La parola d’ordine è diagnosi precoce quando si parla di tumori. Per quello al seno ancora di più, visto che i tassi di guarigione in questi casi sono tra i più alti. Non dobbiamo mettere in dubbio l’utilità della mammografia, il ruolo fondamentale che ha nella diagnosi precoce del carcinoma alla mammella, presupposto imprescindibile per battere il tumore più diffuso tra le donne. Oggi è l’unico esame che si è dimostrato efficace per ridurre la mortalità. Da sessant’anni la mammografia viene promossa come esame di screening con degli intervalli definiti in base all’età delle pazienti. Ha dimostrato di poter ridurre i casi di decesso.
L'importanza della mammografia nella prevenzione e diagnosi precoce
La mammografia è l’esame che permette di identificare lesioni tumorali anche molto piccole, prima che siano percepibili al tatto. Non è uno scudo contro il tumore, ma permette di ridurre il rischio di morte per carcinoma della mammella, di ridurre gli interventi invasivi e mutilanti e anche di risparmiare alle pazienti e al sistema sanitario iter terapeutici impegnativi. Quanto è utile la mammografia nella prevenzione e nella diagnosi precoce del cancro alla mammella? Possiamo ricordare che cos’è e come funziona lo screening per il tumore al seno? Che cosa emerge dai dati specifici delle donne che rispondono all’invito e si sottopongono a mammografia?
Uno studio italiano ha valutato la riduzione di mortalità non solo nelle donne «invitate» a sottoporsi a mammografia, la cosiddetta popolazione invitata, ma considerando nello specifico quelle donne che rispondono all’invito e che quindi si sottopongono a questo tipo di esame. Emerge che nelle donne 50 - 69enni la riduzione arriva fino al 50 per cento. Riduce la mortalità nelle donne tra i 50 e i 69 anni in una percentuale di circa il 30 per cento. Il Sistema Sanitario Nazionale prevede che i programmi di screening mammografico siano nei Lea, che sono i livelli essenziali di assistenza. Quindi lo screening «invita» e permette a queste donne di sottoporsi gratuitamente a mammografia. Questo è un programma che viene utilizzato in tutti i Paesi avanzati.
Perché alcune donne evitano la mammografia?
Eppure una certa quota di donne non si sottopone a esami di screening. Sappiamo già, ad esempio, che nel 2021 il tasso di adesione all’invito allo screening mammografico organizzato è stato del 56% (dati Osservatorio nazionale screening). Con percentuali piuttosto diverse fra Nord e Sud, questo è un dato considerato accettabile secondo gli standard attesi. Ed è un dato che fotografa il comportamento delle donne in un arco di tempo circoscritto, un anno. Ci sono invece donne che non rimandano o ritardano o dimenticano l’appuntamento, ma proprio lo rifiutano, con una scelta duratura e persistente. Chi sono e che cosa pensano? Però ci sono ancora donne che non rispondono all’invito, come mai? La responsabile è la paura? Tante donne non rispondono alla chiamata del programma di screening organizzato dal sistema sanitario perché fanno quella che viene chiamata mammografia spontanea.
Si sottopongono di loro iniziativa a mammografia, con il sistema sanitario pagando il ticket, con l’esenzione se sono esenti, oppure a pagamento. Poi ci sono donne che hanno il timore di sottoporsi a questo esame perché comporta un’irradiazione con raggi X.
Ragioni del rifiuto e alternative
Quali sono le ragioni per dire “no”? Più della mancanza di tempo e della difficile organizzazione personale a fare la differenza sono piuttosto il disagio per l’esame, la diffidenza e la sfiducia, le inefficienze (tempi lunghi, mancato invito), gli aspetti emotivi (paura dell’esito). Più nello specifico: un terzo delle 45-54enni lo definisce un esame sgradevole o imbarazzante, fra le over 55, il 19% non ha ricevuto la lettera dall'ASL, altrettante hanno paura dell'esito, il 22% preferisce "non sapere".
Se la mammografia è dannosa quale sarebbe l'alternativa proposta? Non fare nulla ed aspettare che il tumore divenga palpabile? No… si deve cercare il tumore quando è in fase iniziale e non ha ancora provocato molti danni. Il gold standard diagnostico per lo studio del seno è la risonanza magnetica mammaria.
Radiazioni e rischi della mammografia
Chiariamo questo aspetto. La mammografia è un esame che non comporta grossi rischi legati alle radiazioni. E’ vero che la mammografia utilizza radiazioni ionizzanti, ma per fare questo esame vengono utilizzate dosi molto basse (paragonabili a quelle assorbite durante un volo transoceanico). L'esame espone ad una quantità di raggi X che, grazie ai progressi tecnologici, è stata ormai drasticamente ridotta. Inoltre con gli apparecchi ora a disposizione siamo ampiamente al di sotto di quelle che sono le dosi richieste da un sistema di qualità per lo meno a livello europeo, ma anche americano. Fare 20 mammografie nell’arco di una vita equivale a una dose di radiazioni che è inferiore a quella di una TAC del torace, per esempio. Quindi è assolutamente molto bassa. Certamente deve essere fatta con apparecchi dedicati, di ultima generazione, e da personale competente.
Inoltre, la periodicità consigliata per la mammografia (ogni 2 anni) è stata stabilita in modo tale che i benefici di una diagnosi precoce superino i possibili rischi legati alle radiazioni (1). C'è chi pensa che lo screening mammografico sia inutile perché, a volte, vengono diagnosticate come pericolose lesioni che in realtà non lo sono o possono essere date false positività che turbano profondamente la paziente oppure, ancora, perché si utilizzano radiazioni che di per sé possono contribuire a sviluppare un tumore.
Come affrontare l'esame
È un esame che può essere fastidioso, dipende molto dalla sensibilità di ciascuna donna. Ci sono donne che non sentono nulla. Altre che hanno un dolore molto importante, anche se sono poche. Sicuramente è abbastanza fastidioso. La mammella viene compressa per ottenere immagini ottimali e per ridurre la dose di radiazioni e questo è inevitabile.
Età e screening: quando iniziare e perché
In realtà 74 anni è l’età fissata dallo screening. Quindi anche una donna di 80 anni, che può avere una spettanza di vita di 10-20 anni, grazie a una diagnosi precoce potrebbe avere dei vantaggi. Perché studi fatti più di 20 anni fa hanno dimostrato che nelle giovani la mammografia ogni due anni non ha nessuna efficacia. Certo, la mortalità non diminuisce nella stessa misura delle donne sopra i 50 anni, tuttavia una riduzione c’è. Questa differenza si presume sia legata al fatto che la velocità di crescita del tumore nelle donne giovani è maggiore. Se si interviene precocemente si migliora la qualità della vita. L’intervento ha tempi più brevi così come il recupero rispetto a quello che si farebbe in uno stadio avanzato della malattia. Le possibilità di riuscita, di guarigione o comunque di soluzione del problema sono sicuramente maggiori.
In particolare si è visto che nelle adolescenti è sufficiente procedere a un’ecografia quando viene notato un nodulo al seno. Di solito tra l’altro si tratta di squilibri ormonali, che passano crescendo.
Ulteriori benefici della mammografia
La mammografia raccomandata per lo screening del tumore del seno potrebbe essere utile anche per identificare le donne a rischio di malattie cardiovascolari.
Conoscenza e consapevolezza delle donne
Alle donne intervistate è anche stato chiesto quanto e cosa sapessero in tema di tumore al seno e prevenzione. Il 38% del campione ha un livello di conoscenza del tumore al seno, compresi i fattori di rischio, medio-basso o estremamente basso; sono soprattutto le più giovani ad avere le idee confuse. Ad esempio solo il 5 per cento riconosce come errato il numero di 10.000 nuove diagnosi annuali in Italia (sono 55.700); solo un terzo delle intervistate sa che il numero delle diagnosi non è in diminuzione e che le prospettive di sopravvivenza in Italia sono migliori della media europea.
Il 15 per cento pensa che a cinque anni dalla diagnosi la metà delle donne colpite dalla malattia non sopravviva (più le giovani delle cinquantenni). E sulla diagnosi precoce? Se la gran parte delle donne possiede la fondamentale consapevolezza che la diagnosi precoce migliora le prospettive di cura (85%) e di sopravvivenza (89%), c’è ancora un 8-10% che “non sa” e addirittura un 4-6% che pensa non sia vero. Più le giovani (il 5-6% ritiene che la diagnosi precoce non serva a migliorare le cure, l’8-9% che non serva a migliorare le chance di sopravvivenza) delle 50enni (2%). La fiducia nella diagnosi precoce è più alta nelle donne che si definiscono informate.
La conoscenza migliora con l’età. Fra i 18 e i 24 anni ben il 51% ha un livello di conoscenza estremamente basso o medio-basso; questa percentuale cala progressivamente con l’età, fino al 31% delle 55-65enni.
Fattori di rischio e stili di vita
Alla domanda Secondo Lei è possibile influire sulla probabilità di avere un tumore al seno, riducendola grazie a uno stile di vita salutare? Il 15% risponde con un secco “no” (23 per cento fra i livelli di istruzione inferiori, 11 per cento fra le laureate). Per la maggior parte il fattore di rischio da evitare è il fumo (64%), seguito da una dieta povera di vegetali e di fibra (56%), obesità, carni rosse, radiazioni UV, alcol (scelte dal 40-45% delle intervistate). Resistono le false credenze: per il 28% la riduzione del rischio passa dall’evitare i deodoranti antitraspiranti e per il 16,8% dall’evitare i reggiseni col ferretto (lo pensa ben il 24% delle 18-24enni).
Appena il 15% del campione ha una conoscenza alta dei fattori di rischio, il 36% una conoscenza bassissima, che diventa il 43% per le 18-24enni e fra le donne con istruzione elementare o medie inferiori. Sui fattori di rischio e di protezione le idee sono molto poco chiare, con percentuali elevate di donne che rispondono “non so”.
Autopalpazione e screening
Sebbene non ci siano prove della sua efficacia come strumento di screening, l'autoesame periodico del seno è raccomandato a tutte le donne, perchè è utile per imparare ad osservare il proprio corpo e individuare cambiamenti per cui vale la pena chiedere consiglio al medico. Alcuni tumori al seno vengono diagnosticati grazie all'autopalpazione eseguita dalle pazienti. E' bene effettuare l'autopalpazione ogni mese, con la mano opposta al seno da palpare ed in posizione eretta.
Il 20% del campione non conosce i programmi di screening per il tumore al seno, (27% al Sud, 22% al Nord Ovest). Fra le donne in età da screening, il 15% delle 45-55enni e il 10% delle 55-65enni non li conoscono; il 42% e il 35% non ha mai partecipato. Le idee non sono chiarissime sulle fasce d’età coinvolte: se per la maggior parte sono indirizzati alle 40enni e 50enni, solo il 20% indica le donne over 60, il 15% indica anche le 30enni e per il 12% sono per tutte le donne in età fertile. Soprattutto le più giovani hanno conoscenze confuse. Autopalpazione, visita senologica, ecografia mammaria e mammografia quando vanno fatte?
Altre informazioni utili
- Le protesi non vengono danneggiate durante la mammografia. Esse vengono impiantate posteriormente alla ghiandola e quindi la presenza di un nodulo può essere accertata con l’esame mammografico.
- I linfonodi delle ascelle, specie se dolenti, possono ingrossarsi per svariati motivi irritativi (deodoranti aggressivi, depilazione, tagli cutanei ecc..). Un tumore al seno può dare metastasi ai linfonodi delle ascelle che in questo caso si presentano duri e fissi alla palpazione.
- La maggior parte dei tumori al seno (circa il 75%) sono sporadici ovvero si presentano in donne che non hanno familiarità.
- Il dolore al seno (mastodinia) quasi mai è dovuto alla presenza di un cancro. La mastodinia ( dolenzia, bruciore, fastidio, tensione ecc..) è un sintomo molto frequente e spesso non ha una causa dimostrabile.
- L’ecografia al seno spesso può non essere sufficiente per la valutazione della ghiandola mammaria.
- Le cisti sono dei reperti benigni e non hanno alcuna rilevanza clinica. Non hanno potenziale maligno e quindi non necessitano di controllo nel tempo.
- I fibroadenomi sono i tumori benigni più frequenti specie nelle donne giovani. In caso di nuovo riscontro si effettua un follow up (ogni 6 mesi fino a 2 anni) per valutarne l’evoluzione.
La mammografia ce lo consente in quanto identifica noduli anche di piccole dimensioni (inferiori a 1 cm) (4). Se il tumore è piccolo aumentano le possibilità di guarigione e l'intervento chirurgico è meno aggressivo.
Riferimenti
- Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Neoplasie della mammella. Linee guida 2021
- Ministero della Salute. Tumori e screening
- Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM), Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), Ministero della Salute. I numeri del cancro in Italia 2020
- Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).
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