventuale gestazione può essere normale. Di solito intorno al terzo mese di gravidanza, l’utero si sposta in avanti e diventa antiverso. Anche il parto avviene quindi normalmente. Non ci sono invece differenze significative per quanto riguarda il concepimento, la gravidanza, il parto e il rischio di aborto tra donne con utero retroverso e donne con utero antiverso (in posizione normale).
Diagnosi
La diagnosi di retroversione uterina avviene tipicamente durante la visita ginecologica. Quando ci sono dubbi riguardo la posizione dell’utero si può ricorrere all’ecografia pelvica.
Trattamento
Nella maggior parte dei casi, non è necessario alcun trattamento; di solito, dopo l'aumento del volume che si verifica fisiologicamente durante una gravidanza, l'utero tende a raddrizzarsi, assumendo, infine, una posizione maggiormente regolare. Non sono necessari trattamenti per l’utero retroverso se non provoca sintomi o difficoltà nel concepimento.
Nel Novecento si eseguivano molti interventi per ricollocare l’utero nella sua posizione normale anteriore (isteropessi), oggi sappiamo che l’intervento non porta a miglioramenti. Si curano in realtà i disturbi provocati dall’utero retroverso: se una donna ha cistiti ricorrenti, si prescrive un antibiotico. Se ha difficoltà a scaricarsi diamo lassativi o ammorbidenti delle feci. Se c’è un fibroma va controllato con farmaci o asportato chirurgicamente. L’endometriosi va curata con terapia farmacologica a base di ormoni o con l’intervento in laparoscopica.
La terapia, quando necessaria, può prevedere lo spostamento manuale o chirurgico dell’utero, il rafforzamento dei muscoli pelvici e la terapia farmacologica per trattare i sintomi associati.
Intervento chirurgico per utero retroverso
Rimangono però dei casi di retroversione spiccata che provocano lombalgia, disfunzioni minzionali o della defecazione. In questi casi si ricorre all’intervento chirurgico, che sostanzialmente consiste nel raccorciamento dei due legamenti rotondi (ligamentopessia).
Tecniche di ligamentopessia:
- Ligamentopessia sec. Gilliam-Doleris modificata da Simpson
- Legamentopessia sec. Baldi-Webster modificata da McCall
- Isteropessi secondo Pestalozza
Isteroscopia: Quando è Indicata?
Il sintomo più comune per cui viene eseguita l’isteroscopia è il sanguinamento uterino anomalo nelle donne in età fertile e soprattutto in menopausa. Solitamente è indicata anche per accertare la presenza di ispessimenti endometriali, polipi, miomi, aderenze intrauterine, anomalie congenite (come i setti), malformazioni uterine, tumori come quello dell’utero e dell’endometrio, e, inoltre, in caso di sospetta infertilità.
Preparazione all'esame
Per l’isteroscopia a scopo diagnostico non serve una particolare preparazione. Per stabilire l’idoneità all’isteroscopia diagnostica, la paziente dovrebbe sottoporsi a una visita ginecologica e possibilmente a una ecografia transvaginale, esami che possono fornire informazioni sull’anatomia e lo stato di salute degli organi pelvici, quali canale vaginale, utero, ovaie e tube di Falloppio. Inoltre, le analisi del sangue possono permettere di verificare la presenza o meno di eventuali disturbi della coagulazione. Prima dell’isteroscopia è bene che la paziente avvisi il personale curante circa l’assunzione di eventuali farmaci, anche se normalmente non è richiesta la sospensione della terapia.
Come si svolge l'esame
L’isteroscopia può essere preceduta dalla somministrazione di un farmaco anti-dolorifico, anestesia locale o anestesia in sedazione. Può essere eseguita sia in ambulatorio sia in sala operatoria, a seconda dell’indicazione, della propensione delle pazienti e del tipo di procedura che deve essere eseguita.
L’isteroscopia è condotta con la paziente in posizione litotomica, la classica posizione ginecologica. Nelle pazienti in età fertile viene programmata in modo tale da evitare il periodo mestruale, idealmente nei primi 7 giorni dopo la mestruazione. Infatti, l’esecuzione della procedura in questo periodo del ciclo mestruale consente ai ginecologi una visione migliore e più dettagliata dell’utero. Indipendentemente dall’approccio, l’isteroscopio viene delicatamente introdotto nell’ostio uterino esterno e, grazie alla distensione garantita dal mezzo fluido o dal gas, si procede lungo il canale cervicale fino alla cavità uterina.
Le fasi dell'isteroscopia sono:
- Il posizionamento della paziente e l'attuazione dell'eventuale anestesia.
- L'introduzione dell'isteroscopio all'interno dell'utero e la distensione delle pareti uterine interne.
- L'esplorazione interna dell'utero e l'eventuale raccolta di un campione tissutale, nel caso di un'isterectomia diagnostica, oppure l'intervento terapeutico, nel caso di un'isterectomia operativa.
- L'estrazione dell'isteroscopio.
Effetti collaterali e rischi
L'isteroscopia diagnostica non è dolorosa, anche se può provocare leggeri crampi, per via della distensione dell'utero, simili a quelli avvertiti durante il ciclo mestruale, e un lieve dolore alla spalla.
I minimi effetti avversi includono un lieve sanguinamento vaginale (dovuto al passaggio dell’isteroscopio che può provocare piccole lesioni), dolore e crampi a livello addominale e senso di stanchezza e malessere. Tali disagi scompaiono spontaneamente in poco tempo, entro 30-45 minuti dal termine della procedura nella maggior parte dei casi. Se l’esame è di tipo operativo, la paziente dopo l'intervento può avvertire dolori ad addome, schiena e spalla che si risolvono in pochi giorni.
L'isteroscopia è generalmente una procedura sicura con un rischio di complicanze minore dell’1%. La perforazione dell’utero e l’insorgenza d’infezioni sono eventi estremamente rari nella pratica diagnostica e assai poco frequenti anche in quella operativa. Raramente può verificarsi anche una reazione vagale che, per via della stimolazione del collo dell’utero, determina l’insorgenza di sudorazione, un temporaneo rallentamento del battito cardiaco e un abbassamento della pressione arteriosa.
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