Il Peperoncino e il Colesterolo: un Alleato Piccante per la Salute Cardiovascolare

Di origini antichissime e introdotto in Europa da Cristoforo Colombo, il peperoncino è una di quelle piantine aromatiche che non dovrebbe mai mancare sui nostri balconi e nella nostra cucina quotidiana.

Proprietà e Benefici del Peperoncino

Il peperoncino piccante non è solo un ingrediente in grado di esaltare i sapori in cucina, ma è anche un prezioso alleato della salute. Ma quali sono i benefici del peperoncino? Alcune sono solo leggende, altre sono proprietà vere e proprie che fanno bene all’organismo su più livelli. Se fatto con parsimonia sì, mangiare peperoncino fa bene!

Il peperoncino deve la sua piccantezza alla presenza della capsaicina, un alcaloide che ha naturali proprietà antiossidanti e antibatteriche note da qualche migliaio di anni. Il peperoncino viene usato in tutti i Paesi con un clima caldo perché consente una maggiore conservabilità delle pietanze.

Il peperoncino fresco è ricco di vitamina C: carotenoidi e di antiossidanti sono importantissimi per combattere i radicali liberi e prevenire l’invecchiamento cellulare. Oltre alla vitamina C, il peperoncino contiene la vitamina A, preziosa per la vista (attenzione però a non toccarvi gli occhi dopo averlo manipolato!). Contiene inoltre un buon quantitativo di vitamina E, prezioso alleato della rigenerazione dei tessuti.

La Capsaicina: un Principio Attivo dalle Mille Virtù

Stimola il rilascio di adrenalina ed endorfine, neurotrasmettitori noti anche come ormoni del benessere, ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche ed è un alleato di chi è a dieta, dando sapore e stimolando, seppure in quantità minima, il metabolismo: parliamo della capsaicina, detta anche capsicina, sostanza organica presente nei peperoni e, soprattutto, nel peperoncino.

La capsaicina dona un sapore tipicamente piccante e riesce a richiamare sangue nelle zone che vengono a contatto con la sostanza. Ne bastano piccolissime quantità per scatenare reazioni di bruciore. Determina il rilascio di adrenalina con conseguente rilascio di endorfine. Ha inoltre proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie. E’ un’ottima alleata nelle diete dimagranti poiché, senza apportare calorie, dona un gusto inimitabile.

Inoltre, seppure in piccola parte, accelera il metabolismo grazie all’attivazione di proteine responsabili della dissipazione di calore, cioè fa consumare più energie durante la digestione. Un moderato utilizzo di capsaicina è raccomandato poiché facilita la digestione stimolando la secrezione di acido cloridrico.

Peperoncino Antinfiammatorio e Antitumorale

Sebbene nessun alimento sia uno scudo contro i tumori, alcuni studi attribuiscono alla capsaicina anche proprietà in questo senso: "In base ad alcuni studi in vitro questa sostanza sembrerebbe avere un effetto antitumorale poiché faciliterebbe la morte programmata delle cellule tumorali (apoptosi), inibendo un fattore responsabile del nutrimento del tumore (VEGF, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare)", sottolinea Beretta.

Quel che è certo è che questa sostanza ha proprietà antinfiammatorie: "Ha un'azione inibitrice nei confronti dell'espressione delle citochine infiammatorie. Sembrerebbe utile in patologie come l’artrite reumatoide, patologie articolari, traumi, psoriasi ed aterosclerosi.

Il Peperoncino e il Colesterolo: un Legame Dimostrato

Questa sostanza presente nel peperoncino è utile anche a chi soffre di ipercolesterolemia: "A questo proposito nel 2017 sul British Journal of Nutrition è stato pubblicato un interessante studio che notava che i soggetti che assumevano più di cinque volte alla settimana alimenti piccanti avevano analisi del sangue con migliori profili lipidici tra cui livelli inferiori di colesterolo cattivo LDL.

Tra i meccanismi coinvolti nel miglioramento di questo valore vi è la stimolazione di produzione di acidi biliari che eliminano il colesterolo nel sangue, stimolazione indotta proprio dalla capsaicina", sottolinea la dottoressa Beretta. All’attività anti-ossidante della capsaicina e di numerose vitamine in esso contenute (principalmente la vitamina C). La spiccata attività antiossidante è in grado di ridurre il rischio oncologico, l’invecchiamento cellulare e soprattutto di ridurre i valori di colesterolo LDL nel sangue, che è il principale responsabile dell’aterosclerosi e conseguentemente delle malattie cardiovascolari.

Il peperoncino, inoltre, contribuisce a tenere sotto controllo i valori del colesterolo e della pressione sanguigna. Il colesterolo è un grasso, pertanto immiscibile con l’acqua. Quando è presente in quantità eccessiva, il colesterolo LDL tende a depositarsi sulle pareti delle arterie e diventa uno dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiache. Ne deriva un processo di aterosclerosi, con il progressivo irrigidimento delle arterie e la formazione di placche che possono bloccare il flusso sanguigno.

Chi consuma regolarmente peperoncino, infatti, ha maggiori probabilità di vivere più a lungo e ha un più basso rischio di mortalità per problemi cardiovascolari. Sui livelli di colesterolo LDL (quello “cattivo”), riducendone i livelli. La capsaicina sembrerebbe agire soprattutto attraverso un canale recettore (TRPV1 (Transient Receptor Potential Vanilloid 1), presente sulla superficie delle cellule del nostro sistema nervoso, che attiverebbe una serie di effetti a cascata, ad iniziare dalla produzione di calore (termogenesi).

Come Agisce la Capsaicina

Alla sua azione sulle terminazioni nervose. La capsaicina si lega ai recettori vanilloidi di tipo 1 (VR1) a livello della bocca e delle alte vie digestive. Questi recettori normalmente si attivano alla temperatura di 43°C, per cui sono i responsabili della sensazione di bruciore che normalmente si avverte dopo aver assunto il peperoncino.

Alla sua azione sul metabolismo. I recettori VR1 si trovano anche a livello del tessuto adiposo bruno, per cui il legame con la capsaicina induce le cellule di questo tessuto a dissipare il grasso non come energia, ma bensì come calore. Il lieve innalzamento della temperatura corporea concorre nell’aumentare leggermente il metabolismo basale, e di conseguenza è particolarmente utile nelle diete dimagranti.

A questo fatto concorre anche la capacità della capsaicina di ridurre l’attività dell’ormone grelina, che è uno dei principali mediatori del senso di fame.

Peperoncino e Raffreddore

Il peperoncino può aiutare anche nel caso di congestione nasale o influenza: "La capsaicina è un vasocostrittore, in grado di ridurre il flusso sanguigno e, di conseguenza, le congestioni dei tessuti, compreso il tessuto dell’apparato respiratorio.

Controindicazioni e Precauzioni

Come per qualsiasi altro alimento, un consumo eccessivo di peperoncino può causare diversi problemi di salute, per esempio disturbi gastrointestinali: cattiva digestione, bruciore di stomaco o gastrite, diarrea, ulcera nei casi più gravi, ecc. Inoltre, è sconsigliato mangiare piccante in caso di emorroidi o ragadi anali.

"Sicuramente dovrebbero evitare cibi contenenti questa sostanza tutti coloro che soffrono di emorroidi, ulcere, e in generale, il suo consumo andrebbe moderato per evitare irritazioni della mucosa. Dovrebbero prestare molta attenzione anche le donne in gravidanza o durante l’allattamento, poiché la capsaicina potrebbe alterare il gusto del latte materno rendendolo meno gradevole al bambino", spiega la nutrizionista.

Il peperoncino può avere anche delle azioni particolarmente nocive: è un irritante per le mucose. La capsaicina, legandosi ai suoi recettori come detto sopra, induce una irritazione diretta della mucosa, che diventa iperemica e, soprattutto in caso di uso prolungato può infiammarsi fino a presentare erosioni. Questo tipicamente si osserva in bocca (stomatite), nell’esofago (esofagite) e nello stomaco (gastrite). Per questo motivo, l’utilizzo del peperoncino andrebbe evitato nelle persone affette da disturbi di tipo erosivo del tratto digestivo superiore.

Stesso effetto si può osservare anche per le vie escretrici: infatti, un suo uso eccessivo può indurre sanguinamento urinario per una azione lesiva diretta sulle vie urinarie, e allo stesso modo può concorrere ad infiammare il plesso emorroidario per quanto riguarda la sua escrezione con le feci.

Per ridurre i rischi di irritazione, è importante ricordare che la capsaicina è solubile nel grasso e nell’alcool: quindi, per ridurre il rischio erosivo, o semplicemente per ridurre la sensazione di bruciore, è utile assumere uno yogurt o un formaggio, ma anche un semplice bicchiere di vino (contrariamente a ciò che si crede, l’acqua non modifica in alcun modo la sensazione di bruciore post-assunzione di peperoncino).

La capsaicina ha interazioni farmacologiche, particolarmente con gli anti-ipertensivi (può peggiorare l’effetto collaterale della tosse secca, se presente) e con gli anticoagulanti (la capsaicina è un vasodilatatore ed ha una blanda azione anticoagulante, il che può essere utile per il rischio cardiovascolare, ma può aumentare il rischio emorragico dei farmaci che normalmente vengono utilizzati nei pazienti con patologie cardiovascolari, come la cardioaspirina, il clopidogrel o l’eparina a basso peso molecolare).

Importante segnalare il notevole sinergismo con la cocaina, per cui l’assunzione di peperoncino aumenta i rischi della nota sostanza stupefacente.

Il suo uso va limitato in gravidanza. Al di là del rischio di irritazione delle mucose come descritto sopra, che comunque è particolarmente rilevante in condizioni di gravidanza dal momento che si ha un maggior rischio di sviluppare esofagite e patologie anali come le emorroidi e le ragadi, il peperoncino può avere anche un lieve rischio teratogeno, se assunto in grandi quantità in pazienti che assumono già altri integratori.

Consigli e Curiosità

  • Nonostante i benefici, è importante consumare il peperoncino con moderazione. Il consumo eccessivo può causare irritazioni gastriche, reflusso e disturbi intestinali.
  • Il peperoncino piccante è un alimento straordinario, con effetti positivi su metabolismo, cuore, digestione e benessere mentale. Consumalo con consapevolezza e scopri tutti i modi in cui può arricchire la tua alimentazione.
  • Arrivato in Europa con il secondo viaggio di Cristoforo Colombo, il peperoncino si è diffuso in modo rapido grazie alla sua capacità di acclimatarsi facilmente a differenza di pepe e altre spezie tropicali. Tutti hanno potuto quindi coltivarlo ed è diventato molto presto una spezia “democratica” e popolare che ha saputo dare gusto a tutte le cucine povere di proteine del nuovo e del vecchio mondo.
  • Potrà sembrare un controsenso, ma il peperoncino piccante svolge un’azione benefica sullo stomaco aiutando la cicatrizzazione delle ulcere. Mangiare il peperoncino stimola la secrezione di alcuni particolari enzimi nel nostro stomaco aiutando la digestione.
  • La capsaicina contenuta nel peperoncino è molto conosciuta per alleviare diverse tipologie di dolore.

Attualmente, non è stato ancora possibile stabilire con certezza le quantità corrette di peperoncino da assumere giornalmente per avere dei sostanziali benefici.

Una pianta oggetto di elevate passioni gastronomiche e salutistiche. E di qualche credenza. Che il peperoncino piaccia è pacifico, sia pur con qualche eccezione e con gradi diversi di innamoramento. L’impiego del peperoncino nella medicina e nella cucina popolare vanta una tradizione molto antica e, come capita spesso in questi casi, un numero piuttosto vasto di indicazioni.

Buon apportatore di vitamina C, sostanze antiossidanti protettive, acidi grassi polinsaturi (nei semi, macinati insieme al frutto): per tutto questo il peperoncino ha effetti benefici sulla salute cardiovascolare, riduce il colesterolo “cattivo” e aumenta quello “buono” (British Journal of Nutrition, 2017). La capsaicina, responsabile del sapore piccante, migliora il controllo di appetito e sazietà (European Journal of Pharmacology, 2013).

Mentre non è in discussione la generale salubrità dell’uso gastronomico del peperoncino (con qualche prudente precauzione per gastritici, ulcerosi e colitici), non è ancora stata identificata con chiarezza la dose giornaliera necessaria per ottenere effetti terapeutici tangibili. Secondo diversi ricercatori, si tratterebbe di una dose di peperoncino in polvere che dovrebbe variare, in relazione alle diverse esperienze, da 1 g fino a 5-8 g al giorno. Quantitativi, questi ultimi, certamente da collocarsi non più nell’ambito della gastronomia, ma della vera e propria farmacologia.

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