Insulino-Resistenza ed Emoglobina Glicata: Valori di Riferimento e Implicazioni

Cos'è l'Emoglobina Glicata?

Come suggerisce il nome stesso, si tratta di una forma di emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno, che si lega al glucosio nel sangue. La sua scoperta è alquanto recente, e risale al 1955, quando fu individuata la presenza di emoglobine minori all’interno dei globuli rossi.

Il glucosio fornisce energia alle cellule e la quota che circola nel sangue è in grado di legarsi all’emoglobina (si lega in modo non enzimatico alla valina N-terminale della catena B dell’emoglobina A). Più alta è la concentrazione di glucosio nel sangue, maggiore è la quantità di emoglobina glicata.

Una volta prodotta, l’emoglobina glicata rimane legata ai globuli rossi per tutta la durata della vita degli stessi; pertanto, l’HbA1c rappresenta un indicatore della concentrazione media della glicemia nei 2-3 mesi precedenti. La durata della vita di un globulo rosso varia da persona a persona, ma è in media di circa 117 giorni negli uomini e 106 giorni nelle donne.

Perché è importante il test dell'emoglobina glicata?

  • Valutazione del controllo glicemico a lungo termine: Se la percentuale di emoglobina glicata è più alta, lo sono stati anche i livelli medi di glicemia negli ultimi 2-3 mesi.
  • Correlazione con il rischio di complicanze: Alti livelli di emoglobina glicata sono causati da un cattivo controllo glicemico negli ultimi 2-4 mesi.
  • Aiuto nella gestione del diabete: L’emoglobina glicata viene normalmente misurata ogni 2-6 mesi, in base al controllo glicemico del paziente, più frequentemente per i pazienti in controllo instabile.

Valori di Riferimento dell'Emoglobina Glicata (HbA1c)

In passato, si utilizzavano le percentuali di emoglobina glicata presenti nel sangue del paziente. Successivamente, la standardizzazione IFCC ha introdotto una nuova unità di misura, i mmol/mol, che sostituiscono la precedente unità in percentuale (%). Un valore superiore o uguale a 48 mmol/mol (6,5%) è considerato il cut-point diagnostico per il diabete mellito.

Valori di emoglobina glicosilata (HbA1c) compresi tra 5,7-6,4% sono valutati come prediabete. Mentre i livelli del 6,5% e oltre sono il diabete.

Nelle persone con diabete, valori di HbA1c che si mantengono inferiori o uguali al 7 % vengono considerati indice di un buon controllo della glicemia nel tempo, mentre valori superiori a 8-9 % rappresentano un segnale di rischio elevato.

Gli studi più recenti hanno documentato che i soggetti con diabete che riescono a mantenere i loro livelli di HbA1c entro il 7% hanno molte possibilità in più di ritardare o prevenire le complicanze diabetiche rispetto ai soggetti con un valore pari o superiore all’8%. Se si supera tale soglia, sarà necessario modificare il piano di trattamento, in accordo con il proprio medico.

Di qualsiasi quantità si riesca a ridurre il livello di emoglobina glicata, si aumentano le probabilità di rimanere in buona salute. Se i tuoi valori di emoglobina glicata si mantengono costantemente uguali o meglio ancora inferiori al 7%, il tuo diabete è ben controllato, salvo diversa indicazione del tuo medico.

Insulino-Resistenza: Cos'è?

Talvolta si presentano in ambulatorio pazienti che riferiscono che, pur mangiando poco, non riescono a dimagrire e sono occasionalmente colpiti da attacchi di fame, sonnolenza, stanchezza e difficoltà di concentrazione; la responsabile di questi disturbi potrebbe essere l’insulino resistenza. Scopriamo insieme cos’è, come riconoscerla e come curarla.

L’insulina è un ormone prodotto dalle beta cellule del pancreas che viene rilasciato nel circolo sanguigno dopo i pasti, soprattutto quelli ricchi di glucosio (uno zucchero), ma non solo. Ha proprietà anaboliche e la sua azione più rilevante consiste nel favorire l’ingresso all’interno delle cellule del nostro organismo del glucosio il quale viene utilizzato nelle reazioni chimiche o come riserva di energia, evitando così che la glicemia (ovvero il livello di zucchero nel sangue) si alzi troppo.

L’insulino-resistenza è la condizione in cui le nostre cellule, nel tentativo di proteggersi dall’aumentata disponibilità di glucosio nell’organismo, riducono la loro risposta all’insulina. L’insulino resistenza è una condizione nella quale le cellule diventano meno sensibili all’insulina con una ridotta utilizzazione del glucosio e il suo accumulo nel sangue. Per cercare di compensare a questa minor entrata del glucosio nelle cellule e all’iperglicemia conseguente, il pancreas aumenta la produzione di insulina portando ad una condizione denominata iperinsulinemia.

Una persona con insulino-resistenza può richiedere una quantità di insulina 10 volte superiore, 30 µU/mL o più, per mantenere la glicemia nel range normale. La caratteristica del diabete di tipo 2 è che il corpo continua a funzionare con un aumento dei livelli di insulina rispetto a una persona sana, tuttavia, questo non è sufficiente per mantenere il glucosio entro limiti normali. Livelli elevati di zucchero hanno anche un impatto sulla salute, causando danni a organi e tessuti.

Fattori che possono contribuire allo sviluppo di insulino resistenza

La causa scatenante dell’insulino-resistenza non è nota, si ipotizza che possano concorrere diversi fattori:

  • Storia familiare di diabete mellito tipo 2, ipertensione arteriosa o malattie cardiovascolari.
  • Diagnosi di diabete gestazionale o ridotta tolleranza al glucosio.
  • Predisposizione genetica: alcune etnie, come quelle africana, ispanica e asiatica, sono più a rischio.
  • Stile di vita: un’alimentazione ricca di zuccheri semplici, acidi grassi saturi e alimenti ad alto indice glicemico così come una vita sedentaria possono contribuire all’insorgenza della resistenza all’insulina.
  • Sovrappeso (BMI > 25 kg/m2) ed obesità (BMI > 30 kg/m2).
  • Accumulo di grasso a livello addominale: circonferenza vita ≥102 cm nell’uomo e ≥ 88 cm nella donna.
  • Sindrome dell’ovaio policistico: la PCOS è caratterizzata da uno squilibrio ormonale da cui derivano alterazioni metaboliche (difficoltà nella perdita di peso o aumento dello stesso), riproduttive (oligomenorrea, amenorrea, anovulazione ecc.) e biochimiche quali iperandrogenismo e insulino resistenza.
  • Sindrome di Cushing o l’uso prolungato di cortisone: l’eccesso di cortisolo in circolo può portare a insulino resistenza e a vari gradi di alterazione del metabolismo glucidico, sino al diabete mellito.

Tabella 1 - Indice della massa corporea (BMI) e categorie di peso

BMI (kg/m2) Classificazione delle diverse categorie di peso
≤ 18,4 sottopeso
18,5-24 normopeso
25-29,9 sovrappeso
30-34,9 obesità di I grado
35-39,9 obesità di II grado
≥ 40 obesità di III grado

Segni e sintomi associabili all’insulino resistenza

In genere l’insulino-resistenza non dà sintomi che si possono, invece, manifestare in un secondo momento come conseguenza dell’alterazione della glicemia; possono pertanto comparire sonnolenza, stanchezza, maggiore appetito, difficoltà di concentrazione e aumento di peso soprattutto localizzato a livello addominale. Ciò accade perché quando la glicemia sale, il nostro corpo produce ancora più insulina cercando di abbassare i livelli di zucchero nel sangue; l’insulina elevata fa sì che lo zucchero in eccesso venga dirottato nel tessuto adiposo come scorta, a questo punto le cellule, non ricevendo sufficiente zucchero, fanno aumentare il senso di fame e la voglia di dolce/zucchero immediato. Quando la glicemia scende sotto i livelli soglia (ipoglicemia) si possono avere sudorazione, tremori, irritabilità e alterazioni dello stato di coscienza.

In rari casi è possibile la comparsa di aree cutanee scure (iperpigmentazione) che prende il nome di acanthosis nigricans e che si riscontra specialmente in prossimità delle pieghe del corpo (ascelle, inguine e collo). Questa condizione si riscontra nei casi di iperinsulinemia associata ad obesità o sindrome dell’ovaio policistico. Non esiste una terapia specifica per l’acanthosis nigricans, tuttavia il trattamento della condizione di base, di solito, può ripristinare la normale pigmentazione delle zone colpite.

Diagnosi di insulino resistenza

In assenza di disturbi, la diagnosi avviene spesso in modo casuale, ad esempio durante lo svolgimento di esami prescritti per altre condizioni. Esistono diversi metodi per fare la diagnosi di insulino resistenza, quelli elencati di seguito sono i più utilizzati nella pratica medica:

  • L’indice HOMA o HOMA index: HOMA è l’acronimo inglese per Homeostatic Model Assessment, ovvero valutazione del modello omeostatico. Si tratta di un calcolo matematico utilizzato per quantificare la resistenza all’insulina. Si fonda sul valore della glicemia e insulinemia. Si calcola nel seguente modo: HOMA index = (glicemia x insulinemia) / 22,5 (dove la glicemia è espressa in mmol/L e l’insulina in mU/L). Se nelle tue analisi del sangue la glicemia è espressa in mg/dl, la formula da applicare è HOMA index = (glicemia a digiuno x insulinemia a digiuno) / 405. Il range di normalità che si riscontra nell’adulto non insulino resistente è compreso tra 0,23 e 2,5. Un valore maggiore di 2,5 indica la presenza di insulino resistenza: più alto è il valore, maggiore potrebbe essere la resistenza all’insulina.
  • La curva da carico per glicemia e insulinemia chiamata anche OGTT (Oral Glucose Tolerance Test) per glicemia e insulinemia: E’ un test clinico che viene utilizzato per controllare se un paziente ha un metabolismo del glucosio normale. Al paziente viene fatta bere una soluzione contenente 75 grammi di glucosio e si eseguono prelievi, per la determinazione della glicemia e dell’insulinema, prima e dopo 30, 60, 90 e 120 minuti dall’assunzione della bevanda zuccherata. Nel soggetto senza insulino resistenza, l’insulina aumenta di 3-6 volte rispetto ai valori basali durante la prima ora. Nel soggetto con insulino resistenza si ha una risposta aumentata di 5-10 volte rispetto ai valori basali, con ritardo nel raggiungimento del picco (dopo 90-120 minuti).

Possibile evoluzione e complicanze dell’insulino resistenza

Se non adeguatamente trattata l’insulino resistenza può portare a:

  • Ridotta tolleranza glucidica (IGT, Impaired Glucose Tolerance) quando i livelli ematici di glucosio dopo 2 ore dalla curva da carico sono compresi fra 140-199 mg/dl.
  • Alterata glicemia a digiuno (IFG, Impaired Fasting Glucose) quando il glucosio a digiuno è compreso fra 100-125 mg/dl.
  • Diabete mellito di tipo 2 quando il pancreas non è più in grado di far diminuire i livelli di glucosio nel sangue attraverso un’adeguata produzione d’insulina. Si pone quindi la diagnosi in presenza dei classici sintomi (astenia, sete, minzione frequente) e una glicemia ≥ 200mg/dl, oppure una glicemia a digiuno ≥126 mg/dl confermata in una seconda occasione, oppure una glicemia alla seconda ora di un carico orale ≥ 200 mg/dl da ripetere una seconda volta oppure un’emoglobina glicata (HbA1c) ≥6.5% (48 mmol/mol) da ripetere una seconda volta.
  • Ipertensione arteriosa: l’iperinsulinemia aumenta il riassorbimento renale di sodio ed acqua, quindi aumenta il volume plasmatico con conseguente aumento della pressione sanguigna.
  • Aumento dei trigliceridi, diminuzione del colesterolo HDL (buono) ed un aumento del colesterolo LDL (cattivo).
  • Sindrome metabolica: detta anche sindrome da insulino resistenza o sindrome x, è caratterizzata dalla presenza di più condizioni contemporaneamente. Esse sono ipertensione arteriosa (≥ 130/85 mmHg;), alterata glicemia a digiuno (fra 100-125 mg/dl), dislipidemia (colesterolo HDL: < 40 mg/dl nei maschi, < 50 mg/dl nelle femmine; trigliceridi ≥ 150 mg/dl), obesità addominale (circonferenza vita: ≥ 102 cm nei maschi, ≥ 88 cm nelle femmine), che predispongono a un elevato rischio cardiovascolare e a diabete mellito di tipo 2.
  • Disturbi cardiovascolari come infarto, ictus o problemi dei vasi periferici.
  • Steatosi epatica associata a disfunzione metabolica o MAFLD (dall’inglese metabolic-dysfunction associated fatty liver disease, in passato denominata NAFLD/NASH): In presenza di insulino resistenza si ha un accumulo dei trigliceridi nelle cellule del fegato che può favorire una serie di alterazioni che vanno dalla semplice steatosi, alla steatoepatite fino alla cirrosi che aumenta il rischio di cancro delle cellule epatiche (HCC o carcinoma epatocellulare).
  • Aumento della viscosità del sangue (ipercoagulabilità).

Cosa puoi fare per prevenire e contrastare l’insulino resistenza

È fondamentale affidarsi al medico specialista cercando di limitare il più possibile il fai-da-te. Il tuo endocrinologo può infatti stabilire la frequenza e il tipo di esami da effettuare per controllare lo stato della patologia e, in caso di necessità, prescriverti una terapia farmacologica e/o integrativa efficace, sicura e personalizzata.

  • Mantieni un corretto peso corporeo: per mantenere il peso nella norma non bisogna ricorrere a restrizioni alimentari brusche o estreme che potrebbero compromettere il nostro stato di salute, è necessario, invece, cambiare in modo equilibrato le scelte del cibo e puntare a migliorare la varietà della dieta con alimenti di qualità, frazionando i pasti nell’arco della giornata (colazione, pranzo e cena e due spuntini, uno a metà mattinata e uno a metà pomeriggio).
  • Segui un’alimentazione sana e bilanciata: è importante incrementare il consumo di frutta, verdura, legumi ed alimenti naturalmente ricchi di fibre, optare per cereali integrali, evitare gli alimenti ricchi di grassi saturi prediligendo, invece, quelli contenuti nel pesce e nelle fonti vegetali (come olio d’oliva), oltre che abolire gli zuccheri semplici.
  • Presta attenzione all’indice glicemico e al carico glicemico degli alimenti: l’indice glicemico è un parametro che classifica gli alimenti in base alla velocità con cui i carboidrati e gli zuccheri contenuti in un alimento passano nel sangue e innalzano la glicemia. Il carico glicemico, invece, valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate. In breve l’indice glicemico è la misura della qualità dei carboidrati, il carico glicemico, invece, è la misura della loro quantità e tiene conto sia dell’indice glicemico che del contenuto di zuccheri per porzione consumata.
  • Incrementa l’attività fisica: l’attività fisica regolare e moderata è importantissima per il nostro benessere per molti motivi. Innanzitutto riduce lo stress favorendo il rilascio di sostanze naturalmente regolanti il tono dell’umore (endorfine), inoltre aiuta a non aumentare di peso ed è in grado di contrastare l’insulino resistenza, migliorando la risposta all’insulina e facilitando l’ingresso del glucosio all’interno delle cellule. Infine aiuta a controllare la pressione arteriosa e a ridurre il rischio di patologie cardiovascolari.
  • Limita l’assunzione di alcolici: le bevande alcoliche, essendo caloriche, possono portare a un aumento di peso, contengono etanolo in percentuali variabili che viene metabolizzato a livello del fegato e, se in eccesso, si accumula nelle cellule portando alla steatosi epatica; è stato inoltre dimostrato che l’etanolo può contribuire allo sviluppo di insulino resistenza.
  • Smetti di fumare: nei fumatori spesso si verifica un aumento del grasso soprattutto addominale e viscerale, più pericoloso per la salute, che può sostenere l’insulino-resistenza.

Il ruolo dello stile di vita e dell'alimentazione

La specie umana per milioni di anni e fino a pochi decenni fa è sopravvissuta in un ambiente in cui il cibo scarseggiava e per trovarlo doveva compiere un notevole lavoro fisico. L’uomo moderno si muove sempre meno, mentre consuma cibi sempre più altamente trasformati, aggravando la resistenza all’insulina.

Nuove prove supportano l’idea che il diabete di tipo 2 sia reversibile con un intervento medico intensivo nello stile di vita e nella dieta. I farmaci, la correzione delle carenze e la dieta di ogni paziente devono essere adattati al suo profilo metabolico. La semplice riduzione calorica, che non tiene conto delle caratteristiche metaboliche di ciascun paziente, è particolarmente difficile da mantenere a lungo termine, a causa dell’intensa fame e stanchezza che provoca.

Numerosi studi dimostrano che l’esercizio fisico aiuta a ridurre l’emoglobina glicata sia nelle persone sane che in quelle che hanno il diabete. Uno studio ha dimostrato che l’esercizio, il rilassamento e la meditazione riducono significativamente lo stress e abbassano i livelli glicemici negli studenti.

Anche esercizi e metodi di rilassamento come lo yoga e la riduzione dello stress basata sulla consapevolezza possono correggere i problemi di secrezione dell’insulina nel diabete cronico. Secondo una meta-analisi di 16 studi RCT, yoga o la camminata hanno entrambi migliorato il controllo glicemico nel contesto del diabete di tipo 2. Nel confronto diretto, lo yoga sembra apportare benefici superiori; ad esempio, in media, ha ridotto i valori di emoglobina glicata di 0,2 punti percentuali in più.

In uno studio del 2013, 60 persone con diabete di tipo 2 e obesità hanno assunto metformina da sola o una combinazione di metformina e aglio 2 volte al giorno dopo i pasti per 12 settimane.

Un ampio studio del 2013 ha rilevato che le persone che consumavano frutta intera, in particolare mirtilli, uva e mele, avevano rischi significativamente più bassi di sviluppare il diabete di tipo 2. Lo studio ha anche evidenziato come l’elevato consumo di succhi di frutta sia associato a un aumentato rischio di diabete.

Nonostante l’indice glicemico elevato e l’alto carico glicemico, l’avena è una ricca fonte di fibre solubili. Una revisione sistematica ha concluso che il consumo di avena in pazienti diabetici di tipo 2 riduce significativamente i valori di glicemia a digiuno (riduzione media -7mg/dl).

Gli autori di una meta-analisi del 2014 hanno concluso che lo yogurt può essere l’unico prodotto caseario che riduce il rischio disviluppare il diabete.

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