La gravidanza è un periodo molto delicato in cui le alterazioni ormonali possono provocare uno squilibrio nei livelli di glucosio nel sangue, portando, in alcuni casi, a cali glicemici. Durante la gravidanza, in presenza di determinate condizioni, la glicemia può risultare difficile da controllare per l’organismo della madre: insorge così il diabete gestazionale.
Cos'è il Diabete Gestazionale?
Il diabete gestazionale (o gravidico), definito anche Diabete Mellito Gestazionale (Gestational Diabetes Mellitus, GDM), è una forma di intolleranza agli zuccheri che compare per la prima volta durante la gravidanza e termina con essa. In Italia si stima che il diabete gestazionale possa riguardare una media di una donna su dieci. Alcune etnie sono maggiormente a rischio di altre, in particolare le donne di origine mediorientale, caraibica o dell’Asia Meridionale (soprattutto India, Bangladesh e Pakistan).
Come altri tipi di diabete, l’organismo non riesce più a utilizzare tutti gli zuccheri introdotti con il cibo (dolci, pane, pasta, riso, frutta), che in parte rimangono dunque in circolo nel sangue. I cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza rendono i tessuti meno sensibili all’insulina endogena. Questo può provocare un aumento della glicemia nella donna e un conseguente aumento di quella del feto.
Il feto produce in risposta una quantità maggiore di insulina che fa aumentare i depositi di grasso, con la possibilità che il neonato possa essere macrosoma (con un peso alla nascita superiore a 4 kg o 4.5 kg). Questa condizione può causare una difficoltà nel momento della nascita, soprattutto in presenza di un diabete gravidico non adeguatamente controllato.
L’eccesso di insulina prodotta dal feto può inoltre determinare, dopo la nascita, una ipoglicemia neonatale. Questi neonati possono avere bisogno di maggiori attenzioni o controlli medici più frequenti durante la degenza in ospedale. Nei bambini nati da donne con GDM si registrano più frequentemente esiti avversi rispetto ai nati di donne non affette da GDM.
Come riconoscere il diabete gestazionale: i sintomi
Nella maggior parte delle donne in gravidanza, il diabete gestazionale non produce sintomi evidenti. Trattandosi della stessa, con l’unica differenza del momento particolare in cui si manifesta, i sintomi del diabete gestazionale non differiscono da quelli del diabete mellito che colpisce persone non in gravidanza. Le manifestazioni principali da tenere sotto controllo sono:
- Aumento della necessità di fare pipì
- Aumento della sete
- Aumento della fame
- Affaticamento
- Offuscamento della vista
- Infezioni frequenti
Diagnosi del Diabete Gestazionale
Data l’assenza di sintomi specifici che possano suggerire la presenza di una alterazione della glicemia, è opportuno che controlli accurati vengano eseguiti specialmente nelle persone a rischio. La diagnosi viene fatta tra la 24esima e la 28esima settimana di gravidanza attraverso un esame chiamato test di tolleranza al glucosio (OGTT), anche detto curva del glucosio, curva di carico glicemico o carico di glucosio.
Alla mamma viene fatta bere una soluzione zuccherina (acqua in cui sono stati disciolti 75 grammi di glucosio), per poi misurare i livelli di glicemia a distanza di intervalli di tempo prestabiliti nelle ore successive (0 minuti, 60 minuti cioè un’ora, 120 minuti cioè 2 ore). In questo esame viene inizialmente misurata la glicemia a digiuno con un prelievo, poi viene offerto di bere “velocemente” una soluzione a base di zucchero. I valori della glicemia vengono poi ricontrollati dopo 60 e dopo 120 minuti.
Non esiste consenso sui criteri per la diagnosi di diabete gestazionale. I test differiscono nella quantità di glucosio utilizzata come carico, nella tempistica del prelievo, nel tipo di campione di sangue analizzato, nei valori soglia. L’esame per il diabete gestazionale più comunemente usato è quello con determinazione della glicemia dopo due ore da un carico orale con 75 grammi di glucosio, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riportati nella linea guida Diabetes in pregnancy.
Valori della glicemia nelle donne in gravidanza
La diagnosi del diabete gestazionale prevede:l’esecuzione sia del normale screening per il diabete, con la misurazione della glicemia a digiuno e dopo i pasti (1 ora dopo; nel DM non gravidico la misurazione post-prandiale si effettua 2 ore dopo);l’esecuzione della curva glicemica da carico orale (OGTT), che prevede la misurazione della glicemia dopo aver somministrato alla donna un carico di glucosio.
Per quanto riguarda il classico screening diabete, i valori di riferimento della glicemia sono:
- <90 mg/dl a digiuno
- <120 mg/dl dopo 1 ora dal pasto.
La curva glicemica sotto carico, invece, viene solitamente effettuata nel periodo compreso tra le settimane 24 e 28. Nei casi in cui il rischio di diabete gestazionale sia elevato (grave obesità, precedente diabete in gravidanza o glicemia a digiuno sopra 125 mg/dl a inizio gravidanza), l’esame deve essere anticipato alla 16° settimana. Per questo test, i valori di riferimento sono:
- <95 mg/dl subito dopo l’assunzione della soluzione glucosata;
- <180 mg/dl dopo 1 ora;
- <155 mg/dl dopo 2 ore.
E’ sufficiente un solo valore alterato in curva per arrivare a una diagnosi di diabete gestazionale.
Cause e Fattori di Rischio
Le cause dell’insorgenza del diabete gestazionale sono collegate ai naturali e fisiologici cambiamenti che il corpo femminile subisce durante la gravidanza, soprattutto a livello di produzione ormonale. In particolare, a variare possono essere i livelli di insulina prodotti (che diminuiscono) o la capacità dell’insulina di svolgere la propria funzione (cosiddetta insulino-resistenza).
Il diabete gestazionale, però, è strettamente legato all’esistenza di specifici fattori di rischio, che rendono necessario un attento monitoraggio. I più comuni sono:
- Condizione di sovrappeso o obesità (BMI superiore a 25)
- Familiarità con il diabete (parenti di primo grado)
- Sviluppo di diabete gestazionale in una precedente gravidanza
- Età superiore ai 35 anni
- Appartenenza ad etnie a rischio elevato (come le popolazioni dell’Asia meridionale o del Medio Oriente)
- Glicemia a digiuno superiore a 125 mg/dl già ad inizio gravidanza
Rischi del Diabete Gestazionale
Il motivo per cui il diabete gestazionale va diagnosticato presto e curato con scrupolo è dovuto al fatto che l’eccesso di glucosio nel sangue può provocare difficoltà nella gravidanza e nel parto, mettendo in pericolo la salute della mamma e del bambino.
Cosa può succedere alla mamma?
Per la donna incinta, i rischi maggiori sono legati alle difficoltà che si possono riscontrare al momento del parto. Il feto di una donna affetto da diabete, infatti, può svilupparsi maggiormente ed essere quindi più grande della media alla nascita (macrosomia). Questo si traduce spesso nella necessità di ricorrere al parto cesareo. Inoltre, le donne con diabete gestazionale hanno più possibilità di sviluppare il diabete mellito nei 5 anni seguenti alla gravidanza.
Cosa può succedere al bambino?
Per il feto, invece, i rischi sono legati all’incrementata incidenza di aborti spontanei ma anche disturbi alla nascita come:
- Ipoglicemia: la recisione del cordone ombelicale che avviene al momento del parto interrompe il fuso di glucosio in eccesso a cui il neonato era abituato nel ventre materno mentre il corpo del bambino continua a produrre alti livelli di insulina, e questo può tradursi in un drastico abbassamento della glicemia.
- Difficoltà respiratorie: iperglicemia e iperinsulinemia rallentano lo sviluppo dei polmoni.
I rischi per il piccolo riguardano: ipertensione arteriosa e aumento generale del rischio di malattie cardiovascolari, eccesso di peso (che può risultare in un parto difficile), ipoglicemia neonatale, ittero neonatale, aumento del rischio di obesità e sindrome metabolica nell’infanzia e nell’adolescenza, aumento del rischio di patologie quali deficit dell’attenzione, iperattività, autismo.
Complicanze in caso di diabete gestazionale e i rischi per il feto e la mamma
Le complicanze in caso di diabete gestazionale e i rischi per il feto e la mamma sono quasi tutti prevenibili con un buon controllo della glicemia della donna durante la gravidanza.
- Macrosomia fetale: il feto-neonato è più grosso della norma perché durante la gravidanza riceve una grande quantità di glucosio e reagisce producendo più insulina del normale. L’insulina converte lo zucchero in grassi, pertanto nell’organismo fetale si accumula più tessuto adiposo, il che fa sì che il neonato appaia molto più grosso della norma.
- Nascita difficoltosa: come conseguenza delle aumentate dimensioni del feto, il parto può essere più difficile.
- Ipoglicemia neonatale alla nascita: questo problema avviene perché l’alto livello di glucosio nel sangue fetale provoca un aumento dell’insulina, che persiste alta per un po’ di tempo anche dopo la nascita determinando così l’abbassamento della glicemia neonatale. Alla nascita viene misurata la glicemia e, se necessario, viene aumentato l’apporto di zuccheri per bocca, preferibilmente favorendo l’allattamento materno, per correggere l’ipoglicemia (in alternativa si usa la formula artificiale, mai la glucosata per bocca, e solo nei casi gravi viene usata la glucosata endovena).
- Difficoltà respiratorie alla nascita: L’iperglicemia e l’iperinsulinemia ritardano lo sviluppo polmonare fetale.
Come Tenere Sotto Controllo la Glicemia e Curare il Diabete Gestazionale
Alla luce di quanto detto finora, appare evidente come, una volta ottenuta la tempestiva diagnosi di diabete gestazione, sia di fondamentale importanza seguire un’attenta terapia, impostata da un medico specialista. Gli interventi sugli stili di vita possono fare davvero la differenza. Per questo, gli esperti consigliano di seguire un'alimentazione adeguata e finalizzata al mantenimento del peso nella norma e di praticare esercizio fisico. In presenza di diabete gestazionale, è raccomandata l’esecuzione di controlli con frequenza maggiore rispetto a quanto previsto per le gravidanze fisiologiche.
Nella maggior parte dei casi (nove volte su dieci), per tenere controllata la glicemia si deve seguire una dieta bilanciata e svolgere una moderata e costante attività fisica, secondo le indicazioni del medico. Se questi interventi non dovessero essere sufficienti il medico potrà prescrivere i farmaci necessari.
Potrebbe essere richiesto un monitoraggio giornaliero della glicemia, denominato “profilo glicemico”, necessario per valutare i livelli di glicemia nell’arco delle 24 ore attraverso dei dispositivi di autocontrollo che prevedono un piccolo prelievo di sangue periferico da effettuarsi a orari stabiliti.
Quali sono invece i valori della glicemia consigliati dopo i pasti e a digiuno nei casi di diabete gestazionale? Naturalmente, sia per la dieta sia per l’attività fisica è bene evitare il “fai da te” e rivolgersi al proprio medico o alla propria ostetrica per ricevere i consigli più adatti.
Sono assolutamente da evitare regimi alimentari “improvvisati” e particolarmente restrittivi, soprattutto quelli che propongono di evitare completamente alcuni alimenti.
Se il diabete gestazionale viene confermato, è necessario che la donna effettui controlli specifici della glicemia, da 2 a 4 volte al giorno, con appositi dispositivi medici. In genere, la glicemia viene misurata da 2 a 4 volte al giorno, avendo cura di registrare i dati rilevati. Il monitoraggio della glicemia è fondamentale per tenere i livelli degli zuccheri nel sangue nella norma e prevenire conseguenze e complicanze serie.
Se si ha il diabete gestazionale è possibile ricevere l'indicazione di controllare i propri livelli di glucosio nel sangue a casa, utilizzando un misuratore di glicemia detto glucometro. Il glucometro è un piccolo dispositivo che misura la concentrazione di glucosio nel sangue mediante l'uso di strisce reattive che vengono messe a contatto con una goccia di sangue ottenuta, in genere, dalla puntura del polpastrello di un dito.
Quando viene data l’insulina?
Quando non si riesce a mantenere la glicemia nei limiti della norma con gli stili di vita, il Diabetologo prescrive i farmaci. Sono indicati, a seconda dei casi, gli ipoglicemizzanti orali (metformina) e l’insulina, che si somministra con una iniezione sottocutanea. Le istruzioni per la gestione della terapia insulinica ti verranno date dal tuo Diabetologo o da un infermiere specializzato nell’assistenza a pazienti diabetici.
L'insulina è somministrata per via intradermica (gli aghi da insulina sono più corti degli aghi per le iniezioni intramuscolari) e il paziente riceverà indicazioni dal team di specialisti per fare l'iniezione correttamente. In base al tipo di insulina potrebbe essere necessario fare l'iniezione prima dei pasti o prima di andare a dormire oppure al risveglio.
L'alimentazione
La dieta è uno strumento da personalizzare in base alle caratteristiche e agli obiettivi di salute di ogni persona. Per molte donne il primo pasto della giornata ha un sapore dolce da sempre. Cosa mangiare a colazione, quindi, se è stato diagnosticato il diabete gestazionale? La raccomandazione principale è quella di evitare biscotti, torte e merendine per orientarsi verso i sapori salati o neutri. Prova, ad esempio, con una fetta di pane tostato con un filino d’olio d’oliva extra vergine o farcito con una piccola porzione di avocado o accompagnato da qualche mandorla.
Perché tu possa seguire consapevolmente queste raccomandazioni, è importante che sviluppi un rapporto equilibrato con gli alimenti, in particolare con gli zuccheri: non demonizzarli, ma impara a riconoscerli anche quando si nascondono bene. Non sono pochi gli alimenti che contengono zuccheri malgrado l’apparenza. Quando fai la spesa, presta attenzione all’etichetta dei prodotti che acquisti e controlla che riportino, ad esempio, la scritta “senza aggiunta di zucchero”. Se hai dubbi riguardo un alimento specifico, chiedi consiglio al tuo Diabetologo.
Controllare l'etichetta di cibi e bevande, è importante essere consapevoli che i succhi di frutta e i frullati contengono zucchero, così come altre bevande che riportano l'indicazione "senza aggiunta di zucchero".
L'esercizio fisico è in grado di ridurre i livelli di glicemia, per cui praticare esercizio fisico regolare può essere un modo efficace per controllare il diabete gestazionale. Il medico fornirà una informazione adeguata riguardo gli esercizi che si possono praticare durante la gravidanza.
Il Parto
Se la glicemia viene tenuta sotto controllo con l’adozione di stili di vita appropriati, il parto avviene a termine. Al contrario, se sei in terapia insulinica o vi sono rischi che il tuo bambino abbia raggiunto un peso eccessivo, il parto verrà indotto da 1 a 2 settimane prima del termine.
Il timing del parto costituisce solo l’ultimo gradino nella scala che porta a un risultato perinatale positivo se la diagnosi di diabete gestazionale è stata tempestiva, le scelte terapeutiche appropriate e la crescita fetale armonica.
Si definisce macrosomia fetale asimmetrica quella crescita caratteristica del quadro diabetico non ben compensato in cui il feto manifesta una crescita asimmetrica con deposizione di tessuto adiposo su spalle e addome, conseguenti a un aumento di passaggio di glucosio attraverso la placenta e al successivo aumento nella produzione di insulina fetale.
La diagnosi (più spesso il “sospetto”) di macrosomia fetale è la condizione che più frequentemente pone un problema di “programmazione” del parto. Nella gestante diabetica, in caso di eccellente controllo glicemico, assenza di complicanze vascolari e di preeclampsia, con una normale crescita fetale si può attendere fino alla 40^ settimana per l’induzione.
Molti autori sostengono l’opportunità di indurre il parto entro la 39^ settimana di gravidanza se il collo dell’utero viene considerato “favorevole”, ben preparato. Gli studi dimostrano un significativo beneficio nell’induzione a 38 settimane in termini di ridotta prevalenza di macrosomia e riduzione dei casi di macrosomia, ma nessuna differenza statisticamente significativa in termine di percentuale di tagli cesarei.
Da questi studi si può concludere che una precoce induzione in assenza di motivazioni mediche e ostetriche non è raccomandata. D’altra parte l’induzione elettiva a 38-39 settimane sembra essere associata a una ridotta prevalenza di macrosomia rispetto all’atteggiamento di attesa.
Più frequentemente la decisione di ricorrere all’induzione del travaglio viene presa in base alle indicazioni ostetriche, a un’epoca gestazionale in cui la cervice non è completamente matura. Particolare cautela è indicata nelle gestanti diabetiche con sospetta macrosomia, lenta progressione del travaglio e/o prolungamento della seconda fase e infusione di ossitocina.
Di norma, date le energie bruciate nel travaglio, non è necessario iniettarsi l’insulina in questa fase, ma ricorda di portare con te in ospedale il glucometro e tutti i farmaci che prendi.
Se si ha il diabete gestazionale, il tempo ideale per il parto è di solito tra le 38 - 40 settimane di gravidanza. Se i livelli di glucosio nel sangue sono normali e la salute del feto non è a rischio, è possibile aspettare che il parto avvenga naturalmente. In genere, se il parto naturale non avviene dopo 40 settimane e 6 giorni, viene consigliata l'induzione del parto o il parto cesareo.
Quando ci si reca in ospedale per il parto, è opportuno portare con se il glucometro e tutti i farmaci che si stanno assumendo. Di solito, si deve continuare a monitorare la glicemia e a prendere i farmaci fino al parto o, nel caso del parto cesareo, prima del digiuno pre-operatorio.
Durante il travaglio e il parto, la glicemia sarà misurata e mantenuta sotto controllo.
Dopo la nascita (entro 30 minuti) è importante alimentare il neonato il più presto possibile e poi a intervalli frequenti (ogni 2-3 ore) fino a che la glicemia del neonato non sia stabile. I livelli del glucosio nel sangue saranno misurati a partire da due o quattro ore dopo la nascita: se sono bassi, il neonato potrebbe essere alimentato mediante sondino o flebo.
Cosa succede dopo il parto?
Vediamo ora di capire cosa succede dopo il parto nei casi di diabete gestazionale e le possibili conseguenze. La malattia generalmente scompare dopo la nascita del bambino. Potrà essere proposto un controllo dopo almeno sei settimane dopo il parto poiché la presenza di questa malattia durante la gravidanza predispone a una maggiore probabilità di sviluppare diabete dell’adulto (tipo II) negli anni successivi.
Dopo il parto, vengono solitamente sospesi i farmaci per controllare la glicemia che la donna ha assunto durante la gravidanza e vengono controllati i livelli di glucosio nel sangue per altri uno o due giorni.
Dopo il parto, il tuo bambino verrà alimentato entro 30 minuti dalla nascita e poi a intervalli frequenti, fino a che la sua glicemia non si sarà stabilizzata.
Per 6-13 settimane dopo il parto dovrai eseguire ripetuti test di carico orale di glucosio per verificare che le glicemie siano rientrate nella norma (meno di 126 mg/dL a digiuno, meno di 140 mg/dL a 120 minuti). Se ciò non è avvenuto, dovrai puntare su un rafforzamento dei comportamenti virtuosi (dieta ed esercizio fisico), con il supporto del Diabetologo e della Dietista.
È necessario che la donna continui a monitorare la glicemia fino a 6 - 13 settimane dopo il parto per verificare che i livelli di glicemia non si mantengano alti.
Nella maggior parte dei casi, la glicemia si normalizza dopo il parto. Se ciò non avviene spontaneamente, è possibile promuovere il processo di stabilizzazione mantenendo una dieta adeguata e praticando attività fisica.
Ipoglicemia: Valori, Sintomi e Come Intervenire
La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e si indica in mg/dl. Il glucosio è la principale fonte di energia per le cellule dell’organismo. I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl. Nei neonati, ad esempio, può essere considerato normale anche un valore inferiore a 70 mg/dl (ma mai al di sotto dei 40 mg/dl). Nelle persone anziane, al contrario, sono considerati tollerabili anche valori di poco superiori ai 100 mg/dl.
Cos'è l'ipoglicemia?
L’ipoglicemia è una condizione che può capitare (anche con una certa frequenza) ai pazienti diabetici, che assumono farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina. Esistono poi altre patologie che possono provocare ipoglicemia, anche se più raramente.
Sintomi dell’ipoglicemia
I sintomi dell’ipoglicemia variano molto a seconda della gravità e si manifestano solitamente per valori di glicemia inferiori a 60 mg/dl. Crisi ipoglicemica possono verificarsi anche durante la notte. In questi casi, come comprensibile, risulta più complicato riconoscere rapidamente i sintomi. Quando si manifesta l’ipoglicemia, è importante intervenire ai primissimi sintomi.
Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue.
La Regola del 15
Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero). A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).
Quando il calo di glicemia è particolarmente grave e i sintomi includono anche la perdita di coscienza, è assolutamente vietato cercare di far bere o mangiare qualcosa al paziente.
I soggetti diabeti, che sono a rischio di crisi ipoglicemiche, dovrebbero avere con sé il glucagone in spray nasale. Questo può essere somministrato da chiunque e non richiede l’inalazione per entrare in circolo e stimolare il rilascio di glucosio nel sangue.
L'alimentazione e la prevenzione dell'ipoglicemia
L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. Ma quali sono gli accorgimenti alimentari da attuare, quindi, per prevenire crisi ipoglicemiche?
Indice glicemico: cos’è
L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre.
L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.
Strategie utili per l'ipoglicemia
Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari.
Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es. Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).
fare uno spuntino o portate sempre uno spuntino con sé.
Quando misurare la glicemia?
La glicemia va misurata a digiuno, preferibilmente al mattino al risveglio.
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