Il consumo di bevande a bassa gradazione alcolica è diffuso nella popolazione adulta e ha effetti benefici, in dose moderata, sulla tolleranza glucidica. In condizioni sperimentali simili alla situazione reale, l’assunzione di birra riduce la glicemia post-prandiale di circa il 20%. Uno dei meccanismi invocato per spiegare l’effetto positivo della birra sulla riduzione della glicemia post-prandiale è l’aumento dell’adiponectina, un mediatore chimico noto per la sua azione insulino-sensibilizzante.
Cos'è l'Indice Glicemico (IG)?
L'indice glicemico (IG) rappresenta la capacità dei carboidrati o zuccheri contenuti negli alimenti di innalzare il tasso di glucosio nel sangue (glicemia), e viene utilizzato nella scelta di alimenti da inserire in una sana dieta. L'INDICE GLICEMICO (IG) è definito come “il rapporto tra l’area incrementale sottesa della curva glicemica indotta da un alimento test e l’analoga area ottenuta in seguito al consumo, in quantità isoglucidica (50 g di carboidrati disponibili), di un alimento standard”. È il parametro che indica la velocità con cui una sostanza entra in circolo provocando un aumento del livello di glucosio nel sangue (la glicemia). Gli zuccheri si distinguono per il loro basso, medio o alto indice glicemico.
Indice Glicemico della Birra
L’IG della birra non è stato finora misurato in modo accurato, a causa delle difficoltà metodologiche legate al basso contenuto di glucosio e al moderato contenuto di alcol. L’IG della birra risulta estremamente variabile, poiché è stato finora determinato utilizzando come standard di riferimento bevande a contenuto variabile di glucosio, quali latte o succo d’arancia. Tuttavia, la birra è considerata un alimento ad IG alto (circa 110) e quindi non consigliabile nella dieta di soggetti con diabete mellito o intolleranza al glucosio.
Studio sull'IG di Birre Artigianali
Scopo di uno studio è stato quello di valutare l’IG e la capacità antiossidante totale (ToAC) in soggetti sani, dopo assunzione di tre diversi tipi di birra artigianale, che differiscono per il colore e per l’aggiunta di cereali (farro) o legumi (lenticchie o cicerchia). Nel presente studio sono stati reclutati 7 soggetti sani (4 M, 3 F), con età di 22±1 (media±DS) anni, indice di massa corporea di 24±3 kg/m2, non fumatori e con normale tolleranza glucidica. Tutti i partecipanti hanno continuato la loro dieta usuale fino a tre giorni prima dello studio e nei due giorni antecedenti il test, così come il giorno stesso dello studio, una dieta con almeno 150 grammi di carboidrati al giorno, senza cibi e bevande ricche in antiossidanti, nella misura massima di una porzione di verdura e di un frutto al giorno, secondo uno schema alimentare, che è stato fornito a ciascuno di loro. La sera precedente il test essi hanno consumato un pasto contenente pane, formaggio, pomodori e frutta (15% energia giornaliera, 55% CHO), e sono rimasti a digiuno per almeno 10 ore prima del test.
La mattina dello studio, alle ore 8, è stata misurata la glicemia capillare in duplicato. Subito dopo, una delle bevande da testare è stata consumata in circa 10 minuti (birra chiara al farro o birra ambrata (rossa) alla cicerchia o birra al doppio malto (scura) alla lenticchia o vino bianco frizzante). Sono state utilizzate come standard di riferimento una soluzione di glucosio (15 gr di glucosio in acqua) o di glucosio-alcolica (15 gr di glucosio e 15 ml di alcol 95% in 300 ml di acqua). Campioni di sangue capillare sono stati prelevati 30, 60, 90 e 120 minuti dopo l’assunzione delle bevande per misurare in tempo reale la glicemia.
Risultati dello Studio
L’IG delle tre birre è risultato rispettivamente 93 (birra al doppio malto (scura) alla lenticchia), 85 (birra chiara al farro) e 84 (birra ambrata (rossa) alla cicerchia). Rispetto ai dati della letteratura (IG=110) i valori delle tre birre artigianali è risultato inferiore, in particolare la birra alla cicerchia ha mostrato il valore più basso. La capacità ossidante totale è aumentata dopo assunzione della birra scura e rossa di circa il 10%. L’aumento della capacità antiossidante, di circa il 40%, è risultato simile dopo assunzione di birra chiara e vino grechetto.
Indice Glicemico del Vino
Deliziarsi con un calice di vino rosso o bianco in buona compagnia è per tanti un piacere irrinunciabile. Ma il vino alza la glicemia? Sicuramente chi ha problemi di iperglicemia, diabete oppure chi vuole tenere semplicemente bassi i livelli di glucosio si sarà chiesto spesso se bere del vino possa influenzare i valori glicemici, favorendone un aumento.
Il Vino e la Glicemia: Cosa Dice la Scienza
«Il vino non alza direttamente la glicemia, ma un suo consumo è associato un maggiore rischio per la salute in generale» spiega la nutrizionista Valentina Spuntarelli. «Dal 1988 le bevande alcoliche sono state classificate dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) nel gruppo 1, pertanto rientrano tra le sostanze sicuramente cancerogene per l’uomo. Più di recente anche l’etanolo che è il loro principale costituente, e il suo metabolita, l’acetaldeide, sono stati classificati dalla IARC nel gruppo 1, quindi anch’essi sono sicuramente cancerogeni per l’uomo. Secondo le stime circa il 4% dei tumori in tutto il mondo sono causati dal consumo di alcol che aumenta il rischio di insorgenza di diversi tipi di neoplasie che possono colpire per esempio il tratto aero-digestivo superiore, il fegato, il colon-retto e il seno».
Per quanto riguarda l’influenza del consumo di vino sulla glicemia i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition suggeriscono che il consumo moderato di bevande alcoliche riduca la glicemia post-prandiale del 16-37 per cento per via della capacità dell’etanolo di inibire il processo della gluconeogenesi e la produzione epatica di glucosio. Inoltre, tra tutte le bevande alcoliche, quella che ha determinato la maggiore riduzione della glicemia post-prandiale è proprio il vino. Questo è dovuto al fatto che l’acidità di questa bevanda può rallentare lo svuotamento gastrico e dei componenti specifici in esso contenuti possono inibire l’attività delle alfa-amilasi o alfa-glucosidasi e, quindi, possono rallentare la velocità di digestione dell’amido.
Vino Rosso vs. Vino Bianco
«Facendo riferimento alle tabelle di composizione degli alimenti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria sia nel vino bianco sia nel vino rosso gli zuccheri sono presenti in traccia» dice l’esperta. «La differenza sostanziale tra queste due tipologie di vini non risiede tanto nel quantitativo di zuccheri in essi contenuti ma nella presenza nel vino rosso di polifenoli, in particolare troviamo il resveratrolo, noto per avere numerosi effetti positivi sulla salute. Attraverso uno studio condotto su modelli animali e su soggetti diabetici è stato visto che questo composto migliora l’omeostasi del glucosio, diminuisce la resistenza all’insulina, protegge le cellule beta pancreatiche, migliora la secrezione di insulina e migliora i disturbi metabolici.
Alcol e Diabete: Considerazioni Importanti
Pur essendo un elemento abbastanza diffuso nella dieta degli adulti, l'alcol etilico non è una molecola essenziale, né un nutriente o tanto meno una molecola "salutare". Il diabete è una patologia generalmente correlata a sovrappeso/obesità, sindrome metabolica e predisposizioni genetiche o familiari; se ne conoscono diverse tipologie, tutte accomunate dall'alterazione del metabolismo degli zuccheri (Diabete Mellito e non Diabete Insipido). Tipo 2: ha esordio tardivo e strettamente correlato ad altri dismetabolismi tipici dell'abuso alimentare, quindi del sovrappeso/obesità; a livello metabolico può essere caratterizzato da alterazione della secrezione insulinica e/o insulino resistenza periferica.
Queste poche nozioni dovrebbero essere sufficienti a capire che l'alcol etilico non è una molecola innocua, anche se non è nemmeno plausibile eliminarlo totalmente dal regime alimentare collettivo, poiché rappresenta un ingrediente essenziale del vino, la bevanda alcolica italiana "per eccellenza". E' anche opportuno specificare che l'effetto negativo dell'alcol sull'organismo è dose-dipendente, pertanto se ne sconsiglia soprattutto l'abuso, nonostante se ne conceda l'utilizzo nel rispetto delle razioni raccomandate (vedi sopra i livelli suggeriti dai LARN). Dando per scontato un utilizzo intelligente dell'alcol nella dieta, pare che non ci siano presupposti scientifici che ne sconsiglino totalmente il consumo in presenza di diabete mellito.
In base agli approfondimenti scientifici che sono stati svolti sugli effetti metabolici dell'alcol, pare che la sua assunzione possa in un qualche modo giovare all'iperglicemia; dal punto di vista ormonale è emerso che la somministrazione di alcol nel soggetto sano può determinare un aumento della risposta insulinica (Robert Metz, Sheldon Berger ed Mary Mako) e una riduzione della secrezione di ormoni IPERglicemizzanti (per inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide); ad una prima analisi, questo potrebbe sembrare un aspetto positivo, in quanto molti diabetici soffrono di una scarsa o assente produzione di insulina correlata a iperglicemia.
Il diabete tipo 2 è più spesso associato ad iperinsulinemia che a deficit insulinico, ovvero un eccesso della produzione di insulina causato dalla mancata captazione periferica (mentre il deficit di insulina può subentrare più tardivamente, negli stadi avanzati della malattia che prevedono la compromissione della funzionalità pancreatica). Nel diabete con iperinsulinemia, l'inibizionedegli ormoni iperglicemizzanti è senz'altro un aspetto positivo, ma favorire la risposta insulinica non ha alcun senso.
Tuttavia, l'alcol interagisce con il metabolismo anche in maniera totalmente indipendente dai cicli ormonali; è stato dimostrato che l'inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide epatica, oltre a ridurre la produzione di ormoni iperglicemizzanti, riduce drasticamente anche il potenziale di neoglucogenesi del fegato. In maniera negativa se consideriamo che, nel diabete tipo 1, l'iniezione insulinica deve essere accuratamente valutata in base alla composizione glucidica del pasto; così come un eccesso di insulina potrebbe provocare l'abbassamento drastico della glicemia e il coma ipoglicemico, anche una "disattivazione" della neoglucogenesi potrebbe partecipare ad un evento infausto del genere.
Per ultimo e non meno importante, rammentiamo che il diabete tipo 1 si manifesta solitamente in età precoce e con shock ipoglicemico legato ad una iper produzione momentanea di insulina; figuriamoci se tale circostanza avesse luogo in presenza di alcol etilico... le possibilità di morte aumenterebbero notevolmente!
Indice Glicemico e Carico Glicemico: Qual è la Differenza?
L’Indice Glicemico (IG) e il Carico Glicemico (CG) sono due indicatori molto importanti per valutare l’influenza che i cibi hanno sulla glicemia durante e dopo un pasto. Vediamo nel dettaglio entrambi gli indici.
Più è alto l’indice glicemico di un alimento, maggiore sarà il suo impatto sulla glicemia, fatto cento lo zucchero bianco da cucina (saccarosio). L’Indice Glicemico (IG) di un alimento è una misura qualitativa che ci dice quanto quell’alimento - rispetto allo zucchero bianco da cucina (che ha valore 100), è capace di far alzare la glicemia. Per il confronto oggi si usa anche il pane bianco (sempre considerando 100 come valore di riferimento).
Esistono delle tabelle di classificazione arbitraria in IG elevato, intermedio e basso che secondo la maggior parte degli autori è fissata nei range di valori indicati nella tabella sottostante.
I cibi che fanno salire il glucosio rapidamente hanno un Indice Glicemico alto, quelli che lo fanno salire gradualmente hanno un IG basso.
Il carico glicemico è un secondo indicatore nutrizionale che valuta l’effetto sulla glicemia di un alimento basandosi sulle quantità effettivamente consumate. Di conseguenza è un parametro più adatto per calcolare il consumo quotidiano dei vari alimenti. La formula per calcolare il Carico Glicemico è molto semplice, perché basta calcolare la quantità di alimento che stiamo consumando in gr di carboidrati per il suo Indice Glicemico e poi dividere tutto per 100.
A seconda delle dimensioni della porzione, infatti il carico glicemico di alimenti diversi può risultare simile nonostante l’indice glicemico degli stessi sia molto diverso. Il Carico Glicemico è quindi un indicatore molto più interessante e utile per l’uso quotidiano perché considera le quantità effettivamente consumate.
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