Il trattamento del prolasso genitale ha avuto per anni un approccio vaginale o laparotomico. All'incirca il 20% di tutte le operazioni che si effettuano in ambito ginecologico sono per il prolasso uterovaginale. Si rende sempre più necessario ottenere una adeguata abitabilità vaginale, anche in donne ultraottuagenarie, sia per le non infrequenti sequele ad esso correlate (decubiti, infezioni, disturbi minzionali), sia per l'esigenza sempre più frequente di ottenere una adeguata abitabilità vaginale anche nella terza età.
Anatomia e Supporto Pelvico
I legamenti cardinali ed uterosacrali ne sono i principali sistemi di sostegno o sospensione. Il prolasso dell'utero è fondamentalmente legato ad un indebolimento dei supporti della metà superiore della vagina. L'indebolimento di una corrisponde all'abbassamento dell'altra. È importante rafforzare gli elevatori dell'ano o il diaframma urogenitale che sovente è conservato, bensì quello di ricostituire la originaria conformazione anatomica.
Tecniche Chirurgiche
L'intervento prevede l'ancoraggio mono o bilaterale della cupola vaginale al legamento sacrospinoso. L’eversione della volta vaginale si verifica in circa lo 0,5% delle pazienti sottoposte ad isterectomia vaginale o addominale. In caso di un prolasso uterovaginale modesto, non superiore al II° grado secondo la classificazione, la sola sospensione della parete vaginale anteriore e posteriore è sufficiente a ripristinare la normale anatomia vaginale.
Tra le tecniche disponibili, è sempre più diffusa (e preferibile) la scelta di affrontare un prolasso uterino con un intervento in laparoscopia. Una delle tecniche disponibili è il sollevamento (o sospensione) dell’utero, ossia il riposizionamento dell’organo nella sua sede naturale. Dopo aver eseguito tre incisioni di circa 1 centimetro ciascuna, il chirurgo posiziona una rete in materiale biocompatibile (mesh) sotto la membrana peritoneale, fissandola alla vagina e ai muscoli laterali dell’addome: questo elemento va quindi a sostituire i legamenti rotti o indeboliti. Risollevati e riposizionati nella propria sede anatomica naturale, utero, vescica e retto possono riprendere le proprie funzioni. Dopo un intervento con tecnica POPS, la convalescenza è di una settimana, 10 giorni al massimo.
La Tecnica POPS (Pelvic Organs Prolapse Suspension)
La POPS (Pelvic Organs Prolapse Suspension) è una tecnica chirurgica mininvasiva che permette di risolvere contemporaneamente il prolasso di vescica, utero e retto. L’intervento si esegue in laparoscopia con tre piccole incisioni di 1 centimetro. L’utero quindi viene riportato nella sua sede anatomica e, di conseguenza vengono riposizionati anche la vescica ed il retto. Il ricovero è di 3 giorni ed è possibile una rapida ripresa della vita normale e dell’attività lavorativa. È un intervento che ripristina la normale anatomia pelvica e la funzione degli organi.
La tecnica prevede l’inserimento, sotto la membrana peritoneale, di un nastro di rete biocompatibile (chiamata mesh), che tira verso l’alto tutti gli organi pelvici prolassati: vescica, vagina, utero e retto. In pratica la mesh sostituisce e rinforza i legamenti che si sono rotti causando il prolasso.
Vantaggi della Conservazione dell'Utero
Un grande vantaggio è la conservazione dell’utero, che, anche se prolassato, è quasi sempre sano. Quindi non viene asportato, ma riportato nella giusta posizione, dove, anche nelle donne in menopausa, ha un ruolo fisiologico molto importante. L’utero divide il retto dalla vescica ed impedisce a questi organi di espandersi causando seri problemi. L’asportazione dell’utero comporta che la vescica potrà dilatarsi a dismisura con difficoltà a svuotarsi, l’alto residuo urinario dà sensazione di peso e, comprimendo il retto, rende difficoltosa l’evacuazione e l’emissione di gas. Inoltre, in questo genere di chirurgia, è l’asportazione dell’utero che comporta i maggiori rischi di complicanze. Infine, aggiunge Longo, tutte le donne, anche oltre la menopausa, vivono come una menomazione fisica l’isterectomia. Pertanto quando l’utero non ha importanti alterazioni, quali eccessivo aumento di volume per fibromatosi o carcinomi, deve essere risparmiato.
Cistocele e Prolasso Rettale
Spiega Longo: la vescica può essere l’unico organo prolassato, formando un cistocele che forma una “palla” sulla parete anteriore della vagina e che può fuoriuscire all’esterno. Anche il retto può prolassare isolatamente, internamente o esternamente, comportando stitichezza o incontinenza fecale. Invece il prolasso dell’utero, o della cupola vaginale nelle pazienti a cui l’organo è stato asportato, si associa sempre al contemporaneo prolasso della vescica e del retto.
L’intervento POPS è indicato per il prolasso associato di tutti gli organi pelvici, ma anche per il prolasso della sola vescica o del solo retto.
Epidemiologia e Cause
Il prolasso degli organi pelvici colpisce il 25% delle donne che hanno partorito e la percentuale aumenta al 50% dopo i 50 anni. Purtroppo colpisce sempre più giovani donne. Le anoressiche sviluppano il prolasso degli organi pelvici perché la denutrizione indebolisce i legamenti.
I fattori di rischio di recidiva degli interventi di correzione del prolasso vaginale anteriore non sono stati specificamente studiati. La congenita dei tessuti pelvici, la deficienza estrogenica dei tessuti, come si verifica nelle pazienti in menopausa, oppure ad una neuropatia concomitante , ovvero alla coincidenza di questi due ultimi eventi sono fattori di rischio.
Impatto sulla Qualità della Vita
Il prolasso degli organi genitali spesso rende pessima la qualità di vita lavorativa, sociale e di coppia, di queste donne che, sentendosi condizionate dai sintomi ed isolandosi socialmente, spesso cadono in depressione. Invece il progredire del prolasso altera sempre più le strutture e la fisiologia degli organi pelvici. Inoltre il prolasso comporta l’indebolimento e la discesa dei muscoli del perineo con ulteriori conseguenze sulla minzione ed evacuazione e comportando spesso un costante dolore gravativo.
Confronto tra Sacropessia Laparoscopica e Riparazione Transvaginale con Mesh
Uno studio francese ha effettuato un confronto tra l’impiego della sacropessia laparoscopica e il posizionamento della rete per via transvaginale nella riparazione del cistocele, il prolasso della vescica femminile. Nel trattamento del cistocele, la tecnica nota come sacropessia laparoscopica (LS) è più sicura e consente di preservare meglio la funzionalità sessuale rispetto alla riparazione con impianto della rete per via transvaginale (TVM).
Un anno dopo la chirurgia, il tasso di complicanze di grado due o superiore si è rivelato più basso tra chi aveva subito la la sacropessia laparoscopica (17%,) rispetto a coloro che si erano sottoposte a TVM (26%), anche se questa differenza non è statisticamente significativa. Le complicanze di grado 3, invece, sono state significativamente inferiori (0,8%) tra le donne che si sono sottoposte a LS rispetto a quelle trattate con TVM ( 9,4%). L’intervento laparoscopico, inoltre, avrebbe fallito nel 6,3% dei casi, conclusi con la tecnica transvaginale.
Risultati della Tecnica POPS
La POPS, un solo intervento, eseguito in laparoscopia, con tre piccole incisioni di mezzo centimetro, per riposizionare utero e vagina, vescica e retto nella loro posizione naturale con immediata guarigione dell’incontinenza urinaria e della stitichezza. Tre giorni di ricovero, dolore assente o lieve e dopo 15 giorni si possono riprendere tutte le normali attività. Questi i risultati riportati dal Prof. Longo nel 2008 su 500 pazienti, ed oggi confermati in tutto il mondo da tanti chirurghi che hanno adottato la tecnica.
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