Cortisone e Colesterolo: Effetti Collaterali e Interazioni

Il colesterolo e i trigliceridi costituiscono la maggior parte dei grassi contenuti nel nostro organismo. Le malattie cardiovascolari (CVD), sono ritenute la principali causa di mortalità in Europa e sono molto influenzate dalle abitudini di vita (in particolare fumo, sedentarietà, dieta), ma anche legate ad alcune patologie quali il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie.

Dislipidemie: Identificazione e Cause

Per l’identificazione delle dislipidemie si ricorre a esami del sangue di primo e secondo livello, mentre solo in pochi casi selezionati è necessaria la tipizzazione genetica. Nella valutazione di una dislipidemia è importante tenere conto della familiarità, oltre che degli esami di laboratorio. Non tutte le forme di iperlipidemia attualmente note sono sicuramente associate ad aumentato rischio aterogeno.

Tra le principali cause di ipertrigliceridemia vi sono il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà, il fumo di sigaretta, l’eccessivo consumo di alcolici, diete molto ricche di carboidrati ed altre malattie quali il diabete e l’insufficienza renale cronica. Tra le cause di ipercolesterolemia si distinguono l’ipotirodismo, malattie renali e del fegato, l’utilizzo di alcuni farmaci (cortisonici, progestinici, ciclosporine). Tra i farmaci che contribuiscono all’accumulo dei trigliceridi nel sangue vi sono corticosteroidi, ß-bloccanti, estrogeni.

Tra tutte le dislipidemie, quella del paziente diabetico riveste un ruolo particolarmente rilevante per il suo impatto sulla mortalità cardiovascolare. Nel diabete mellito tipo 1 le alterazioni lipidiche sono in relazione al grado di scompenso glicemico e in genere il quadro lipidico torna alla normalità con il ripristino del compenso.

Trattamento delle Dislipidemie

Il cardine della terapia delle dislipidemie è rappresentato da una corretta alimentazione: al momento non esiste una dieta ideale, ma diversi approcci dietetici che vanno sempre più personalizzati e ritagliati sul singolo soggetto. In linea di massima è consigliabile una dieta con una moderata riduzione delle calorie.

L’esercizio fisico regolare ha un effetto favorevole nella gestione della dislipidemia, sia sulla riduzione del peso corporeo che nel suo mantenimento. Gli effetti benefici sono direttamente proporzionali a durata e intensità dell’esercizio fisico.

Quando il trattamento dietetico e una regolare attività fisica non sono sufficienti, è necessario introdurre una terapia farmacologica cronica. Esistono attualmente in commercio in Italia principalmente tre gruppi di farmaci differenti che possono essere utilizzati da soli o in associazione: le statine, i fibrati e l’ezetimibe.

Statine

Le statine agiscono riducendo la sintesi di colesterolo. Alcuni studi hanno inoltre dimostrato proprietà anti-infiammatorie, anti-ossidanti e anti-trombotiche. Le statine sono attualmente il farmaco di prima scelta nelle ipercolesterolemie e nelle dislipidemie di tipo misto. Nel complesso sono fra i farmaci più tollerati e l’incidenza di effetti collaterali gravi è molto bassa; in circa il 10% dei casi possono dare dolori muscolari o più raramente tossicità a livello del fegato.

Ezetimibe

L’ezetimibe inibisce l’assorbimento di colesterolo a livello intestinale. Il suo utilizzo da solo è limitato ai pazienti intolleranti alla statine; l’associazione alle statine permette di aumentarne l’efficacia nella riduzione del colesterolo molto più di quanto si possa ottenere anche raddoppiando la dose della statina da sola.

Fibrati

I fibrati sono i farmaci di prima scelta nelle ipertrigliceridemie e in genere sono ben tollerati.

Integratori Alimentari

Gli integratori alimentari possono essere indicati da soli in caso di dislipidemie con rischio cardiovascolare basso o per intolleranza alle statine; inoltre, possono essere utilizzati in associazione alle statine in caso di difficoltà nel raggiungere gli obiettivi terapeutici con dieta e farmaci. Attualmente soltanto alcuni dei numerosi integratori presenti sul mercato sono stati valutati in studi clinici che ne abbiano provato efficacia e sicurezza.

Tra le sostanze con effetto dimostrato sulla riduzione delle LDL rientrano le fibre solubili e i fitosteroli. Gli integratori a base di riso rosso fermentato sono molto diffusi per il loro potere ipocolesterolemizzante, soprattutto da chi non tollera la terapia con le statine e per la convinzione (ERRATA) che l’origine naturale sia garanzia di sicurezza. Ma non è così. La capacità di ridurre il colesterolo LDL è attribuibile alla monacolina K, in grado di inibire la idrossimetilglutaril-CoA reduttasi.

I ricercatori dell’ISS hanno esaminato le segnalazioni di reazioni avverse pervenute al sistema di fitosorveglianza italiano e delle 1261 segnalazioni raccolte tra il 2002 e il 2015, 52 sono risultate legate all’assunzione di riso rosso fermentato. La maggior parte delle segnalazioni (70%) riguardava donne di 49-68 anni (età mediana 60 anni).

Tra gli effetti collaterali più comuni troviamo:

  • danno epatico (10 casi), aumento degli enzimi epatici ed epatite.
  • reazioni gastrointestinali (12 casi): vomito, diarrea, nauese.
  • reazioni cutanee (9 casi): orticaria, rash cutaneo.

“Il profilo di rischio dei prodotti a base di riso rosso fermentato è risultato confrontabile con quello delle statine di sintesi- ha dichiarato la ricercatrice dell’ISS- Per questo motivo è importante che il personale medico sia adeguatamente informato dei rischi legati a questo tipo di integratori, per poter effettuare un costante monitoraggio delle funzioni epatiche ai pazienti.

La struttura chimica della monocolina K è identica a quella della lovastatina, e simile ad altre statine, per questo motivo, in Italia è stata aggiunta nelle confezioni l’avvertenza di “non assumere integratori a base di riso rosso fermentato insieme a statine”. A parità di dosaggio, la monacolina K esercita quindi un effetto ipocolesterolemizzante decisamente maggiore della statina sintetica.

Cortisone: Usi, Effetti e Interazioni

Il cortisone è un farmaco antinfiammatorio steroideo impiegato per trattare diverse patologie, da quelle autoimmuni a quelle infiammatorie. I cortisonici sono farmaci antinfiammatori e immunosoppressori, con struttura analoga ai corticosteroidi endogeni. Quando il cortisone entra nel corpo, lavora imitando l'azione degli steroidi naturalmente prodotti dalle ghiandole surrenali.

I cortisonici di sintesi hanno una struttura simile a quelli endogeni e come tali si caratterizzano per la presenza di una struttura chimica simile a quella del colesterolo e degli ormoni steroidei. I corticosteroidi hanno diversi effetti, tra cui una modulazione del metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi. Intervengono nel mantenere il bilancio dei fluidi e degli elettroliti, oltre che nel preservare la normale funzione del sistema cardiovascolare, del sistema immunitario, dei reni, dei muscoli scheletrici, del sistema endocrino e nervoso. Inoltre, i corticosteroidi permettono all’organismo di resistere agli stimoli che generano stress e a quelli nocivi, oltre che di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente circostante.

Indicazioni Terapeutiche e Modalità di Assunzione

Le indicazioni terapeutiche del cortisone quando viene utilizzato come farmaco sono numerose. Il cortisone viene venduto in farmacia dopo presentazione della Ricetta RR - ricetta medica ripetibile. Le compresse devono essere somministrate ripartite in 2-4 dosi al giorno. La prima dose va assunta durante o dopo la colazione. Dose di mantenimento: ridurre gradualmente a 100 mg o meno al giorno. Continuare indefinitamente o finché la remissione sembri probabile.

Effetti del Cortisone a Livello Molecolare

Il cortisone agisce imitando l'azione dei corticosteroidi naturali prodotti dalle ghiandole surrenali. I corticosteroidi si legano a specifici recettori proteici nei tessuti bersaglio e regolano l’espressione di geni che sono sensibili alla presenza dei corticosteroidi, modulando i livelli ed i tipi di proteine sintetizzate dai vari tessuti bersaglio. Molti degli effetti dei corticosteroidi non sono immediati ma diventano evidenti solo dopo diverse ore.

Precauzioni Prima dell'Assunzione

È opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Dosaggi medi o alti di idrocortisone o di cortisone possono provocare un aumento della pressione arteriosa, ritenzione idrica e salina, o eccessiva deplezione di potassio. Tali effetti hanno minori probabilità di verificarsi con i derivati sintetici del cortisone, a meno che questi vengano impiegati ad alti dosaggi. Potrebbe essere necessario adottare un regime povero di sale ed un apporto supplementare di potassio. Tutti i corticosteroidi aumentano l'escrezione del calcio.

Nei pazienti sotto terapia corticosteroidea esposti a notevole stress è indicato un aumento del dosaggio dei corticosteroidi a rapida azione, prima, durante e dopo la situazione di stress. Consultare sempre un medico prima di assumere il cortisone. Una eventuale insufficienza corticosurrenalica secondaria indotta dal farmaco può essere ridotta al minimo attraverso una graduale riduzione del dosaggio del cortisone. Tuttavia, questo tipo di insufficienza relativa può persistere per qualche mese dopo la sospensione della terapia.

Se il paziente è già sotto trattamento steroideo, può rendersi necessario un aumento del dosaggio. Dato che la secrezione di mineralcorticoidi potrebbe essere inadeguata, è opportuna la contemporanea somministrazione di un mineralcorticoide. Dopo una terapia a lungo termine, la sospensione dei corticosteroidi potrebbe causare una sindrome caratterizzata da febbre, mialgia, artralgia e senso di malessere.

In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo. Altre procedure che coinvolgono in sistema immunitario non dovrebbero essere attuate nei pazienti trattati con corticosteroidi, specie se ad alte dosi, dato il pericolo di una mancata risposta anticorpale. In presenza di ipoprotrombinemia l'acido acetilsalicilico dovrebbe essere impiegato con cautela in corso di terapia corticosteroidea.

L'impiego del cortisone acetato in compresse nella tubercolosi in atto dovrebbe essere limitato ai casi di tubercolosi fulminante o disseminata nei quali il corticosteroide viene usato per il trattamento della malattia in associazione ad un appropriato regime antitubercolare. Quando i corticosteroidi sono indicati in pazienti con tubercolosi latente o con risposta positiva alla tubercolina, è necessario un rigoroso controllo, dato che può verificarsi una riattivazione della malattia.

Sono stati descritti casi di emboli sistemici di tessuto adiposo quali possibili complicanze da iperdosaggio di cortisonici. I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, dato il possibile rischio di perforazione corneale.

Nei pazienti ipertiroidei e in quelli cirrotici gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati. Possono indurre un aumento nel metabolismo e nella clearance dei corticosteroidi; può di conseguenza essere necessario aumentare la posologia dello steroide.

I corticosteroidi possono mascherare alcuni sintomi dell'infezione e durante il loro impiego possono manifestarsi infezioni sovrapposte. Quando presenti, l'instabilità psichica e le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi.

Il tempo di protrombina dovrebbe essere controllato frequentemente in pazienti che ricevono corticosteroidi e anticoagulanti cumarinici contemporaneamente, poiché in alcuni casi si è visto che i corticosteroidi hanno alterato la risposta agli anticoagulanti.

Interazioni Farmacologiche

È possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi. La co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi può causare una severa deplezione di potassio. La deplezione di potassio è rilevante per i corticosteroidi naturali, come cortisone e idrocortisone, e per fludrocortisone. Corticotropina (ACTH) e tetracosactrina (un polipeptide sintetico) stimolano invece la secrezione di corticosteroidi dalla corteccia surrenale e possono quindi indirettamente causare la perdita di potassio.

L'uso dei corticosteroidi causa la diminuzione dell'esposizione all’acido salicilico (aspirina), con il rischio di compromettere l'effetto antipiastrinico di basse dosi di aspirina. Inoltre, dopo l’interruzione della terapia con corticosteroidi le concentrazioni plasmatiche di salicilati potrebbero aumentare, con rischio di comparsa di tossicità da salicilati.

L'uso concomitante di corticosteroidi e aspirina ad alti dosaggi (>325 mg/die) può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di ulcera. In caso di uso concomitante di corticosteroidi e aspirina a dosaggi antinfiammatori è consigliabile considerare l'utilizzo di un gastroprotettore. L'effetto terapeutico di acido salicilico, se co-somministrato con i corticosteroidi potrebbe diminuire, mentre si consiglia di monitorare la comparsa di eventuali segni di tossicità da salicilati dopo interruzione della terapia con i corticosteroidi.

La cosomministrazione con farmaci che possono inibire l’attività degli enzimi epatici (come troleandomicina, ketoconazolo) possono ridurre l’eliminazione dei corticosteroidi. Carbamazepina può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica.

Fenitoina può ridurre i livelli sierici dei corticosteroidi e quindi comprometterne la risposta terapeutica. Fenobarbital e primidone possono alterare la risposta terapeutica ai corticosteroidi. Durante l'uso concomitante si può verificare una riduzione dei livelli plasmatici dei corticosteroidi. L'uso concomitante può compromettere la terapia con i corticosteroidi. Le dosi di corticosteroidi potrebbero eventualmente avere necessità di essere aumentate in concomitanza alla somministrazione di somatropina. I corticosteroidi e gli immunosoppressori possono interferire con l'efficacia e la farmacodinamica di pembrolizumab.

Il cortisone provoca ipokaliemia (o ipopotassiemia), incrementando la possibilità di torsioni di punta. Pertanto, l'uso concomitante con vemurafenib, noto per prolungare l'intervallo QT, deve essere molto ben monitorato, onde evitare eventuali torsioni di punta che potrebbero essere fatali per il paziente. Sono stati, inoltre, riportati casi in cui lo stesso trattamento con vemurafenib ha causato ipokaliemia: tale condizione potrebbe quindi aggravarsi qualora si utilizzi in concomitanza il cortisone.

L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici. È possibile un aumento dei livelli dell’International Normalized Ratio (INR). È consigliabile intensificare il monitoraggio dell'INR.

I cortisonici vengono metabolizzati anche dal fegato, così come avviene per l'etanolo (l'alcol). È importante monitorare attentamente la terapia con cortisone e seguire rigorosamente le indicazioni del medico per ridurre il rischio di complicazioni.

Effetti Collaterali del Cortisone

L'uso del cortisone, nonostante sia efficace, può portare a una serie di effetti collaterali, alcuni dei quali possono essere gravi se il farmaco viene utilizzato per lunghi periodi o in dosi elevate. In caso di assunzione di cortisone è necessario fare attenzione all’esposizione al sole.

Infatti, il cortisone può essere responsabile di reazioni ai raggi del sole che possono essere divise in tossiche e allergiche. È quindi opportuno sostituire questo ormone durante i mesi estivi con altri tipi di rimedi o prodotti ad azione simile ai cortisoni.

Altri effetti collaterali includono:

  • Disturbi idroelettrolitici: ritenzione di sodio, ritenzione di liquidi, insufficienza cardiaca congestizia in pazienti predisposti, perdita di potassio con conseguente alcalosi ipokaliemica.
  • Disturbi endocrini: irregolarità mestruali, arresto della crescita nei bambini, ridotta tolleranza ai carboidrati, manifestazioni di diabete mellito latente.
  • Altre: Ipersensibilità, Tromboembolia, Aumento di peso, Aumento dell'appetito, Nausea.

I corticosteroidi possono passare nel latte materno e potrebbero impedire la crescita, interferire con la produzione di corticosteroidi endogeni, o causare altri effetti indesiderati. Per evitare danni all’ambiente, non gettare alcun medicinale nell’acqua di scarico e nei rifiuti domestici.

L’assunzione del cortisone può causare ipokaliemia soprattutto in associazione con alcuni diuretici, insonnia, capogiri, emicrania, aumento dell’appetito, provocare un accumulo di liquidi, alterare la risposta agli anticoagulanti riducendo in particolare la risposta ai cumarinici. Sono state osservate anche euforia, insonnia, variazioni dell'umore, alterazioni della personalità, depressione grave, e manifestazioni psicotiche vere e proprie.

L'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus, alterare la crescita e lo sviluppo nei bambini e nei ragazzi. In caso di terapie prolungate, il cortisone potrebbe causare un aumento del peso corporeo dato che può aumentare l’appetito e la ritenzione di liquidi. La durata del trattamento può variare nel singolo paziente e dipende dalla gravità della patologia.

Alti livelli di colesterolo nel sangue possono compromettere la salute del nostro apparato cardiocircolatorio. L’esame del sangue è il solo sistema che permette di comprendere quanto può essere presente un’anomalia riguardante il colesterolo ed è bene prestare direttamente attenzione ai livelli di colesterolo LDL, ossia il colesterolo cattivo. Tuttavia il colesterolo alto può essere correlato a malattie, quali quelle renali e della tiroide, oppure alla somministrazione di certi medicinali in particolare, come ad esempio il cortisone.

Come Diminuire il Colesterolo

Principalmente riconsiderare il proprio stile di vita per ridurre l’aumento della quantità di colesterolo nel sangue. Inoltre, l’esercizio fisico praticato con regolarità e la dieta mediterranea sono i mezzi maggiormente indicati per contrastare il colesterolo alto.

Il regime alimentare che si segue ha infatti una determinata incidenza sui livelli di colesterolo nel flusso sanguigno. Tra questi ritroviamo gli steroli vegetali, sostanze che a livello strutturale somigliano al colesterolo.

Essi permettono che l’intestino non assorba questa molecola e fanno in modo che si conservino nel sangue livelli di colesterolo normali. Per ottenere benefici, sarebbe ottimale assumere almeno 0,8 grammi di steroli quotidianamente. Tra gli alimenti contenenti queste sostanze atte a regolarizzare i livelli del colesterolo vi sono diverse verdure quali i cavolfiori, i cavoletti di Bruxelles, i broccoli, cereali, frutta secca (ad esempio i lupini) e come condimenti molti olii, fra cui l’olio di riso, l’olio di semi di soia e l’olio extravergine d’oliva.

Un altro dei rimedi naturali per avere meno colesterolo nel sangue è iniziare, gradualmente, a fare in maniera regolare attività fisica. Almeno un paio d’ore alla settimana praticando sport aerobici come calcio, tennis oppure il nuoto ed esercizi di rinforzo muscolare e stretching sono ideali per aiutare ad abbassare il colesterolo in modo naturale.

Tra i rimedi naturali fondamentali per abbassare il colesterolo, oltre all’alimentazione, vi è anche l’adottare uno stile di vita sano. Tra le azioni necessarie vi è sicuramente lo smettere di fumare; il fumo, oltre a creare danni alle arterie, diminuisce i livelli di colesterolo HDL (il colesterolo buono). Un’altra raccomandazione è quella di bere alcol con moderazione. Vi sono alcuni minerali che è opportuno assumere per abbassare il colesterolo.

La dieta, innanzitutto, rappresenta un elemento spesso sopravalutato, ma comunque importante. In questi casi, infatti, interviene il tipico meccanismo omeostatico che cerca di mantenere inalterato l'equilibrio del nostro ambiente interno. In pratica, in risposta all'elevato apporto alimentare, il corpo rallenta la sintesi endogena attuando, di fatto, un classico controllo a feedback.

Gli estrogeni abbassano la colesterolemia, mentre gli androgeni l'aumentano (in particolare gli estrogeni tendono a innalzare la frazione HDL e a diminuire quella LDL, mentre l'eccesso di testosterone ha effetto opposto). L'attività fisica regolare di tipo aerobico è in grado di aumentare la colesterolemia HDL.

Anche l'uso prolungato e in dosi massicce di alcuni farmaci può contribuire all'innalzamento della colesterolemia. Il primo e fondamentale approccio correttivo è quello igienico - dietetico, che dev'essere considerato alla stregua di un vero e proprio farmaco.

A causa della loro natura steroidea e dei meccanismi con cui agiscono nel nostro corpo, i cortisonici possono causare diversi effetti collaterali. Ritenzione idrica, edema e aumento del peso corporeo: tutti questi effetti collaterali sono tipici del trattamento con cortisonici.

Iperglicemia e intolleranza al glucosio: i cortisonici sono ampiamente associati a questi effetti collaterali che possono verificarsi anche nei pazienti non predisposti allo sviluppo del diabete. In linea generale, gli effetti collaterali associati all'uso a breve termine dei corticosteroidi tendono ad essere meno severi di quelli che possono insorgere in seguito all'uso a lungo termine.

I corticosteroidi sono in grado di ostacolare la formazione di tessuto osseo attraverso un meccanismo d'azione diretto che vede l'inibizione della differenziazione degli osteoblasti e della sintesi di collagene di tipo I, e attraverso un meccanismo d'azione indiretto che vede una diminuzione dell'assorbimento di calcio e un incremento della sua escrezione a livello renale. Glaucoma: la terapia con corticosteroidi può aumentare il rischio di glaucoma attraverso l'incremento della pressione endooculare indipendentemente dalla via di somministrazione attraverso la quale il cortisonico viene assunto.

Con l'uso di cortisonici per lunghi periodi di tempo è possibile andare incontro a ipertrigliceridemia (alti livelli di trigliceridi nel sangue). Insufficienza surrenalica: l'assunzione cronica di corticosteroidi può comportare la ridotta funzionalità delle ghiandole surrenali fino ad arrivare all'insufficienza.

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