Glicemia, Diabete: Sintomi, Cause e Come Gestirli

Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) dovuta a un’alterazione quantitativa o funzionale dell’insulina (l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue). Si divide in due forme di diabete principali: diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2.

Che cos’è il diabete?

Il diabete è una condizione in cui non c'è abbastanza insulina per soddisfare il fabbisogno del corpo, perché il corpo non produce insulina o perché non usa come dovrebbe l'insulina che produce. L'insulina può essere considerata come la chiave che apre le porte delle cellule per far entrare il glucosio (zucchero) nelle cellule per usarlo come energia. Senza insulina, le cellule non producono sufficiente energia ed una quantità eccessiva di glucosio rimane nel flusso sanguigno, dove nel tempo può causare seri problemi di salute.

Il diabete mellito, o più semplicemente diabete, è una patologia dovuta ad un aumento nel sangue della glicemia, ovvero dei livelli di zucchero (glucosio). Il termine mellito deriva dal fatto che le urine diventano dolci (dal latino mellitus, “dolce come il miele”) a causa della grande quantità di zuccheri eliminati dal rene. Alla base della comparsa del diabete c’è una insufficienza nella quantità d’insulina, prodotta dal pancreas, oppure uno scorretto funzionamento biologico dell’ormone, che non riesce più a controllare bene la glicemia.

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune cronica in cui il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule beta produttrici di insulina nel pancreas, impedendo a queste di svolgere la loro funzione e regolare il glucosio nel sangue. Chi soffre di diabete di tipo 1 viene anche detto “insulino dipendente”, perché i pazienti devono necessariamente seguire una terapia che prevede la somministrazione di insulina.

Il diabete tipo 1 è di origine autoimmune: le cellule pancreatiche che producono insulina vanno incontro ad una progressiva autodistruzione, non riuscendo così più a controllare i livelli di zucchero nel sangue. Gli anticorpi responsabili di tale autodistruzione sono probabilmente prodotti in risposta ad un virus o ad agenti tossici ambientali. Una bassa o assente produzione d’insulina fa si che l’insulina diventi una terapia salvavita nei pazienti con diabete di tipo 1, chiamato per questo diabete insulino-dipendente.

I sintomi possono comparire soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, manifestandosi raramente dopo i 40 anni. Esiste però una variante del diabete tipo 1, chiamata LADA (Latent Autoimmune Diabetes of the Adult), in cui l’attacco autoimmune alle cellule del pancreas è più lento, tanto che la malattia compare in età più avanzata e si sviluppa nell’arco di parecchi anni.

I fattori di rischio per il diabete di tipo 1 non sono così chiari come invece lo sono per il diabete di tipo 2, ma ci sono alcuni fattori di rischio noti, come la storia familiare (avere un genitore, fratello o sorella con diabete di tipo 1) e l'età. Infatti, sebbene possa svilupparsi a qualsiasi età, il diabete di tipo 1 si sviluppa più comunemente da bambino, adolescente o giovane adulto. Attualmente, nessuno sa come prevenire il diabete di tipo 1.

Diabete di tipo 2

Il diabete di tipo 2 è una malattia metabolica multifattoriale (cause molteplici) caratterizzata da glicemia alta. Chi ne soffre non è dipendente dall’insulina, perché non c’è la totale mancanza di produzione di insulina o una risposta immunitaria che impedisce al pancreas di funzionare. C’è invece uno stato di insulino-resistenza, che consiste in un’inadeguata utilizzazione del glucosio da parte delle cellule.

Il diabete tipo 2 è dovuto ad alterazioni genetiche ed epigenetiche (cioè fattori ambientali) e presenta un decorso lento. Il deficit di insulina risulta meno grave rispetto a quello tipico del diabete di tipo 1. Il diabete di tipo 2 non è una malattia autoimmune e i meccanismi alla base della patologia possono essere: un vero e proprio deficit di insulina; uno scorretto funzionamento dell’ormone o la presenza di resistenza all’insulina; una combinazione dei precedenti.

Il diabete di tipo 2 rappresenta il 90%-95% dei casi di diabete ed è il risultato di un funzionamento anomalo di diversi sistemi del corpo. Una caratteristica importante del diabete di tipo 2 è l’insulino-resistenza, il che significa che il corpo produce insulina - e talvolta anche più del necessario - ma le cellule del corpo non rispondono normalmente ad essa. Le persone con diabete di tipo 2 possono spesso essere trattate con farmaci per via orale o farmaci iniettabili non insulinici, oltre ad adottare una dieta sana e fare attività fisica. A volte, le persone con diabete di tipo 2 necessitano di trattamenti con insulina.

Il diabete di tipo 2 si verifica più spesso negli adulti e il rischio aumenta con l'età; tuttavia, l’aumento dei bambini in sovrappeso ed obesi ha portato ad un aumento dei casi di diabete di tipo 2 nelle fasce di età più giovani.

Diabete gestazionale

Il diabete gestazionale è quello che può comparire durante la gravidanza e che, di solito, scompare dopo il parto. Le donne, però, che hanno avuto il diabete gestazionale durante la prima gravidanza risultano maggiormente esposte alla probabilità di sviluppare di nuovo diabete gestazionale in gravidanze successive e diabete di tipo 2 durante la loro vita.

Il diabete gestazionale è il diabete che si sviluppa tipicamente nel secondo trimestre di gravidanza. Dopo il parto, le letture glicemiche di solito tornano alla normalità. Le donne che hanno avuto il diabete gestazionale hanno un rischio maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2 in seguito.

Altri tipi di diabete

Il diabete monogenico è causato da un singolo difetto genetico che porta ad alti livelli di glicemia (iperglicemia). Questo tipo di diabete è ereditario: se un genitore è malato, lo saranno di sicuro anche i suoi figli. L’esempio classico è il MODY, Maturità Onset Diabetes of the Young, di cui esistono molte varianti in base al gene interessato. Di questa categoria fanno parte poi anche il diabete neonatale, rarissimo, e altre varianti ugualmente rare.

Infine, il diabete secondario può essere causato dalla presenza di altre malattie o dall’assunzione di farmaci come il cortisone. Certe patologie determinano la distruzione delle cellule pancreatiche beta o causano resistenza all’azione dell’insulina. Esempi delle prime sono le pancreatiti, la fibrosi cistica, il tumore al pancreas, mentre delle seconde l’acromegalia, la sindrome di Cushing e il feocromocitoma.

Quali sono le cause del diabete?

Le cause del diabete nelle sue varie forme sono molteplici. Parliamo principalmente di fattori genetici e fattori ambientali, tra cui riconosciamo come importanti fattori di rischio:

  • Stile di vita poco sano
  • Obesità
  • Alimentazione sregolata
  • Sedentarietà

Ci sono forme di diabete poi che possono svilupparsi in sede di gravidanza (diabete gestazionale), a seguito dell’assunzione di alcuni farmaci o sostanze chimiche, a causa di malattie del pancreas, ecc.

Fattori di rischio

I fattori di rischio del diabete di tipo 1 sono familiarità, l’essere affetti da altre malattie autoimmuni, come ad esempio artrite reumatoide, vitiligine etc, o la presenza di malattie autoimmuni fra genitori e fratelli/sorelle.

I fattori di rischio del diabete di tipo 2 sono fondamentalmente tre: sovrappeso/obesità, mancanza di esercizio fisico e fattori socioeconomici, nel senso che le persone meno avvantaggiate socialmente ed economicamente sono quelle più colpite, considerando che presentano maggiore stress psicosociale, minor accesso all’educazione sanitaria e alle cure e hanno meno possibilità nella scelta di una alimentazione adeguata. Altri fattori di rischio importanti sono: ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo dei grassi (basso livello di colesterolo HDL e/o alti livelli di trigliceridi) e abitudine del fumo.

Avere avuto il diabete gestazionale o un bambino grande (che pesa più di 4 Kg) durante una precedente gravidanza e avere la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) sono ulteriori fattori di rischio.

Il diabete è una malattia ereditaria?

Il diabete, nella maggior parte dei casi, non è una malattia ereditaria: un genitore diabetico non deve per forza trasmettere alla sua prole la malattia. Va però detto che esiste una predisposizione genetica, soprattutto nel caso del diabete di tipo 2. Ciò vuol dire che se si ha genitore o un fratello/sorella diabetico (parenti di primo grado) si è esposti ad un maggior rischio di sviluppare la malattia rispetto a chi non ha parenti affetti.

Quali sono i sintomi del diabete?

Spesso, il diabete non si manifesta attraverso disturbi particolari. Tra i sintomi più caratteristici, comunque, ritroviamo una sete intensa (polidipsia), una frequente necessità di urinare in maniera abbondante (poliuria) e un aumento dell’appetito (polifagia).

Il segno distintivo di tutte le forme di diabete è la glicemia elevata, detta anche iperglicemia. Questo può causare diversi sintomi, tra cui:

  • Aumento della minzione
  • Fame
  • Stanchezza
  • Sete
  • Visione offuscata
  • Pelle secca
  • Perdita di peso
  • Mani intorpidite o formicolio alle mani
  • Infezioni

Nelle persone affette da diabete tipo 1, che spesso vanno incontro ad una importante perdita di peso, la malattia esordisce in maniera piuttosto forte causando malessere, sonnolenza e odore di acetone nell’alito. Il diabete di tipo 2, invece, viene scoperto spesso in occasione di esami di laboratorio e quindi in assenza di specifici disturbi.

Conseguenze del diabete non controllato

Un diabete non controllato e iperglicemie ripetute nel tempo si associano a maggiori rischi per la salute, è bene per questo non sottovalutarlo.

Diabete e cuore

La persona diabetica presenta un rischio doppio di andare incontro ad infarto ed ictus rispetto a chi non ha problemi di iperglicemia. Alti livelli di glucosio nel sangue, per un periodo prolungato di tempo, danneggiano le arterie. Si può rilevare, poi, una crescita anomala di vasi sanguigni deboli, che sono più soggetti a rottura, o più piccoli, che hanno quindi una minore capacità di trasporto di ossigeno.

Diabete e cervello

I possibili danni al sistema cardiovascolare si riflettono su tutto l’organismo, aumentando anche il rischio di danni cerebrali. Il soggetto diabetico, poi, risulta più predisposto a subire danni ai nervi (neuropatia diabetica). Un livello eccessivo di zuccheri nel sangue nel lungo periodo, infatti, può danneggiare le cellule nervose di tutto l’organismo, causando disfunzioni e persino la morte dei nervi.

Diabete e occhi

Il diabete aumenterebbe il rischio di disturbi quali: Glaucoma, Cataratta, Edema maculare diabetico, Retinopatia diabetica. Parliamo quindi di perdita di vista parziale o totale (cecità), miodesospie (macchie o fili scuri che galleggiano davanti agli occhi), ipovisione (minorazione visiva centrale) e difficoltà nella percezione dei colori.

Diabete e reni

Il diabete può danneggiare anche i vasi sanguigni renali, rendendo difficile la purificazione del sangue, e i nervi responsabili della liberazione della vescica, una circostanza che a sua volta danneggia i reni perché causa infezioni del tratto urinario. Il diabete viene riconosciuto come una delle principali cause di insufficienza renale.

Come avviene la diagnosi di diabete mellito?

Una persona è malata di diabete se la glicemia misurata attraverso gli esami del sangue a digiuno risulta superiore a 126 mg/dl.

Se si presentano sintomi correlabili al diabete, oppure si pensa di essere a rischio di svilupparlo per familiarità, oppure dagli esami del sangue la glicemia risulta alta, si può effettuare il test dell’emoglobina glicosilata (HbA1c). Le persone affette da diabete presentano valori più elevati di HbA1c (maggiori del 6,5%).

Un altro esame diagnostico è il test di tolleranza al glucosio o di carico di glucosio. Una glicemia maggiore o uguale a 200mg/dl, dopo due ore dalla somministrazione orale di glucosio a digiuno, è indicativa della malattia.

Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl. Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico.

Valori normali di glicemia

I valori di glicemia considerati normali sono compresi tra:

  • 70 e 99 milligrammi/decilitro (mg/dl) a digiuno
  • inferiori a 140 mg/dl 2 ore dopo l’assunzione di una soluzione di glucosio (test da carico di glucosio).

Si parla di iperglicemia a digiuno quando il valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl, e di alterata tolleranza al glucosio in caso di valori compresi tra 140 e 199 mg/dl due ore dopo un test da carico di glucosio.

Si considerano indicatori di diabete mellito i valori di glicemia a digiuno uguali/superiori a 126 mg/dl, rilevati in due diverse occasioni, oppure uguali/maggiori a 200 mg/dl, rilevati in qualsiasi momento della giornata in pazienti sintomatici o due ore dopo un test da carico orale di glucosio.

Nei pazienti diabetici l’ipoglicemia viene definita quando i livelli di glucosio nel sangue scendono sotto i 70 mg/dl.

Valori di riferimento:

Condizione Glicemia a digiuno (mg/dL) Glicemia 2 ore dopo OGTT (mg/dL)
Normale 70-99 < 140
Iperglicemia a digiuno 100-125 -
Alterata tolleranza al glucosio - 140-199
Diabete mellito ≥ 126 ≥ 200

Come prevenire il diabete?

Purtroppo, oggi non è ancora possibile prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1. Non esiste nessuna evidenza scientifica che dimostri come attraverso un particolare stile di vita o assumendo determinati farmaci si possa evitare di ammalarsi di questa malattia.

Discorso diverso, invece, per il diabete di tipo 2. La prevenzione dovrebbe cominciare già nell’adolescenza. Tenere sotto controllo il peso e seguire una dieta varia ed equilibrata sono fattori fondamentali nella prevenzione della malattia. I soggetti obesi, infatti, hanno un rischio di 10 volte maggiore di sviluppare diabete rispetto ad una persona di peso normale. Inoltre, il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 aumenta anche in chi consuma soprattutto cibi o bevande ricchi di zuccheri semplici o di grassi saturi ( per esempio burro, margarina, carni e formaggi grassi, olio di cocco o di palma).

Anche fare attività fisica aiuta nella prevenzione. Chi svolge una vita sedentaria, trascorrendo molto tempo davanti alla TV, per esempio, ha un rischio maggiore di chi invece cammina almeno 5 Km al giorno, 3 volte alla settimana.

È stato dimostrato che interventi intensivi sullo stile di vita aiutano a prevenire o ritardare l’insorgere di diabete di tipo 2. Il Diabetes Prevention Program (DPP) è un programma strutturato incentrato su un'alimentazione sana, su un obiettivo di una perdita di peso del 7% o superiore e su 150 minuti di attività fisica di intensità moderata a settimana. Il DPP ha dimostrato che un intervento intensivo sullo stile di vita potrebbe ridurre l'incidenza del diabete di tipo 2 del 58% in 3 anni nelle persone con prediabete.

Cosa influenza la glicemia?

La concentrazione di glucosio nel sangue fluttua in modo fisiologico nel corso della giornata ed è influenzata da alimentazione e attività fisica: la glicemia tende a scendere al suo punto più basso dopo ore di digiuno, generalmente pertanto al risveglio, e a salire qualche ora dopo un pasto. Il livello glicemico si abbassa inoltre dopo un’intensa attività fisica, perché lo zucchero nel sangue viene utilizzato come fonte di energia per l’attività muscolare.

Per mantenere la glicemia entro i valori normali è importante:

  • seguire una dieta povera di alimenti con elevato indice glicemico e ricca di legumi, frutta e verdura
  • praticare attività fisica regolarmente
  • in caso di diabete, assumere correttamente e puntualmente i farmaci prescritti.

Quali cibi evitare in caso di diabete mellito?

In caso di diagnosi di diabete mellito, il paziente dovrà evitare l’assunzione di determinati alimenti come, ad esempio, quelli ad elevato contenuto di grassi e carboidrati (snack dolci confezionati e bevande dolci). Dovrà prediligere, quindi, alimenti a basso contenuto calorico come yogurt e cereali integrali, frutta come fragole, kiwi e mirtilli, albume d'uovo, formaggi magri come i formaggi di capra, ricotta fresca di mucca e latte scremato. Meglio scegliere carni bianche (pollo, tacchino) e prediligere il pesce. Inoltre, sarà fondamentale limitare le quantità di cibo, mangiando porzioni non eccessive.

Va poi ridotta l’assunzione di cibi troppo calorici e seguito un regime ipoglicemico.

Come trattare l’iperglicemia?

I rimedi per l’iperglicemia sono legati alla gravità della condizione e alla causa sottostante. Per quanto riguarda i pazienti diabetici, il trattamento implica sia cambiamenti nello stile di vita sia una terapia farmacologica.

Trattamenti per curare il diabete

Il diabete di tipo 1, non appena diagnosticato, va subito curato per evitare una grave complicanza chiamata chetoacidosi diabetica (DKA). L'unica terapia oggi disponibile è quella a base di insulina. Grazie ai moderni sistemi di somministrazione d’insulina e di monitoraggio della glicemia associati ad uno stile di vita sano, il paziente con diabete di tipo 1 riesce a condurre una vita normale e a prevenire l'insorgenza di complicazioni a lungo termine derivanti dalla malattia.

I farmaci per curare il diabete di tipo 2 sono di diverso tipo e i pazienti non sempre necessitano di una terapia insulinica. Ogni persona diabetica, infatti, può rispondere diversamente alla terapia antidiabetica. Per questo motivo è necessario sviluppare una terapia personalizzata che tenga conto del singolo quadro clinico e delle caratteristiche di ciascuna persona diabetica.

In generale, è comunque possibile tenere sotto controllo la malattia monitorando la glicemia, che a digiuno e prima del pasto dovrà essere compresa tra 90-130 mg/dL, e dopo il pasto, circa 2 ore dopo, dovrà essere inferiore a 180 mg/dl. L’emoglobina glicosilata, invece, dovrà essere inferiore a 7%. Il paziente diabetico dovrà, inoltre, tenere sotto controllo la pressione arteriosa, i cui valori dovranno essere inferiori a 130 mmHg per la pressione arteriosa sistolica e minori o uguali a 80 mmHg per la pressione arteriosa diastolica. Nel caso di coesistenza di malattia renale cronica, la pressione arteriosa sistolica dovrebbe mantenersi sotto i 120 mm Hg. Viene consigliato, poi, di tenere monitorati anche i valori di colesterolo LDL (che dovranno rimanere inferiori a 100 mg/dl) e dei trigliceridi (che dovranno essere minori di 150 mg /dL).

Quando rivolgersi ad un Medico

Ogni persona con diabete dovrebbe essere seguita da un medico e programmare controlli regolari almeno ogni 3-6 mesi. Oltre ai controlli si dovrebbe contattare il proprio medico quando i livelli di glicemia sono costantemente al di sopra o al di sotto degli obiettivi. Se non si è sicuri dei propri obiettivi, è necessario rivolgersi al proprio medico.

All'appuntamento con il proprio medico, portare tutti gli esami di laboratorio recenti da visionare, soprattutto se sono stati eseguiti in un laboratorio al di fuori del proprio sistema sanitario. Portare con sé il diario glicemico cartaceo e tutti i dispositivi correlati al diabete che vengono utilizzati, come il glucometro o il CGM, nonché tutte le informazioni archiviate in mobile app come diari glicemici e diari alimentari. È anche utile portare un elenco aggiornato dei farmaci o le confezioni dei farmaci per una visita completa.

Di seguito è riportato un elenco di domande utili sul diabete da porre al medico o al team di cura:

  • La mia HbA1c è in linea con il mio obiettivo?
  • Quali sono i miei obiettivi glicemici?
  • Qual è la percentuale delle mie misurazioni glicemiche nell'intervallo e come posso migliorarla?
  • Con quale frequenza devo monitorare la mia glicemia?
  • Come devo trattare un livello di glicemia alto o basso?
  • Ci sono nuovi farmaci o tecnologie che possono aiutarmi a gestire meglio il mio diabete?
  • C'è un particolare programma alimentare per il diabete che dovrei seguire?
  • Quanto spesso dovrei fare attività fisica?
  • Come funzionano i miei farmaci per il diabete?
  • Sto assumendo altri farmaci che potrebbero influenzare i miei livelli di glicemia o il mio peso?
  • Ci sono app, siti Web o gruppi di supporto per il diabete consigliati?

Ogni persona con diabete dovrebbe avere un team sanitario che la supporti. Mettiti in contatto con uno specialista della cura e dell'educazione sul diabete che può rispondere alle tue domande, indirizzarti e metterti in contatto con risorse come farmacisti, esperti dell'attivitàfisica, assistenti sociali, dietisti e psicologi.

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