Gli ormoni tiroidei sono essenziali per la regolazione del metabolismo corporeo. L’ipotiroidismo, che si verifica quando gli ormoni tiroidei sono troppo bassi, rallenta il metabolismo e può causare l’aumento di peso.
L'impatto dell'ipotiroidismo sulla glicemia
In passato la ricerca ha trovato un legame tra ipotiroidismo e riduzione della sensibilità all’insulina, un fattore di rischio del diabete di tipo 2. Un nuovo studio, presentato al 98simo meeting annuale della Endocrine Society a Boston, ha valutato gli effetti dell’ormone tiroideo sulla comparsa di diabete di tipo 2.
Layal Chaker e colleghi dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, nei Paesi Bassi, hanno arruolato quasi 8.500 partecipanti con un’età media di 65 anni, a cui è stata misurata la glicemia e il funzionamento della tiroide all’inizio dello studio e successivamente ogni due o tre anni per verificare la comparsa di prediabete o diabete di tipo 2. Alla fine dello studio, durato quasi otto anni, 1.100 partecipanti hanno sviluppato il prediabete e 798 un diabete di tipo 2.
Il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 è aumentato del 13% per le persone con ipotiroidismo e valori normali di glicemia, mentre nei soggetti con ipotiroidismo e prediabete il rischio è salito fino al 40%.
Milano, 23 giugno 2016 - L’ipotiroidismo lieve, anche in assenza di sintomi, aumenta del 13% la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2. Il rischio aumenta fino al 40% in persone con ridotta funzionalità tiroidea e già affette da pre-diabete.
Nel mese di maggio 2021 un’altra ricerca, pubblicata su Frontiers in Endocrinology (Lausanne), ha riconfermato che esiste uno stretto legame, da approfondire ulteriormente, tra sensibilità insulinica, prediabete e sensibilità centrale agli ormoni tiroidei.
La terapia sostitutiva, con levotiroxina (l’ormone sintetico della tiroide) potrebbe essere utile non solo nel ridurre la possibilità di una progressione della malattia tiroidea subclinica verso l’ipotiroidismo sintomatico, ma anche per ridurre l’evoluzione delle complicanze di malattie a importante impatto cardiovascolare quali l’aterosclerosi (2), l’obesità e il diabete di tipo 2 (1) qualora a esse si associ una funzionalità tiroidea deficitaria anche se in maniera subclinica.
Tiroide e Diabete: Un Legame Stretto
Le malattie della tiroide (tireopatie) e il diabete mellito rappresentano le endocrinopatie di più frequente riscontro nella pratica clinica e possono essere associate nella stessa persona, in diverse età. In alcuni casi è presente un comune substrato genetico/epigenetico, mentre in altri l’associazione deriva dall’aumentata incidenza delle singole malattie con l’avanzare dell’età. Entrambe le condizioni sono più frequenti nelle donne al di sopra dei 60 anni.
Un’ampia metanalisi condotta su oltre 10.900 pazienti diabetici ha rivelato una frequenza media di malattia tiroidea dell’11%, senza differenze tra diabete di tipo 1 (DMT1) e DMT2, ma con prevalenza più alta nelle donne. Le tireopatie autoimmuni (AITD) sono le più frequenti patologie autoimmuni associate al DMT1. Il DMT1 si manifesta nel 3-8% dei pazienti affetti da tiroidite cronica autoimmune e nell’1-5% dei pazienti con malattia di Graves.
La frequenza di disfunzione tiroidea nel DMT2 appare uguale a quella descritta nel DMT1, verosimilmente a causa dell’età più avanzata dei pazienti con diabete di tipo 2.
Tabella riassuntiva: Prevalenza di malattie tiroidee nei pazienti diabetici
| Tipo di Diabete | Prevalenza Media di Malattie Tiroidee | Note |
|---|---|---|
| Diabete di Tipo 1 (DMT1) | 11% | Associato a tireopatie autoimmuni |
| Diabete di Tipo 2 (DMT2) | 11% | Prevalenza simile al DMT1, legata all'età avanzata dei pazienti |
Associazione di Ipotiroidismo e Diabete
L’ipotiroidismo (deficit della produzione di ormoni tiroidei) è la forma più comune di disfunzione tiroidea nei pazienti diabetici, con una prevalenza del 5.7% . È stata riportata una prevalenza dell’8.6% nella popolazione diabetica femminili e del 6% negli adolescenti diabetici.
In corso di ipotiroidismo si determina una condizione di insulino-resistenza, che potrebbe ridurre la capacità di assorbimento degli zuccheri. Il deficit di ormoni tiroidei sembra infatti determinare una ridotta espressione dei trasportatori di glucosio dell’orletto a spazzola dell’intestino, che potrebbe ridurre la capacità di assorbimento glucidico.
Inoltre, l’ipotiroidismo si associa a una riduzione della produzione endogeno di glucosio da parte del fegato. Pertanto la minore capacità di metabolizzare il glucosio in periferia è bilanciata da una ridotta produzione epatica di glucosio e da un minore assorbimento intestinale di carboidrati.
Nel diabete mellito in terapia ipoglicemizzante, lo sviluppo di uno stato ipotiroideo può esporre ad aumentato rischio di ipoglicemia per la ridotta produzione endogena di glucosio.
L’ipotiroidismo manifesto, a causa dei possibili effetti su dislipidemia, ipertensione arteriosa e insulino-resistenza, può amplificare il rischio CV associato al diabete di tipo 2.
Per quanto concerne l’ipotiroidismo subclinico, nei soggetti con diabete non è stata rilevata una più alta progressione verso l’ipotiroidismo manifesto rispetto alla popolazione generale.
Tiroide e Diabete: Ipertiroidismo
L’incidenza dell’ipertiroidismo (eccessiva produzione di ormoni tiroidei) in corso di diabete aumenta di circa l’1% rispetto alla popolazione generale ed è più rara dell’ipotiroidismo. La prevalenza di disfunzione tiroidea nelle diabetiche è tre volte più elevata rispetto alla popolazione femminile generale durante la gravidanza, in particolare nel 1° trimestre, e nel 1° anno post-partum.
Fino al 25% delle donne con DMT1 può presentare una disfunzione tiroidea post-partum (PPTD), da attribuirsi al rebound autoimmune del post-partum in una pre-esistente tiroidite di Hashimoto misconosciuta.
Associazione tra Disfunzione Tiroidea e Diabete Mellito di Tipo 1 in Età Pediatrica
La tireopatia autoimmune, in particolare la tiroidite di Hashimoto, è la più comune patologia autoimmune nei bambini e adolescenti con DMT1. La maggior parte dei pazienti al momento della diagnosi è asintomatica e un’alterata funzione tiroidea (franca o subclinica) si manifesta solo in pochi soggetti, l’80% dei quali è ipotiroideo e il 20% ipertiroideo.
La tireopatia autoimmune (AITD) sembra correlata con l’insorgenza del DMT1 in età prepuberale e le manifestazioni cliniche sono più severe rispetto ai diabetici senza AITD. Questi dati sottolineano l’importanza di uno screening per la tireopatia autoimmune nella popolazione con DMT1, ponendo particolare attenzione all’età prepuberale.
L’ipotiroidismo subclinico è associato a un incremento del rischio di episodi ipoglicemici sintomatici.
Tiroidite di Hashimoto: Cosa è e Chi se ne Occupa
La tiroidite di Hashimoto è una malattia cronica autoimmune molto diffusa nella popolazione, che rappresenta la causa più frequente di ipotiroidismo in particolare nei Paesi con una maggiore quantità di livelli di iodio. La tiroide di Hashimoto prende il nome dal dottor Hakaru Hashimoto, che per primo la descrisse nel 1912.
La patologia è caratterizzata da un processo autoimmune nel quale il sistema immunitario del corpo attacca per errore la ghiandola tiroidea, portando a una graduale distruzione del tessuto tiroideo. Il disturbo colpisce maggiormente le donne anziché gli uomini e può avere una componente genetica, spesso presentandosi in più membri della stessa famiglia.
Nella tiroidite di Hashimoto il sistema immunitario rilascia anticorpi che attaccano la tiroide, una piccola ghiandola situata alla base del collo, sotto la laringe.
La progressione della malattia dunque può essere tenuta sotto controllo, aiutando il paziente a conviverci e a svolgere in tranquillità la propria vita quotidiana, per cui rivolgersi prontamente a un endocrinologo è essenziale per trovare cure e rimedi a seconda della necessità individuale e dei sintomi. In ogni caso è importante tranquillizzare subito i lettori che per coloro che soffrono di tiroidite di Hashimoto l’aspettativa di vita rimane la stessa, ma è fondamentale che sia correttamente diagnosticata e trattata.
Tiroidite di Hashimoto: Sintomi più Frequenti
Nella tiroidite di Hashimoto i sintomi possono essere numerosi e variano da persona a persona, sviluppandosi molto gradualmente. Anche se il sistema immunitario attacca erroneamente la tiroide causando infiammazione e una diminuzione della sua funzionalità, il processo specialmente nelle fasi iniziali può rimanere silente.
Doveroso sottolineare che, nei primi stadi del tiroidismo di Hashimoto, può verificarsi un fenomeno noto come hashitossicosi, dove il danno alla ghiandola tiroidea può causare il rilascio temporaneo di grandi quantità di ormoni tiroidei nel sangue. Ad accompagnarlo ci sono sintomi tipici di ipertiroidismo, quali aumento del metabolismo, perdita di peso, nervosismo, disturbo del sonno, feci molli e tachicardia: questa fase è generalmente temporanea e non tutti i pazienti la sperimentano.
Mano a mano che diminuisce la capacità della tiroide di produrre ormoni, iniziano invece a manifestarsi i veri sintomi di ipotiroidismo, la cui comprensione è di fondamentale importanza per la diagnosi e il trattamento. In presenza di tiroide di Hashimoto sintomi maggiormente diffusi sono i seguenti:
- Aumento di peso causato dalla riduzione dell’attività metabolica (nonostante l’assenza di cambiamenti nella dieta o nell’esercizio fisico);
- Affaticamento e stanchezza;
- Pelle secca e capelli fragili;
- Sensibilità eccessiva al freddo;
- Costipazione dovuta al rallentamento delle funzioni corporee, tra cui la digestione;
- Depressione provocata dagli sbalzi ormonali che influenzano l’umore;
- Dolore muscolare e articolare;
- Cicli mestruali irregolari nelle donne;
- Ingrossamento della tiroide (detto anche gozzo) che è visibile come un rigonfiamento alla base del collo.
Tiroidite di Hashimoto: Diagnosi
Per contrastare la tiroidite di Hashimoto la diagnosi accurata è sempre fondamentale e dev’essere abbinata a una gestione efficace, per cui bisogna rivolgersi a specialisti che comprendono la complessità di questa malattia. Gli endocrinologi, medici che si specializzano nelle malattie delle ghiandole, tra cui ovviamente la tiroide, sono i più indicati. Possono valutare correttamente i sintomi, eseguire test di laboratorio per misurare i livelli degli ormoni tiroidei e degli anticorpi specifici contro la tiroide e quindi proporre il trattamento più adatto.
La diagnosi tempestiva e il trattamento sono decisivi per gestire bene la tiroidite di Hashimoto e prevenire o minimizzare i problemi a lungo termine associati all’ipotiroidismo. Il trattamento standard richiede la somministrazione di levotiroxina, l’ormone sintetico che sostituisce l’ormone tiroideo mancante, aiutando a normalizzare i livelli ormonali e a mitigare i sintomi.
Tiroidite di Hashimoto e Sintomi Specifici
- Tiroidite di Hashimoto e pancia gonfia: La pancia gonfia può essere un sintomo associato alla tiroidite di Hashimoto, collegata al calo del metabolismo.
- Tiroide di Hashimoto e dolori articolari: I dolori articolari possono comparire nei pazienti con tiroidite di Hashimoto come parte della risposta autoimmune generale del corpo.
- Tiroidite di Hashimoto e magrezza: Anche se la tiroidite di Hashimoto è maggiormente associata all’aumento di peso causato dell’ipotiroidismo, certi pazienti possono accusare una perdita di peso, derivante da diversi fattori come il catabolismo muscolare o i problemi gastrointestinali correlati.
- Tiroidite di Hashimoto e dolori alle gambe: I dolori alle gambe possono essere legati all’ipotiroidismo causato dalla tiroidite di Hashimoto attraverso meccanismi quali il gonfiore dei tessuti o il dolore neuropatico.
- Tiroidite di Hashimoto e problemi agli occhi: Sebbene meno comune, alcuni problemi oculari possono manifestarsi con la tiroidite di Hashimoto, in particolare se la malattia evolve in una condizione autoimmunitaria più ampia che può colpire anche gli occhi, come la sindrome dell’occhio secco o l’infiammazione delle palpebre.
- Tiroidite di Hashimoto e prurito: Il prurito può essere dovuto alla pelle secca, un sintomo tipico dell’ipotiroidismo scatenato dalla tiroidite di Hashimoto.
- Tiroidite di Hashimoto e senso di soffocamento: Un senso di soffocamento e una sensazione di nodo alla gola sono talvolta sintomi diretti dell’ingrossamento della tiroide, altresì chiamato gozzo.
- Tiroidite di Hashimoto e glicemia alta: Di norma non c’è una relazione diretta tra tiroidite di Hashimoto e glicemia alta, anche se l’ipotiroidismo può condizionare il metabolismo alterando la regolazione degli zuccheri nel corpo e contribuendo a una resistenza all’insulina o a variazioni dei livelli di glucosio nel sangue.
Tiroidite di Hashimoto: Cause
Le cause tiroidite di Hashimoto non sono ancora del tutto chiare e sono oggetto di studio da parte degli specialisti, è altamente probabile però che sia il frutto di una combinazione di fattori genetici, ambientali e probabilmente anche ormonali.
Anche l’esposizione a determinati virus o batteri è stata rilevata come possibile innesco per la tiroidite di Hashimoto, poiché possono alterare le cellule della tiroide in modo tale che il sistema immunitario inizi a vederle come estranee, scatenando quindi una risposta immunitaria contro di esse. Altri fattori ambientali sono lo stress severo e la radiazione terrestre, entrambi noti per poter intaccare in negativo il funzionamento del sistema immunitario.
Esiste poi una teoria che riguarda l’equilibrio ormonale, soprattutto negli ormoni sessuali femminili, che potrebbe spiegare perché il tiroidismo di Hashimoto è più frequente nelle donne rispetto agli uomini.
Tiroidismo di Hashimoto e Gravidanza: Come Comportarsi
Il tiroidismo di Hashimoto e gravidanza, quando si trovano in concomitanza, meritano di essere monitorati con particolare attenzione in quanto l’uno può influenzare l’altro. Durante la gravidanza le esigenze ormonali cambiano e, se una donna soffre della tiroidite di Hashimoto, può essere necessario controllare e adeguare i livelli di ormone tiroideo per garantire sia la salute della madre sia il corretto sviluppo del feto.
La gestione attenta della tiroidite di Hashimoto durante la gravidanza è indispensabile per prevenire complicazioni come il parto prematuro, la preeclampsia e l’ipotiroidismo congenito nel neonato. Il supporto di un endocrinologo e di un ginecologo è sicuramente di grande supporto.
Persino durante la menopausa, le fluttuazioni ormonali possono influenzare la funzione della tiroide e viceversa. Le donne con tiroidite di Hashimoto e menopausa possono avvertire un’intensificazione dei sintomi dell’ipotiroidismo come aumento di peso, stanchezza e sbalzi di umore. È importante che le donne in menopausa affette dalla malattia consultino regolarmente il proprio endocrinologo per adattare il trattamento tiroideo alle nuove esigenze del corpo.
Tiroidite di Hashimoto: Cura e Rimedi
Per la tiroidite di Hashimoto cura e rimedi non mancano, in particolare per riuscire a limitare i sintomi e gestirli con efficacia: pur trattandosi di una patologia di natura cronica, il sostegno di uno specialista è fondamentale nell’aiutare il paziente per contrastare in particolare le fasi più critiche della malattia.
Intanto è essenziale capire che la gestione della tiroidite di Hashimoto si basa principalmente sul riequilibrio dei livelli ormonali. Dato che questa condizione porta spesso a un’insufficienza nella produzione di ormoni tiroidei, il trattamento standard implica l’integrazione di questi ormoni attraverso dei farmaci. La levotiroxina, una forma sintetica dell’ormone tiroideo, è abitualmente prescritta per compensare la carenza: assumerla regolarmente può aiutare a normalizzare i livelli ormonali, alleviando sintomi come stanchezza, aumento di peso e sensazione di freddo.
I livelli ormonali devono essere costantemente monitorati attraverso visite regolari da un endocrinologo, il quale ha il compito di dosare correttamente la somministrazione del farmaco in base ai cambiamenti del corpo del paziente.
Abbinato al trattamento farmacologico, è di solito suggerito apportare modifiche al proprio stile di vita con una dieta bilanciata che può supportare la funzione tiroidea e il benessere generale. Ma anche saper evitare o comunque limitare le situazioni di stress quotidiano può aiutare a gestire la malattia più di quanto si possa pensare. Lo stress, infatti, può aggravare nel tempo i sintomi dell’ipotiroidismo e influire negativamente sul sistema immunitario.
Tiroidite di Hashimoto: Dieta
La dieta per tiroidite di Hashimoto gioca un ruolo importante nel combattere i sintomi e sostenere il funzionamento ottimale della tiroide. Se da un lato non esiste una dieta universale che vale per tutti i pazienti, dall’altro bisogna dire che prendere scelte alimentari corrette può fare una grande differenza nel migliorare la vita del paziente.
Una dieta ideale per chi soffre di tiroidite di Hashimoto deve essere ricca di nutrienti, vitamina D e fibre che supportano la funzione tiroidea e il sistema immunitario, allo stesso tempo si devono evitare alimenti che possono aggravare l’infiammazione quali glutine, soia, piccanti, alcool e con eccesso di iodio.
Questi i cibi solitamente consigliati per chi soffre di tiroidite di Hashimoto:
- Frutta e verdura fresca;
- Carne magra e pesce;
- Noci e semi;
- Cereali integrali;
- Prodotti con vitamina D;
- Infusi, tè e tisane;
- Legumi.
FAQ Tiroidite di Hashimoto: Le Risposte alle Domande Più Frequenti
- Che cosa comporta la tiroidite di Hashimoto? La tiroidite di Hashimoto è un disturbo autoimmune in cui il sistema immunitario attacca la ghiandola tiroidea, portando gradualmente a una ridotta funzionalità della stessa.
- Si guarisce dalla tiroidite di Hashimoto? Non si guarisce dalla tiroidite di Hashimoto, in quanto si tratta di una malattia cronica.
- Quali sono le conseguenze della tiroidite di Hashimoto? Per la tiroidite di Hashimoto le conseguenze possono portare a complicazioni a lungo termine come: ipotiroidismo severo, problemi cardiaci, problemi di fertilità e, in rarissimi casi, una condizione chiamata mixedema, che può essere pericolosa per la vita.
- Cosa mangiare a colazione per tiroidite di Hashimoto? Per la tiroidite di Hashimoto l’alimentazione è importante ed è utile seguire una dieta equilibrata ricca di frutta, verdure e proteine magre.
- Quale differenza tra tiroidite di Hashimoto e morbo di Basedow? La principale differenza tra tiroidite di Hashimoto e morbo di Basedow è la loro relazione con la funzione tiroidea.
Le malattie della tiroide e il diabete mellito rappresentano le endocrinopatie di più frequente riscontro nella pratica clinica, e possono essere associate nello stesso soggetto. Un’alterata funzione tiroidea può influenzare la tolleranza al glucosio e peggiorare il controllo metabolico in pazienti con diabete.
La tireotossicosi, ovvero il quadro clinico che si instaura in risposta all’esposizione dei tessuti agli ormoni tiroidei presenti in eccesso (ipertiroidismo) aumenta il rischio di emergenze iperglicemiche, mentre l’ipotiroidismo di rilievo clinico può determinare un peggioramento del compenso della glicemia.
Il diabete di tipo 2 scarsamente controllato è spesso associato ad alterazioni transitorie della funzione tiroidea.
Le conseguenze dell’associazione tra alterazioni della funzione tiroidea e diabete mellito possono aumentare il rischio cardiovascolare e le complicanze microangiopatiche del diabete in particolare nei soggetti con diabete di tipo 2.
I trattamenti utilizzati sia per la cura del diabete che delle tireopatie possono influenzare reciprocamente tali condizioni.
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