Le analisi del sangue giocano un ruolo cruciale nella diagnosi e nel monitoraggio delle infezioni batteriche. Diversi parametri possono essere valutati per identificare la presenza di un'infezione, la sua gravità e la risposta del corpo al trattamento.
Indici di infiammazione
L'infiammazione è una parte della risposta immunitaria dell'organismo. Gli indici di flogosi sono molecole o proteine rilasciate nel torrente ematico quando un particolare organo o tessuto dell'organismo risulta coinvolto da una significativa risposta infiammatoria, dovuta, per esempio, a lesioni, ischemia o infezioni. La valutazione di questi indicatori serve, quindi, per determinare la presenza di patologie in cui è presente un'infiammazione e monitorarne il decorso, soprattutto dopo aver stabilito una terapia.
Emocromo con formula
L'emocromo può dare numerose informazioni sullo stato di salute del paziente, ma è considerato un indicatore d'infiammazione aspecifico, poiché ascrivibile a varie malattie, anche molto diverse tra loro, come infezioni, malattie autoimmuni, malattia infiammatoria intestinale e tumori. I cambiamenti nelle percentuali in cui sono presenti le cellule del sangue e nei parametri a loro associati (es. una conta leucocitaria e piastrinica elevata con un basso livello di emoglobina) possono contribuire a rilevare la presenza di una risposta flogistica in corso. Ogni parametro può fornire indicazioni su diverse condizioni di salute, come anemia, infezioni, infiammazioni o malattie del midollo osseo.
L’ematocrito misura la percentuale di globuli rossi nel sangue e i valori normali variano per sesso ed età: negli uomini tra il 40% e il 52%, nelle donne tra il 35% e il 47%, mentre nei neonati i livelli sono inizialmente più elevati. Alterazioni dell’ematocrito possono segnalare vari stati di salute. Al contrario, un ematocrito basso può indicare anemia, perdita di sangue, carenze nutrizionali (ferro, vitamina B12 o folati) o malattie croniche che compromettono la produzione di globuli rossi.
Altri importanti indici di infiammazione includono:- Calprotectina: sostanza presente nei neutrofili, molto attivi nell'infiammazione.
- Ferritina: proteina essenziale per lo stoccaggio del ferro nell'organismo.
- Fibrinogeno: è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue, rilasciato in circolo in caso di necessità; quando c'è una ferita ed inizia il sanguinamento, si forma un coagulo attraverso una serie di passaggi (emostasi). In uno degli ultimi step, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina insolubili che si intrecciano tra loro formando una rete che si stabilizza ed aderisce al sito danneggiato fino alla guarigione.
Proteina C-reattiva (PCR)
La proteina C reattiva si riscontra nel sangue delle persone che presentano un processo flogistico di varia origine. La proteina C-reattiva (PCR) è una proteina prodotta dal fegato. La misurazione di questa proteina nel sangue è spesso combinata a quella della velocità di eritrosedimentazione (VES) ma non è sufficiente, da sola, per accertare una malattia specifica. È utile, invece, come indicatore generale di un’infiammazione, della sua gravità e per seguire nel tempo l’efficacia di una cura.
Il test della PCR consiste nel prelievo di un campione di sangue dalla vena di un braccio. Di norma, la proteina C-reattiva è presente nel sangue in concentrazioni molto basse, inferiori a 8 milligrammi/litro (mg/l). In caso di infiammazioni gravi, i livelli possono aumentare con grande rapidità, arrivando a raggiungere valori anche cento volte superiori a quelli medi, fino a toccare i 500-1000 mg/l. Una quantità elevata o crescente di PCR nel sangue suggerisce la presenza di un’infezione o di un’infiammazione improvvisa e rapida in corso, ma non aiuta a identificare gli organi interessati o la condizione che la causi. Nelle persone che soffrono di malattie infiammatorie croniche, elevate concentrazioni di PCR suggeriscono una riacutizzazione o l’incompleta efficacia delle cure effettuate. Le concentrazioni di PCR possono aumentare con l’uso di pillole contraccettive o di terapia ormonale e, spesso, negli ultimi mesi della gravidanza per la presenza di infiammazioni comuni.
Velocità di Eritrosedimentazione (VES)
La velocità di eritrosedimentazione (VES) è un indice infiammatorio che, come suggerisce lo stesso termine, misura la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) di un campione di sangue - reso incoagulabile - sedimentano sul fondo della provetta che lo contiene. La PCR è correlata ad un altro esame usato per valutare uno stato infiammatorio: il test della velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES). Occorre precisare che la VES è un indice aspecifico (cioè generico) e deve essere interpretato nel contesto di altre indagini cliniche mirate: risultati elevati indicano spesso la presenza di infiammazione senza indicare al medico esattamente dove è situata l'infiammazione e da cosa è provocata.
Procalcitonina (PCT)
La procalcitonina (PCT) è il precursore della calcitonina e viene utilizzato quale un marcatore biologico di sepsi, shock settico e gravi reazioni infiammatorie. PCR e PCT sono due esami del sangue particolarmente utili per verificare la presenza di infiammazioni o infezioni in corso e adottare la giusta risposta terapeutica. Sono entrambe proteine della fase acuta, prodotte dal fegato. La procalcitonina può essere prodotta da diversi tipi di componenti cellulari e da molti organi in risposta a stimoli pro-infiammatori (es. È la cosiddetta “risposta della fase acuta”. In corso di infezioni virali o infiammazioni non infettive, il livello di PCT (procalcitonina) aumenta leggermente, mentre aumenta nettamente e in poche ore in caso di infezioni batteriche, rivelandosi un buon indicatore per l'avvio della terapia antibiotica. Lo stesso vale per la PCR, anche se, a differenza della PCT, la PCR può alzarsi sia in corso di infezioni batteriche, sia per altri tipi di infiammazioni.
Emocoltura
L'emocoltura è una analisi del sangue che, di solito, non viene richiesta dal medico curante. È, infatti, eseguita in situazioni di urgenza, soprattutto in persone ricoverate qualora si sospetti una “infezione del sangue” causata da batteri o funghi. In condizioni normali il sangue è un liquido sterile; l'emocoltura positiva indica la presenza nel sangue di un agente infettivo, che è riuscito a passare dal punto d'ingresso dell'infezione, normalmente a livello di altri tessuti corporei fino al sangue, e lo utilizza come veicolo di trasporto per spostarsi ad altri organi del corpo. Una conseguenza dell'infezione del sangue particolarmente critica è la sepsi.
L'emocoltura deve essere effettuata il più rapidamente possibile, se si sospetta un'infezione invasiva in atto. Nel caso di sepsi, condizione in cui l'intervento immediato è particolarmente importante, in attesa dei risultati dell'emocoltura si somministra una terapia empirica utilizzando antibiotici cosiddetti ad ampio spettro, vale a dire in grado di agire verso numerosi tipi di batteri. Questo esame permette di valutare molto rapidamente sia la presenza in circolo di un germe, sia la sua “quantità”, facilitando il controllo del decorso dell’infezione.
Nuovi test diagnostici
Un nuovo test messo a punto dalla Duke University, in grado di leggere l’inconfondibile ‘firma’ genica di un’infezione virale o di una batterica. Aiuterà i medici, in particolare in pronto soccorso, a decidere se trattare un paziente con una brutta infezione respiratoria, con un antibiotico o con un antivirale. Basterà una semplice analisi del sangue per capire se la causa di un’infezione respiratoria acuta, che magari ha portato il paziente in pronto soccorso, sia batterica o virale. Lo suggerisce uno studio appena pubblicato su Science Translational Medicine.
Il nuovo test, sviluppato da un team di infettivologi ed esperti di genomica della Duke University, si basa sulla cosiddetta ‘firma dei geni’, ovvero sulla risposta genica del paziente ad un’infezione virale o batterica, che può essere ‘letta’ da campione di sangue del paziente. “Le infezioni delle vie respiratorie - ricorda Ephraim L. Tsalik, M.D., Ph.D., professore associato di medicina presso la Duke University - sono uno dei motivi più frequenti di accesso al pronto soccorso o di visita ambulatoriale. Per fare diagnosi vengono utilizzate tante informazioni, ma al momento non disponiamo di un esame efficiente e accurato per stabilire se l’infezione sia causata da un virus o da un batterio. Per questo, tre pazienti su quattro vengono comunque messi sotto terapia antibiotica, anche se la causa della loro bronchite è virale.
“Nel nostro studio - spiega Tsalik - abbiamo preso in esame oltre 300 pazienti che si erano recati in pronto soccorso per problemi respiratori e siamo andati ad esaminare le risposte dei loro geni, su un prelievo di sangue. Nel corso di un’infezione virale alcuni geni mostrano delle caratteristiche ‘on-off’ particolari, diverse da quelle che si evidenziano nelle infezioni batteriche. “Un test che consenta di distinguere in modo preciso l’eziologia di un’infezione - commenta Geoffrey S. Ginsburg, direttore del Center for Applied Genomics & Precision Medicine della Duke - consentirà di trattare in maniera più efficace le infezioni virali, alle quali attualmente riserviamo solo terapia reidratante e riposo a letto, fino a risoluzione spontanea del quadro. Al contrario, nei prossimi dieci anni avremo a disposizione nuovi farmaci antivirali, anche per infezioni comuni quali quelle da virus respiratorio sinciziale e persino da rinovirus; avere un test che consente di guidarci verso il giusto trattamento sarà dunque molto importante.
Sono molti anni che il gruppo di Ginsburg studia le ‘firme geniche’ delle infezioni respiratorie, ma solo di recente i progressi tecnologici hanno permesso di analizzare l’assetto genico di una persona, a colpi di 25 mila geni per volta. Con i mezzi attuali, per avere il risultato di questo esame è ancora necessario attendere circa 10 ore, ma gli scienziati stanno lavorando ad un test rapido che fornirà una risposta nell’arco di appena un’ora. “Questo potrebbe avere un impatto enorme - sottolinea Christopher W.
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