Indici Infiammatori negli Esami del Sangue: Valori Normali e Interpretazione

L'infiammazione è una parte della risposta immunitaria dell'organismo. Gli indici di flogosi sono molecole o proteine rilasciate nel torrente ematico quando un particolare organo o tessuto dell'organismo risulta coinvolto da una significativa risposta infiammatoria, dovuta, per esempio, a lesioni, ischemia o infezioni. La valutazione di questi indicatori serve, quindi, per determinare la presenza di patologie in cui è presente un'infiammazione e monitorarne il decorso, soprattutto dopo aver stabilito una terapia.

Introduzione agli Indici Infiammatori

Gli indici infiammatori sono marcatori biologici misurabili nel sangue che riflettono lo stato infiammatorio del corpo. Non identificano una specifica malattia, ma segnalano che qualcosa sta innescando una risposta immunitaria o infiammatoria. La loro utilità risiede nella capacità di monitorare l'attività della malattia, valutare la risposta al trattamento e, in combinazione con altri test e valutazioni cliniche, contribuire alla diagnosi.

Principali Indici Infiammatori

Gli indici di flogosi comunemente usati sono la VES, la proteina C reattiva (PCR), la viscosità plasmatica, il fibrinogeno e la ferritina.

  • VES (Velocità di Eritrosedimentazione)
  • PCR (Proteina C Reattiva)
  • Procalcitonina (PCT)
  • Interleuchina-6 (IL-6)
  • Fibrinogeno
  • Ferritina
  • Calprotectina
  • Emocromo con formula

Velocità di Eritrosedimentazione (VES)

VES è una sigla che indica la "velocità di eritrosedimentazione". È una analisi di laboratorio che calcola il tempo che impiega la parte solida del sangue (soprattutto, i globuli rossi) a separarsi da quella liquida (il plasma). Il sangue, infatti, è un sistema in continua evoluzione, composto da una parte liquida, chiamata plasma in cui sono presenti numerose sostanze, come gli enzimi, i minerali, gli ormoni, gli zuccheri, le vitamine, le proteine, eccetera, utili per il metabolismo dell'organismo, e da una parte cellulare solida, o corpuscolata costituita dai globuli rossi o eritrociti, dai globuli bianchi o leucociti e dalle piastrine. Per 1 ora si valuta in quanto tempo la parte corpuscolata del sangue precipita all'interno di una provetta graduata in millimetri.

La velocità di eritrosedimentazione (VES) è un indice infiammatorio che, come suggerisce lo stesso termine, misura la velocità con cui gli eritrociti (globuli rossi) di un campione di sangue - reso incoagulabile - sedimentano sul fondo della provetta che lo contiene.

E' un esame che viene prescritto perché offre un orientamento al medico rivelando la presenza di una infezione o di una infiammazione nell'organismo anche se non è molto preciso e non è l'unico (è meglio affiancarlo all'analisi della Proteina C-reattiva e delle Mucoproteine nei casi dubbi). Generalmente viene consigliata quando la persona tende ad ammalarsi spesso a causa di un abbassamento delle difese naturali dell'organismo o soffre di stati infiammatori come la bronchite, la faringite, l'otite, eccetera, che tendono a ripetersi.

La velocità con cui avviene la separazione tra la parte corpuscolata del sangue e il plasma, in una provetta posta verticalmente, varia da persona a persona e cioè varia sia in rapporto alla concentrazione nel plasma di determinate proteine (per esempio, le mucoproteine, le gammaglobuline, eccetera), sia con il numero dei globuli rossi. Questa variazione non è precisa e, quindi, il medico non può pronunciare una diagnosi, ma può sospettare la presenza di una infiammazione nell'organismo.

Si tratta di un semplice prelievo di sangue che non prevede alcuna specifica preparazione, neppure essere a digiuno, anche se, per evitare che l'alimentazione influisca sul risultato accelerando o diminuendo la velocità con cui precipitano i globuli rossi, il consiglio è quello di eseguire l'analisi a digiuno, se possibile.

Occorre precisare che la VES è un indice aspecifico (cioè generico) e deve essere interpretato nel contesto di altre indagini cliniche mirate: risultati elevati indicano spesso la presenza di infiammazione senza indicare al medico esattamente dove è situata l'infiammazione e da cosa è provocata.

Fattori che Influenzano la VES

È fondamentale considerare che la VES può essere influenzata da diversi fattori non legati all'infiammazione, come l'età, il sesso, la gravidanza e alcune condizioni mediche (anemia, malattie renali). Pertanto, un'interpretazione accurata richiede sempre un'attenta valutazione del contesto clinico del paziente.

Valori di Riferimento della VES

La VES può considerarsi normale quando il suo valore oscilla tra 0 e 10 millimetri. Secondo un indice, chiamato indice di Katz, 7 è il valore che può essere definito mediamente normale della VES. I valori normali della VES variano leggermente a seconda del laboratorio, ma generalmente si aggirano intorno a:

  • Uomini: 0-15 mm/ora
  • Donne: 0-20 mm/ora
  • Bambini: 0-10 mm/ora

Valori superiori a questi intervalli suggeriscono la presenza di infiammazione, ma è necessaria un'ulteriore indagine per determinarne la causa.

  1. Se la VES è molto alta, con valori di molto superiori al valore massimo, può essere determinata da uno stato infiammatorio come l'artrite reumatoide (malattia infiammatoria acuta che colpisce le aticolazioni), da una epatopatia (sofferenza del fegato), da una insufficienza renale, da un trauma e via dicendo, fino a far sospettare la presenza di un tumore quando il valore è superiore a 100 millimetri dopo 1 ora.
  2. Se la VES è mediamente alta, con valori vicini o poco più alti di 20 millimetri in 1 ora, vi può essere uno stato di gravidanza oppure una infezione causata da batteri come, per esempio, la faringite o una anemia.

Proteina C Reattiva (PCR)

La proteina C reattiva si riscontra nel sangue delle persone che presentano un processo flogistico di varia origine. La proteina C reattiva (PCR) è un indice d'infiammazione; come tale, le sue concentrazioni nel sangue aumentano in presenza di processi flogistici di varia natura. Dal punto di vista funzionale, la proteina C reattiva è molto simile alle immunoglobuline di classe G (IgG), sostanze che si attivano per svolgere un'azione di difesa dell'organismo. A differenza di queste, però, la proteina C reattiva non è diretta specificamente contro un determinato antigene. La PCR viene prodotta principalmente a livello epatico, in risposta a stimoli quali agenti nocivi, microrganismi patogeni e immunocomplessi, ma anche in seguito a traumi.

In condizioni normali, i livelli della proteina C reattiva nel sangue sono bassi, ma in presenza di un'infezione o di uno stato infiammatorio possono aumentare anche migliaia di volte nel giro di poche ore. In questi casi, la crescita di tale parametro è molto rapida e precede il manifestarsi di sintomi indicativi dell'infiammazione, come febbre o dolore.

Il medico prescrive la misurazione della proteina C reattiva (PCR) nel sangue quando sospetta che il paziente abbia un'infiammazione acuta, come un'infezione batterica o fungina, una patologia autoimmune (es. lupus eritematoso sistemico o vasculiti), una malattia infiammatoria intestinale (es.

Per l'analisi della proteina C reattiva, il paziente si deve sottoporre ad un prelievo di sangue. Prima di sottoporsi all'esame, il paziente deve osservare un digiuno di almeno 8-10 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua. Inoltre, occorre essere in posizione eretta da almeno 30 minuti.

Dopo aver valutato i risultati, il medico può orientarsi meglio e consigliare altre indagini di approfondimento. La PCR è correlata a un altro esame usato per valutare uno stato infiammatorio: il test della velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES). A differenza di quest'ultimo parametro, però, la proteina C reattiva aumenta e diminuisce più rapidamente.

I livelli di proteina C reattiva non sono specifici per la diagnosi di malattia, ma servono a valutarne la gravità e l'evoluzione quando essa è già stata diagnosticata, a prescrivere esami più approfonditi per indagarne le origini o a valutare l'efficacia della terapia adottata. Nelle persone sane, il valore medio della proteina C reattiva è compreso tra 0,5 mg/l e 10 mg/l, con una variabilità che dipende dall'età e dal sesso del paziente.

PCR Quantitativa e PCR ad Alta Sensibilità (PCR-hs)

Esistono due tipi principali di test PCR: la PCR quantitativa, utilizzata per valutare l'infiammazione acuta, e la PCR ad alta sensibilità (PCR-hs), utilizzata per rilevare bassi livelli di infiammazione cronica, in particolare nel contesto del rischio cardiovascolare. La PCR-hs è in grado di individuare piccoli aumenti di PCR che potrebbero non essere rilevati con il test standard.

Interpretazione dei Valori di PCR

L'interpretazione dei valori di PCR dipende dal tipo di test utilizzato e dal contesto clinico. In generale:

  • PCR normale: inferiore a 1 mg/L
  • Infiammazione lieve: 1-10 mg/L
  • Infiammazione moderata: 10-100 mg/L
  • Infiammazione grave: superiore a 100 mg/L

Valori elevati di PCR indicano un'infiammazione significativa, che può essere causata da infezioni, malattie autoimmuni, traumi o altre condizioni.

Talora la PCR viene usata per decidere se somministrare o meno un antibiotico nel paziente con malattia febbrile perchè si ritiene che questo test aumenti soprattutto nelle infezioni batteriche. In realtà anche questa affermazione va intesa con cautela: di fronte ad un paziente febbrile ritrovare una PCR normale permette di affermare che un'infezione batterica è meno probabile del 30% circa ma non permette di escluderla in assoluto. In altre parole: in un paziente febbrile una PCR elevata giustifica l'uso degli antibiotici, una PCR normale rende meno verosimile una origine batterica ma non la esclude con certezza.

La concentrazione di PCR può essere aumentata negli stadi più avanzati della gravidanza, così come durante la terapia sostitutiva ormonale (es. estrogeni). Condizione di obesità del paziente.

Di recente, un valore di proteina C reattiva cronicamente elevato è stato correlato a un aumento del rischio cardiovascolare. L'infiammazione endoteliale (l'endotelio è un particolare tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni) è uno dei fattori principali che partecipano al processo di aterogenesi. Di conseguenza, elevati livelli basali di proteina C reattiva sono correlati a un maggior rischio di coronaropatie ed infarto miocardico.

Procalcitonina (PCT)

La procalcitonina (PCT) è il precursore della calcitonina e viene utilizzato quale un marcatore biologico di sepsi, shock settico e gravi reazioni infiammatorie. La procalcitonina può essere prodotta da diversi tipi di componenti cellulari e da molti organi in risposta a stimoli pro-infiammatori (es.

La sua concentrazione nel sangue aumenta significativamente in risposta a infezioni batteriche, in particolare se gravi o sistemiche. A differenza della VES e della PCR, la PCT è un marcatore più specifico per le infezioni batteriche e può aiutare a distinguere tra infezioni batteriche e virali.

Utilizzo Clinico della PCT

La PCT è particolarmente utile nella gestione della sepsi, una grave infezione del sangue che può portare a shock e insufficienza d'organo. I livelli di PCT possono aiutare a diagnosticare la sepsi, a valutare la gravità dell'infezione e a monitorare la risposta al trattamento antibiotico.

Interpretazione dei Valori di PCT

I valori di PCT sono interpretati nel seguente modo:

  • PCT normale: inferiore a 0.05 ng/mL
  • Infezione batterica probabile: superiore a 0.5 ng/mL
  • Sepsi: superiore a 2 ng/mL

È importante notare che la PCT può essere elevata anche in altre condizioni, come traumi gravi, interventi chirurgici importanti e alcune malattie autoimmuni.

Interleuchina-6 (IL-6)

L'interleuchina-6 (IL-6) è una citochina, una proteina di segnalazione cellulare, che svolge un ruolo chiave nella risposta infiammatoria. È prodotta da diverse cellule, tra cui cellule immunitarie e cellule endoteliali. L'IL-6 stimola la produzione di PCR nel fegato e contribuisce alla febbre e ad altri sintomi sistemici dell'infiammazione.

Ruolo dell'IL-6 nelle Malattie

L'IL-6 è coinvolta in diverse malattie infiammatorie croniche, come l'artrite reumatoide, la malattia di Crohn e il lupus eritematoso sistemico. In queste condizioni, l'IL-6 contribuisce all'infiammazione cronica e al danno tissutale.

Misurazione dell'IL-6

La misurazione dell'IL-6 nel sangue può essere utile per valutare l'attività della malattia e monitorare la risposta al trattamento in pazienti con malattie infiammatorie croniche. Tuttavia, il test IL-6 non è ampiamente utilizzato nella pratica clinica di routine a causa della sua complessità e del costo relativamente elevato.

Altri Indici Infiammatori

Oltre agli indici sopra descritti, esistono altri marcatori infiammatori che possono essere misurati nel sangue, tra cui:

  • Fibrinogeno: è un fattore essenziale per la coagulazione del sangue, rilasciato in circolo in caso di necessità; quando c'è una ferita ed inizia il sanguinamento, si forma un coagulo attraverso una serie di passaggi (emostasi). In uno degli ultimi step, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina insolubili che si intrecciano tra loro formando una rete che si stabilizza ed aderisce al sito danneggiato fino alla guarigione. Una proteina coinvolta nella coagulazione del sangue che aumenta in risposta all'infiammazione.
  • Ceruloplasmina: Una proteina che trasporta il rame nel sangue e che aumenta in risposta all'infiammazione.
  • Amiloide sierica A (SAA): Una proteina che aumenta rapidamente in risposta all'infiammazione acuta.
  • Complemento: Un gruppo di proteine che fanno parte del sistema immunitario e che possono essere attivate dall'infiammazione.
  • Calprotectina: sostanza presente nei neutrofili, molto attivi nell'infiammazione.
  • Ferritina: proteina essenziale per lo stoccaggio del ferro nell'organismo.

La scelta degli indici infiammatori da misurare dipende dal contesto clinico e dalla sospetta causa di infiammazione.

Emocromo con formula

I cambiamenti nelle percentuali in cui sono presenti le cellule del sangue e nei parametri a loro associati (es. una conta leucocitaria e piastrinica elevata con un basso livello di emoglobina) possono contribuire a rilevare la presenza di una risposta flogistica in corso. L'emocromo può dare numerose informazioni sullo stato di salute del paziente, ma è considerato un indicatore d'infiammazione aspecifico, poiché ascrivibile a varie malattie, anche molto diverse tra loro, come infezioni, malattie autoimmuni, malattia infiammatoria intestinale e tumori.

Interpretazione Clinica degli Indici Infiammatori

L'interpretazione degli indici infiammatori deve sempre essere effettuata da un medico, tenendo conto del contesto clinico del paziente, della sua storia medica, dei sintomi e dei risultati di altri esami. Un singolo valore elevato di un indice infiammatorio non è sufficiente per diagnosticare una malattia. È necessario valutare la tendenza dei valori nel tempo e correlarli con altri dati clinici.

Cause di Aumento degli Indici Infiammatori

Le cause di aumento degli indici infiammatori sono molteplici e comprendono:

  • Infezioni: Batteriche, virali, fungine o parassitarie.
  • Malattie autoimmuni: Artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico, malattia di Crohn, colite ulcerosa.
  • Traumi: Fratture, ustioni, interventi chirurgici.
  • Tumori: Alcuni tipi di cancro possono causare infiammazione.
  • Malattie cardiovascolari: Arteriosclerosi, infarto miocardico.
  • Altre condizioni: Obesità, diabete, malattie renali, malattie del fegato.

Vi sono essenzialmente tre patologie in cui gli indici di flogosi aumentano: le malattie infettive, le malattie infiammatorie ed autoimmuni, le malattie neoplastiche (soprattutto ematologiche ma non solo).

Quando Preoccuparsi

È necessario consultare un medico se si riscontrano valori elevati di indici infiammatori, soprattutto se associati a sintomi come febbre, dolore, gonfiore, affaticamento o perdita di peso inspiegabile. Il medico potrà valutare la situazione, identificare la causa dell'infiammazione e prescrivere il trattamento appropriato.

Limitazioni degli Indici Infiammatori

È importante essere consapevoli delle limitazioni degli indici infiammatori. Essi non sono specifici per una particolare malattia e possono essere influenzati da diversi fattori non legati all'infiammazione. Inoltre, alcune persone con infiammazione cronica possono avere valori normali di indici infiammatori. Pertanto, è fondamentale interpretare i risultati con cautela e integrarli con altri dati clinici.

La VES può essere influenzata dall'età e dal sesso, dalla presenza di anemia o policitemia oppure da un ritardo tra il prelievo e la sua determinazione, per cui attualmente si preferisce determinare la viscosità plasmatica su cui questi fattori non interagiscon.

Gli indici infiammatori vengono talora usati per differenziare patologie minori da malattie gravi, ma anche in questo caso va detto che sensibilità e specificità dei test non permettono di confermare o escludere un determinato sospetto. Pertanto questi esami debbono essere usati come complemento di una valutazione clinica globale.

Altre volte gli indici di flogosi vengono usati in modo aspecifico per determinare se il paziente sia o meno affetto da una patologia sistemica. In realtà, in questi casi, i test si rivelano poco utili e possono portare ad imbattersi in "incidentalomi" di difficile interpretazione. Pertanto si dovrebbe usare questi test solo in aggiunta all'anamnesi, all'esame obiettivo e ad altri accertamenti laboratoristici e/o strumentali mirati di cui costituiscono un completamento.

Infine va considerato il caso in cui gli indici di flogosi vengono richiesti come parte di una batteria di esami senza che vi sia una specifica ragione clinica. In questi casi, se si riscontrano test alterati e se il paziente è asintomatico, conviene attendere qualche tempo e ricontrollarli in quanto spesso si tratta di alterazioni transitorie. Va considerato che in una elevata percentuale di casi le alterazioni possono permare per anni senza che il paziente sviluppi patologie importanti. Questo porta a consigliare di non richiedere gli indici di flogosi al di fuori di una motivazione clinica.

Un caso a sè riguarda i soggetti che, anche se asintomatici, mostrano indici di flogosi molto elevati (per esempio VES > 100 mm/h). Se i test persistono elevati ad un successivo controllo è assai probabile la presenza di una importante patologia sottostante anche se il soggetto rimane asintomatico o paucisintomatico. Anamnesi, esame clinico ed indagini ad hoc generalmente permettono la diagnosi.

Tabella dei Parametri Infiammatori

Parametro Campione Significato Clinico Range di Normalità Unità Convenzionali Unità SI
Complemento C3 Siero Elemento del sistema immunitario 75-161 mg/dl 0,75-1,61 g/l
Complemento C4 Siero Elemento del sistema immunitario 16-47 mg/dl 0,16-0,47 g/l
Globuli Bianchi 3,8-10,8 x 103 /μl 3,8-10,8 x 109/l
Neutrofili Difesa dai batteri 1500-7800 cellule/μl 1,5-7,8 x 109/l
Eosinofili Difesa dai parassiti 50-550 cellule/μl 0,05-0,55 x 109/l
Linfociti Effettori e regolatori della risposta infiammatoria 850-4100 cellule/μl 0,85-4,10 x 109/l
Basofili Risposta infiammatoria (reazioni di ipersensibilità) 0-200 cellule/μl 0-0,2 x 109/l
Monociti Migrano nei tessuti e diventano macrofagi 200-1100 cellule/μl 0,2-1,1 x 109/l

Trattamento dell'Infiammazione

Il trattamento dell'infiammazione dipende dalla causa sottostante. In caso di infezione, possono essere prescritti antibiotici, antivirali o antifungini. In caso di malattie autoimmuni, possono essere utilizzati farmaci immunosoppressori o modulatori del sistema immunitario. In caso di traumi, possono essere necessari antidolorifici e fisioterapia. In alcuni casi, possono essere utili cambiamenti nello stile di vita, come una dieta sana, esercizio fisico regolare e gestione dello stress.

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