Il colesterolo è una molecola lipidica, ovvero una sostanza grassa prodotta dall’organismo umano o incamerata attraverso alcuni alimenti. Questa sostanza grassa svolge diverse funzioni importanti, fra cui la sintesi di componenti indispensabili nel processo di digestione. Tuttavia, accumulandosi, si ferma sulle pareti delle arterie, portando il paziente ad aterosclerosi.
Per non rischiare di avere il colesterolo alto, spesso si eliminano i formaggi dall’alimentazione. È indubbio che il colesterolo sia un grasso presente quasi esclusivamente nel regno animale, in quanto parte essenziale della membrana cellulare di ogni creatura, ma proprio per questo è presente ovunque ci siano cellule: carne di tutti i tipi, latte e derivati, uova, bottarga, caviale, etc.
Molti credono che il colesterolo si trovi solo negli alimenti “grassi”, in particolare quelli con tanti grassi saturi, invece si trova anche in quelli “magri”.
Grassi Saturi e Insaturi: Quali Sono le Differenze?
Comunemente si pensa che i formaggi contengano solo grassi saturi, cioè quelli che hanno più possibilità di incidere sull’aumento del colesterolo, ma non è così. A seconda delle varie lavorazioni, nei formaggi troviamo entrambi i grassi (saturi e insaturi), ma in proporzioni differenti. Il Grana Padano DOP, ad esempio, contiene il 68% di grassi saturi, il 28% di monoinsaturi (come quelli dell’olio d’oliva) e il 4% di polinsaturi (come quelli del pesce o delle noci).
Sugli alimenti ricchi di grassi, come le uova, esistono molti pregiudizi. In realtà, questi nutrienti non devono essere colpevolizzati in quanto tali, poiché ad essere dannoso è il loro uso non appropriato dal punto di vista della quantità e della qualità. I lipidi sono presenti in molti cibi di origine animale (burro, formaggi, carne, ecc.) e di origine vegetale (oli vegetali).
I grassi saturi, i cosiddetti “grassi cattivi”, si riconoscono perché a temperatura ambiente appaiono solidi, a parte qualche rara eccezione. Questa tipologia di grassi “cattivi”, nel tempo e senza dare segnali, tendono ad elevare il livello di colesterolo nel sangue, favorendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari. I grassi insaturi, invece, comunemente soprannominati “grassi buoni”, sono nella maggior parte dei casi di origine vegetale e liquidi a temperatura ambiente. L’olio di oliva è un’ottima fonte di questi grassi “buoni”.
Colesterolo LDL e HDL: Qual è la Differenza?
Esistono due tipi di colesterolo: l’HDL (o colesterolo buono) e il LDL (o colesterolo cattivo). Possiamo immaginare il colesterolo HDL come uno spazzino in grado di “sequestrare” l’eccesso nel sangue di LDL per portarlo nel fegato dove verrà distrutto. La quantità giornaliera suggerita di HDL è pari a circa 300 mg.
Sentiamo sempre dire che il colesterolo LDL è quello “cattivo”. Per essere precisi le LDL (lipoproteine a bassa densità) fisiologiche svolgono funzioni vitali: il colesterolo è la molecola di partenza per la sintesi della vitamina D e degli ormoni sessuali, svolge un’ azione antinfiammatoria e antimicrobica, contribuisce alla formazione della mielina che avvolge le fibre nervose e stimola la neurogenesi. Dobbiamo distinguere tra LDL fisiologiche e LDL ossidate: infatti le LDL diventano “cattive” quando sono danneggiate dall’eccesso di glucosio e vengono ossidate (LDL ossidate). Mangiando troppi zuccheri e carboidrati: ecco, è così che possiamo aumentare il colesterolo “cattivo”.
Alimenti e Colesterolo: Cosa Sapere
Rinunciare ai formaggi per il timore di alzare i livelli di colesterolo non è una buona abitudine alimentare, poiché ci si priva dei buoni nutrienti del latte (proteine, calcio, vitamine). Non dobbiamo dimenticare poi, che il nostro organismo è una macchina perfetta: sintetizza da solo il colesterolo di cui ha bisogno. Ecco spiegato il perché non è vero che meno colesterolo si assume, meglio è. Il trucco è introdurne sempre la giusta quantità attraverso una sana e varia alimentazione. Nelle uova, il colesterolo si concentra tutto nel tuorlo, mentre l’albume ne è privo.
Le linee guida delle varie società scientifiche internazionali non indicano la giusta quantità di colesterolo da assumere con l’alimentazione, ma si concentrano piuttosto sui fabbisogni quotidiani di macronutrienti e micronutrienti. In alcuni casi, la quantità di colesterolo consigliata per una dieta media da 2000 kcal è di circa 200 mg quotidiani. Questo significa che con un solo uovo si raggiunge tale soglia, con una porzione (100 g) di stracchino si copre il 45% della quantità giornaliera consentita, con una porzione (50 g) di Grana Padano DOP il 27%, con 100 g di petto di pollo il 30% e con 100 g di carne d’agnello (grassa) quasi il 40%.
L'Olio di Cocco e il Colesterolo
L’olio di cocco, ricco di acidi grassi saturi, aumenta il contenuto plasmatico di colesterolo LDL, le famigerate low density lipoproteins che giocano un ruolo così drammatico nell’aterosclerosi. L’olio di cocco ha un alto contenuto di acido laurico, un acido grasso saturo a 12 atomi di carbonio e in misura minore di acido palmitico (16 atomi di carbonio) e miristico (14 atomi di carbonio). Come si è detto l’olio di cocco aumenta anche il valore del colesterolo HDL. Fino ad oggi però non è noto se vi sia un cibo o un fattore nutritivo in grado di aumentare il livello di HDL in misura tale da avere un effetto sull’aterosclerosi e la riduzione degli eventi coronarici.
Omega-3 e Colesterolo
Dopo gli entusiasmi degli scorsi decenni, gli studi recenti tendono a ridimensionare di molto il ruolo degli Omega-3 nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. E un contributo pesante al dibattito lo aggiunge l'ultima revisione di studi del Cochrane Heart Group: consumare Omega-3, di per sè, influisce poco o nulla sul rischio di morte in generale, sul rischio di malattie cardiovascolari, ictus e infarti.
Il Ruolo della Vitamina D
La vitamina D agisce come un ormone che influisce sul processo intestinale di assorbimento di calcio e fosforo. Indirettamente contribuisce anche alla regolazione di processi fisiologici come la mineralizzazione delle ossa e alcune attività del sistema immunitario, come le infiammazioni. Ricaviamo la vitamina D solo in minima parte dal cibo e l’esposizione solare è la fonte principale della produzione di vitamina D nella sua forma attiva.
Tutto il resto della vitamina D che si può trovare nel nostro organismo si forma nella pelle a partire da un grasso simile al colesterolo, il 7-deidrocolesterolo, che viene trasformato per effetto dell’esposizione ai raggi UVB. Una volta prodotta nella cute o assorbita a livello intestinale, la vitamina D passa nel sangue. Qui una proteina specifica la trasporta fino al fegato e ai reni, dove viene attivata.
L’AIFA ha indicato che la somministrazione della vitamina D non è efficace per la cura e la prevenzione né dei tumori né di Covid-19. La vitamina D deve essere dunque integrata farmacologicamente soltanto quando si manifestano particolari sintomi o forti carenze.
L’AIFA ha dichiarato che l’integrazione di vitamina D è consigliata con valori inferiori a 12 nanogrammi per millilitro di sangue (o 30 nmol/L). Al di sopra di questi livelli è raccomandata la sua somministrazione solo in caso di specifiche patologie, come l’osteoporosi. Per chi non soffre di particolari disturbi è sufficiente trascorrere più tempo all’aria aperta, senza dover monitorare i propri livelli di vitamina D con frequenti esami del sangue.
Low Carb e Dieta Chetogenica: Un Approccio Alternativo?
Con i termini low carb si intende un tipo di alimentazione a ridotto apporto di carboidrati: «Per l’esattezza, 50 grammi al giorno», specifica Cristina Tomasi, specialista in Medicina Interna a Bolzano. Se abbassiamo le quantità arriviamo a parlare di dieta chetogenica, una sorta di low carb solo un pochino più restrittiva. Per convenzione, la suddivisione dei macronutrienti si traduce in un 70 per cento di grassi, 20-25 per cento di proteine e 5-10 per cento di carboidrati. Se optassimo per una alimentazione chetogenica, dovremmo metterci nell’ottica di mangiare meno di 20-30 grammi di carboidrati al giorno.
La dieta chetogenica e low carb possono portare a un aumento dei livelli di colesterolo e di colesterolo LDL. In una dieta low-carb/chetogenica, la restrizione dei carboidrati permette di ridurre, se non addirittura annullare, il rischio di danneggiare le LDL. Quindi è altamente improbabile che le LDL, anche se alte, possano costituire un rischio per la salute.
In alcuni casi, in risposta alle necessita dell’organismo, può aumentare i livelli di colesterolo e di LDL. Terrei d’occhio, invece, i trigliceridi che, quando sono elevati, aumentano il rischio cardiovascolare. La loro formazione? Deriva da un eccesso di carboidrati, non di grassi. Quindi, una dieta che riduca drasticamente i carboidrati riduce anche i trigliceridi e, nella maggioranza dei casi, i valori di colesterolo, mentre aumenta i valori di HDL (il cosiddetto colesterolo buono).
Tutte le raccomandazioni e i consigli presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo ed informativo e si riferiscono al tema trattato in generale, pertanto, non possono essere considerati come consigli o prescrizioni adatte al singolo individuo, il cui quadro clinico e condizioni di salute possono richiedere un differente regime alimentare.
leggi anche:
- Laboratorio Analisi Grasso: Servizi, Specializzazioni e Prenotazioni
- Esami del Sangue per Fegato Grasso: Quali Fare e Come Interpretarli
- Ecografia per Fegato Grasso: Come Diagnosticarlo e Cosa Fare
- Scopri Tutto sul Salmone Grasso: Colesterolo, Valori Nutrizionali e Benefici Sorprendenti!
- Esame Istologico della Placenta Dopo il Parto: Scopri il Significato e le Implicazioni Essenziali
- Esami del sangue nel pomeriggio: è possibile? Ecco cosa sapere
