Il fumo e il diabete hanno più legami di quanto si possa pensare. Il fumo, insieme a fattori genetici e all’obesità, è stato riconosciuto come fattore di rischio per lo sviluppo dell’insulino-resistenza, da cui il diabete di tipo 2 può avere origine.
Il Legame tra Fumo e Diabete
Chi ha il diabete non deve fumare perché gli effetti del fumo si sommano ai danni che la glicemia alta arreca al sistema cardiocircolatorio, ai reni e ai nervi. Ma chi fuma rischia di sviluppare il diabete più degli altri? Essere esposti al fumo di altri ha una incidenza? Fumare di più o di meno incide sul rischio?
Una recente meta-analisi di 88 studi ha confermato un'associazione significativa tra il fumo e l’aumento del rischio (pari al 37%) di sviluppare diabete mellito. Si stima ora che almeno 25 milioni di casi di diabete in tutto il mondo possano essere attribuibili al solo fumo di sigaretta convenzionale.
Uno studio trasversale condotto su 2142 europei (25-41 anni di età) ha dimostrato un aumento del rischio di diabete (quasi raddoppiato) in soggetti fumatori rispetto ai non fumatori. Questi dati, se comparati a studi analoghi condotti in altri paesi, possono condurre alla formulazione dell’ipotesi secondo cui “il fumo accelera la progressione dall’euglicemia verso uno stato di alterata tolleranza al glucosio, che porta ad un aumento del rischio di sviluppare il diabete nei soggetti fumatori”.
Per chi ancora non è diabetico, quindi, il fumo può favorire l’insorgenza anticipata della malattia. Per quanti invece soffrono di diabete, il fumo può aggravare le complicanze della malattia, specie quelle cardiovascolari.
Le sostanze tossiche del fumo e il diabete, infatti, agiscono in modo molto simile sull’apparato cardiocircolatorio: sia gli alti livelli di glucosio caratteristici del diabete sia il fumo danneggiano le pareti delle arterie, favorendo la formazione di placche aterosclerotiche. Quando ciò avviene la capacità del vaso sanguigno si riduce producendo molte conseguenze: maggior rischio di ictus, infarto, disfunzione erettile, malattie renali.
Si stima che per un diabetico che fumi le probabilità di sviluppare queste complicanze siano doppie rispetto a un malato non fumatore.
Fisiopatologia del Consumo di Tabacco e Sviluppo del Diabete di Tipo 2
La ricerca ha indicato che la nicotina, uno dei componenti altamente tossici del fumo di tabacco, compromette la funzione e la massa delle cellule β pancreatiche che influenzano la sintesi di insulina e la regolazione della produzione di glucosio, svolgendo un ruolo importante nell'insorgenza del diabete di tipo 2.
Le evidenze suggeriscono che la nicotina induce resistenza all’insulina attraverso l’attivazione dello stress ossidativo. Una compromissione acuta della tolleranza al glucosio e un aumento della resistenza all'insulina sono state osservate nei fumatori sia attivi che passivi come conseguenza del consumo di sole tre sigarette.
Complicanze del Diabete di Tipo 2 Legate al Fumo
L’intensità del fumo (ovvero il numero di sigarette fumate al giorno) e la modalità (cioè fumo attivo o esposizione al fumo passivo) svolgono un ruolo nel rischio di sviluppare complicanze del diabete. L’uso del tabacco, un fattore di rischio significativo per le malattie cardiovascolari, che rappresentano una complicanza cruciale del diabete di tipo 2, è legato all’insorgenza precoce di complicanze microvascolari e può aggravare le complicanze dovute al diabete di tipo 2.
La nefropatia è un’altra grave complicanza e una delle principali cause di insufficienza renale allo stadio terminale. L’uso del tabacco è stato confermato come un fattore di rischio indipendente per l’insorgenza e la progressione della nefropatia diabetica e dell’insufficienza renale nelle persone con diabete di tipo 2.
Fumare può contribuire al danno ai nervi, portando alla neuropatia diabetica. Può anche provocare una cattiva circolazione sanguigna e danni ai nervi dei piedi, aumentando il rischio di ulcere, infezioni e, nei casi più gravi, amputazioni. Sia l’uso del tabacco che il diabete di tipo 2 possono avere un impatto negativo sulla salute orale e compromettere la capacità di guarigione delle ferite.
Inoltre il fumo può danneggiare i vasi sanguigni della retina, portando potenzialmente alla retinopatia diabetica e causando quindi la perdita della vista nelle persone con diabete di tipo 2.
Anche il Fumo Passivo Impatta sullo Sviluppo del Diabete di Tipo 2
Il fumo di tabacco contiene oltre 7.000 sostanze chimiche, almeno 69 delle quali riconosciute come causa di cancro. Alcune centinaia sono dannose per la salute anche in coloro che sono esposti al fumo passivo, al quale sono attribuiti ogni anno circa 1,3 milioni degli oltre 8,7 milioni di decessi dovuti al tabacco.
Diverse revisioni sistematiche della letteratura hanno mostrato un’associazione significativa tra esposizione al fumo passivo e aumento del rischio di diabete di tipo 2, così come è stato scoperto che molte delle complicanze associate al diabete di tipo 2 si sviluppano anche attraverso l'inalazione passiva del fumo.
Impatto dei Nuovi Sistemi di Inalazione della Nicotina
Nonostante le limitate evidenze disponibili, la ricerca indica che l’uso della sigaretta elettronica è associato a una maggiore intolleranza al glucosio e a un elevato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Riguardo invece ai prodotti del tabacco riscaldato, per via della loro relativa novità la ricerca è ancora preliminare, tuttavia le prime ricerche hanno evidenziato che aumentano il rischio di diabete di tipo 2.
Gli studi sulle emissioni secondarie dei prodotti del tabacco riscaldati suggeriscono che espongono sia gli utenti che gli astanti ad alcune delle stesse sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta, anche se a livelli inferiori per gli astanti.
Quali Conseguenze sul Diabete se si Smette di Fumare?
Smettere di fumare riduce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 del 30-40% e migliora la gestione di questa condizione cronica.Sono state condotte ampie ricerche sull'impatto della cessazione del fumo sul diabete di tipo 2 e sulle sue complicanze. Nel complesso è emerso che la cessazione del fumo è associata a un ridotto rischio di malattie cardiovascolari e di mortalità tra i fumatori con diabete di tipo 2 e che riduce in primo luogo anche il rischio a lungo termine di sviluppare la malattia, nonostante un aumento transitorio del peso corporeo.
I benefici per la salute aumentano con l’aumentare della durata della sospensione.
Nonostante i dati limitati, è importante che le persone con diabete di tipo 2 evitino l’uso del tabacco come parte della gestione del diabete, hanno concluso gli autori del documento. La ricerca qualitativa condotta tra i fumatori con diabete di tipo 2 ha rivelato che le idee sbagliate sulla cessazione del fumo, comprese le preoccupazioni sull’aumento di peso post-cessazione, l’influenza dei coetanei fumatori e l’aspetto psicologico della dipendenza, hanno portato ad atteggiamenti negativi nei confronti della cessazione del fumo.
Questi risultati sottolineano fortemente l’imperativo di interventi completi e personalizzati, che comprendano sia interventi comportamentali che farmacologici, per aumentare i tassi di successo della cessazione dal fumo.
Ogni medico ha il dovere di consigliare ai pazienti diabetici di smettere di fumare quanto prima, così come suggerito dalle Linee Guida internazionali sul diabete. L’astinenza può provocare un aumento di peso che può essere gestito con una attenta attività di counselling antifumo. Il paziente non deve accettare l'aumento di peso come inevitabile effetto collaterale della cessazione.
«Gli operatori sanitari svolgono un ruolo vitale nel motivare e guidare le persone con diabete di tipo 2 nel loro percorso verso l'abbandono del tabacco» ha affermato Ruediger Krech, direttore del Dipartimento di Promozione della Salute presso l'Organizzazione Mondiale della Sanità a Ginevra, Svizzera. «Allo stesso tempo, i governi devono compiere il passo cruciale per garantire che tutti i luoghi pubblici chiusi, i luoghi di lavoro e i trasporti pubblici siano completamente privi di fumo. Questi interventi sono salvaguardie essenziali contro l'insorgenza e la progressione di questa e di molte altre malattie croniche».
Benefici di Smettere di Fumare
Smettere di fumare riduce fino al 40% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e nei diabetici aiuta a prevenire il peggioramento delle numerose gravi comorbilità della malattia. Dal momento che il diabete di tipo 2 rappresenta una delle malattie croniche più diffuse a livello mondiale e la nona causa di decesso a livello globale, la possibilità di ridurne il rischio e il peggioramento smettendo di fumare si aggiunge all’urgenza di abbandonare l’abitudine al fumo come interesse di salute pubblica.
Appena si smette il rischio cresce ma poi progressivamente si riduce dopo qualche anno di astinenza. Smettere di fumare non è importante soltanto per prevenire le complicanze macrovascolari del diabete ma ha anche un ruolo benefico nel facilitare il controllo della glicemia e nel limitare le complicanze microvascolari della malattia. Anche le sigarette elettroniche espongono ai danni della nicotina e degli altri componenti tossici.
Ecco 25 ottimi motivi per smettere di fumare (valgono anche per le sigarette elettroniche!):
- Migliorare la salute e la circolazione.
- Migliorare la performance fisica e non provare più affanno nei piccoli gesti quotidiani.
- Migliorare la performance sessuale. Smettere di fumare prolunga la fase terminale dell’eros.
- Evitare le influenze negative del fumo sulla fertilità.
- Migliorare l’aspetto della pelle che apparirà più brillante e luminosa. Il fumo secca la pelle (che nel soggetto con diabete già tende alla xerosi) e aumenta il rischio di psoriasi.
- Migliorare il sorriso. Il tabacco si deposita sui denti e ne altera la colorazione. Favorisce anche la placca dentale e la parodontite.
- Riacquistare il gusto dei sapori. Il tabacco si deposita e ostacola la funzione delle papille gustative.
- Riapprezzare il gusto di rilassarsi. Quando si fuma non si sta veramente liberando la mente.
- Aiutare un altro a smettere. Essere di esempio è spesso un’ottima motivazione.
- Avere una vita più lunga e sana (il tabacco danneggia quasi tutti gli organi del corpo; i fumatori di lunga data perdono in media almeno 10 anni di vita).
- Proteggersi da problemi a cuore, vasi, polmoni.
- Proteggere gli occhi, già delicati nella persona con diabete, da degenerazione maculare legata all’età, cataratta, glaucoma e altri disturbi oculari.
- Ridurre i sintomi mestruali e della menopausa.
- Proteggere la salute futura dei neonati e ridurre il rischio di aborto.
- Ridurre l’insorgenza e la mortalità per oltre 20 tipi di cancro (il tabacco è responsabile del 25% dei decessi).
- Ridurre il rischio di insorgenza di diabete tipo 2 e di complicanze in chi ne soffre da lungo tempo (per es. piede diabetico).
- Ridurre il rischio di demenza (il 14% dei casi di Alzheimer può essere attribuito al fumo).
- Favorire il mantenimento di una migliore densità ossea.
- Ridurre il rischio di disturbi gastrointestinali (ulcere gastriche, malattia infiammatoria intestinale, diarrea persistente, sanguinamenti, tumori).
- Mantenere il sistema immunitario più forte.
- Ridurre lo sfruttamento di bambini nell’industria del tabacco (oltre 1 milione).
- Risparmiare un costo che non fa bene alla salute e favorisce l’invecchiamento.
- Proteggere l’ambiente per i propri figli e le generazioni future (si stima che le emissioni della produzione di tabacco equivalgano a 3 milioni di voli transatlantici, senza contare i mozziconi. Sono numeri da capogiro).
- Ridurre la deforestazione per la coltivazione del tabacco che ha molte gravi conseguenze ambientali.
- Ridurre l’uso sostanziale di sostanze chimiche, inclusi pesticidi, fertilizzanti e regolatori della crescita, per la coltivazione del tabacco e il deposito di residui tossici difficilmente rimovibili.
Smettere di fumare è la singola decisione più vantaggiosa per la salute. Ovviamente dei polmoni ma non solo. Decenni di campagne di informazione stanno avendo qualche effetto. Il numero di fumatori diminuisce: erano 11,3 milioni in Italia nel 2014 (il 22% contro il 30% di fine ‘900). Ma negli altri Paesi europei il loro numero scende ancora più velocemente. E il calo si registra più nei maschi che nelle femmine.
Nel 1957 solo una donna su 20 fumava e 7 maschi su 10. Oggi fuma una donna su 5 e un maschio ogni 4. Il numero di sigarette per persona scende di poco. La media è 13 al giorno. «L’aumento del prezzo delle sigarette è un efficace deterrente. Le tasse italiane sui prodotti del tabacco sembrano alte al 58,5%, ma sono inferiori alla media europea che arriva al 70%. Anche il divieto di fumare nei locali e nei luoghi pubblici ha aiutato a ridurre il consumo, e ancora di più ha funzionato la sensibilizzazione sul fumo passivo.
La motivazione a smettere quindi non manca. Sono pochi i fumatori che non hanno mai provato a smettere. «A volte risulta difficile farlo senza un aiuto professionale», ammette Zagà, «in quanto il tabagismo è una vera e propria dipendenza fisica dalla nicotina e dall’oggetto-sigaretta ed è classificata dall’OMS come una condizione psichiatrica. Uscirne da soli è possibile ma non è probabile. Occorre una strategia coordinata e personalizzata che comprende informazione, strategie fisiologiche - cerotti o pillole che tengono a bada la dipendenza fisica dalla nicotina - e strategie comportamentali. I Centri Antifumo sono il partner ideale.
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