Ipotiroidismo e Ferritina Alta: Una Correlazione Complessa

Il fegato e la tiroide sono due organi fondamentali per il buon funzionamento dell’organismo e per il benessere psicofisico. Nonostante all’apparenza regolino processi distanti tra loro, il fegato e la tiroide hanno in verità numerosi punti di collegamento. Attraverso lo scambio di segnali importanti il fegato e la tiroide lavorano insieme al fine di mantenere i processi fisiologici nella normalità. Sia il fegato influenza l’attività tiroidea sia la tiroide è in grado di incidere sul funzionamento epatico.

Il Sistema Ormonale e la Tiroide

Il sistema ormonale è composto da un insieme di organi endocrini, che sono in grado di sintetizzare e rilasciare ormoni. A causa della loro notevole interconnessione uno sbilanciamento ormonale si può ripercuotere sugli altri ormoni o sul funzionamento di determinati organi. La tiroide è una ghiandola endocrina che secerne due ormoni: la triiodotironina (T3) e la tetraiodotironina (T4). Questi ormoni svolgono un ruolo essenziale nella regolazione dei processi biologici durante la crescita, lo sviluppo ed il metabolismo. È importante sottolineare che la maggior parte della produzione di T3 non deriva dalla sua sintesi tiroidea, bensì dalla conversione del T4 ad opera di enzimi importanti, detti deiodinasi.

L’ipotiroidismo ha alle spalle una disfunzione dell’attività tiroidea, soprattutto per cause autoimmunitarie o per carenza di iodio.

Il Fegato e le sue Funzioni

Le principali cellule del fegato prendono il nome di epatociti, che sono deputati ad innumerevoli funzioni tra cui la produzione di numerose proteine, il metabolismo dei nutrienti, la regolazione del ferro, i processi di detossificazione, la conversione degli ormoni e la sintesi della bile. La fibrosi e la cirrosi epatiche sono caratterizzate dal danneggiamento persistente del fegato portando ad infiammazione ed alterazioni dei tessuti organici. Ne consegue che il fegato va incontro ad una progressiva perdita delle sue funzioni fondamentali. In particolare la fibrosi è una conseguenza del danno epatico da parte di vari fattori nocivi come per esempio una ferita meccanica, l’abuso di alcool e/o l’infezione da parte di agenti patogeni (es. virus, batteri).

Altre problematiche sono la steatosi epatica, di origine alcolica o meno. La steatosi epatica non alcolica ha un’incidenza globale del 30% ed è strettamente associata alla sindrome metabolica, al diabete, alla dislipidemia ed alle malattie coronariche. Per definizione la steatosi epatica è caratterizzata da un accumulo eccessivo di grassi nelle cellule epatiche (fegato grasso), una condizione che potrebbe peggiorare nel corso del tempo fino a progredire a forme infiammatorie più avanzate (steatoepatite), fibrosi e cirrosi epatica. Inoltre, le persone con la steatosi epatica sono anche a maggior rischio di carcinoma epatico. In generale si assiste ad un’alterazione del profilo ematico dei grassi con un aumento del colesterolo totale, LDL e dei trigliceridi.

Ferritina: Un Indicatore Chiave

La ferritina è presente nei tessuti, ed è misurabile (ferritina sierica). La ferritina è abbondante nella milza e, in minor misura, nel fegato, e riflette il contenuto di ferro nelle cellule. Negli stati in cui estese porzioni di un tessuto muoiono (necrosi) o negli stati infiammatori acuti e cronici, infezioni o neoplasie, la ferritina può risultare elevata.

Cause di Ferritina Alta

  • Reale sovraccarico di ferro.
  • Sintesi della ferritina per un difetto genetico o per alterazioni nella secrezione della ferritina.
  • Alterato il processo di secrezione della ferritina stessa.
  • Emocromatosi non correlata al gene HFE.

Ipotiroidismo, Fegato e Metabolismo

Il fegato è uno dei bersagli più importanti degli ormoni tiroidei, i quali sono deputati alla regolazione del metabolismo dei grassi, dispendio energetico e dell’azione dell’insulina. In particolare, gli ormoni tiroidei influenzano i livelli di acidi grassi e del colesterolo (es. VLDL e LDL), oltre a promuovere la conversione delle molecole di colesterolo in acidi biliari, i quali vengono poi escreti nel tratto intestinale. In generale sembra che in una condizione di ipotiroidismo il fegato sia particolarmente resistente all’azione degli ormoni tiroidei.

Quando c’è un danno epatico viene indotta anche l’iper-attivazione di un enzima importante, detto deiodinasi 3, il quale inattiva sia T3 che T4, mentre al contempo aumenta la loro conversione nella forma reverse (rT3). Numerose evidenze mostrano un’associazione tra la steatosi epatica e le disfunzioni tiroidee, soprattutto in un quadro di ipotiroidismo sottosoglia e non diagnosticamente conclamato. Si stima in merito che circa il 15-35% delle persone con steatosi abbiano una problematica a carico della tiroide.

In caso di ipotiroidismo avviene generalmente un aumento dei livelli di trigliceridi, del colesterolo LDL e HDL, mentre avviene il contrario nell’ipertiroidismo. L’ipotiroidismo non solo correla con un maggior rischio di obesità, diabete di tipo 2 ed alcuni tumori, ma è riscontrabile in circa 2-3 persone su dieci con steatosi epatica. Quando la tiroide non funziona appieno si assiste ad un deposito eccessivo dei trigliceridi, ad una minore escrezione di colesterolo ed un maggior rischio di sviluppare calcoli alla cistifellea. Ci può essere anche un’elevazione delle transaminasi epatiche. In caso di fegato grasso ed infiammato i livelli di T3 calano, mentre aumenta la forma inattiva rT3.

Anemia e Disturbi Tiroidei

Quello che si sa è che gli ormoni tiroidei stimolano la proliferazione degli eritrociti, i globuli rossi, sia direttamente che indirettamente attraverso l'aumento della produzione di eritropoietina, mentre l'anemia sideropenica, o anemia causata dagli scarsi livelli di ferro nell’organismo, influenza negativamente lo stato dell'ormone tiroideo. D’altra parte, l'anemia, in particolare quella sideropenica, può influire negativamente sullo stato dell'ormone tiroideo.

Nei pazienti con malattia autoimmune della tiroide (autoimmune thyroid disease - AITD), il rischio di anemia può essere aumentato dalla concomitante malattia autoimmune come l'anemia perniciosa, la celiaca autoimmune e la gastrite atrofica. Il meccanismo di sviluppo dell'anemia nel paziente affetto da ipertiroidismo, invece, è meno chiaro. Alla base di questa condizione ci potrebbe essere, infatti, un metabolismo alterato del ferro, emolisi e stress ossidativo che porterebbe ad una maggiore fragilitàà degli eritrociti e conseguente riduzione della loro sopravvivenza.

Dunque, in generale, occorre prestare attenzione allo stato ematologico dei pazienti con disturbi tiroidei. L'anemia in pazienti con malattie della tiroide è infatti una condizione concomitante frequente, ma spesso non riconosciuta. Per questo, la disfunzione tiroidea e l'AITD dovrebbero essere tenuti in alta considerazione durante la diagnosi differenziale di anemia, in particolare se di origine sconosciuta, così come la presenza di disfunzioni della tiroide dovrebbe essere considerata anche in caso di anemia resistente al trattamento.

Ipotiroidismo Subclinico e Carenza di Ferro

L’ipotiroidismo subclinico è un disordine endocrino che vede un aumento dei livelli sierici dell’ormone stimolante la tiroide (TSH) associato a normali concentrazioni delle frazioni libere degli ormoni tiroidei; tale disordine si presenta con un’incidenza pari circa al 9,4% negli adulti e le conseguenze cliniche di tale patologia variano in base alla durata e all’entità del disordine.

Il recente studio clinico osservazionale, Evaluation of iron profile level in subclinical hypothyroid: A pilot study, valuta la correlazione tra ipotiroidismo subclinico e deficit di ferro sierico. I risultati dello studio evidenziano come circa il 70% dei soggetti affetti da ipotiroidismo subclinico presentino una carenza di ferro sierico.

Gli ormoni tiroidei stimolano l’eritropoietina, ormone che regola la produzione dei globuli rossi, ed è noto come una loro carenza sia una delle principali cause di anemia, che può essere ulteriormente aggravata dalla carenza di ferro.

Emocromatosi e Tiroide

È ben noto che l’emocromatosi geneticamente determinata comporta un interessamento organico sistemico. Sebbene sia stato riportato l’accumulo di ferro nelle ghiandole endocrine, le possibili modificazioni funzionali tiroidee in corso di emocromatosi non sono state finora chiaramente definite. La ghiandola tiroide può essere direttamente interessata dall’accumulo di ferro oppure indirettamente alterata nella sua funzione a causa dell’accumulo marziale a livello ipofisario. Esaminando le possibili connessioni tra accumulo di ferro, danno alla ghiandola tiroide e disfunzione tiroidea, si ipotizza che l’emocromatosi possa avere rappresentato un fattore favorente lo sviluppo di una patologia primariamente tiroidea in questi pazienti. Potenzialmente questo processo può anche determinare lo sviluppo di autoimmunità anti-tiroidea di nuova insorgenza oppure sovrapporsi ad essa.

Pertanto si conclude che studi sistematici condotti su vaste ed eterogenee popolazioni saranno necessari per valutare il rischio di sviluppo di disturbi primitivamente tiroidei in corso di emocromatosi genetica e, più in generale, in presenza di patologie da sovraccarico di ferro.

Diagnosi e Valutazione

Per la diagnosi è fondamentale il controllo degli indici del ferro, la percentuale di saturazione della transferrina nel sangue e gli indici infiammatori (VES, PCR, ...). Elevati livelli di ferritina suggeriscono l'esistenza di un sovraccarico di ferro. E' importante valutare anche:

  • Emocromo e reticolociti.
  • Transaminasi.
  • Colesterolo, trigliceridi, glicemia, uricemia (per escludere dismetabolici).
  • Studio famigliare.
  • Studio del gene HFE.
  • Valutazione del danno negli organi bersaglio.

Inoltre, si può ricorrere alla Biopsia epatica per la determinazione della natura e dello stadio evolutivo delle malattie di fegato.

Alimentazione e Tiroide

Esistono molti articoli e libri riguardanti l’alimentazione per la tiroide, che consigliano i cibi più adatti per i soggetti affetti da ipo o ipertiroidismo. Come abbiamo già visto, lo iodio è un elemento essenziale per il corretto funzionamento della tiroide, lo si assume in quantità adeguate consumando sale iodato, pesce e frutti di mare. Altro elemento importantissimo per la tiroide è il selenio che si trova in numerosissimi alimenti. Anche il ferro è un elemento essenziale per la tiroide.

È stata riscontrata una correlazione tra tiroidite cronica autoimmune (tiroidite di Hashimoto) e deficit di ferro, infatti soggetti con tiroidite cronica autoimmune hanno una maggiore probabilità di sviluppare gastrite cronica autoimmune o il morbo celiaco. In entrambe le condizioni si è riscontrato un ridotto assorbimento intestinale di ferro, un rischio di sviluppare deficit di ferro e anemia sideropenica. La carenza di ferro inoltre è una condizione sfavorevole per la produzione di ormoni tiroidei, pertanto è bene che le persone affette da tiroidite di Hashimoto controllino i valori di ferritina e, se necessario, avviino una supplementazione di ferro.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il ferro viene assunto principalmente tramite la carne e i derivati animali; le verdure invece, sebbene ne siano molto ricche, lo contengono in una forma poco biodisponibile ovvero poco “assorbibile”. Per quanto riguarda la vitamina D il suo ruolo sul benessere della tiroide è tuttora incerto; è noto però che un suo adeguato livello è utile per il sistema immunitario che regola moltissime funzioni nel nostro organismo, tra cui quella tiroidea. La vitamina D, nel nostro organismo è sintetizzata in prevalenza dalla pelle in seguito all’esposizione solare e in una minor quantità è introdotta con la dieta, soprattutto con pesce, frattaglie e latticini. In conclusione, come in molti contesti, la moderazione è sempre la chiave giusta.

Il ferro è importante perché il nostro corpo ne ha bisogno per produrre la proteina chiamata emoglobina, senza la quale i globuli rossi non potrebbero trasportare l'ossigeno dai polmoni al resto del corpo. Il ferro è contenuto in molti alimenti, come elencato nelle linee guida del Ministero della Salute, mentre alcuni alimenti (caffè, tè, proteine della soia) possono bloccarne l'assorbimento e dovrebbero essere evitati nei casi di anemia.

Considerazioni Importanti

Come descritto prima i disturbi e le malattie di ambito tiroideo ed epatico mostrano un forte collegamento reciproco e che merita di essere tenuto sempre in considerazione al pari di un vero e proprio asse fisiologico. Per questi motivi si ritiene che un qualsiasi disturbo o malattia non vada affrontata secondo una prospettiva limitata al solo organo in questione, bensì in modo più ampio sulla base delle numerose interconnessioni tra i vari aspetti dell’organismo e della persona. Ne consegue che l'approccio terapeutico non si sofferma solo sui sintomi manifesti, ma anche sui fattori soggiacenti il disturbo stesso.

È importante sottolineare che il livello di ferro nel nostro organismo può essere in grado di modificare la risposta alla profilassi con lo iodio. Fino a poco tempo fa, il meccanismo con cui la carenza di ferro altera il metabolismo della tiroide non era chiaro. Oggi si sa che l'anemia da carenza di ferro può indurre alterazioni nel controllo del sistema nervoso centrale, dell'asse tiroideo e ridurre il legame dell'ormone triiodotironina o T3 ai suoi recettori epatici.

E' sempre bene comunque rivolgersi al medico curante ed eventualmente ad un centro specialistico.

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