Sul latte non mancano i miti da sfatare: il latte fa male o fa bene? Causa il cancro? E’ un alimento pericoloso per la salute, il colesterolo, le ossa? Il latte non fa male.
Sono anni che circolano voci che il latte sia un fattore di rischio per le patologie cardiovascolari, che indebolisca le ossa, che faccia venire il cancro… Nulla di vero.
Le malattie cardiometaboliche rappresentano una delle principali sfide sanitarie globali. L’obesità, l’ipertensione, la resistenza all’insulina e la dislipidemia sono fattori di rischio che predispongono a patologie come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. L’adozione di strategie nutrizionali efficaci è essenziale per contrastare questo crescente problema di salute pubblica.
Componenti del Latte e Loro Effetti
Il latte contiene acidi grassi saturi, che possono aumentare la sintesi di ormoni steroidei e la concentrazione di insulina, ma che se bilanciati nella dieta (<10% del fabbisogno energetico) non sono un problema. La componente minerale rappresenta lo 0.7-1% del totale nel latte Cosa significa? I latticini rappresentano una parte importante di una dieta sana ed equilibrata, perché sono composti da sostanze come proteine, vitamine, sali minerali e lipidi, che servono all’organismo per funzionare al meglio nella sua quotidianità.
I lipidi contenuti nel latte sono circa il 3,5% e sono composti in prevalenza da trigliceridi per il 96-98%, e da fosfolipidi, soltanto l’1%. I trigliceridi sono composti da molecole di acidi grassi saturi, tra cui l’acido palmitico per il 20-25%, lo stearico e il miristico, e da molecole di acidi grassi polinsaturi, che però costituiscono una percentuale molto bassa. Da questi ultimi, tramite un processo di isomerizzazione effettuato dai microrganismi del rumine, si ottengono gli acidi grassi coniugati, chiamati comunemente CLA.
In un litro di latte sono presenti circa 35 g di grasso, di cui la metà sono rappresentati da acidi saturi. Questi acidi grassi sono i responsabili dell’aumento della colesterolemia, ossia l’aumento del livello di colesterolo nel sangue, perché aumentano la concentrazione plasmatica del colesterolo legato alle LDL, diminuendone il catabolismo.
Questa sintesi, che avviene nella misura di 1 grammo al giorno, aumenta o diminuisce in base all’alimentazione, e può portare a una ipercolesterolemia se l’organismo non funziona correttamente. Secondo gli studi però, il colesterolo in sé presente nei latticini non concorre ad aumentare il rischio di malattie cardiovascolari.
Nei formaggi il colesterolo è presente nella quantità che va dai 60 ai 100 mg ogni 100 grammi di prodotto, a seconda del tipo di formaggio, della sua linea di lavorazione e la sua stagionatura. Come già detto in precedenza, un consumo abituale di latticini è di giovamento all’organismo, per via dei tanti nutrienti contenuti al suo interno, tra cui anche il colesterolo.
Tra i grassi del latte (complessivamente 3,6 g per 100 g nel latte intero e 1,5 e 0,2 g sempre per 100 g nel latte parzialmente e totalmente scremato), i grassi saturi rappresentano circa il 65%; il principale acido grasso (con il 25-30% del totale) è l’acido palmitico.
Nuove Evidenze Scientifiche
Gli studi più recenti, tuttavia, rilevando che non esistono differenze significative, in termini di rischio cardiovascolare, tra il consumo di latte e derivati interi e quello di prodotti a ridotto contenuto di grassi, hanno rimesso in discussione la validità di tali indicazioni. Gli esperti hanno concluso che gli studi epidemiologici su vasta scala indicano che il consumo di latte, yogurt e formaggi non è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, indipendentemente dal loro contenuto di grassi.
Alcuni dati suggeriscono anzi che i prodotti fermentati, come lo yogurt e alcuni formaggi (questi ultimi caratterizzati generalmente da un tenore in saturi elevato), potrebbero persino avere effetti protettivi. Una possibile spiegazione di questi risultati potrebbe risiedere nella cosiddetta “matrice alimentare” dei latticini: i grassi contenuti nei prodotti caseari non agirebbero in altre parole isolatamente, ma all’interno di una complessa struttura che ne modula l’assorbimento e gli effetti metabolici. Si ipotizza che alcuni componenti di questi alimenti possano mitigare eventuali effetti negativi dei grassi saturi.
Buone notizie per chi beve regolarmente il latte. Il latte non innalzerebbe i livelli di colesterolo nel sangue, né il rischio di malattie cardiovascolari, ma solo, di poco, l’indice di massa corporea. È il risultato di uno studio condotto dall’Università di Reading e pubblicato sulla rivista scientifica “International Journal of Obesity”.
Si è basato su una meta-analisi di dati di circa 2 milioni di persone per i quali è stato valutato il consumo di latte con un approccio genetico. - un valore significativamente più basso (14%) di rischio di cardiopatia coronarica. Quest’ultimo risultato farebbe ipotizzare i ricercatori che la riduzione dell’apporto di latte potrebbe non essere necessaria per prevenire le patologie cardiovascolari.
Questo studio è stato compiuto perché precedenti ricerche avevano sondato il nesso causale tra una maggiore assunzione di latticini e malattie cardiovascolari come obesità e diabete.
Che cosa resta ancora da scoprire, conclude il dottor Karani, responsabile dello studio, è se l’abbassamento dei livelli di colesterolo osservato nei partecipanti dipenda dal grasso contenuto nei prodotti lattiero-caseari o da un altro fattore al momento sconosciuto.
Am J Clin Nutr. Most current dietary guidelines for the prevention of cardiovascular diseases (CVD) recommend the consumption of low-fat dairy in place of regular-fat dairy foods, one of the main sources of dietary saturated fatty acids (SFAs). Here, we summarise the data presented and discussions held - relating to the validity of such recommendations - between a panel of international nutrition research experts at a high-level closed workshop on ‘Saturated Fat in Dairy and Cardiovascular Diseases’, which took place in Amsterdam on 15-16 April 2024. The most recent evidence indicates that overall, consumption of milk, yogurt and cheese, irrespective of fat content, is neutrally associated with CVD risk. There is also no evidence yet from randomized controlled trials that consumption of regular-fat milk, yogurt and cheese has different effects on a broad array of cardiometabolic risk factors when compared to consumption of low-fat milk, yogurt and cheese. Thus, the body of evidence does not support differentiation between regular-fat and low-fat dairy foods in dietary guidelines for both adults and children. Strategies focusing primarily on reduction of energy-dense, nutrient-poor foods, the main source of SFAs in Western diets, rather than on the fat content of dairy foods, are more likely to benefit the population’s cardiovascular health.
Benefici Aggiuntivi e Alternative
Naturalmente, il suo consumo deve rientrare in una dieta equilibrata, data dall’assunzione giornaliera di vari alimenti sostanziosi quali carne, frutta e verdura. Sul mercato recentemente sono stati introdotti dei nuovi prodotti come il latte fermentato e lo yogurt arricchiti da fitosteroli o steroli vegetali. Queste sostanze sono simili al colesterolo per la loro composizione, ma hanno proprietà ipocolesterolemizzanti, ossia aiutano a mantenere basso il colesterolo nel sangue.
Grazie ai fitosteroli, i livelli di colesterolo LDL, chiamato comunemente anche colesterolo cattivo, variano dal 3% all’11.3%, in base al dosaggio di fitosteroli somministrati. È stato però dimostrato da “l’Adult treatment panel III” e l’American Heart Association (Associazione americana di cardiologia), che somministrando dosi superiori a 2.5 g/die non si verificano effetti maggiormente significativi, anzi potrebbero risultare addirittura dannosi.
Un’altra sostanza che aiuta a ridurre il livello del colesterolo nel sangue sono i beta-glucani, contenuti generalmente nei cereali quali l’avena e l’orzo. Nel 2012, la Commissione Europea ha stabilito che questa sostanza effettivamente riduce il livello del colesterolo, diminuendo così le probabilità di insorgenza di malattie cardiovascolari.
Combinando le due sostanze recentemente studiate e approvate per ridurre il livello di colesterolo nel sangue, e di conseguenza le malattie dell’apparato cardiovascolare, è possibile così trarre giovamento da entrambe, soprattutto durante la prima colazione.
Una nuova revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata su Clinical Nutrition, ha analizzato l’effetto della supplementazione di proteine del siero di latte su vari indicatori di salute cardiometabolica negli adulti. Sono stati inclusi 21 studi randomizzati controllati (RCT), nei quali l’effetto della supplementazione è stato confrontato con placebo o con un controllo a base di carboidrati. L’analisi ha mostrato una riduzione significativa della pressione arteriosa sistolica (SBP) nei soggetti sotto i 50 anni di età, con una riduzione media compresa tra 3 e 5 mmHg.
Tuttavia, i benefici più evidenti si sono osservati quando la supplementazione di proteine del siero di latte era combinata con l’esercizio fisico. Tale riduzione potrebbe essere attribuita alla presenza di peptidi bioattivi nel siero di latte, che possono agire modulando il sistema renina-angiotensina, riducendo così la vasocostrizione e migliorando la funzionalità endoteliale.
I risultati hanno, inoltre, evidenziato un miglioramento del profilo lipidico nei soggetti che hanno combinato la supplementazione con l’esercizio fisico, con una riduzione significativa del colesterolo LDL (-5,38 mg/dL) e del colesterolo totale (-8,58 mg/dL). Tale effetto è stato particolarmente pronunciato nei soggetti sotto i 50 anni, indipendentemente dalla dose giornaliera e dall’indice di massa corporea.
Tabella: Effetti della Supplementazione di Proteine del Siero di Latte
| Indicatore di Salute | Effetto della Supplementazione con Esercizio Fisico |
|---|---|
| Pressione Arteriosa Sistolica (SBP) | Riduzione significativa (3-5 mmHg nei soggetti < 50 anni) |
| Colesterolo LDL | Riduzione significativa (-5,38 mg/dL) |
| Colesterolo Totale | Riduzione significativa (-8,58 mg/dL) |
Consigli per la Colazione
Ogni momento della giornata è buono per tenere sotto controllo il colesterolo ma la mattina ha l’oro in bocca e scegliere già a colazione gli alimenti più adatti alla nostra dieta è tutto di guadagnato.
- Caffè: La preparazione “all’italiana” del caffè è considerata la più salutare e non sembra far aumentare il colesterolo.
- Caffè d’orzo: Una valida alternativa al caffè, ricco di minerali e fibre.
- Spremuta e smoothie: Gli agrumi come l’arancia possono esercitare effetti favorevoli sul metabolismo del colesterolo.
- Tè: Riduce i livelli di colesterolo cattivo e ha proprietà antiossidanti (tè verde e tè nero consigliati).
- Latte: Ricco di proteine nobili; preferire latte scremato o parzialmente scremato.
- Cereali integrali: Ricchi di fibre e fitosteroli, utili per il colesterolo LDL (frumento, avena, farro, orzo e segale).
- Frutta fresca e secca: La frutta secca contiene acidi grassi polinsaturi (omega 6 ed omega 3).
- Yogurt: Un regolare consumo può determinare una riduzione del rischio cardiovascolare.
Latte e Intolleranza al Lattosio
L’intolleranza al lattosio, invece, è diffusa soprattutto tra gli adulti e si associa generalmente a disturbi meno gravi. È causata dalla carenza di funzionalità dell’enzima lattasi, necessario per digerire il lattosio, che può essere dovuta a motivi genetici, alla sua fisiologica riduzione con l’avanzare dell’età o secondariamente ad alcune patologie (gastroenteriti, morbo di Crohn, sindrome del colon irritabile, celiachia).
Quando questo enzima è deficitario, il lattosio non viene digerito ed arriva tal quale all’intestino, dove viene fermentato dai batteri presenti e può essere causa di gonfiore, crampi addominali, fino a scatenare vere proprie scariche di diarrea. Si rischia di non tollerare più il latte anche semplicemente non consumandolo in modo abituale. La produzione di lattasi, infatti, è indotta dal lattosio stesso.
Se per un lungo periodo ne sospendiamo l’assunzione, quando andremo a reinserirlo ci risulterà difficile da digerire, ma stimolando il nostro corpo con piccole quantità giornaliere sarà possibile tornare a tollerarlo. Per porre diagnosi di intolleranza al lattosio è molto spesso sufficiente individuare un rapporto di causa-effetto tra assunzione di lattosio e comparsa dei sintomi.
Purtroppo una cura risolutiva non esiste, c’è però la possibilità di ricorrere a farmaci a base di lattasi che, assunti prima del pasto, consentono di assumere latte e derivati contenenti lattosio senza incorrere in fastidiosi disturbi intestinali. No, infatti qualora non lo si tolleri è sbagliato rinunciare a consumare questi prodotti a priori.
In base alla loro lavorazione e conservazione, infatti, tali alimenti possono contenere il lattosio in concentrazioni diverse, più o meno tollerabili. Nello yogurt, ad esempio, il lattosio è presente in minima quantità e lo stesso vale per i formaggi fermentati e stagionati almeno 6 mesi.
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