Cortisone e Creatinina: Interazioni e Considerazioni Cliniche

I corticosteroidi, comunemente noti come cortisone, sono farmaci potenti utilizzati in un'ampia gamma di applicazioni mediche. Vengono prescritti per ridurre l'infiammazione, sopprimere il sistema immunitario e trattare diverse condizioni, dalle allergie alle malattie autoimmuni.

Tuttavia, l'assunzione di cortisone può influenzare i risultati degli esami del sangue, rendendo cruciale la comprensione di queste interazioni per una corretta interpretazione e gestione clinica. È fondamentale informare il medico curante e il laboratorio di analisi sull'assunzione di cortisone prima di sottoporsi a qualsiasi esame del sangue.

Cosa sono i Corticosteroidi?

I corticosteroidi sono ormoni steroidei prodotti naturalmente dalle ghiandole surrenali. I farmaci corticosteroidi sono versioni sintetiche di questi ormoni, utilizzati per le loro proprietà anti-infiammatorie e immunosoppressive.

Effetti del Cortisone sugli Esami del Sangue

Il cortisone può influenzare diversi parametri ematici, tra cui:

  • Globuli Bianchi
  • Globuli Rossi
  • Glicemia
  • Elettroliti
  • Lipidi
  • Ormoni
  • Enzimi Epatici
  • Azotemia e Creatinina

Effetti sui Globuli Bianchi

Il cortisone può aumentare il numero di globuli bianchi (leucocitosi) nel sangue. Questo effetto è dovuto principalmente all'aumento dei neutrofili, un tipo di globulo bianco coinvolto nella risposta infiammatoria. L'aumento dei neutrofili è causato dalla mobilizzazione di queste cellule dal midollo osseo e dalla riduzione della loro migrazione verso i tessuti. Questo può mascherare o confondere la diagnosi di infezioni batteriche, dove un aumento dei globuli bianchi è un indicatore comune.

Effetti sui Globuli Rossi

L'effetto del cortisone sui globuli rossi è meno diretto e significativo rispetto a quello sui globuli bianchi. Tuttavia, in alcuni casi, l'uso prolungato di cortisone può portare a un aumento della produzione di globuli rossi (eritrocitosi), sebbene questo sia meno comune. Questo può essere dovuto alla stimolazione della produzione di eritropoietina, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo.

Effetti sulla Glicemia

Il cortisone aumenta i livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Questo avviene perché il cortisone stimola la gluconeogenesi (la produzione di glucosio nel fegato) e riduce la sensibilità all'insulina. Pertanto, l'assunzione di cortisone può alterare i risultati dei test di glicemia a digiuno, emoglobina glicata (HbA1c) e test di tolleranza al glucosio orale (OGTT), rendendo difficile la diagnosi o il monitoraggio del diabete. Nei pazienti diabetici, può essere necessario aggiustare la dose dei farmaci antidiabetici per controllare la glicemia.

Effetti sugli Elettroliti

Il cortisone può influenzare i livelli di elettroliti nel sangue, in particolare il sodio e il potassio. Può causare ritenzione di sodio (ipernatriemia) ed escrezione di potassio (ipopotassiemia). Questi squilibri elettrolitici possono portare a diversi sintomi, tra cui debolezza muscolare, crampi, aritmie cardiache e ipertensione. È importante monitorare regolarmente i livelli di elettroliti nei pazienti che assumono cortisone, specialmente a dosi elevate o per periodi prolungati.

Effetti sui Lipidi

Il cortisone può aumentare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue (iperlipidemia). Questo effetto è dovuto all'aumento della produzione di lipoproteine nel fegato e alla riduzione della loro eliminazione. L'iperlipidemia può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Pertanto, è consigliabile monitorare i livelli di lipidi nei pazienti che assumono cortisone, specialmente se hanno altri fattori di rischio cardiovascolare.

Effetti sugli Ormoni

Il cortisone può sopprimere la produzione di ormoni da parte delle ghiandole surrenali (insufficienza surrenalica). Questo avviene perché il cortisone esogeno (somministrato come farmaco) inibisce la produzione di ACTH, un ormone che stimola le ghiandole surrenali. L'insufficienza surrenalica può manifestarsi con sintomi come affaticamento, debolezza, perdita di peso, ipotensione e ipoglicemia. È importante ridurre gradualmente la dose di cortisone per consentire alle ghiandole surrenali di riprendere la loro normale funzione.

Effetti sugli Enzimi Epatici

In alcuni casi, il cortisone può causare un aumento degli enzimi epatici nel sangue (transaminasi), indicando un danno al fegato. Tuttavia, questo effetto è generalmente lieve e transitorio. È importante monitorare gli enzimi epatici nei pazienti che assumono cortisone, specialmente se hanno preesistenti malattie del fegato.

Effetti sull'Azotemia e Creatinina

Il cortisone, specialmente a dosi elevate o in terapie prolungate, può influenzare indirettamente la funzione renale e, di conseguenza, i livelli di azotemia (urea) e creatinina nel sangue. L'aumento del cortisone può portare a ritenzione di liquidi e aumento della pressione sanguigna, che a sua volta può sollecitare i reni. Inoltre, il cortisone può influenzare il metabolismo proteico, potenzialmente aumentando la produzione di urea. L'interpretazione di questi valori deve essere fatta nel contesto clinico del paziente, tenendo conto di altri fattori come l'idratazione, la pressione sanguigna e la presenza di altre patologie.

Creatinina e Funzione Renale

I valori della creatinina nel sangue ci danno delle informazioni sulla funzionalità renale. La creatinina è il prodotto del metabolismo di una molecola, la creatina, che serve ai muscoli per contrarsi; in breve ha il compito di immagazzinare energia nel muscolo. Dopo essere messa in circolo nell’organismo deve essere eliminata interamente nelle urine attraverso i reni che hanno il compito di filtrare i prodotti di scarto e produrre le urine. Il processo è questo: prima viene filtrata dal glomerulo, poi passa dal tubulo renale per essere escreta attraverso le urine.

Se la funzione renale di filtrazione è nella norma, allora la concentrazione di creatinina nel sangue e la quantità che viene eliminata nelle urine saranno a posto. Per questo motivo per valutare la salute dei reni i primi esami di laboratorio sono la creatinina e la velocità di filtrazione glomerulare (GFR), che indica la quantità di sangue che viene filtrata dai glomeruli al minuto.

È fondamentale tenere a mente che i valori del sangue variano a seconda del laboratorio, cioè dei macchinari utilizzati. Ogni referto contiene per ogni indicatore - per esempio la creatinina - il valore riscontrato nel paziente e accanto il range di valori considerati di riferimento dal macchinario utilizzato.

La funzionalità renale si misura in cinque classi a seconda dei valori del GFR, dalla prima che è la migliore, all’ultima che significa una gravissima compromissione dei reni. Si considera normale se il valore del GFR è superiore al 90% (90 ml/min/BSA). Da 60% a 89% significa valori ancora nella norma, sebbene non ottimali, mentre al di sotto del 60% si inizia a parlare di insufficienza renale nella capacità di filtrare le sostanza da espellere con le urine.

Nel 2022 è stata pubblicata su International Urology and Nephrology, una ricerca che ha mostrato che la combinazione del rapporto tra colesterolo totale e colesterolo lipoproteico ad alta densità (TC/HDL-C) e il rapporto albumina-creatinina urinaria (ACR) hanno un valore predittivo rispetto alla progressione della malattia renale cronica.

La creatinina si alza quando il reni non filtrano come dovrebbero. Alcune persone possono avere anche valori molto bassi di creatinina nel sangue. I valori della creatinina variano nei nove mesi di gestazione. Una donna in gravidanza può avere valori alti oppure bassi di creatinina.

Il rimedio per abbassare i livelli di creatinina nel sangue se troppo alta dipende dalla situazione specifica del paziente, alle patologie per le quali è in cura e ai farmaci che assume. Fare un sano esercizio fisico, senza esagerare.

Interazioni del Cortisone con Altri Farmaci

Il cortisone può interagire con diversi altri farmaci, alterandone l'efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. È importante informare il medico curante di tutti i farmaci che si stanno assumendo, inclusi farmaci da banco, integratori e rimedi erboristici.

  • Anticoagulanti: Il cortisone può aumentare il rischio di sanguinamento se assunto con anticoagulanti come il warfarin. È necessario monitorare attentamente i parametri della coagulazione (INR) e aggiustare la dose dell'anticoagulante se necessario.
  • Farmaci Antidiabetici: Come accennato in precedenza, il cortisone aumenta i livelli di glucosio nel sangue e può ridurre l'efficacia dei farmaci antidiabetici. I pazienti diabetici che assumono cortisone potrebbero aver bisogno di aumentare la dose dei loro farmaci antidiabetici per mantenere un adeguato controllo glicemico.
  • Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): L'assunzione concomitante di cortisone e FANS (come l'ibuprofene o il naprossene) può aumentare il rischio di ulcere gastriche e sanguinamento gastrointestinale. È consigliabile evitare l'uso combinato di questi farmaci o assumere un protettore gastrico (come un inibitore della pompa protonica) per ridurre il rischio di complicanze gastrointestinali.
  • Diuretici: Il cortisone può aumentare l'escrezione di potassio, e l'uso concomitante di diuretici (come il furosemide o l'idroclorotiazide) può aumentare il rischio di ipopotassiemia. È necessario monitorare i livelli di potassio e integrare il potassio se necessario.
  • Vaccini: Il cortisone può ridurre l'efficacia dei vaccini, in quanto sopprime il sistema immunitario. È consigliabile evitare di vaccinarsi durante l'assunzione di cortisone o rimandare la vaccinazione a quando la dose di cortisone è stata ridotta o interrotta. Altri procedimenti immunizzanti non vanno intrapresi in pazienti che ricevono corticosteroidi ad alte dosi, a causa di aumento del rischio di complicazioni neurologiche e di diminuita risposta anticorpale.

Considerazioni Speciali

Alcune categorie di pazienti richiedono particolare attenzione quando assumono cortisone e si sottopongono a esami del sangue:

  • Pazienti Diabetici: Come discusso, il cortisone può alterare il controllo glicemico nei pazienti diabetici. È necessario monitorare attentamente la glicemia e aggiustare la dose dei farmaci antidiabetici se necessario.
  • Pazienti con Malattie Cardiovascolari: Il cortisone può aumentare la pressione sanguigna e i livelli di lipidi nel sangue, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. È necessario monitorare attentamente la pressione sanguigna e i livelli di lipidi e adottare misure preventive, come una dieta sana e l'esercizio fisico.
  • Pazienti con Osteoporosi: L'uso prolungato di cortisone può aumentare il rischio di osteoporosi. È necessario assumere integratori di calcio e vitamina D e sottoporsi a densitometria ossea per monitorare la densità ossea.
  • Bambini: Il cortisone può influenzare la crescita nei bambini. È necessario monitorare attentamente la crescita e utilizzare la dose minima efficace per il periodo più breve possibile.

Cosa Fare Prima degli Esami del Sangue

Per minimizzare l'interferenza del cortisone sugli esami del sangue, è consigliabile:

  • Informare il medico: Comunicare al medico curante e al laboratorio di analisi l'assunzione di cortisone, specificando la dose, la via di somministrazione e la durata del trattamento.
  • Seguire le istruzioni: Seguire attentamente le istruzioni del medico e del laboratorio di analisi riguardo alla preparazione per gli esami del sangue (ad esempio, digiuno).
  • Non interrompere il trattamento: Non interrompere l'assunzione di cortisone senza il consenso del medico. L'interruzione improvvisa può causare gravi problemi di salute.
  • Pianificare gli esami: Se possibile, pianificare gli esami del sangue in un momento in cui la dose di cortisone è stabile e gli effetti collaterali sono minimi.

Terapia Nutrizionale e Malattia Renale Cronica (MRC)

La terapia nutrizionale è una parte integrante e fondamentale nella complessa gestione della Malattia Renale Cronica (Mrc). L’obiettivo è preservare la funzione renale residua, prevenire le complicanze e ritardare l’inizio del trattamento sostitutivo.

Generalmente, per quanto riguarda gli altri elementi nutrizionali, la restrizione di sodio è utile per salvaguardare la funzione renale residua oltre che per ridurre la pressione sanguigna e l’edema. I fosfati, soprattutto nella fase terminale della Mrc, causano iperfosforemia che rappresenta un forte predittore di mortalità. Nei paesi occidentali, per esempio, l’apporto di proteine e sale nei regimi alimentari è ben oltre la soglia raccomandata per una corretta alimentazione.

Ci sono proteine ad alto valore biologico (cioè carne, pesce, uova) che sono da preferire alle proteine a basso valore biologico come quelle di natura vegetale.

Da tutto ciò si evince che l’aderenza del paziente alla terapia nutrizionale è l’elemento cruciale per il successo della terapia stessa. La terapia nutrizionale deve affidarsi alla capacità della persona di autogestirsi o del caregiver di comprendere l’importanza della terapia per il benessere del malato. Altro elemento da valutare sono le strategie che il paziente mette in atto per gestire il regime alimentare, perché alcune di queste possono essere un ostacolo mentre altre un vantaggio.

Molti pazienti, infatti, si sentono “competenti” rispetto alle modalità di gestione delle restrizioni dietetiche e della sintomatologia. Per esempio alcuni pazienti per alleviare la sete usano cubetti di ghiaccio o caramelle.

Se il malato non percepisce i benefici della terapia non è incentivato ad aderire. Inoltre il paziente nefropatico è tenuto a seguire un regime terapeutico complesso e difficile che comprende le restrizioni dietetiche, la terapia farmacologica, il controllo dei liquidi, la dialisi; è sottoposto a moltissime restrizioni. Basti pensare alla limitazione di liquidi in dialisi e alla gestione anche psicologica della sete.

La difficoltà nell’accettare una patologia cronica dalla quale non si guarisce, può contribuire ad aumentare la percezione della persona di aver perso il controllo della propria vita. La terapia nutrizionale nella MRC è una delle più difficili da attuare e l'aderenza richiede uno sforzo significativo da parte dei pazienti.

Sarebbe utile adottare strumenti di valutazione per l'identificazione delle conoscenze, dei comportamenti dei pazienti e dei loro atteggiamenti rispetto alla terapia nutrizionale ma ancordi più strumenti specifici per misurare e valutare l’aderenza alla terapia nutrizionale.

leggi anche: